{"id":150,"date":"2016-09-21T09:17:04","date_gmt":"2016-09-21T07:17:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=150"},"modified":"2016-09-21T09:17:04","modified_gmt":"2016-09-21T07:17:04","slug":"processi-alle-idee-i-fiori-del-male-in-tribunale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2016\/09\/21\/processi-alle-idee-i-fiori-del-male-in-tribunale\/","title":{"rendered":"Processi alle idee. I \u00abFiori del Male\u00bb in tribunale"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono biografie che non si limitano a raccontare vite, gesta e opere, ma che aprono veri e propri spiragli su mondi sommersi, resuscitando atmosfere e protagonisti, intrecci e realt\u00e0 (spesso dotati di parallelismi sorprendenti con il nostro). Ci\u00f2 dipende, ovviamente, dall\u2019abilit\u00e0 dei biografi, cos\u00ec come dalla \u201cmateria prima\u201d.<\/p>\n<p>Per Edizioni Bietti \u00e8 appena uscita una biografia di Baudelaire firmata da Charles Asselineau, che del poeta fu amico e confidente. La narrazione \u00e8 dunque in presa diretta e non si limita a una primissima \u2013 peraltro brillante \u2013 analisi dell\u2019opera di quello che fu uno dei massimi innovatori della lingua francese e della cultura europea, ma ne rievoca avventure e disavventure, amicizie e inimicizie, in un concitato avvicendarsi di nomi e luoghi sottratti all&#8217;oblio. Sullo sfondo, i lunghi boulevard parigini che videro il giovane dandy passeggiare senza sosta, vicoli fumosi, bar e locali, librerie e case editrici, Parigi ancora capitale della cultura europea\u2026<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/09\/A20_Baudelaire_LD.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-151\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/09\/A20_Baudelaire_LD-192x300.jpg\" alt=\"A20_Baudelaire_LD\" width=\"192\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/09\/A20_Baudelaire_LD-192x300.jpg 192w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/09\/A20_Baudelaire_LD.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 192px) 100vw, 192px\" \/><\/a>Poco dopo la morte di Baudelaire, Asselineau si fa coraggio e ripercorre, a ritroso, la vita dell&#8217;amico. Lo fa senza moralismi, vincendo il dolore legato alla scomparsa di un genio, che odiava i compromessi e gli accomodamenti borghesi, alfiere di un\u2019intransigenza che aveva fatto\u00a0di lui un profeta in terra straniera. Alieno a tutti e a tutto, come il suo albatros. Eppure, al tempo stesso, amico leale e amabile conversatore. Un poeta, soprattutto, che non si limitava a scrivere quel che viveva ma che inabissava la letteratura nella vita e la vita nella letteratura, cantando le luci e le ombre del suo tempo. Senza soluzione di continuit\u00e0. Nelle pagine di Asselineau, tradotte e curate da Massimo Carloni, assistiamo cos\u00ec alla crescita e sviluppo di uno spirito, i esperimenti letterari, l\u2019infatuazione per Edgar Allan Poe, l\u2019esilio in Belgio \u2013 quel <em>Povero Belgio<\/em> cui avrebbe dedicato alcune tra le sue pagine pi\u00f9 intense\u2026<\/p>\n<p>Inevitabile che la penna dell\u2019autore si getti a capofitto nella poetica baudelairiana. Altrettanto logico che affronti <em>I Fiori del Male<\/em>, indiscusso capolavoro della letteratura moderna. Naturale, infine, che la sua memoria vada all\u2019infame processo che quei versi dovettero subire. \u00c8 senza esagerazione che lo definiamo <em>infame<\/em>, perch\u00e9 questo \u00e8 il solo termine che pu\u00f2 descrivere un\u2019azione intentata dalla morale pubblica nei confronti di un\u2019opera artistica. Infame perch\u00e9 tale \u00e8 voler sottomettere l\u2019estetica alla morale. L\u2019estetica, semmai, la morale la fonda.