{"id":268,"date":"2017-06-05T09:00:09","date_gmt":"2017-06-05T07:00:09","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=268"},"modified":"2017-06-04T13:03:14","modified_gmt":"2017-06-04T11:03:14","slug":"ray-bradbury-2012-2017","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/06\/05\/ray-bradbury-2012-2017\/","title":{"rendered":"Ray Bradbury (2012-2017)"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ray1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-270\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ray1-245x300.jpg\" alt=\"Ray1\" width=\"245\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ray1-245x300.jpg 245w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ray1.jpg 575w\" sizes=\"(max-width: 245px) 100vw, 245px\" \/><\/a>Ray Douglas Bradbury<\/strong> \u00e8 stato chiamato in tanti modi, ma ne prediligeva uno: <strong>narratore di storie<\/strong>. Definizione pi\u00f9 che mai appropriata di un uomo che, nel corso della sua lunga vita, si \u00e8 cimentato in generi letterari e artistici diversissimi tra loro, dai romanzi ai racconti, dalla drammaturgia alla televisione, fino alla Settima Arte. Un poeta dello spazio profondo, un aedo di Marte (scoperto grazie al mitico <strong><em>John Carter<\/em><\/strong> di <strong>Edgar Rice Borroughs<\/strong>, tra le sue letture preferite) innamorato di quella lunga estate che \u00e8 l\u2019infanzia, l\u2019et\u00e0 d\u2019oro della vita immortalata in capolavori come <strong><em>L\u2019estate incantata<\/em><\/strong> (<em>Dandelion wine<\/em>, a giudizio di chi scrive il suo pi\u00f9 alto esercizio narrativo) e <strong><em>Fine dell\u2019estate<\/em><\/strong>. Il suo orologio interiore, come amava dire, si era fermato a quattordici anni. Quanto a quello biologico, smise di ticchettare esattamente <strong>cinque anni fa<\/strong>. L\u2019allora presidente degli Stati Uniti lo ricord\u00f2 cos\u00ec: \u00abLa sua capacit\u00e0 di narrare storie ha ridisegnato la nostra cultura e allargato i nostri orizzonti. Ma Ray ha anche capito che la nostra immaginazione pu\u00f2 essere usata come strumento di comprensione ed espressione dei nostri valori pi\u00f9 preziosi. Non c\u2019\u00e8 alcun dubbio che le sue parole ispireranno ancora molte generazioni\u00bb. Era il <strong>5 giugno 2012<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>\u00abLo stile \u00e8 verit\u00e0\u00bb<\/strong>: sono queste parole a descrivere al meglio un astro che per quasi settant\u2019anni ha illuminato la letteratura occidentale. Le ripeteva spesso, come un mantra. Lo stile \u00e8 tutto: nella letteratura, nella vita. Bradbury si era formato in totale indipendenza nelle biblioteche, lontano dalle universit\u00e0 e dalle giurie dei premi, dai comitati redazionali e dalle riviste, dalle mode del momento. Non si trovava a suo agio tra i protagonismi degli scrittori, tra i lacch\u00e8 dell\u2019opinione pubblica e le vestali del potere. Lo sapeva bene, lui, che aveva denunciato lo strapotere dei media in <strong><em>Fahrenheit 451<\/em><\/strong>, pubblicato a puntate su un coraggiosissimo \u00abPlayboy\u00bb nel 1953, in pieno maccartismo. E al diavolo anche gli intellettualismi, le ricercatezze dei critici newyorkesi, l\u2019<em>engagement<\/em> e i sofismi: una storia sta in piedi oppure no. Il resto \u00e8 speculazione. Non si scrive n\u00e9 per denaro, n\u00e9 per il mercato. E nemmeno per ossequiare il pubblico e le <strong>maggioranze<\/strong>. Ne va della propria autenticit\u00e0. Bisognerebbe impedire agli scrittori di frequentare le scuole di scrittura creativa, cos\u00ec come le accademie: non fanno che riempire la testa di clich\u00e9. Ma il nostro Bradbury non era meno critico e intransigente nei confronti delle <strong>minoranze<\/strong>, di cui aveva denunciato le derive censorie (che si sarebbero tradotte nel <strong>politicamente corretto<\/strong> imperante), specie quando le <strong>femministe<\/strong> del Vassar College gli chiesero d\u2019inserire pi\u00f9 personaggi femminili nelle <strong><em>Cronache marziane<\/em><\/strong>. Cosa che lo fece andare su tutte le furie.