{"id":247,"date":"2017-04-24T07:43:02","date_gmt":"2017-04-24T05:43:02","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=247"},"modified":"2017-04-24T07:45:07","modified_gmt":"2017-04-24T05:45:07","slug":"ernst-junger-frammenti-di-un-diario-1965-1968","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/04\/24\/ernst-junger-frammenti-di-un-diario-1965-1968\/","title":{"rendered":"Ernst J\u00fcnger: \u00abFrammenti di un diario\u00bb (1965-1968)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/EJ1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-248\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/EJ1-300x286.jpg\" alt=\"EJ1\" width=\"300\" height=\"286\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/EJ1-300x286.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/EJ1-1024x977.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/EJ1.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Delle opere di Ernst J\u00fcnger ormai il lettore italiano dispone di parecchie edizioni. Del contemplatore solitario sono stati tradotti pressoch\u00e9 tutti i libri. Con qualche eccezione, tuttavia: a parte scritti di occasione, brani di pubblicistica e saggistica, mancano completamente i diari cui affid\u00f2 le proprie riflessioni tra il 1965 e il 1996 (due anni prima di spegnersi), pubblicati in tedesco negli anni Novanta con il titolo di <em>Siebzig Verweht<\/em> (<em>Passati i sessanta<\/em>). In questa monumentale mole di scritti, autentici zibaldoni di pensieri ed esperienze, carteggi e incontri, possiamo seguire in presa diretta la stesura delle sue opere, nonch\u00e9 l\u2019evoluzione del suo pensiero. Presentiamo qui alcuni dei frammenti del primo volume (in tutto sono cinque), contenente le annotazioni stese tra il 1965 e il 1970. Oltre a offrire preziosi frammenti del pensiero j\u00fcngeriano, questa piccola scelta, cui ne seguiranno altre, si muove nell\u2019auspicio che qualche casa editrice si assuma l\u2019onere di tradurli, nonostante la loro mole. Come emerge dalla lettura, gli argomenti trattati qui da J\u00fcnger sono molteplici, dall\u2019eclisse del sacro alla (meta)politica, dalle riflessioni sulla morte alla morfologia goethiana, fino a osservazioni su alcuni dei giganti del secolo breve. Il tutto, con uno stile e un piglio narrativo inconfondibili, che hanno fatto di questo grande Inattuale un Premio Goethe, nonch\u00e9 una delle penne migliori del Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>A. S.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 25 aprile 1965<\/em><\/p>\n<p>Nel regno vegetale l\u2019Universo si esprime in modo pi\u00f9 puro e trasparente che nel mondo animale e nella storia umana; da qui nasce il valore degli studi di botanica. Le parabole ci conducono sempre verso un giardino: il fico, il granello di senape, il giglio.<\/p>\n<p>\u00c8 probabile vi siano pianeti lontani popolati solo da piante e sensitivi. I calici dei fiori imitano gli astri, soprattutto il Sole, verso cui si girano. \u00c8 un gioco di specchi: ci lasciano intuire la presenza di un centro colmo di potenza, che le stelle, nel loro vorticare, riproducono a loro volta. E cos\u00ec l\u2019occhio: \u00absolare\u00bb(1).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 29 aprile 1965<\/em><\/p>\n<p>Difficile combattere una malattia nelle sue prime fasi. I medici antichi lo sapevano bene: essa si mostra inizialmente attraverso manifestazioni diffuse. Il soffocarle pu\u00f2 addirittura nuocere al corpo. Lo stesso vale nel caso di politica e strategia: occorre lasciare che il nemico si mostri, affinch\u00e9 se ne possano discernere natura e intenzioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 19 maggio 1965<\/em><\/p>\n<p>Il progresso, comunemente inteso, \u00e8 la quantificazione delle cose e degli esseri umani, la loro riduzione a cifre. \u00c8 un\u2019arte che comprende, tra le altre cose, lo sfruttamento di certe persone per fini inaspettati. Per esempio, nel settembre del 1937 i direttori dei teatri di Berlino dovettero telefonare a dieci o venti attori, offrendo loro la possibilit\u00e0 di partecipare a un viaggio, tanto breve quanto piacevole, su un treno speciale\u2026 Nessun dettaglio ulteriore. Unica condizione: l\u2019abito da sera.