{"id":172,"date":"2016-11-02T09:09:14","date_gmt":"2016-11-02T08:09:14","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=172"},"modified":"2016-11-02T09:09:14","modified_gmt":"2016-11-02T08:09:14","slug":"tutti-dicevano-che-era-un-bastardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2016\/11\/02\/tutti-dicevano-che-era-un-bastardo\/","title":{"rendered":"Tutti dicevano che era un bastardo"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono scrittori che insegnano ad <em>amare<\/em>. Ad amare la vita, l\u2019umanit\u00e0, scrittori che celebrano la fratellanza e il benessere, il progresso e la civilt\u00e0. Non \u00e8 tra questi che pu\u00f2 essere annoverato Charles Bukowski, cui \u00e8 dedicato l\u2019undicesimo fascicolo della rivista \u00abAntar\u00e8s \u2013 prospettive Antimoderne\u00bb, edita da Bietti e dedicata alle realt\u00e0 culturali non conformiste del Novecento.<\/p>\n<p>\u00c8 un Bukowski, quello di \u00abAntar\u00e8s\u00bb, molto diverso da quello che ci hanno propinato e che \u00e8 entrato nell\u2019immaginario collettivo. Per anni ce ne hanno venduto uno totalmente artefatto, costruito ad uso e consumo dei grandi marchi, che spesso non hanno timore di stemperare e ritoccare gli autori per consegnarli \u201cripuliti\u201d alla critica letteraria nostrana. Un autentico <em>brand<\/em>, che ha totalmente snaturato l\u2019autore di <em>Storie di ordinaria follia<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/charles-bukowski-hulton-getty.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-173\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/charles-bukowski-hulton-getty-300x225.jpg\" alt=\"charles-bukowski-hulton-getty\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/charles-bukowski-hulton-getty-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/charles-bukowski-hulton-getty.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Uno dei meriti pi\u00f9 importanti di questo Anarca in terra statunitense \u00e8 averci insegnato a <em>odiare<\/em>. Ma senza rancore o risentimento. E nemmeno con pretese moralizzatrici. Il Bukowski che troverete nelle colonne di questo numero non \u00e8 un agitatore sociale, n\u00e9 un ribelle, ma \u00e8 impolitico e non allineato, un uomo che combatt\u00e9 la propria guerra <em>da solo<\/em>, ad onta di tutto e tutti. Che mai sacrific\u00f2 la sua personalissima causa agli ideali dei pi\u00f9. <em>Anche se tutti, noi no<\/em> potrebbe essere il suo motto. E non lo fece per farsi vedere, o per accattivarsi le benevolenze dei potenti. Lo fece per mantenersi integro nella lotta, vivo nell\u2019opposizione.<\/p>\n<p>Ma cosa odiava Bukowski?<\/p>\n<p>Odiava le masse, ad esempio, e quegli autori che le masse corteggiavano, adulavano e celebravano, rivestendo di tinte ideologiche la ricerca di fama e l\u2019incremento dei diritti d\u2019autore.<\/p>\n<p>Odiava i professori e i professionisti della cultura, quelli che lo guardavano dall\u2019alto in basso, \u00abgli intellettuali, i poeti, gli studiosi, i filosofi, i professori, i liberali, tutti i nostri amici\u2026 o, pi\u00f9 precisamente, i <em>vostri<\/em> amici. Ho sempre apprezzato di pi\u00f9 le chiacchierate con i carcerati che quelle con i professori universitari\u00bb. Meglio stare lontano dai cattedratici: \u00abParlano solo del potere accademico, degli intrallazzi; di titoli di studio e di tutta quella noiosissima merda\u00bb. Parole eccessive? Passate una serata con loro\u2026<\/p>\n<p>Odiava anche certii giornalisti, il loro accattonaggio da strapazzo, la ricerca dello scandalo. Saccheggiavano in sostanza le stesse fonti cui attingeva lui, ma mossi da appetiti molto pi\u00f9 bassi\u2026<\/p>\n<p>Odiava le anime belle e i progressisti, che si divertiva a tramortire con <em>boutade<\/em> e dichiarazioni scioccanti. Per <em>\u00e9pater les bourgeois<\/em> non si era risparmiato nemmeno la qualifica di nazista: \u00abUna sera venne uno studente a casa mia e dopo alcune birre mi disse: \u201cIl mio prof dice che sei un nazista e che venderesti tua madre per cinque centesimi\u201d. \u201cNon \u00e8 vero\u201d, gli dissi, \u201cmia madre \u00e8 morta\u201d\u00bb.<\/p>\n<p>Odiava le femministe, non le poteva soffrire. Odiava i movimenti che si battevano per i diritti delle donne: \u00abDentro ci stanno un sacco di lesbiche furbe e un po\u2019 di tritamaschi, e qualche argomento ce l\u2019hanno pure, per quanto penoso \u2013 come le loro tette \u2013 ma mi venga un colpo se non penso che queste signore il cazzo lo dominano da sempre. Eppure, sostengono di non essere rappresentate in modo dignitoso \u2013 non ci sono ancora abbastanza dottoresse, e via dicendo, allora questo maschio risponde che non ci sono ancora abbastanza spazzine\u00bb.