<\/p>\n<p>Alla dittatura delle maggioranze e delle minoranze, che vorrebbero tappare la bocca agli scrittori, rispondeva con una sola parola: <strong>autenticit\u00e0<\/strong>. Quell\u2019autenticit\u00e0 che gli ha permesso di cimentarsi in centinaia di racconti, ognuno dei quali apre e chiude un mondo, affrontando liberamente generi letterari che spaziano dalla fantascienza alla narrazione realistica, dall\u2019horror al poliziesco e cos\u00ec via. Autentiche <strong>uscite di sicurezza<\/strong> dalla realt\u00e0 in cui viviamo, viaggi andata e ritorno dall\u2019Altrove. Basti pensare alle <em>Martian Chronicles<\/em>, tra i suoi libri pi\u00f9 aurei, che farebbero venire a chiunque \u2013 \u00e8 accaduto anche allo scrivente \u2013 la voglia di abbandonare la Terra in cerca di nuove avventure. \u00c8 la nostra natura a spingerci a farlo, suggerisce Bradbury, una natura mediana, tra l\u2019<strong>umano<\/strong> e il <strong>divino<\/strong>: una scintilla che c\u2019impone di trascendere i nostri limiti nello <strong>spazio<\/strong>, la nostra pi\u00f9 autentica frontiera interiore\u2026 Ecco perch\u00e9 vedeva nella <strong>fantascienza<\/strong> la letteratura del futuro. Una narrativa d\u2019idee rinchiuse nell\u2019acciaio, una nuova simbolica, in cui l\u2019uomo si rispecchia negli abissi siderali, incontrando un\u2019alterit\u00e0 che ha gi\u00e0 in se stesso. Siamo noi i Marziani, in fin dei conti\u2026 Lo siamo sempre stati.<\/p>\n<p><strong><em>Siamo noi i marziani<\/em><\/strong> \u00e8 un\u2019antologia di interviste allo scrittore, uscita per <strong>Edizioni Bietti<\/strong> nel 2014 a cura di <strong>Gianfranco de Turris<\/strong> e <strong>Tania di Bernardo<\/strong>. In quei lunghi colloqui \u2013 il nostro era un gran chiacchierone, e nel corso della vita ha rilasciato centinaia d\u2019interviste \u2013 parla di tutto e di pi\u00f9, della sua narrativa e formazione, di attualit\u00e0 e politica. Ma non mancano nemmeno incursioni nell\u2019infanzia. E forse l\u2019episodio narrato al <strong>\u00abParis Review\u00bb<\/strong> nel 2010 \u00e8 il miglior modo per ricordarne la figura, a cinque anni dalla sua morte. Anche perch\u00e9 \u00e8 l\u2019evento che segna l\u2019ingresso del giovanissimo Ray nel mondo della scrittura.<\/p>\n<p>In conclusione della lunga intervista rilasciata a Sam Weller, il discorso finisce sul singolare <strong>Mr. Electrico<\/strong>, un personaggio dei racconti bradburiani. \u00abEra un uomo in carne e ossa\u00bb rettifica subito l\u2019allora novantenne scrittore. I due si erano incontrati nel lontano autunno del 1932: come ogni anno, la vita della tranquilla cittadina in cui viveva era stata sconvolta dall\u2019arrivo del <em>Dill Brothers Combined Shows<\/em>. Con grande gioia di Ray, su cui il fascino misterioso dei circhi esercitava un profondo ascendente. A colpire l\u2019attenzione del giovane \u00e8 un uomo: si fa chiamare Mr. Electrico, nei suoi spettacoli si accomoda su una sedia elettrica improvvisata e viene attraversato da migliaia di volt.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ray2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-269\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ray2-300x216.jpg\" alt=\"Ray2\" width=\"300\" height=\"216\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ray2-300x216.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ray2-1024x738.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ray2.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00c8 l\u2019autunno del 1932, si diceva. Il dodicenne ha appena perso uno degli zii cui \u00e8 maggiormente legato. Al ritorno dal funerale, si accorge che il circo \u00e8 approdato sulle coste del lago Michigan. \u00c8 allora che intima a suo padre: <strong>\u00abFerma la macchina\u00bb<\/strong>. Tra lo sbigottimento generale, aggiunge candidamente: \u00abDevo scendere\u00bb. Suo padre \u00e8 furioso. Vorrebbe osservasse il giorno di lutto, ma lui \u00e8 irremovibile. Si lancia lungo il pendio della collina, in direzione del circo. \u00abSebbene allora non me ne rendessi conto, stavo scappando dalla morte. <strong>Correvo verso la vita<\/strong>\u00bb ricorder\u00e0 pi\u00f9 di settant\u2019anni dopo. E incontra Mr. Electrico, fuori da un tendone. Si cimenta in un piccolo gioco di prestigio che tiene sempre in tasca, e lo stregone dell\u2019elettricit\u00e0 ricambia invitandolo nel padiglione, per fargli conoscere alcuni dei bizzarri personaggi del circo; un uomo interamente tatuato (che vent\u2019anni dopo dar\u00e0 il nome all\u2019antologia <strong><em>The illustrated man<\/em><\/strong>), la donna-cannone, il nano e lo scheletro: tutti futuri personaggi dei suoi racconti e romanzi. A guidarlo in questo mondo di meraviglie \u00e8 sempre lui: \u00abEra un uomo straordinario\u00bb racconta Bradbury, \u00abperch\u00e9 sapeva di avere di fronte uno strano ragazzino di dodici anni che voleva sapere un sacco di cose. Passeggiammo sulle rive del lago Michigan e mi tratt\u00f2 come un adulto. Gli esposi le mie grandi idee filosofiche, e lui mi raccont\u00f2 le sue, pi\u00f9 modeste\u00bb. Ma il meglio deve ancora venire.