Metti un Pier Luigi nel motore. No, non funziona. Con Pigi si vola. Peggio. Riparti dalla pompa di Bettola. Oddio. Si vorrebbe sapere chi ha consigliato al povero Bersani di lanciare la propria scalata a Palazzo Chigi dalla stazione di rifornimento del babbo in provincia di Piacenza. La scena non ha evocato agli italiani il quadro di Hopper, “il cui protagonista ricorda vagamente i tratti somatici del segretario”, come  ha scritto qualche biografo cortigiano. Né ha fatto venire in mente la prima esperienza lavorativa del Bersanino, “che cosa significhi il gelo intorno alle mani e la neve nelle scarpe”, anche perché lui stesso ha precisato che dava una mano al babbo solo d’estate.

Ma agli italiani il triste contesto ha fatto venire in mente piuttosto l’aureo prezzo della benzina e le “accise”, ovvero quel groviglio di tasse, risalenti persino alla guerra di Abissinia, che vi gravano sopra. Se voleva fondere in un’unica immagine (negativa) crisi, austerity, incazzatura generale e storture fiscali, lo spot è pienamente riuscito. Ma se doveva sdoganarci la vita privata del segretario, l’infanzia modesta, renderlo più simpatico a chi non lo conosce, farci sognare con lui, insomma, fossimo in lui chiederemmo il risarcimento dei danni per l’infelice “promozione”. Un doppio incubo: l’insostenibilità di un pieno di benzina e il nostro futuro di appiedati.

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