{"id":107,"date":"2016-07-11T08:25:10","date_gmt":"2016-07-11T06:25:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=107"},"modified":"2016-07-11T08:25:10","modified_gmt":"2016-07-11T06:25:10","slug":"diorama-di-louis-ferdinand-celine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2016\/07\/11\/diorama-di-louis-ferdinand-celine\/","title":{"rendered":"Diorama di Louis-Ferdinand C\u00e9line"},"content":{"rendered":"<p><em>Res sacra miser<\/em>. Sacro \u00e8 l\u2019infelice, scrisse Louis-Ferdinand C\u00e9line a Ole Vinding. Perch\u00e9 spesso custodisce verit\u00e0 inattuali, in anticipo sui tempi, che gli valgono scomuniche e messe al bando. Accadde al dottor Filippo Ignazio Semmelweiss, condannato al manicomio dalla comunit\u00e0 scientifica e a morte dai suoi carcerieri, ma anche a C\u00e9line, che a lui dedic\u00f2 la sua tesi di laurea. Forse non lo sapeva, ma quello scritto giovanile avrebbe praticamente condensato la sua vita. In quell\u2019eretico il suo <em>daimon<\/em> avrebbe celebrato un futuro al di fuori di ogni conformismo e ortodossia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/07\/Ce\u0301line1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-108\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/07\/Ce\u0301line1-298x300.jpg\" alt=\"Ce\u0301line1\" width=\"298\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/07\/Ce\u0301line1-298x300.jpg 298w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/07\/Ce\u0301line1-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/07\/Ce\u0301line1-1016x1024.jpg 1016w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/07\/Ce\u0301line1.jpg 1588w\" sizes=\"(max-width: 298px) 100vw, 298px\" \/><\/a>\u00c8 uscito di recente <em>Louis-Ferdinand C\u00e9line. Saggi, interviste, ricordi e lettere<\/em> (Italia Storica, Genova 2016), frutto di una ricerca che ripercorre la vita di uno dei \u00abmaledetti\u00bb del XX secolo. Un autore che rivoluzion\u00f2 e si rivoluzion\u00f2, adottando stili diversi, per meglio comprendere le antinomie del suo tempo \u2013 che, tanto per cambiare, sono pure le nostre. Un autore, soprattutto, <em>contro<\/em>, che non sarebbe male leggere oggi, in cui \u00e8 molto pi\u00f9 consigliabile essere <em>pro<\/em>: <em>pro<\/em>-maggioranza, <em>pro<\/em>-minoranze, <em>pro<\/em>-critica, <em>pro<\/em>-accademia\u2026 Il volume \u00e8 curato da Andrea Lombardi, animatore di un blog tutto dedicato all\u2019autore e gi\u00e0 curatore, tra le altre cose, dello splendido <em>La morte di C\u00e9line<\/em> di Dominique de Roux e di <em>Un samurai d\u2019Occidente<\/em> di Venner, breviario di chi non si sottomette alla tirannia del nostro tempo.<\/p>\n<p>\u00c8 a tutti gli effetti un diorama di C\u00e9line, che ne affronta la vita come la lingua, gli amori come le infatuazioni politiche. Lui, esteta armato, per dirla con Maurizio Serra, schierato da solo contro la volgarit\u00e0 di un mondo che aveva fatto dell\u2019oro la propria madrelingua. Lui, che affermava il primato dello stile su tutto, anche sulla vita \u2013 ch\u00e9 \u00e8 per assenza di stile che muoiono le civilt\u00e0, non per cause materiali\u2026<\/p>\n<p>Ed \u00e8 proprio lo stile a unificare le sfaccettature letterarie e metaletterarie dell\u2019autore del <em>Voyage au bout de la nuit<\/em>. Come i tanto deprecati pamphlet, da <em>Mea culpa<\/em> a <em>La scuola dei cadaveri<\/em> e <em>Bagatelle per un massacro<\/em> (questi ultimi banditi dalle librerie ma disponibilissimi <em>on line<\/em> a mezzo di una semplice googlata\u2026). La critica politicamente corretta ha speso anni e anni per separare il polemista dallo scrittore. Come salvare il <em>Viaggio<\/em> dalle <em>Bagatelle<\/em>? Di queste \u201cpremure\u201d \u2013 le quali spesso non fanno che svilire un autore, consegnandolo tutto imbellettato alla critica ufficiale \u2013 nel volume in questione non c\u2019\u00e8 traccia, segno che finalmente qualcosa sta cambiando nel mondo delle Belle Lettere.