<\/p>\n<p>Usciti dal tendone, i due si siedono sulla cima di una delle colline che declinano verso il lago. Questa volta \u00e8 l\u2019adulto a rompere il silenzio, con parole sorprendenti: <strong>\u00abSono felice tu sia tornato nella mia vita\u00bb<\/strong>. Il bambino \u00e8 sbigottito, non riesce ad afferrare il punto. E il suo interlocutore continua, perentorio: \u00abEri il mio migliore amico a Parigi, nel 1918. Sei rimasto ferito sulle Ardenne e l\u00ec sei morto, tra le mie braccia. Sono felice tu sia tornato nel mondo. Hai un altro volto, un altro nome, ma l\u2019anima che brilla sul tuo viso \u00e8 la stessa del mio amico. Bentornato, dunque\u00bb.<\/p>\n<p>Anche a distanza di sei decenni, Bradbury non sapr\u00e0 quale significato attribuire a queste parole. Forse Mr. Electrico si era reso conto dell\u2019<strong>intensit\u00e0<\/strong> con cui viveva quel precoce ragazzino: un\u2019intensit\u00e0 che non avrebbe mai abbandonato, fino all\u2019ultimo dei suoi giorni. O forse il mago dell\u2019elettricit\u00e0 aveva solo un dolore da espiare \u2013 e l\u2019agonia di un uomo pu\u00f2 durare un\u2019eternit\u00e0. Poco importa, ad ogni modo. \u00c8 sempre Bradbury a raccontarci quel che accadde in seguito: \u00abMi fermai accanto alla giostra e <em>piansi<\/em>. Le lacrime mi rigavano le guance. Sapevo che mi era capitato qualcosa di fondamentale. Sentivo di essere cambiato. Mi aveva donato l\u2019immortalit\u00e0, un dono mistico. La mia vita fu completamente trasformata. <strong>Tornai a casa e, nel giro di pochi giorni, iniziai a scrivere. Da allora non smisi pi\u00f9<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>Una delle carriere pi\u00f9 brillanti del Novecento inizia in questo modo: le rive autunnali di un lago e un bambino che decide di portare il fuoco sacro della sua infanzia nel mondo adulto, di modo che trasfiguri il mondo, le cose e le persone. Quel sacro fuoco che lo condurr\u00e0 in Irlanda, con <strong>John Huston<\/strong>, a girare <em>Moby Dick<\/em>, che animer\u00e0 i suoi incontri e collaborazioni con giganti come <strong>Aldous Huxley<\/strong> e <strong>Walt Disney<\/strong>, che lo porter\u00e0 su Marte e poi sulla Terra, nel passato e nel futuro. Di tutto ci\u00f2 non c\u2019\u00e8 traccia in quel lontano 1932, e nondimeno quel pomeriggio assolato reca l\u2019orma di un destino profondo e potente, che produrr\u00e0 frutti straordinari.<\/p>\n<p>Quella sera, il futuro poeta della fantascienza torna al luna park, in cerca del suo amico. Che si sta esibendo. A un certo punto si avvicina al pubblico, sfiorando bambini e adulti con una bacchetta sfrigolante di elettroni. \u00abQuando arriv\u00f2 il mio turno, mi tocc\u00f2 sulla fronte, poi sul naso e sul mento, sussurrandomi: <strong>\u201cVivi per sempre\u201d<\/strong>. Decisi di dargli ascolto.\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ray Douglas Bradbury \u00e8 stato chiamato in tanti modi, ma ne prediligeva uno: narratore di storie. Definizione pi\u00f9 che mai appropriata di un uomo che, nel corso della sua lunga vita, si \u00e8 cimentato in generi letterari e artistici diversissimi tra loro, dai romanzi ai racconti, dalla drammaturgia alla televisione, fino alla Settima Arte. Un poeta dello spazio profondo, un aedo di Marte (scoperto grazie al mitico John Carter di Edgar Rice Borroughs, tra le sue letture preferite) innamorato di quella lunga estate che \u00e8 l\u2019infanzia, l\u2019et\u00e0 d\u2019oro della vita immortalata in capolavori come L\u2019estate incantata (Dandelion wine, a giudizio [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/06\/05\/ray-bradbury-2012-2017\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1084,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[191088,10813,7500],"tags":[191206,191102,67563,191208,13304,191207],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/268"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1084"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=268"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/268\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":272,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/268\/revisions\/272"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=268"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=268"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=268"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}