{"id":237,"date":"2017-03-28T09:42:40","date_gmt":"2017-03-28T07:42:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=237"},"modified":"2017-03-28T10:08:39","modified_gmt":"2017-03-28T08:08:39","slug":"detective-dellocculto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/03\/28\/detective-dellocculto\/","title":{"rendered":"Detective dell&#8217;Occulto"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/03\/silence1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-238\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/03\/silence1-225x300.jpeg\" alt=\"silence1\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/03\/silence1-225x300.jpeg 225w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/03\/silence1.jpeg 769w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a>\u00abIl genio di <strong>Algernon Blackwood<\/strong> \u00e8 fuori discussione; nessun altro si \u00e8 neanche lontanamente avvicinato alla maestria, alla seriet\u00e0 e alla minuta fedelt\u00e0 con cui egli annota gli aspetti pi\u00f9 misteriosi di cose ed esperienze quotidiane, o l\u2019intuito quasi sovrumano con cui accumula le complesse sensazioni e percezioni che dalla realt\u00e0 sfociano in vite o visioni sovrannaturali. [\u2026] Assoluto e indiscusso maestro dell\u2019atmosfera fantastica, [\u2026] meglio di tutti gli altri capisce quanto certe menti sensibili indugino per sempre ai confini del sogno, e quanto sia relativamente tenue la distinzione fra le immagini prodotte da oggetti reali e quelle frutto del giuoco dell\u2019immaginazione. [\u2026] Le migliori opere di Blackwood sono dei veri classici ed evocano, come nessuno altro in letteratura, una sgomenta e convinta sensazione dell\u2019immanenza di misteriose sfere spirituali o entit\u00e0.\u00bb L\u2019entusiasta recensore di Algernon Blackwood \u00e8 nientemeno che <strong>Howard Phillips Lovecraft<\/strong>, e le righe appena citate provengono dal suo <em>Supernatural Horror in Literature<\/em> (1927; ultima ed. Bietti, 2011). Di Blackwood \u2013 il quale, in realt\u00e0, non contraccambi\u00f2 gli apprezzamenti \u2013 il Demiurgo di Providence amava soprattutto il racconto <em>I salici<\/em> (<em>The willows<\/em>, in Italia uscito in diverse antologie), che giudicava una delle migliori storie <em>weird<\/em> di sempre \u2013 l\u2019ottava, per la precisione, la prima era <em>Il crollo di casa Usher<\/em> \u2013 come aveva scritto a H. C. Koenig del Kalem Club, un gruppo di amici che si riunivano periodicamente a parlare di letteratura fantastica.<\/p>\n<p>Autore assai prolifico (scrisse pi\u00f9 di duecento racconti, dodici romanzi, due pi\u00e8ce teatrali, diverse poesie e un\u2019autobiografia!), Blackwood nacque nel 1869 in una famiglia calvinista, e la sua adolescenza fu segnata da tre passioni: la medicina (progetto che abbandon\u00f2 pochi anni dopo), la spiritualit\u00e0 e l\u2019insolito. Sin da giovane s\u2019interess\u00f2 ai testi ind\u00f9, divorando la <em>Bhagavad-Gita<\/em> e studiando lo yoga di Patanjali, nonch\u00e9 la teosofia (passioni condivise, tra l\u2019altro, dal coevo Gustav Meyrink, per rimanere nell\u2019ambito della letteratura di genere). Agli albori del XX secolo, dopo studi e viaggi tra Vecchio e Nuovo Mondo, un episodio aliment\u00f2 ulteriormente questi suoi interessi, soffiando sulla brace. Scopr\u00ec, infatti, l\u2019<strong><em>Hermetic Order of the Golden Dawn<\/em><\/strong>. Entr\u00f2 a farne parte nell\u2019ottobre del 1900, con il nome <em>Umbram Fugat Veritas <\/em>(e, successivamente, nel 