<\/p>\n<p>Il suo avvocato, anche se in buona fede, commise un piccolo autogol: si limit\u00f2 infatti a discutere le poesie inquisite (quelle condannate furono in tutto <em>sei<\/em>, su oltre cento), senza portare la discussione su un piano pi\u00f9 elevato. Quel piano che probabilmente avrebbe fatto assolvere l\u2019imputato, senza riserva.<\/p>\n<p>Rievocando il processo, Asselineau, che si trovava in quell\u2019aula di tribunale, scoppia: come trattare un artista alla stregua di un agente della morale, un professorino, un magistrato del pudore? Come inquisire un poeta i cui precedenti sono due trattati di estetica e una splendida traduzione di Poe (che, stando a molti critici, ha addirittura superato l\u2019originale)?<\/p>\n<p>La narrazione di queste vicende giudiziarie \u00e8 uno dei pi\u00f9 begli inni all\u2019autonomia e alla superiorit\u00e0 dell\u2019estetica. Un inno che forse fece accapponare la pelle a quei benpensanti che Baudelaire stesso canzonava. Un piccolo aneddoto, raccontato sempre da Asselineau in <em>Baudelairiana<\/em>, gustosa raccolta di aneddoti inserita in appendice a questa prima edizione italiana della biografia, pu\u00f2 spiegare cosa pensasse Baudelaire della gen\u00eca cui appartenevano i suoi futuri inquisitori: quando il poeta incontrava qualcuno per la prima volta, si lanciava in stravaganze e bizzarrie, per vedere quale effetto avrebbero sortito le sue paradossali acrobazie dialettiche. Asselineau la chiamava \u00abprova dello stupore\u00bb. Era un modo come un altro per <em>\u00e9pater le bourgeois<\/em>, sondare il terreno sul quale si muoveva la sua controparte. Una volta superata la prova, cambiava volto: diveniva un interlocutore stimolante, un amico fidato, un prezioso confidente.<\/p>\n<p>Baudelaire assistette a quel processo con sovrana indifferenza. In occasione della terza edizione del libro, fu tentato per un istante di spiegare ai suoi lettori quel che gli era capitato. E compose qualche nota, cui per\u00f2 non diede seguito: \u00ab<em>Questo libro rester\u00e0 su tutta la vostra vita come una macchia<\/em>, mi prediceva fin dall\u2019inizio uno dei miei amici. In effetti, tutte le mie disavven\u00adture gli hanno finora dato ragione. Ma io ho uno di quei caratteri felici che ricavano un godimento dall\u2019odio e si esaltano nel disprezzo. Il mio gusto diabolicamente appassionato per l\u2019imbecillit\u00e0 mi fa trovare piaceri particolari nei travisamenti della calunnia. Casto come la carta, sobrio come l\u2019acqua e portato alla devozione come una comu\u00adnicanda, inoffensivo come una vittima, <em>non mi dispiacerebbe passare per un vizioso, un ubriaco, un empio e un assassino<\/em>\u00bb. Alla fine dovette desistere: perch\u00e9 spiegarsi? Chi aveva orecchie per intendere avrebbe inteso, per gli altri nessuna speranza\u2026<\/p>\n<p>Rileggere oggi queste note e gli atti di quel processo \u00e8 illuminante, specie in un tempo nel quale le cose non sono poi tanto cambiate, e la mano dell\u2019artista continua a essere carezzata da quella dei moralisti (anche se di colore e tendenze diverse). Eppure, nella sua monumentale ieraticit\u00e0, Baudelaire si staglia tuttora, come il suo albatros, su questa folla di commentatori, strilloni e scandalisti. A distanza di secoli da quell\u2019infame udienza, <em>ha vinto<\/em>. Con buona pace dei benpensanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sono biografie che non si limitano a raccontare vite, gesta e opere, ma che aprono veri e propri spiragli su mondi sommersi, resuscitando atmosfere e protagonisti, intrecci e realt\u00e0 (spesso dotati di parallelismi sorprendenti con il nostro). 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