<\/p>\n<p>Come si scopr\u00ec in seguito, il treno era diretto a Monaco, dove era giunto Mussolini. Gli attori si trovarono, assieme a molte personalit\u00e0 del mondo culturale e ad altre celebrit\u00e0, alla Casa d\u2019Arte tedesca. Hitler e Mussolini entrarono, fecero rapidamente il giro delle sale del museo e passarono davanti a una serie di braccia alzate, nel saluto fascista.<\/p>\n<p>Poco dopo, Graff chiese a un funzionario del ministero della Propaganda perch\u00e9 diavolo avesse mobilitato un treno speciale pieno di attori e cantanti illustrissime. Un tale penare per pochi minuti\u2026 L\u2019altro gli rispose: \u00abE dove altro avrei potuto trovare, in ventiquattro ore, tanti uomini e donne vestiti impeccabilmente?\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>A bordo, 3-12 agosto 1965<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/EJ2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-249\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/EJ2-178x300.jpg\" alt=\"EJ2\" width=\"178\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/EJ2-178x300.jpg 178w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/04\/EJ2.jpg 281w\" sizes=\"(max-width: 178px) 100vw, 178px\" \/><\/a>Visitando i templi, \u00e8 meglio evitare la tentazione dell\u2019<em>esotismo<\/em>, cos\u00ec come l\u2019approccio da <em>museo<\/em>, che oggi \u00e8 diventato, per diverse ragioni, pi\u00f9 facile e allo stesso tempo pi\u00f9 difficile di un secolo fa. Nel mondo intero chiese e templi si convertono in attrazioni turistiche, e ci\u00f2 non accade tanto per la densit\u00e0 dei nugoli di viaggiatori, quanto per tutte quelle considerazioni di storia dell\u2019arte e filosofia della religione che, per\u00f2, non giungono al cuore del fenomeno. Lo stesso dicasi per i sacerdoti, il cui ufficio viene tramutato in una serie di turni di guardia. Sollevano ancora l\u2019ostensorio, ma la transustanziazione non avviene pi\u00f9. I templi sono luoghi turistici: ormai non vi accade pi\u00f9 nulla genuinamente. Lo sguardo \u00e8 esclusivamente storico. Ecco allora sopraggiungere i puristi: Huysmans denuncia la contraffazione della farina delle ostie e la vendita del vino della comunione. Non sarebbe che una bagatella, se ad accompagnarla ci fosse la fede. Il turismo moderno contribuisce al livellamento. Il pellegrino che oggi prende l\u2019aereo per la Mecca non \u00e8 molto diverso dal semplice turista; non si tratta pi\u00f9 della visita a un luogo sacro. I templi sono cinti da parcheggi, sono loro a scandire la successione delle feste annuali. L\u2019obolo pagato \u00e8 sempre meno un\u2019offerta e sempre pi\u00f9 un biglietto d\u2019ingresso.<\/p>\n<p>Un elemento favorevole \u00e8, paradossalmente, il progressivo allontanarsi delle divinit\u00e0. \u00ab<em>Dieu se retire<\/em>\u00bb(2) \u2013 la grande luce, la luce del Sole, s\u2019indebolisce, ma il tremolio delle stelle acquisisce maggior chiarezza. Anzi, lo stesso Sole diviene una stella tra le altre. Ci\u00f2 vale per i santuari e il loro splendore. Nel caso in cui il viaggiatore sia ancora sensibile, molte cose lo possono colpire \u2013 soprattutto se giunge da Paesi in cui a dominare, da secoli, \u00e8 il monoteismo. Se dispone ancora di una riserva d\u2019indistinto, d\u2019incosciente, di integro, allora sar\u00e0 questa sostanza indifferenziata a raggiungerlo, attraverso templi e uomini. Non \u00e8 tanto l\u2019incontro con gli d\u00e8i a contare, ma ci\u00f2 che si concentra in loro o dietro di loro. Gli antenati dello scintoismo sono l\u00ec, sui dipinti o sulle tavolette; l\u2019aspetto e il nome si fondono: il cammino che spalancano conduce ad ampissime distanze. \u00c8 solo a quel punto che risulta indifferente il fatto che ci si trovi di fronte a una fotografia, a un\u2019incisione qualsiasi o a un capolavoro. I templi sono portali e accessi.