1903, quando Arthur Edward Waite ricostitu\u00ec la societ\u00e0, ormai irrimediabilmente scissa). Un\u2019appartenenza, come hanno sottolineato molti critici, da non sopravvalutare, dato che Blackwood \u2013 al pari di Arthur Machen, d\u2019altra parte \u2013 ebbe successivamente a criticarne alacremente membri e idee. Bisogna, tuttavia, ricordare che i due entrarono nell\u2019Ordine in uno dei suoi momenti pi\u00f9 difficili\u2026<\/p>\n<p>Del resto, la <em>Golden Dawn<\/em> (che sarebbe meglio rendere in italiano con l\u2019ermetico <em>Aurora<\/em> pi\u00f9 che con l\u2019usuale <em>Alba Dorata<\/em>) era un aggregato di persone dal valore molto diseguale ed eterogeneo\u2026 \u00abDifficile immaginare un gruppo pi\u00f9 scombinato\u00bb ha scritto <strong>Sebastiano Fusco<\/strong>, curatore dell\u2019edizione completa degli scritti della GD per Mediterranee. \u00abImpettiti intellettuali come il dottor Robert Woodman e austeri magistrati come Wynn Westcott partecipano a solenni rituali accanto ad attricette ninfomani come Florence Farr o vergini dalla timidezza paralizzante come Annie Horniman. <strong>Moira Bergson<\/strong>, sorella di uno dei massimi esponenti del pensiero speculativo, diviene veggente e sposa quello che agli occhi di tutti \u00e8 un pazzo fanatico, il sedicente sacerdote egizio Samuel Lyddell, che poi si fece chiamare <strong>MacGregor Mathers<\/strong>. Un asceta buddhista come Alan Bennett diviene il compagno inseparabile di un personaggio d\u00e8dito sin dalla prima giovinezza ad ogni genere di deboscia come <strong>Aleister Crowley<\/strong>. Il pi\u00f9 grande poeta di lingua inglese del Novecento, William Butler Yeats, nutrito di fiabe irlandesi e cattolicesimo, conversa con un pastore anglicano integralista come il dottor Ayton, scambiando informazioni sull\u2019elisir di vita (secondo una leggenda, Ayton lo distill\u00f2, ma quando infine vi riusc\u00ec era ormai vecchio decrepito ed ebbe paura di berlo)\u00bb. Caso singolare, ma non troppo, alla per certi versi ambigua societ\u00e0 parteciparono parecchie personalit\u00e0 del tempo: tra le moltissime, oltre a quelle citate da Fusco, ricordiamo Arthur Machen (che assunse il nome di <em>Filius<\/em>\u00a0<em>Aquarii<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Avellaunus<\/em>), Violeth Firth, <em>alias<\/em> Dion Fortune (<em>Deo Non Fortuna<\/em>), Mabel Collins (membro della Societ\u00e0 Teosofica), Edith Nesbit, William Sharp e Charles Williams (futuro \u201cInkling\u201d, assieme a C.S. Lewis e J.R.R. Tolkien).<\/p>\n<p>Nonostante le critiche mosse \u2013 e apertamente \u2013 alla <em>Golden Dawn<\/em>, sta di fatto che l\u2019atmosfera magica della societ\u00e0 cattur\u00f2 Blackwood. Assieme a esoterismo e iniziazione \u2013 che lo porteranno ad incontrare, negli anni successivi, personaggi come Gurdjieff e Ouspensky \u2013 anche l\u2019antica passione per la medicina finir\u00e0 in quella che \u00e8 la sua creatura letteraria pi\u00f9 famosa, vale a dire <strong><em>John Silence<\/em><\/strong>, la cui nascita risale agli anni immediatamente successivi. Ispirato a un misterioso <strong>M.L.W.<\/strong>, come si legge nella dedica alla raccolta del 1908 (\u00abA M.L.W., il vero John Silence, nonch\u00e9 compagno di mille avventure\u00bb, il quale, secondo Flavio Santi, che ha curato l\u2019edizione Utet dei sei \u201ccasi\u201d di Silence, sarebbe stato proprio un membro della GD), il suo nome, sempre secondo Santi, potrebbe riferirsi alla simbologia dei due Giovanni solstiziali (Battista ed Evangelista), mentre il cognome rimanderebbe al silenzio iniziatico, che prescrive un assoluto riserbo riguardo a quanto appreso nel corso delle operazioni.