{"id":243,"date":"2017-04-03T09:01:56","date_gmt":"2017-04-03T07:01:56","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=243"},"modified":"2017-04-03T09:01:56","modified_gmt":"2017-04-03T07:01:56","slug":"alain-de-benoist-il-populismo-oltre-destra-e-sinistra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/04\/03\/alain-de-benoist-il-populismo-oltre-destra-e-sinistra\/","title":{"rendered":"Alain de Benoist: \u00abIl populismo, oltre destra e sinistra\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/AdB.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-244\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/AdB-300x151.jpg\" alt=\"AdB\" width=\"300\" height=\"151\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/AdB-300x151.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/AdB.jpg 900w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Lo scorso 30 marzo a Milano si \u00e8 tenuto un convegno, organizzato da <\/em>Circolo Proudhon<em> e<\/em> Intellettuale Dissidente<em>, tutto dedicato al populismo, cui hanno partecipato Luca Lezzi, Marcello de Angelis e Marcello Foa. Ne \u00e8 nato un dibattito che ha utilizzato le idee fondamentali di questo(i) movimento(i) per scandagliare l\u2019attualit\u00e0 politica. Perch\u00e9, in fin dei conti, al di l\u00e0 di persone e movimenti, ci\u00f2 che importa nell\u2019analisi politologica \u00e8 quel che i programmi veicolano, le tendenze e le linee di forza che i nuovi partiti \u201cpopulisti\u201d traducono, in modo pi\u00f9 o meno consapevole. Dietro all\u2019emergere di queste formazioni si agitano esigenze epocali, spesso misconosciute, se non proprio demonizzate, dall\u2019<\/em>establishment<em>. Ma sono esigenze che richiedono attenzione e devono essere riconosciute e interpretate, non ridotte a vecchie categorie ormai in fase di \u201crottamazione\u201d, per utilizzare un termine parecchio in voga oggi, ma semplicemente <\/em>ascoltate<em>. Ne abbiamo parlato con Alain de Benoist, teorico delle Nuove Sintesi, da decenni attento osservatore \u201ccontrocorrente\u201d della politica contemporanea e autore di un libro pubblicato in Francia da Pierre-Guillaume de Roux, il cui titolo \u00e8 programmatico: <\/em>Le moment populiste. Droite-gauche, c\u2019est fini!<em>. Abbiamo iniziato questa conversazione domandandogli, appunto, quali siano i principi e le esigenze sociali che emergono nel fenomeno \u201cpopulista\u201d.<\/em><\/p>\n<p>La principale tendenza storica del nostro tempo \u2013 che spiega anche il fenomeno \u201cpopulista\u201d \u2013 \u00e8 la crescente diffidenza di una parte sempre pi\u00f9 ampia della popolazione non solo nei confronti della politica \u201cclassica\u201d, ma anche rispetto alle \u00e9lite mediatiche, economiche, finanziarie e istituzionali, che vengono percepite come oligarchie ripiegate su se stesse e preoccupate unicamente dei loro interessi. A ci\u00f2 si deve aggiungere il divario che si \u00e8 venuto a creare tra il popolo e i partiti di sinistra, dopo che questi ultimi hanno cessato di difendere gli interessi delle classi popolari, sia perch\u00e9 si sono allineati del tutto ai princ\u00ecpi capitalisti liberali della societ\u00e0 del mercato, sia perch\u00e9 hanno iniziato a disprezzare e recriminare le idee e gli orientamenti del popolo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 ha generato ulteriori complicazioni politiche, a testimonianza della situazione di profonda crisi nella quale versa la democrazia liberale, parlamentare e rappresentativa. I popoli non si riconoscono pi\u00f9 in quelli che dovrebbero essere i loro rappresentanti. Votano, spesso a distanza di poco tempo, per partiti differenti, che li deludono, uno dopo l\u2019altro. Si propone un\u2019<em>alternanza<\/em> quando invece occorrerebbe un\u2019<em>alternativa<\/em>. Ecco che, allora, le genti si rifugiano nell\u2019astensionismo o iniziano a votare in massa per partiti \u201catipici\u201d, i quali si propongono di utilizzare il loro potere politico articolando le necessit\u00e0 politiche e sociali partendo dalla base. Da qui nascono la crisi della rappresentanza e la richiesta di nuove forme di democrazia: democrazia diretta, partecipativa, referendaria, e via dicendo.