<\/p>\n<p>Il fatto che i pamphlet, poi, in C\u00e9line siano qualcosa di pi\u00f9 che dei trattatelli politici \u00e8 evidente dalla loro lettura. C\u2019\u00e8 un aneddoto, raccolto da Lombardi, piuttosto illuminante. Il \u201ccollaborazionista\u201d Lucien Rebatet, autore de <em>Les decombres<\/em> e dello splendido <em>Les deux \u00e9tandards<\/em>, scrisse che durante una delle sessioni giudiziarie per l\u2019imputazione di C\u00e9line vennero letti alcuni passi delle <em>Bagatelle<\/em> come prove, e il pubblico non smise di ridere a crepapelle, tanto che non fu pi\u00f9 possibile continuare la lettura. Una risata che non nasceva da un antisemitismo latente ma era piuttosto <em>provocata<\/em>, strappata ai nervi stanchi di una civilizzazione fatta a pezzi. Lo comprese bene uno scrittore d\u2019oltreoceano, il quale, al pari di molti altri, cimentandosi nel dominio delle Lettere pag\u00f2 il suo debito nei confronti di C\u00e9line. \u00abC\u00e9line, secondo la mia opinione\u00bb \u00e8 Kurt Vonnegut a parlare, \u00abdiede nei suoi romanzi la miglior narrazione storica del totale collasso della civilt\u00e0 Occidentale in due guerre mondiali, come la videro donne e uomini comuni e terribilmente vulnerabili.\u00bb Consapevole di trovarsi a un crocevia della storia, parl\u00f2 di attualit\u00e0, ma <em>come<\/em>? Da un luogo altro dall\u2019attualit\u00e0 stessa, che si esprime nella letteratura ma non vi si esaurisce\u2026 \u00c8 la vita vera quella che amava C\u00e9line, quella dei bassifondi della storia, dove le magnifiche e progressive sorti non hanno pi\u00f9 valore del delirio di un ubriaco, sovrano interiore in un mondo di rovine. La vita che passa senza soluzione di continuit\u00e0 dalla carne alle lettere, in quel binomio che \u00e8 la cifra pi\u00f9 autentica di C\u00e9line, come disse una volta Godard.<\/p>\n<p>Un autore generazionale a cui scrittori, filosofi e intellettuali (termine, quest\u2019ultimo, che non sarebbe piaciuto molto al dottor Destouches\u2026) d\u2019ogni risma ed estrazione hanno dedicato qualche riga, pagine, finanche libri interi: Dominique de Roux e Alberto Arbasino, Gilles Deleuze e Felix Guattari, Gianni Celati e Cesare Cases, Dominique Venner ed Ezra Pound, Robert Brasillach e Charles Bukowski, Saul Bellow e Pierre Drieu La Rochelle, Henry Miller e William S. Borroughs\u2026 Questi alcuni dei testimoni del genio di C\u00e9line, le cui parole accompagnano il lettore in questo viaggio.<\/p>\n<p>L\u2019hanno chiamato anarchico, pi\u00f9 che altro per dimenticarsi e dimenticargli l\u2019errore di essersi schierato dalla parte sbagliata. Pi\u00f9 che anarchico potremmo chiamarlo Anarca, attento alle dinamiche del potere ma immune alle sue malie. Un <em>anarchico di destra<\/em>, se vogliamo, come lo defin\u00ec Giano Accame nel suo ultimo libro, <em>La morte dei fascisti<\/em>, che conobbe i carnai della Prima Guerra Mondiale rompendo, al pari di Pound e J\u00fcnger, l\u2019incanto del <em>Dulce et decorum est pro patria mori<\/em>. Un Anarca, critico del materialismo capitalista (emblematico il suo sgomento durante la visita alla Ford, in qualit\u00e0 di medico per la Societ\u00e0 delle Nazioni) come di quello comunista, affrescato in <em>Mea culpa<\/em>, uno dei testi che hanno strappato a chi scrive le risate pi\u00f9 sonore di sempre.