<\/p>\n<p>Le citt\u00e0 sacre, in cui diversi culti prosperano gli uni accanto agli altri, ricordano le relazioni di quei viaggiatori antichi che percorrevano Siria ed Egitto. Qui si venerano animali e demoni, l\u00e0 gli antenati, uomini divini o dei, sia tramite immagini sia attraverso astrazioni che conducono all\u2019inesprimibile. Questo Cammino ci porta oltre il portale fino ai Dragoni, fiancheggia i terribili guardiani, si spinge fino al Buddha addormentato, e poi ancora pi\u00f9 in l\u00e0. Il pi\u00f9 umile coltivatore di riso vi si riconosce, al pari dell\u2019uomo di cultura: che ciascuno interpreti il mondo a modo proprio.<\/p>\n<p>La <em>tolleranza<\/em>, naturalmente, \u00e8 fondamentale nel mondo del politeismo; gli d\u00e8i tollerano la presenza di altri d\u00e8i al loro fianco. Come nelle molecole organiche, si pu\u00f2 accedere al mondo del politeismo da dove si vuole. Ogni paese, ogni citt\u00e0, per quanto lontano possa condurre il vostro viaggio, avr\u00e0 una propria divinit\u00e0 cui offrire un sacrificio adeguato.<\/p>\n<p>Qui la <em>possessione<\/em> gode di maggiore stima della <em>missione<\/em>. Chi conosce gli d\u00e8i, chi ne pronuncer\u00e0 i nomi? L\u2019abbondanza dei sistemi mitici \u00e8 tanto inesauribile quanto quella della Natura. Un piccolo dio situato in una nicchia veglia sulla curva pericolosa di una strada: l\u2019ho visto sulla salita impervia che conduce a Nikko. Un altro fantastica all\u2019interno di una capanna, al riparo di un fico. Nel suo girone i fiori sono sempre freschi.<\/p>\n<p><em>Dio e gli d\u00e8i<\/em>. Una pluralit\u00e0 di divinit\u00e0 solari viene trascesa da un dio che illumina <em>ogni cosa<\/em> sulla Terra. Una mossa di una dialettica inaudita, quella di San Paolo ai Corinzi. Un dio sconosciuto proveniente dal politeismo acquisiva la dignit\u00e0 di Dio Unico. Di certo non sapevano ci\u00f2 che li avrebbe attesi. Fu un colpo da maestro, che distrusse un\u2019armatura apparentemente tutta d\u2019un pezzo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Gaoxiong, 14 agosto 1965<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 in luoghi come questo che avvertiamo, in modo pressante, la sofferenza che si annida in ogni avvenimento storico, e che non si pu\u00f2 staccare da esso. Stazioni di frontiera, ai confini della storia e delle sue correnti. L\u2019impronta \u00e8 ancora delimitata da un contorno netto, ma ci\u00f2 che \u00e8 accaduto si perde nell\u2019incerto. La storia \u00e8 sfiorata da regni che si sottraggono alla sua legge \u2013 l\u2019avventura, l\u2019elementare, la febbre e il sogno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>A bordo, 17 agosto 1965<\/em><\/p>\n<p>La Terra produce, come insegnano i miti, generazioni di uomini e d\u00e8i sempre rinnovati. A ci\u00f2 si oppongono i risultati della paleontologia, che ci consentono di leggere la storia della Terra, pagina dopo pagina. Sar\u00e0, ma questa storia \u00e8 a sua volta limitata, come tutta l\u2019evoluzione. La grande trasformazione richiede il fuoco \u2013 l\u2019incendio originario non lascia tracce. Ignoriamo quante volte la materia sia gi\u00e0 passata attraverso il crogiolo ultimo, trasformandosi in forza. Non \u00e8 solamente la storia a finire qui \u2013 ma anche la successione delle nascite.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Genova, 24 settembre 1965<\/em><\/p>\n<p>Per due giorni a Genova. Ritorno a Boccadasse. Il buio \u00e8 interrotto solo dalle lampade dei pescatori; le onde quasi s\u2019infrangono sui lampioni. Molte citt\u00e0 provocano in noi la malinconia di amanti disperati. Sono inesauribili; naturale che, in viaggio verso Civitavecchia, Stendhal avesse scoperto come Genova fosse fatta per lui. \u00abSe passo per introverso e insensibile, \u00e8 perch\u00e9 sono stato completamente prosciugato da amori disgraziati\u00bb: questo scrisse, pi\u00f9 o meno.<\/p>\n<p>Henry Furst \u00e8 venuto qui, da La Spezia; mi porta i pensieri amichevoli di Orsola Nemi(3). Discussione sull\u2019indice del suo \u201cgiornale\u201d(4). Ancora una volta mi scopro sensibile alla sua presenza: se un essere umano si mette in secondo piano, se \u00e8 indifferente a se stesso, non \u00e8 pi\u00f9 la <em>sua<\/em> umanit\u00e0 ma l\u2019umanit\u00e0 in generale a rivelarsi, senza limiti.