<\/p>\n<p>\u00c8 da quarant\u2019anni che viviamo nella cosiddetta \u201csociet\u00e0 dei due terzi\u201d: un tempo, un terzo era costituito dagli scontenti, mentre gli altri due erano pi\u00f9 o meno soddisfatti del sistema politico vigente. Anche ora ci troviamo in questo paradigma, sennonch\u00e9 la proporzione si \u00e8 invertita: ora i due terzi sono insoddisfatti, mentre i vecchi partiti governativi non riescono nemmeno a riunire un terzo dell\u2019elettorato\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Il termine \u201cpopulismo\u201d ha una lunga storia alle spalle. Quali le peculiarit\u00e0 dei populismi di oggi rispetto a quelli che si sono affacciati sulla scena politica in passato?<\/em><\/p>\n<p>Vi sono certamente caratteristiche nuove, ma sono il riflesso dell\u2019epoca in cui ci troviamo pi\u00f9 che testimonianze di una trasformazione del populismo in s\u00e9. Penso, per esempio, al ruolo di Internet come fonte alternativa d\u2019informazione, oppure all\u2019importanza assunta dalle reti sociali. \u00c8 ormai cosa nota. Ma il tratto principale dei movimenti populisti, in fondo, \u00e8 sempre lo stesso: l\u2019idea di ricorrere al popolo (sia che certi partiti pretendano, a torto o a ragione, di parlare in suo nome, sia che il popolo stesso trovi i mezzi diretti per esprimersi in prima persona) al fine di destabilizzare e affossare la classe dominante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Un modo di affrontare le necessit\u00e0 sociali che sembrerebbe definire una nuova geografia politica, ormai non pi\u00f9 ascrivibile alla vecchie coordinate destra-sinistra. Come definire le nuove frontiere del dibattito politologico?<\/em><\/p>\n<p>Ci\u00f2 cui assistiamo oggi \u00e8 un mutamento radicale della \u201cgeometria spaziale\u201d politica. Fino a qualche anno fa, la vita politica si ordinava attorno all\u2019asse orizzontale destra-sinistra, con una lancetta che ondeggiava ora da una parte, ora dall\u2019altra. Con l\u2019avvento del fenomeno populista, l\u2019asse orizzontale \u00e8 stato rimpiazzato da uno verticale: il popolo contro le \u00e9lite, \u201cci\u00f2 che sta in basso\u201d contro \u201cci\u00f2 che sta in alto\u201d. Questa differenza \u00e8 fondamentale.<\/p>\n<p>Ne deriva una relativa cancellazione dell\u2019opposizione tra destra e sinistra, che permane in certi dibattiti, ma ha perso quel ruolo essenziale che ricopriva in altri tempi. Non bisogna nemmeno dimenticare che questa stessa opposizione era parecchio equivoca, da un lato perch\u00e9 sono sempre esistite <em>destre<\/em> e <em>sinistre<\/em> (al plurale) molto differenti, dall\u2019altro in quanto il valore e il contenuto di questa opposizione non hanno mai cessato di variare da un\u2019epoca all\u2019altra \u2013 nonch\u00e9 da un Paese all\u2019altro. Ultimamente, \u00e8 il ricentramento dei programmi dei vecchi partiti di governo ad aver contribuito a far saltare il senso di questa opposizione. Le persone hanno ormai l\u2019impressione che uomini \u201cdi destra\u201d e \u201cdi sinistra\u201d siano sostanzialmente legati alle stesse idee, e che a variare siano solamente le scelte dei mezzi per raggiungere gli stessi obbiettivi. Il risultato \u00e8 che non si capisce pi\u00f9 cosa voglia dire essere \u201cdi destra\u201d o \u201cdi sinistra\u201d. I populismi, da parte loro, associano frequentemente tematiche di destra e di sinistra \u2013 un aspetto altrettanto significativo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 interessante vedere \u00e8 come il raggruppamento populista destra-sinistra che si verifica alla base ne provochi, per reazione, uno analogo al livello delle \u00e9lite, le quali, sentendosi minacciate dall\u2019avanzata del populismo, tendono a unirsi, dimenticando le opposizioni di ieri. In Francia, oggi, \u00e8 questo il senso profondo della duplice polarizzazione che si sta verificando attorno ai movimenti di Marine Le Pen ed Emmanuel Macron. La prima ha il sostegno della maggior parte delle classi popolari e di parte delle classi medie, mentre Macron \u00e8 il candidato delle potenze finanziarie, delle \u00e9lite de-territorializzate e sradicate, dei flussi migratori e della mondializzazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Stampa e forze politiche non cessano di applicare ai movimenti di cui stiamo parlando l\u2019etichetta di \u201cfascisti\u201d. Un\u2019espressione che, pi\u00f9 che definire, in realt\u00e0 sembrerebbe rivelare una mancanza di comprensione nei confronti del fenomeno\u2026<\/em><\/p>\n<p>Trattare i populisti alla stregua di \u201cfascisti\u201d \u00e8 tanto patetico e stupido quanto lo \u00e8 parlare d\u2019\u201cislamo-fascismo\u201d o denunciare