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/07\/Ce\u0301line21.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-110\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/07\/Ce\u0301line21-225x300.jpg\" alt=\"Ce\u0301line2\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/07\/Ce\u0301line21-225x300.jpg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/07\/Ce\u0301line21-768x1024.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/07\/Ce\u0301line21.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>Un Anarca, a cui vale la pena lasciare la parola, citando\u00a0una sua lettera a \u00c9lie Faure del 1934, tra i molti materiali raccolti in un libro imperdibile per gli amanti dello scrittore francese: \u00abSono anarchico da sempre, non ho mai votato, non voter\u00f2 mai per niente n\u00e9 per nessuno. Non credo negli uomini. Perch\u00e9 vuole che mi metta all\u2019improvviso a suonare lo zufolo solo perch\u00e9 decine e decine di falliti me lo suonano? Perch\u00e9? per mettermi al loro livello di gente meschina, rabbiosa, invidiosa, piena d\u2019odio, bastarda? Non ho niente in comune con questi froci che sbraitano le loro balorde supposizioni e non capiscono nulla\u00bb. Eppure, molti altri scelgono vie diverse\u2026 C\u00e9line ne ha anche per loro: \u00abSi immagina a pensare e a lavorare fra le grinfie di quel gran coglione di Aragon, per esempio? Questo sarebbe l\u2019avvenire? Colui che dovrei adorare \u00e8 Aragon! Puah! Se fossero un po\u2019 tutti meno cialtroni, se fossero cos\u00ec pieni di buona volont\u00e0 come dicono, farebbero quello che ho fatto io invece di rompere i coglioni a tutti con le loro stonature\u00bb. Parlano di rivoluzione, ma non \u00e8 che apparenza. \u00abLa ritardano invece di facilitarla. Somigliano a quei maschi che non han pi\u00f9 istinti, che feriscono le femmine e non le fanno mai godere. Non sente, amico, l\u2019Ipocrisia, l\u2019immonda tartuferia di tutte queste parole d\u2019ordine ventriloque! Il complesso d\u2019inferiorit\u00e0 di tutti questi agitatori \u00e8 palpabile. Il loro odio per tutto ci\u00f2 che \u00e8 superiore a loro, per tutto ci\u00f2 che non capiscono, visibile. Hanno la stessa gran voglia di sminuire, distruggere, di insozzare, di recidere il principio stesso della vita che avevano i preti pi\u00f9 volgari del Medio Evo. Gli uni e gli altri forse mi fucileranno. I nazisti mi detestano al pari dei socialisti e i comunisti anche&#8230; si intendono tutti quando si tratta di sputarmi addosso. Tutto \u00e8 permesso, tranne di dubitare dell\u2019Uomo&#8230; ma io me ne frego di tutti\u00bb.<\/p>\n<p>Una terapia per le anime destinata a tempi come i nostri, nei quali trionfa il conformismo, il Pensiero Unico in assenza di pensiero. Che si alzi allora la voce degli eretici, dei dissidenti. <em>Res sacra miser<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Res sacra miser. Sacro \u00e8 l\u2019infelice, scrisse Louis-Ferdinand C\u00e9line a Ole Vinding. Perch\u00e9 spesso custodisce verit\u00e0 inattuali, in anticipo sui tempi, che gli valgono scomuniche e messe al bando. Accadde al dottor Filippo Ignazio Semmelweiss, condannato al manicomio dalla comunit\u00e0 scientifica e a morte dai suoi carcerieri, ma anche a C\u00e9line, che a lui dedic\u00f2 la sua tesi di laurea. Forse non lo sapeva, ma quello scritto giovanile avrebbe praticamente condensato la sua vita. In quell\u2019eretico il suo daimon avrebbe celebrato un futuro al di fuori di ogni conformismo e ortodossia. \u00c8 uscito di recente Louis-Ferdinand C\u00e9line. 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