<\/p>\n<p>Passeggiata notturna per i quartieri del porto. Nelle arterie infiammate, come via Pr\u00e9, la legalit\u00e0 \u00e8 totalmente sospesa \u2013 ubriaconi, puttane, protettori, spacciatori, contrabbandieri che offrono sigarette e droghe. La stessa polizia, \u00e8 chiaro, ha bisogno di queste zone franche. Sono luoghi neutrali, nei quali sopravvivono la natura e la dimensione dell\u2019illegalit\u00e0.<\/p>\n<p>In citt\u00e0 si festeggia la <em>liberazione<\/em> \u2013 il giorno in cui, come dice Henry, \u00absi sono sbarazzati del loro <em>impero<\/em>\u00bb. Ne discutiamo: la morale si \u00e8 sostituita alla politica, la sociologia al diritto. Per il vincitore la morale diviene un\u2019arma, che monopolizza. Da qui l\u2019attitudine umile e servile che spesso ci si attende dal vinto. Chiunque vorrebbe attingere a questo monopolio, persino i tedeschi, nelle cui mani \u00e8 rimasto un misero <em>due di picche<\/em>. A questo punto, meglio fissare uno zero assoluto, nella fattispecie in Hitler; divieto di spiegare come sia giunto al potere e come tutti, nel pieno delle loro facolt\u00e0, abbiano partecipato a questo gioco. Resta, tuttavia, chi si rifiuta di partecipare a quello che \u00e8 considerato il miglior affare del secolo. \u00abHenry, io non faccio che attenermi ai fatti\u00bb gli dico. \u00abAbbiamo perso una guerra, e tutti i discorsi del mondo non cambieranno niente.\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Stoccarda, 17 gennaio 1966<\/em><\/p>\n<p>Ancora sul <em>passaggio al bosco<\/em>(5). Nelle misure che adotta, il Ribelle deve mirare a un\u2019economia di mezzi. Se ammettiamo che il suo agire si svolge secondo le proporzioni di cui parla Ariosto \u2013 <em>uno contro mille<\/em> \u2013 allora deve rinunciare a ogni tipo di azione oppure muoversi adattandosi a questi rapporti. Se vuole creare un clima che gli sia favorevole, l\u2019<em>attentato<\/em> \u00e8 anzitutto da escludersi, giacch\u00e9 nei fatti non giova che al potente. Hanno pi\u00f9 valore manifestazioni anonime, testimonianze di una superiorit\u00e0 nell\u2019ironia. Si trasmettono pian piano, creando un effetto a valanga.<\/p>\n<p>Ma il miglioramento della situazione generale non \u00e8 che <em>uno<\/em> dei suoi compiti. \u00c8 pi\u00f9 semplice per lui cambiare aria, oppure creare per s\u00e9, in mezzo a un ambiente assurdo, un microclima, una cellula nella quale sia ancora possibile respirare.<\/p>\n<p>Il Ribelle vuole mantenere intatta la propria libert\u00e0; \u00e8 il suo slancio pi\u00f9 profondo, un istinto innato. Non pu\u00f2 far altro che seguirlo, che parli o taccia, che agisca o no. Ci\u00f2 non ha nulla a che fare con l\u2019opinione che vedrebbe in lui un difensore della democrazia. Quando si \u00e8 soli contro mille, si hanno altre risorse rispetto a qualcuna delle parole di cui si ammanta la costituzione. Ecco ci\u00f2 che il popolo non sa, n\u00e9 vuole sapere: che lo stato di servit\u00f9 gli \u00e8 in fondo gradito. Nella nostra epoca non vi \u00e8 nulla di sacrosanto al di fuori della democrazia e dello stivale del soldato.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 i vincitori della Seconda Guerra Mondiale, per dare ai loro ricatti tutti i crismi della moralit\u00e0, si trovano in imbarazzo, dovendo sostenere due finzioni contraddittorie:<\/p>\n<ol>\n<li>I tedeschi, senza riserva, sono responsabili degli atti e dei crimini commessi dal loro governo, avendolo sostenuto all\u2019unanimit\u00e0.<\/li>\n<li>Questo governo era tirannico; si \u00e8 assegnato con la violenza un\u2019apparenza di legittimit\u00e0, truccando le elezioni e imponendosi contro la volont\u00e0 del popolo.