<\/p>\n<p>Ma chi era John Silence? Un medico, che \u00abnon aveva n\u00e9 un ambulatorio n\u00e9 un vero segretario\u00bb (a parte Mr. Hubbard, un assistente che \u00e8 anche la voce narrante), \u00abn\u00e9 una metodologia strettamente professionale\u00bb. Un dottore assai singolare, che \u00abnon si faceva pagare perch\u00e9 era un filantropo\u00bb e \u00abaccettava solo i casi non remunerativi o quelli che lo interessavano per qualche ragione particolare. Sosteneva che a pagare dovessero essere i ricchi\u00bb. Ma la sua peculiarit\u00e0 era un\u2019altra: \u00abI casi che lo interessavano non erano comuni, ma piuttosto le cosiddette \u201cturbe psichiche\u201d, di natura cos\u00ec inafferrabile, sfuggente e difficile\u00bb. Era conosciuto come <strong>Dottore del paranormale<\/strong> (definizione che, tra l\u2019altro, sembrava non apprezzare molto). I rapporti con i colleghi, con la comunit\u00e0 scientifica? Quasi nulli, era quello che oggi chiameremmo un <em>freelance<\/em>, ma per ragioni molto diverse: \u00abPer i moderni ricercatori del settore provava la calma tolleranza di \u201ccolui che sa\u201d. Nella sua voce si coglieva per\u00f2 una traccia di compassione quando parlava dei loro metodi\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/03\/blackwood1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-239\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/03\/blackwood1-237x300.jpg\" alt=\"blackwood1\" width=\"237\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/03\/blackwood1-237x300.jpg 237w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/03\/blackwood1.jpg 270w\" sizes=\"(max-width: 237px) 100vw, 237px\" \/><\/a>Ebbene, nel corso delle sue ricerche il Nostro s\u2019imbatte praticamente in tutti gli elementi dell\u2019immaginario horror moderno, case infestate, mummie e lupi mannari inclusi (licantropi, tra l\u2019altro, che minacciano ignari campeggiatori nelle isole del nord), ma soprattutto con le potenze crudeli e misteriose dell\u2019Altra Realt\u00e0, corpi astrali (non dimentichiamo che i cosiddetti <strong><em>astral wanderings<\/em><\/strong> erano centrali proprio nella <em>Golden Dawn<\/em>\u2026) ed ectoplasmi, che attendono l\u2019occasione buona per irrompere in quella regione umana maldestramente cinta dalle categorie della ragione. Un confine labile che percorre, ad esempio, quell\u2019artista che, attraverso l\u2019uso di stupefacenti, spalanca una porta sull\u2019abisso, cui Silence mormora: \u00abLei probabilmente non ha la pi\u00f9 pallida idea delle possibilit\u00e0 che si aprono una volta squarciato il sottile velo pietosamente innalzato tra lei e l\u2019Altro Mondo\u00bb (<strong><em>Un\u2019invasione paranormale<\/em><\/strong>). Un Altrove assoluto, che in un \u201ccaso\u201d diventa addirittura la <em>quarta dimensione<\/em> della fisica moderna \u2013 la stessa che, secondo lo storico delle religioni <strong>Ioan Petru Culianu<\/strong>, verr\u00e0 narrata da <strong>Jorge Luis Borges<\/strong> nel suo <em>Tl\u00f6n Uqbar Orbis Tertius<\/em>, ma anche da altri, tra cui <strong>Lewis Carrol<\/strong> e Charles Edward Hinton. L\u2019esperienza vissuta dal protagonista di <strong><em>Una vittima dello \u00abSpazio superiore\u00bb<\/em><\/strong> non pu\u00f2 essere riferita ma solo rivelata attraverso simboli. Che siano poi i lettori a