Ci hanno tolto la spensieratezza, abbiamo perduto l’innocenza: sappiamo tutto, non possiamo più ignorare. Eppure parliamo da ventriloqui, diciamo cose che non pensiamo e non vorremmo dire, pur sapendo di essere manipolati e guardando in faccia il manipolatore.

Fatto è che la manipolazione forse è entrata dentro di noi, ci riflettiamo in essa come in uno specchio senza che la nostra vanità ci permetta di fermarla e senza astenerci dal volenteroso procedere verso il baratro. Pecore intruppate, anzi cavalli in grave pericolo. Sappiamo tutto, ma tutto ci è stato sottratto. Ci resta l’immaginazione, o forse no. Di sicuro l’ansia.

E’ il grido che annichilisce, il nuovo spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, duo di comunicatori involontari, teatranti per vocazione, che riesce a iniettarci entusiasmo anche dopo, e nonostante, lo scenario che rappresenta (e ci rappresenta). Ogni anno che passa, ogni nuovo cimento dell’inossidabile coppia ci vede impegnati a scorgere una crepa, un balzo di Rezza un po’ meno alto, un’architettura di scena della Mastrella scricchiolante. Invece si finisce stupiti per lo stupore che ogni volta assale, quasi come ansia insoddisfatta, e li si ritrova freschi come sempre, più maturi senz’altro, e capaci sempre di intercettare il mondo sotterraneo che ci travolge. Con straordinario rigore matematico, Rezza; con strabiliante purezza delle forme, Mastrella. Si ride, si ride con il lampo che non si spegne fuori dal teatro. Per chi ancora non avesse mai visto il Fenomeno, non si può che consigliarne la visione al più presto: come un antidoto al veleno quotidiano. Non sentirete le ritrite battute dei cabarettisti, non le parodie e le imitazioni dei politici, gli ammiccamenti al dejà vu. L’armonia del gesto e della voce, la linearità del gioco di scena, la semplicità di una forza primigenia vi porteranno su un’altra dimensione.

Scrive Franco Quadri: «Qualcuno poteva forse pensare che, col trascorrere degli anni, il fenomeno Rezza-Mastrella fosse destinato a trovare un po’ di pace, se non il senso della ragione; e invece questa ragione ha sviluppato i suoi artigli fino a raggiungere la follia pura, ma elaborando il pensiero con un’acutezza così forsennatamente logica da fare a pezzi la sedicente realtà, assunta e cavalcata con criteri rigorosamente matematici». Di che parla, dunque, “Fratto_X”, di scena al teatro Vascello di Roma fino al prossimo 6 gennaio (sera di San Silvestro compresa)? O per dire meglio e più approfonditamente: chi parla davvero, in “Fratto_X”? Che valore d’incognita si può assegnare alla ics? Il “fratto”, ovvero la frazione, ha il valore di una semplificazione che conduce alla morte, di una risoluzione che annulla fino all’assenza. O all’essenza: il che, poi, è lo stesso; chiave per aprire la mente, illuminazione di algoritmo vitale, in barba al ventriloquo che si nasconde in ciascuno di noi.

 

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