<\/li>\n<\/ol>\n<p>A seconda che ci vogliano sfruttare politicamente o diplomaticamente, si servono dell\u2019una o dell\u2019altra versione. Quando fu ritenuto opportuno riarmarci, durante la crisi in Corea, Eisenhower riconobbe pubblicamente che l\u2019onore del soldato tedesco era intatto. Ci si potrebbe domandare se l\u2019infamia non sarebbe risultata pi\u00f9 vantaggiosa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 26 agosto 1966<\/em><\/p>\n<p>Al dottor Jean Reboul: \u00abNon mi ero accorto che nello stesso fascicolo di <em>Prove<\/em> fossero stati pubblicati un mio articolo su Alfred Kubin e un attacco contro Martin Heidegger. La ringrazio per avermelo segnalato. Per quanto mi riguarda, se stimo Martin Heidegger, non \u00e8 solo per la sua opera, ma per il fatto che si \u00e8 esposto politicamente quando era molto pi\u00f9 consigliabile non farlo. Gli si pu\u00f2 forse rimproverare che i poteri politici abbiano deluso la fiducia che aveva risposto in loro? Lei \u00e8 psicanalista: non c\u2019\u00e8 bisogno di dirle cosa cela la diffamazione di un essere superiore\u2026 In ogni caso, non \u00e8 possibile soffocare l\u2019esistenza di un pensiero che merita ancora questo nome. \u00c8 ci\u00f2 che mi conferma la sua lettera\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 3 marzo 1968<\/em><\/p>\n<p>A Hugo Fischer(6): \u00abMi chiede cosa penso del destino dell\u2019io dopo la morte. Sono ottimista. Ho proposto, a pi\u00f9 riprese, l\u2019immagine di una stazione di dogana nella quale la moneta \u00e8 convertita in oro. Non parlo solo di me e lei, ma anche del panettiere e del sorriso di chi sgranocchia i suoi dolci. Non solo l\u2019<em>individuo <\/em>viene tradotto in <em>tipo<\/em>, ma \u00e8 commutato in moneta dal valore assoluto. Ultimamente ho trovato una metafora ancora migliore. Saprete di sicuro che gli antichi s\u2019immaginavano il cielo come un guscio solido; consideravano le stelle come dei fori da cui passava la luce del cosmo. \u00c8 cos\u00ec che vedo l\u2019ego, o la persona: come un conduttore di luce. Se questa luce sembra spegnersi, non si tratta che di una fase passeggera e irreale, come nel caso di un\u2019eclissi di luna\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Note<\/p>\n<ol>\n<li>Allusione alla teoria dei colori di Goethe, il quale, parafrasando Plotino, si chiese come l\u2019occhio potesse percepire il Sole senza essere <em>gi\u00e0<\/em> solare.<\/li>\n<li>La celebre espressione \u00abDio si cela\u00bb \u00e8 di L\u00e9on Bloy, da sempre tra le letture preferite di J\u00fcnger.<\/li>\n<li>Henry Furst (1893-1967), vecchio amico dello scrittore di Wilflingen, aiut\u00f2 Leo Longanesi a fondare l\u2019omonima casa editrice. Proprio per i tipi di Longanesi, di J\u00fcnger aveva tradotto, nel 1957, <em>Diario 1941-1945<\/em>, che uscir\u00e0 con il titolo di <em>Irradiazioni<\/em> solo nel 1993, per Guanda. Orsola Nemi (1903-1985), traduttrice e scrittrice, era la moglie di Henry Furst, cui rimase accanto, sino alla sua scomparsa.<\/li>\n<li>Il giornale cui J\u00fcnger fa riferimento \u00e8 \u00abIl Borghese\u00bb, di cui Furst era redattore.<\/li>\n<li>Il riferimento \u00e8 al <em>Waldg\u00e4nger<\/em>, colui che passa al bosco, mettendosi al riparo dal mondo moderno. Come noto, \u00e8 il protagonista de <em>Il trattato del ribelle<\/em>, del 1951 (ed. it.: Adelphi, Milano 1990).<\/li>\n<li>Ernst J\u00fcnger conobbe il filosofo Hugo Fischer (1897-1975) tramite suo fratello, Friedrich Georg, negli anni Venti. Esperto di Hegel, Marx e Nietzsche ma anche del mistico Jacob B\u00f6hme, J\u00fcnger lo chiamava scherzosamente <em>Magister<\/em>, per la sua tendenza ad insegnare e almanaccare. Cfr. Heimo Schwilk, <em>Ernst J\u00fcnger, una vita lunga un secolo<\/em>, Effet\u00e0, Cantalupa 2013, p. 320.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Delle opere di Ernst J\u00fcnger ormai il lettore italiano dispone di parecchie edizioni. Del contemplatore solitario sono stati tradotti pressoch\u00e9 tutti i libri. Con qualche eccezione, tuttavia: a parte scritti di occasione, brani di pubblicistica e saggistica, mancano completamente i diari cui affid\u00f2 le proprie riflessioni tra il 1965 e il 1996 (due anni prima di spegnersi), pubblicati in tedesco negli anni Novanta con il titolo di Siebzig Verweht (Passati i sessanta). 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