{"id":177,"date":"2016-11-16T12:41:03","date_gmt":"2016-11-16T11:41:03","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=177"},"modified":"2016-11-16T12:41:10","modified_gmt":"2016-11-16T11:41:10","slug":"cioran-dalla-parte-dei-vinti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2016\/11\/16\/cioran-dalla-parte-dei-vinti\/","title":{"rendered":"Cioran: dalla parte dei vinti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/97119c1ef0e7e05f87b5b93b4ab51be6.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-178\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/97119c1ef0e7e05f87b5b93b4ab51be6-186x300.jpg\" alt=\"97119c1ef0e7e05f87b5b93b4ab51be6\" width=\"186\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/97119c1ef0e7e05f87b5b93b4ab51be6-186x300.jpg 186w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/97119c1ef0e7e05f87b5b93b4ab51be6-636x1024.jpg 636w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/97119c1ef0e7e05f87b5b93b4ab51be6.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 186px) 100vw, 186px\" \/><\/a>\u00abIl male \u00e8 il nostro senso ascendente; la sconfitta, la nostra elevazione.\u00bb Parole che condensano un modo di affrontare le cose, uno stile esistenziale, una vocazione riassunta da quello straordinario cantore della disfatta che fu Emil Cioran nel suo <em>Breviario dei vinti II<\/em>, appena uscito per Voland nella traduzione di Cristina Fantechi. Non \u00e8 l\u2019unica novit\u00e0 in lingua italiana dello scrittore romeno: recentissime anche le sue <em>Divagazioni<\/em>, pubblicate per i tipi della torinese Lindau\u00a0nella traduzione e curatela di Horia Corneliu Cicorta\u015f. Entrambi risalenti agli anni Quaranta, entrambi scritti in romeno, anche se il secondo \u00e8 accarezzato dalle volute stilistiche di quel francese che diventer\u00e0 patria d\u2019elezione linguistica di Cioran, tra i massimi esponenti di una generazione \u2013 Demetrescu, Ionesco ed Eliade, tra gli altri \u2013 per la quale l\u2019esilio fu pi\u00f9 di un destino biografico: una condizione metafisica, uno stato dell\u2019anima. Da giuridico, per questi testimoni del XX secolo l\u2019espatrio divenne spirituale.<\/p>\n<p>Leggere un autore come Cioran \u00e8 imbattersi in un destino deliziosamente antiumano e antimoderno, che fustiga l\u2019uomo impietosamente, senza concessioni di sorta. Ma \u00e8 anche una lettura profondamente corroborante: quante le risate scatenate dagli anatemi del solitario dei Carpazi\u2026 Il piacere dell\u2019invettiva, le stilettate contro conformismi e perbenismi, le ascesi conquistate in interminabili notti bianche. Altro che nichilismo, altro che decadentismo!<\/p>\n<p>Una verve che il suo <em>Breviario dei vinti<\/em> ci trasmette interamente. In una civilt\u00e0 che da Omero in poi ama l\u2019azione spettacolare, la vittoria da cantare, le donne i cavalier l\u2019arme gli amori, Cioran scommette sulla disfatta: vuole trasformarla in superamento, sublimarla in destino. Donarle un breviario, finalmente. Non che la vittoria non meriti di essere cantata, anzi \u2013 ne ha parlato di recente Stenio Solinas nel suo acuto pamphlet <em>Le olimpiadi come la vita: l\u2019importante non \u00e8 partecipare<\/em>. Ma a vedere le facce di certi vincitori, la loro stoffa interiore, quel puritanesimo da primi della classe\u2026<\/p>\n<p>Sennonch\u00e9\u00a0l\u2019uomo \u00e8 anzitutto un paria del Paradiso terrestre e la storia si risolve in una serie di variazioni su un tema antichissimo: la cacciata, la caduta, l\u2019esilio nel tempo. Qui, scrive nel <em>Breviario<\/em>, \u00ablo smacco \u00e8 il coronamento delle vite eccezionali\u00bb. Dimmi come sai perdere e ti dir\u00f2 chi sei, sembra dirci Cioran, perch\u00e9 \u00abci\u00f2 che \u00e8 grande \u00e8 destinato al crollo, ogni misura \u00e8 legata in modo fisiologico all\u2019incalzare di un epilogo\u00bb. Un senso delle cose ultime che contraddice ogni idea di vittoria in senso assoluto. Eroe non \u00e8 chi vince sempre, ma chi sprofonda attivamente nel baratro, chi all\u2019occorrenza \u00e8 in grado di percorrere il cammino della