la \u201cminaccia comunista\u201d venticinque anni dopo il tracollo del sistema sovietico. Chi utilizza questo termine lo fa in genere per ragioni squisitamente polemiche: l\u2019intento \u00e8 quello di delegittimare il populismo attraverso una retorica discorsiva imperniata sull\u2019anatema. Altri lo fanno solo per ignoranza: semplicemente, non sanno cos\u2019\u00e8 il populismo, non sanno cos\u2019\u00e8 il fascismo\u2026 Non comprendono ci\u00f2 che accade e cercano di colmare la loro incompetenza, paralisi intellettuale o incapacit\u00e0 di analisi interpretando la novit\u00e0 con il gi\u00e0 visto \u2013 cosa che, evidentemente, non impedisce al populismo di prosperare. Il tempo dei fascismi e dei comunismi \u00e8 alle nostre spalle. E la demonizzazione non funziona pi\u00f9!<\/p>\n<p>I primi populisti moderni apparvero alla fine del XIX secolo: in America, con il movimento dei <em>grangers<\/em>, e in Russia, con quello dei <em>narodniki<\/em>. Tali movimenti precedono, dunque, il fascismo, e non ne costituiscono la prefigurazione. Ma vi sono state anche ideologie fasciste senza populismi ad esse collegati. Il populismo, insomma, non \u00e8 un\u2019ideologia, quanto piuttosto uno <em>stile<\/em> (e una modalit\u00e0 di articolare la necessit\u00e0 politica e sociale) che pu\u00f2 combinarsi con qualsiasi ideologia. Basti pensare alla differenza tra Podemos o Syriza da un lato, e Nigel Farage o Geerd Wilders dall\u2019altro! Il leader populista, nel quale chiunque deve potersi riconoscere, \u00e8 a sua volta completamente diverso dal carismatico leader fascista. A differenza del fascismo, il populismo non ha alcuna ambizione di creare l\u2019\u201cuomo nuovo\u201d. Infine, se il populismo critica la democrazia liberale \u00e8 per richiedere pi\u00f9 democrazia, non meno \u2013 cosa che non mi pare sia avvenuta nei fascismi\u2026<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Per concludere, l\u2019emergere dei populismi fa vacillare parecchi princ\u00ecpi gi\u00e0 in crisi (l\u2019Europa monetaria, burocratica e oligarchica, la mondializzazione, il concetto di nazione\u2026). Quali scenari potrebbero aprirsi?<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 troppo presto per sapere ci\u00f2 che generer\u00e0 l\u2019emergere dei populismi. Tenuto conto della grande eterogeneit\u00e0 di questi movimenti, potranno esservi risvolti diversi. Certo, quando si tratter\u00e0 di stilare un bilancio, questo verr\u00e0 necessariamente contrastato.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che bisogna vedere, piuttosto, \u00e8 il ruolo giocato dai populismi nel paesaggio politico, per come l\u2019abbiamo conosciuto fino a oggi. La vittoria del populismo segna l\u2019ora del declino dei grandi partiti governativi, che in passato si stagliavano sulla scena politica ma oggi non rappresentano altro che frazioni elettorali sempre pi\u00f9 ridotte. Il Grecia, l\u2019arrivo al potere di Syriza ha quasi fatto scomparire l\u2019antico partito socialista, il Pasok. In Austria, le ultime elezioni presidenziali hanno visto opporsi un populista e un ecologista. Nei Paesi Bassi, nelle ultime elezioni il partito socialista ha perso ventinove deputati su trentotto. In Francia, il partito socialista sar\u00e0 per la prima volta assente al secondo turno delle elezioni presidenziali, e potrebbe accadere la stessa cosa agli avversari \u201crepubblicani\u201d. Partiti che, alternandosi, sono stati al governo per pi\u00f9 di trent\u2019anni.<\/p>\n<p>\u00c8 la dimostrazione che, da un punto di vista politico, stiamo per voltare pagina. E che il fenomeno populista partecipa pienamente all\u2019epoca attuale, che \u00e8 un\u2019epoca di rinnovamento e transizione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Lo scorso 30 marzo a Milano si \u00e8 tenuto un convegno, organizzato da Circolo Proudhon e Intellettuale Dissidente, tutto dedicato al populismo, cui hanno partecipato Luca Lezzi, Marcello de Angelis e Marcello Foa. Ne \u00e8 nato un dibattito che ha utilizzato le idee fondamentali di questo(i) movimento(i) per scandagliare l\u2019attualit\u00e0 politica. Perch\u00e9, in fin dei conti, al di l\u00e0 di persone e movimenti, ci\u00f2 che importa nell\u2019analisi politologica \u00e8 quel che i programmi veicolano, le tendenze e le linee di forza che i nuovi partiti \u201cpopulisti\u201d traducono, in modo pi\u00f9 o meno consapevole. 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