decifrarli, se ne hanno le capacit\u00e0 (\u00abO voi che avete gl\u2019intelletti sani, \/ Mirate la dottrina che s\u2019asconde, \/ Sotto il velame delli versi strani\u00bb, ricordate?). Anche perch\u00e9 questo spazio non esiste in s\u00e9 ma \u00e8 una dimensione spirituale, non separata per\u00f2 da quella materiale: \u00abScoprii\u00bb rivela il \u201cpaziente\u201d di Silence, \u00abche il mio normale corpo a tre dimensioni era semplicemente una proiezione del mio corpo quadrimensionale\u00bb. <em>Un equipaggiamento per la quarta dimensione<\/em>, come scrisse appunto Culianu ne <strong><em>I viaggi dell\u2019anima<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>A questo orrore ultraeuclideo se ne affiancano altri, relativamente terrestri, ad esempio anime di defunti che si reincarnano in ignari discendenti, portando con loro tutto il carico di dolore di esperienze passate. Travolgendo e stravolgendo la vita di tutti i giorni, riempiendola di funesti presagi. La memoria dei protagonisti comincia a muoversi a ritroso, sino a incrociare episodi antecedenti la loro nascita, culti innominabili di cui si \u00e8 persa memoria, che tornano a minacciare il mondo moderno.<\/p>\n<p>John Silence \u00e8 il primo medico della storia letteraria a interfacciarsi con il soprannaturale, membro di una folta schiera comprendente anche il bizzarro Van Helsing di <strong>Bram Stoker<\/strong> o il Martin Hesselius di <strong>Sheridan le Fanu<\/strong>. Una variante pi\u00f9 oscura della creatura di <strong>Arthur Conan Doyle<\/strong>, \u00abuna versione nera di Sherlock Holmes\u00bb, scrive sempre Flavio Santi. Una notevole discendenza, specie se vi includiamo i <em>detective<\/em>, anche dei giorni nostri (basti pensare al celebre <strong>indagatore dell\u2019incubo<\/strong> di Craven Road, al mitico agente Cooper chiamato nella sinistra cittadina di <strong>Twin Peaks<\/strong> oppure ai <strong><em>True Detective<\/em><\/strong> della fortunata serie della HBO), il cui immaginario ha ispirato, tra l\u2019altro, anche la mitica <strong><em>Twilight zone<\/em><\/strong> di Rod Serling, immaginifica rassegna di storie fantastiche e bizzarre.<\/p>\n<p>Una catena d\u2019influenze che hanno investito la cultura, a tutti i livelli, andando a costituire uno dei capisaldi delle storie del mistero contemporanee. Una fama che, tra l\u2019altro, non dovette farsi attendere troppo. <em>The Ghost Man<\/em>, com\u2019era soprannominato Blackwood, ha conosciuto il successo sia in vita (spentosi nel 1951, ha lavorato per la BBC, dal 1934 in radio e due anni dopo in televisione), sia <em>post-mortem<\/em>, essendo apprezzato anche da firme assai popolari come <strong>Stephen King<\/strong> e <strong>Ann Rice<\/strong>. Tutti debitori di Blackwood, debitori di John Silence, debitori di quell\u2019Ignoto che non pu\u00f2 essere mai sconfitto ma esplorato, magari da impavidi pionieri della quarta dimensione (con nessuna garanzia sull\u2019esito della ricerca, <em>\u00e7a va sans dire<\/em>).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abIl genio di Algernon Blackwood \u00e8 fuori discussione; nessun altro si \u00e8 neanche lontanamente avvicinato alla maestria, alla seriet\u00e0 e alla minuta fedelt\u00e0 con cui egli annota gli aspetti pi\u00f9 misteriosi di cose ed esperienze quotidiane, o l\u2019intuito quasi sovrumano con cui accumula le complesse sensazioni e percezioni che dalla realt\u00e0 sfociano in vite o visioni sovrannaturali. 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