{"id":254,"date":"2017-05-15T17:44:51","date_gmt":"2017-05-15T15:44:51","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=254"},"modified":"2017-05-15T18:14:13","modified_gmt":"2017-05-15T16:14:13","slug":"nuove-vie-al-fantastico-arthur-machen-la-collina-dei-sogni-e-una-nuova-collana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/05\/15\/nuove-vie-al-fantastico-arthur-machen-la-collina-dei-sogni-e-una-nuova-collana\/","title":{"rendered":"Nuove vie al fantastico: Machen, \u00abLa collina dei sogni\u00bb e una nuova collana&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/05\/Machen_ilPalindromo.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-255\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/05\/Machen_ilPalindromo-236x300.png\" alt=\"Machen_ilPalindromo\" width=\"236\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/05\/Machen_ilPalindromo-236x300.png 236w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/05\/Machen_ilPalindromo.png 625w\" sizes=\"(max-width: 236px) 100vw, 236px\" \/><\/a>Nell\u2019Anno Domini 2017, in un panorama editoriale intasato da <\/em>istant book<em> e libri trattati come mortadelle, secondo la spietata e attualissima definizione del vecchio Prezzolini, ha ancora senso lanciare una collana di letteratura fantastica? E se a questa follia aggiungiamo il fatto che questa collana propone edizioni curate, nella traduzione come nella curatela, nelle appendici come nella scelta dei titoli? \u00c8 l\u2019idea che anima la nuova collana <\/em><strong>I tre sedili deserti<\/strong><em>. Ai lettori pi\u00f9 accorti non sar\u00e0 sfuggito il fatto che ci troviamo di fronte a un palindromo. E \u00abil Palindromo\u00bb \u00e8 la casa editrice che l\u2019ha appena lanciata. Ne abbiamo parlato con <strong>Giuseppe Aguanno<\/strong>, direttore di questa nuova avventura, che ha esordito qualche settimana fa con l\u2019edizione dello storico romanzo di <strong>Arthur Machen<\/strong> <\/em>The Hill of Dreams<em>, da decenni assente dalle librerie, riproposto nella magistrale traduzione di Claudio De Nardi (autore anche del densissimo saggio dedicato all\u2019autore gallese inserito in appendice al volume) e con un\u2019introduzione di Gianfranco de Turris. Abbiamo iniziato questa chiacchierata chiedendogli la ragione di tale scelta.<\/em><\/p>\n<p><strong><em>La collina dei sogni<\/em> <\/strong>\u00e8 un romanzo che esemplifica in modo chiaro quali sono gli intenti della collana che dirigo. All\u2019estero, specialmente nei Paesi anglofoni, le opere di Arthur Machen sono considerate a tutti gli effetti dei classici della letteratura. In Italia, invece, \u00e8 quasi sconosciuto \u2013 o, forse, sarebbe meglio dire <em>rimosso<\/em>. I suoi lavori da noi sono stati pubblicati in edizioni spesso frammentarie, a volte poco curate, altre, a fronte di libri ben congeniati, in tirature limitatissime. Machen \u00e8 insomma il prototipo dell\u2019autore il cui valore \u00e8 riconosciuto a livello internazionale (anche in contesti estranei al fantastico), ma le cui opere rimangono da noi poco diffuse. Iniziare con uno dei suoi romanzi pi\u00f9 importanti \u00e8 stato naturale.<\/p>\n<p><em>Da dove nascono <\/em>I tre sedili deserti<em>?<\/em><\/p>\n<p>Sulla rivista <strong>\u00abil Palindromo\u00bb<\/strong>, pubblicata prima online (2011-2013) e poi risorta in forma di libri collettivi (2014-2015), curavo una rubrica dedicata al fantastico letterario e cinematografico. Non era una pubblicazione settoriale, il taglio era molto divulgativo e i contenuti accessibili anche ai \u201cnon specialisti\u201d. Quando dalla direzione della rivista (<strong>Nicola Leo<\/strong> e <strong>Francesco Armato<\/strong>) nacque la casa editrice, proposi un progetto che rispecchiasse l\u2019anima della rubrica: classici del fantastico corredati da apparati critici che potessero inserirli in panorami culturali di ampio respiro.<\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 lanciare oggi una collana di letteratura fantastica?<\/em><\/p>\n<p>Perch\u00e9 esiste un pubblico interessato e ne esiste anche uno potenziale. Certo, in Italia ci sono stati grossi problemi a diffondere la letteratura fantastica in modo serio e continuativo, ma non \u00e8 un buon motivo per privare i lettori delle perle che il genere ha saputo donare alla letteratura internazionale. Bisogna contestualizzare: oggi si vendono meno libri, e chi decide di leggere nel proprio tempo libero opera una scelta ben precisa; le alternative odierne (serie tv, videogiochi, home cinema e via dicendo) sono maggiori rispetto a quelle di ieri. Va da s\u00e9 che un lettore consapevole <em>pretenda<\/em> (ne ha il pieno diritto!) <strong>un libro curato<\/strong>, che valga l\u2019investimento di tempo richiesto. I libri de <em>I tre sedili deserti<\/em> vogliono rispondere a questo tipo di necessit\u00e0: sono volumi destinati a <strong><em>chi ama leggere<\/em><\/strong>. Tra le loro pagine il lettore trover\u00e0 non solo romanzi, ma anche illustrazioni, apparati critici curati da noti esperti, saggi, biografie e bibliografie. Per promuovere il fantastico non bastano copertine sgargianti e nomi altisonanti. Solo un approccio non superficiale potr\u00e0 avvicinare chi, per influenze culturali o preconcetti, considera \u201cminori\u201d alcuni scrittori e le loro opere.