sconfitta: \u00abChi cade sempre in piedi \u00e8 un disertore dell\u2019Assoluto\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 singolare leggere certe cose in un\u2019epoca come la nostra, preda di un progressismo che sbatte le sconfitte (e gli sconfitti) nelle cantine della storia, misurando tutto in base all\u2019utile e all\u2019efficace, dimenticando la somma nobilt\u00e0 che pu\u00f2 annidarsi nella sconfitta. Anche perch\u00e9, come spesso \u00e8 stato detto, una civilt\u00e0 che non sa perdere nemmeno sa vincere\u2026 Come esercizio intellettuale avremmo bisogno di uno storiografo dei disastri, un Plutarco delle sconfitte, un Erodoto del fallimento, che non abbia timore di scrivere la storia dalla parte sbagliata, da tutte le parti sbagliate.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/E.-Cioran-Divagazioni-e-Breviario.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-182\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/E.-Cioran-Divagazioni-e-Breviario-300x218.jpg\" alt=\"E.-Cioran---Divagazioni-e-Breviario\" width=\"300\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/E.-Cioran-Divagazioni-e-Breviario-300x218.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/E.-Cioran-Divagazioni-e-Breviario-1024x745.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/11\/E.-Cioran-Divagazioni-e-Breviario.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Aprire nuovi sentieri, scoprire il piacere di sconfinare in territori banditi. Cioran l\u2019ha fatto parecchie volte, e le sue <em>Divagazioni<\/em> stanno a dimostrarlo, autentiche radiografie dei capisaldi del mondo moderno, confutazioni dei princ\u00ecpi che reggono la nostra civilt\u00e0. Qualche esempio? La nazione: \u00abLa forma assunta dal peccato originale con il sostegno della polizia\u00bb. L\u2019altrismo a tutti i costi: \u00abLa vita \u00e8 sopportabile solo per il fatto che nessuno s\u2019identifica col dolore altrui\u00bb, quella stessa vita che \u00abfa di ognuno di noi un proscritto, e di ogni nostro simile un boia\u00bb. Le religioni: \u00abQuel che disgusta \u00e8 il loro sforzo di legalizzare a ogni costo l\u2019aspirazione illegittima a vivere\u00bb. La virt\u00f9: \u00abInsipida e inverosimile; astorica e irreale\u00bb; le bassezze: \u00abUna volta soppresse, nel verme umano non resta pi\u00f9 nulla di appassionante\u00bb. La societ\u00e0: \u00abUn formicaio che crolla per eccesso di zelo; formiche impazzite dal fardello delle proprie virt\u00f9\u00bb. Il buonismo: \u00abLe confessioni \u201celevate\u201d infondono una noia mortale\u00bb. L\u2019impegno, l\u2019<em>engagement<\/em>: \u00abColui che si vota a un \u201cideale\u201d lo fa per non restare faccia a faccia con se stesso\u00bb. Il vangelo del lavoro, trasformazione della maledizione di Adamo in redenzione e chiave di volta di comunismo e capitalismo, ha \u00abconvertito l\u2019operosit\u00e0 in dannazione, il lavoro in sfortuna e la fretta in anatema. L\u2019uomo \u00e8 una formica bestiale\u00bb. Amore e odio: fratelli gemelli, \u00abassegnano troppa importanza all\u2019uomo\u00bb. La speranza: \u00abAssociare l\u2019idea di possibile al cancro universale\u00bb. La politica: \u00abIl partigiano di una setta politica vive l\u2019ossessione della maiuscola, esattamente come ogni credente\u00bb.<\/p>\n<p>Tutti princ\u00ecpi da cui tenersi a debita distanza, insidiosi quanto falsi. Che fare, allora? Meglio assumere un atteggiamento stoico, \u00abesercitarci nella padronanza di s\u00e9, curare un\u2019educazione contrita e assumere l\u2019atteggiamento riservato delle tristezze tramontate. Un ideale di eleganza nell\u2019inferno\u2026\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abIl male \u00e8 il nostro senso ascendente; la sconfitta, la nostra elevazione.\u00bb Parole che condensano un modo di affrontare le cose, uno stile esistenziale, una vocazione riassunta da quello straordinario cantore della disfatta che fu Emil Cioran nel suo Breviario dei vinti II, appena uscito per Voland nella traduzione di Cristina Fantechi. 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