{"id":208,"date":"2017-01-16T13:50:34","date_gmt":"2017-01-16T12:50:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=208"},"modified":"2017-01-16T13:50:45","modified_gmt":"2017-01-16T12:50:45","slug":"studi-evoliani-dieci-numeri-per-scoprire-il-filosofo-proibito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/01\/16\/studi-evoliani-dieci-numeri-per-scoprire-il-filosofo-proibito\/","title":{"rendered":"\u00abStudi Evoliani\u00bb: dieci numeri per scoprire un \u201cfilosofo proibito\u201d"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/01\/SE-2015.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-209\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/01\/SE-2015-211x300.jpg\" alt=\"SE 2015\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/01\/SE-2015-211x300.jpg 211w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/01\/SE-2015.jpg 493w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a>Nel lontano 1974 si spense, quasi ottantenne, Julius Evola. Era giugno. All\u2019indomani della sua scomparsa, Gianfranco de Turris propose a Giovanni Volpe, editore non conformista di Roma, di dare alle stampe un <em>Cahier Evola<\/em> tutto dedicato al filosofo romano. Erano gli anni della lotta armata e di una guerra civile strisciante nelle piazze, ma anche di coraggiose iniziative controcorrente. Erano gli anni dei leggendari <em>Cahiers de L\u2019Herne<\/em> di Dominique de Roux, consacrati ad autori poco organici al realismo imperante e alle mode del momento, come Borges e Lovecraft, Pound e Meyrink. Il <em>Cahier<\/em> a cui pensava de Turris avrebbe dovuto avere proprio la struttura di quei quaderni \u2013 un bollettino da pubblicarsi a cadenza annuale, ad opera della Fondazione J. Evola, il cui statuto era stato dettato dal filosofo stesso pochi mesi prima di morire. Per una lunga serie di circostanze, per\u00f2, il progetto non si concretizz\u00f2. Si dovette attendere il 1998, centenario della nascita di Evola, per vedere pubblicato dalla storica Libreria Europa di Roma il primo numero di <em>Studi Evoliani<\/em>. Dopo un secondo fascicolo, dato alle stampe l\u2019anno successivo, il piano editoriale\u00a0si aren\u00f2 ancora una volta.<\/p>\n<p>Nel nuovo millennio, tuttavia, sembra tirare un\u2019aria diversa. \u00c8 nel 2008 che il filosofo Gian Franco Lami sottopone l\u2019idea a Giovanni Oggero, titolare della casa editrice Arktos. L\u2019assenso \u00e8 immediato. Da allora, ogni anno il periodico torna a confrontarsi con un filosofo la cui importanza \u00e8 capitale per comprendere il XX secolo, anche se in certi ambienti \u2013 specie quelli accademici, seppur con luminose eccezioni \u2013 il suo nome \u00e8 ancora <em>tab\u00f9<\/em>. Eppure il numero crescente dei collaboratori dimostra che, forse, le cose stanno cambiando. Abbandonata \u2013 anche se non totalmente \u2013 la saturazione ideologica che ha infestato per decenni la cultura \u201cufficiale\u201d, ecco emergere il rimosso. Naufragate le ortodossie, tornano a presentarci il conto quegli eretici che, al pari di Evola, gi\u00e0 allora la sapevano molto lunga sul nostro conto. Probabilmente a qualcuno non star\u00e0 bene. Dovr\u00e0 farsene una ragione.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, polemiche a parte, cosa troviamo in <em>Studi Evoliani<\/em>? Atti di convegni (attualmente la Fondazione ne organizza due ogni anno) e saggi tematici, recensioni e rassegne, documenti inediti e rari, carteggi e testimonianze\u2026 Numeri tra l\u2019altro sfaccettati ed eterogenei, che rincorrono i molteplici interessi del Barone: dal dadaismo e l\u2019arte d\u2019avanguardia alla filosofia, dalla politica agli studi sull\u2019Oriente, dalla storia delle religioni alla rivoluzione conservatrice \u2013 insieme a contributi che confrontano le sue opere con quelle di scrittori e intellettuali affini. Un lavoro minuzioso, insomma, portato avanti da tre generazioni di studiosi, a testimonianza di quanto ha\u00a0ancora da dire il \u201cfilosofo proibito\u201d\u2026<\/p>\n<p>Qualche mese fa \u00e8 uscito il decimo fascicolo del periodico, sempre per Arktos, che a distanza di quasi dieci anni continua caparbiamente a stamparlo. Il focus di <em>Studi Evoliani 2015<\/em> \u00e8 la nuova edizione critica de <em>La crisi del mondo moderno<\/em> di Ren\u00e9 Gu\u00e9non, con una ricca curatela, un mastodontico apparato di note e introduzioni, appendici e bibliografie (un lavoro unico a livello europeo, da cui la critica gu\u00e9noniana futura non potr\u00e0 prescindere). Tradotto negli anni Trenta dal filosofo romano, \u00e8 uno studio che invita a non considerare la storia da un punto di vista esclusivamente materialista e ci spiega come un confronto proficuo tra le civilt\u00e0 possa avvenire su base simbolica, non di certo facendo riferimento alla sola politica o economia. Un messaggio attualissimo, specie nella fase storica che l\u2019Occidente sta affrontando. La crisi di cui parla Gu\u00e9non \u00e8 la stessa che stiamo attraversando noi.<\/p>\n<p>\u00c8 invece in preparazione il prossimo numero, tutto dedicato alla cultura tedesca, con approfondimenti su Ernst J\u00fcnger, Carl Schmitt e Friedrich Nietzsche, e gli atti del convegno dello scorso autunno dedicato a Evola e la Germania segreta. Un percorso quasi ventennale che continua a produrre frutti, a dimostrazione dell\u2019attualit\u00e0 di un inattuale, il cui messaggio non cessa d\u2019interessare l\u2019umanit\u00e0 del Terzo Millennio. Con buona pace dei censori e delle vestali del <em>politicamente corretto<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nel lontano 1974 si spense, quasi ottantenne, Julius Evola. Era giugno. All\u2019indomani della sua scomparsa, Gianfranco de Turris propose a Giovanni Volpe, editore non conformista di Roma, di dare alle stampe un Cahier Evola tutto dedicato al filosofo romano. Erano gli anni della lotta armata e di una guerra civile strisciante nelle piazze, ma anche di coraggiose iniziative controcorrente. Erano gli anni dei leggendari Cahiers de L\u2019Herne di Dominique de Roux, consacrati ad autori poco organici al realismo imperante e alle mode del momento, come Borges e Lovecraft, Pound e Meyrink. Il Cahier a cui pensava de Turris avrebbe dovuto [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/01\/16\/studi-evoliani-dieci-numeri-per-scoprire-il-filosofo-proibito\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1084,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[191088,17018,64],"tags":[191164,261,191165,95991,191167],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/208"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1084"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=208"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/208\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":211,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/208\/revisions\/211"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=208"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=208"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=208"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}