<\/p>\n<p><em>Quali i nuovi progetti?<\/em><\/p>\n<p>Attualmente stiamo lavorando su vari volumi. Posso dirti che siamo affiancati da un bel gruppo di collaboratori e studiosi del fantastico, il cui contributo si \u00e8 gi\u00e0 dimostrato fondamentale. Entro la fine dell\u2019anno uscir\u00e0 il secondo volume, il romanzo di <strong>un autore americano<\/strong> che manca dagli scaffali delle librerie da diverse decine di anni. Abbiamo gi\u00e0 programmato altre uscite, ma al momento non posso sbilanciarmi. Diciamo che, accanto alle riedizioni di classici gi\u00e0 tradotti ma introvabili, ci sar\u00e0 posto per romanzi inediti in Italia, di valore acclarato.<\/p>\n<p><em>Secondo Borges, \u00abtutta la letteratura \u00e8 fantastica\u00bb\u2026 Qual \u00e8 la tua visione di questo genere?<\/em><\/p>\n<p>Mi sono sempre trovato d\u2019accordo con l\u2019opinione di <strong>Borges<\/strong>. Per definire la narrativa, a prescindere dal genere di appartenenza, gli anglofoni usano la parola <strong><em>fiction<\/em><\/strong>, ovvero <em>finzione<\/em>. Per quanto generico, il termine chiarisce che in una narrazione, sia essa <em>mimetica<\/em> (aderente al reale) o <em>fantastica<\/em>, i mondi in cui si svolgono gli eventi sono sempre \u201caltro\u201d dalla realt\u00e0 ordinaria.<\/p>\n<p><em>Eppure, l\u2019ansia di catalogare persiste, e continua a dividere generi e sottogeneri\u2026<\/em><\/p>\n<p>Le categorizzazioni sono molto utili, ma soltanto se usate con saggezza, e non per creare gerarchie. La differenza tra <strong>cultura<\/strong> <strong>\u201cbassa\u201d<\/strong> e <strong>\u201calta\u201d<\/strong>, ad esempio, oggi dovrebbe essere superata, ma spesso ci\u00f2 non accade. Il problema non \u00e8 dato soltanto dalla differenza in s\u00e9, ma anche dai presupposti adottati da chi delinea i canoni del discrimine. In Italia, testi importanti dal valore indiscusso, vergati dalla penna di <strong>Lovecraft<\/strong>, di <strong>Machen<\/strong> o \u2013 per citare un nome oggi popolarissimo \u2013 di <strong>Tolkien<\/strong>, sono rimasti per decenni al margine, banditi dalla critica paludata allineata a un modo limitante di concepire la cultura. Questo atteggiamento di rifiuto ha poi generato <em>querelle<\/em> di vario genere che hanno fatto dimenticare quella che dovrebbe essere la missione principale degli addetti ai lavori: la divulgazione della cultura, di quegli autori poco diffusi nel nostro Paese, in altre parole il <strong>\u201cfare libri\u201d<\/strong>, ognuno \u2013 certo \u2013 a proprio modo, secondo una prospettiva personale, col proprio metodo, ma sempre con seriet\u00e0 e professionalit\u00e0.<\/p>\n<p><em>A tuo giudizio, quale messaggio pu\u00f2 veicolare oggi quella che siamo soliti definire \u201cletteratura fantastica\u201d?<\/em><\/p>\n<p>Molta letteratura fantastica si ricollega \u2013 e in modo neanche tanto velato \u2013 al vasto <strong><em>corpus<\/em> mitico occidentale<\/strong>, e non solo. Non so se si possa parlare di messaggio, ma se pensiamo al racconto mitico come esperienza interiore, allora lo \u00e8 anche la lettura, questa esperienza intima e individuale. Diversi anni fa, <strong>Gianfranco de Turris<\/strong> avanz\u00f2 l\u2019ipotesi che il fantastico, nelle sue varie declinazioni, potesse assumere il valore e la funzione rivestite dal mito per molti popoli antichi. \u00c8 una considerazione suggestiva, che mi trova d\u2019accordo sotto molti aspetti e giustifica, insieme ad altre teorie, l\u2019approccio \u201cscientifico\u201d verso la narrativa di genere, considerata fino a ieri letteratura \u201cdi serie b\u201d, nonostante i picchi lirici e stilistici innegabili raggiunti da numerosi autori. Ed \u00e8 con questa consapevolezza che <em>I tre sedili deserti<\/em> intende presentare ai lettori i suoi libri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nell\u2019Anno Domini 2017, in un panorama editoriale intasato da istant book e libri trattati come mortadelle, secondo la spietata e attualissima definizione del vecchio Prezzolini, ha ancora senso lanciare una collana di letteratura fantastica? 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