<\/p>\n<p>Odiava anche le ideologie, che avevano mietuto parecchie vittime tra gli intellettuali (infatuazioni spesso perdonate, ovviamente in base al credo). Odiava la rettorica nazionalista e bellicista cos\u00ec come il pacifismo, che infestava le piazze e i college americani. In realt\u00e0, pacifista lo era anche lui, ma in tempi non sospetti: \u00abSe non eri a favore della guerra, come scrittore non valevi un cazzo. Io ero uno scrittore che non valeva un cazzo\u00bb. Eppure, un conto \u00e8 il pacifismo suo, un conto quello dei beat, le cazzate da Greenwich Village, Woodstock e Parco Lambro, quel giovanilismo ostentato che non avrebbe tardato ad irreggimentarsi tra le file della peggior borghesia. Non si scende in strada: dalla strada si viene, semmai. Questo il principio del vecchio Hank. Il Sessantotto? Una scazzottata interna alla borghesia, un movimento di borghesi contro altri borghesi. Sembra di leggere Pasolini\u2026<\/p>\n<p>E, anche in questo caso, lui beat lo era quando nessuno osava dichiararsi tale. Cos\u00ec come era underground quando questo termine non era ancora diventato mainstream. Quando qualcosa diventa di moda, ci dice Bukowski, quando diventa una cosa per bene, quando diventa consigliabile se si vuol far carriera, basta. Si cambia aria. <em>Anche se tutti, noi no<\/em>, ricordate? Hank detesta l\u2019idea di appartenere a una massa, di regolare il proprio orologio biologico e intellettuale su quello dei pi\u00f9. Non che gli faccia schifo a priori l\u2019idea di migliorare l\u2019uomo e la societ\u00e0. Solo, non ha voglia di scriverci su. Tutto qui. Una questione di educazione, pi\u00f9 che di orientamento ideologico. Un modo per avanzare negli anni senza vergognarsi di se stessi.<\/p>\n<p>Odiava, dunque, ma anche amava, intensamente. I suoi amori?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/14670736_1623877701239101_6028044160210775652_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-174\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/14670736_1623877701239101_6028044160210775652_n-212x300.jpg\" alt=\"14670736_1623877701239101_6028044160210775652_n\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/14670736_1623877701239101_6028044160210775652_n-212x300.jpg 212w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/14670736_1623877701239101_6028044160210775652_n.jpg 678w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>Le donne, ovviamente, e poi l\u2019alcol. I cavalli. La musica: non quella di Bob Dylan, Joan Baez o John Lennon, che spopolava e spopola tra molti dei suoi lettori, ma le architetture stilistiche di Brahms e Mahler, Wagner su tutti, Bach e Stravinskij, Beethoven e Sibelius, Shostakovich. E poi, libri su libri. Quali? Roberto Alfatti Appetiti, nel suo <em>Tutti dicono che sono un bastardo. Vita di Charles Bukowski<\/em> (Edizioni Bietti, Milano 2014), che ha costituito il canovaccio di questo numero, fa una piccola rassegna di questi eretici, assieme ai versi che Buk dedic\u00f2 loro: Louis-Ferdinand C\u00e9line, \u00abderubato, deriso, tormentato dai \/ francesi\u00bb; Ezra Pound, \u00abtrascinato lungo \/ le strade polverose d\u2019Italia in una gabbia \/ e poi confinato in un \/ manicomio\u00bb; Knut Hamsun, \u00abche mangiava la propria \/ carne\u00bb; Dostoevskij, \u00abin piedi bendato di fronte a \/ un plotone d\u2019esecuzione\u00bb; John Dos Passos, \u00abche passava \/ da fervente sinistroide \/ a repubblicano \/ ultra conservatore\u00bb; Wilfred Owen, \u00abucciso \/ nella prima guerra mondiale \/ mentre \/ salvava il mondo in nome della \/ Democrazia\u00bb; Francis Scott Fitzgerald, \u00abche alla fine smise di bere solo per crepare \/ subito dopo\u00bb; William Faulkner, che \u00abquando riceveva la posta alla mattina \/ metteva la busta in \/ controluce \/ e se non ci vedeva dentro \/ un assegno \/ la gettava \/ via\u00bb. E poi Artaud e Kafka, John Fante e il suo Arturo Bandini.<\/p>\n<p>Eretici di ogni latitudine e longitudine, sconfitti di ogni tempo. Li preferiva ai vincitori, alla loro volgarit\u00e0, al loro moralismo da primi della classe. Perch\u00e9 li odiava? Semplicissimo: \u00abIngrassano\u00bb. Breviari dei vinti sono i suoi libri, canti della disfatta e dello scacco. Ma non sono scritti impegnati. Nessuna denuncia, nessun <em>engagement<\/em>. Meglio puttane, cavalli e sbronze, uniche panacee all\u2019<em>american dream<\/em>.<\/p>\n<p>Questo numero \u2013 a breve disponibile online e in formato cartaceo (per informazioni: antares@edizionibietti.com) \u2013 affronta molte delle sfaccettature dell\u2019ultimo poeta maledetto, i cui scritti sono autentici antidoti al buonismo, al culturalmente corretto, al conformismo e alle ortodossie. Il suo \u00e8 il testamento dell\u2019<em>american way of life<\/em>, ma anzitutto un vademecum indispensabile per attraversare questo nostro tempo senza perdere noi stessi. <em>Anche se tutti, noi no<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sono scrittori che insegnano ad amare. Ad amare la vita, l\u2019umanit\u00e0, scrittori che celebrano la fratellanza e il benessere, il progresso e la civilt\u00e0. Non \u00e8 tra questi che pu\u00f2 essere annoverato Charles Bukowski, cui \u00e8 dedicato l\u2019undicesimo fascicolo della rivista \u00abAntar\u00e8s \u2013 prospettive Antimoderne\u00bb, edita da Bietti e dedicata alle realt\u00e0 culturali non conformiste del Novecento. \u00c8 un Bukowski, quello di \u00abAntar\u00e8s\u00bb, molto diverso da quello che ci hanno propinato e che \u00e8 entrato nell\u2019immaginario collettivo. 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