{"id":274,"date":"2017-06-13T13:47:22","date_gmt":"2017-06-13T11:47:22","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=274"},"modified":"2017-06-13T13:47:22","modified_gmt":"2017-06-13T11:47:22","slug":"ernst-junger-dei-e-titani-1991-1994","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/06\/13\/ernst-junger-dei-e-titani-1991-1994\/","title":{"rendered":"Ernst J\u00fcnger: \u00abD\u00e8i e Titani\u00bb (1991-1994)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/junger_2839466b.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-276\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/junger_2839466b-300x188.jpg\" alt=\"junger_2839466b\" width=\"300\" height=\"188\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/junger_2839466b-300x188.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/junger_2839466b.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>I frammenti che seguono sono tratti dal quinto volume dei monumentali diari che <strong>Ernst J\u00fcnger<\/strong>\u00a0tenne tra il 1965 e il 1996, pubblicati in tedesco da Klett come <strong><em>Siebzig Verweht<\/em><\/strong> (<em>Passati i settanta<\/em>) e purtroppo tuttora inediti in italiano. Sono di un\u2019importanza capitale per comprendere l\u2019evoluzione del pensiero dell\u2019Autore nel secondo dopoguerra, contenendo non solo la rassegna delle sue giornate e dei suoi numerosissimi viaggi, ma anche estratti del suo carteggio e testi di conferenze, interviste, relazioni e via dicendo. Le pagine qui tradotte (che fanno seguito agli estratti del primo volume, <a title=\"Ernst J\u00fcnger - Frammenti di un diario\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/04\/24\/ernst-junger-frammenti-di-un-diario-1965-1968\/\"><strong>gi\u00e0 proposti su questo blog<\/strong><\/a>) provengono dal quinto tomo, le cui annotazioni spaziano tra il 1991 e il 1996, pochi anni dalla sua morte. Piccole perle dal retrogusto aforistico, che vanno dai diari parigini di <strong>Pierre Drieu La Rochelle<\/strong> a riflessioni su <strong><em>Oltre la linea<\/em><\/strong>, scritto con <strong>Martin Heidegger<\/strong>, sino a profonde ricognizioni sul rapporto tra arte e sacro e considerazioni sulla sua opera pi\u00f9 importante, <strong><em>Il lavoratore<\/em><\/strong>, riletto a distanza di sei decenni. A emergere \u00e8 quell\u2019incredibile lucidit\u00e0 che lo scrittore di Wilflingen mantenne sino alla fine dei suoi giorni (si spense nel 1998, a centotr\u00e9 anni), non mancando di occuparsi di tematiche di attualit\u00e0, insieme a quei temi che, dopo aver fatto capolino nelle sue opere, ne orientarono l\u2019<strong>equazione personale<\/strong>, aprendo squarci d\u2019assoluto sulla carriera di uno dei grandi Inattuali del Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>A. S.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 10 novembre 1991<\/em><\/p>\n<p>Essere o non essere? E perch\u00e9 non entrambe le cose? Il nostro mondo di apparenze viene percepito come attraverso uno specchio. E questo specchio \u00e8 <strong>il muro del tempo<\/strong>(1).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Magadino, 23 agosto 1992<\/em><\/p>\n<p>Leggo il diario tenuto da <strong>Drieu La Rochelle<\/strong> tra il 1939 e il 1945, soprattutto a Parigi. L\u2019ha curato e annotato Julien Hervier(2). \u00c8 uscito per Gallimard \u2013 una delle ragioni per cui l\u2019editore l\u2019ha affidato a Hervier \u00e8 la sua tesi \u00absu J\u00fcnger e Drieu\u00bb(3), di cui ignoravo l\u2019esistenza. Il confronto nasce naturalmente: in quegli stessi anni, e sempre a Parigi, tenevo anch\u2019io un diario, pubblicato nel secondo dopoguerra con il titolo di <strong><em>Irradiazioni<\/em><\/strong>(4).<\/p>\n<p>Nei diari di Drieu trovo anzitutto una spietata autocritica, ancor pi\u00f9 radicale di quella di Rousseau, e un cosciente approccio alla trascendenza, una preparazione meditativa al suicidio, che ha compiuto, dopo qualche tentativo finito male. In quasi tutte le pagine m\u2019imbatto nei nomi di miei conoscenti \u2013 in quegli anni frequentavamo gli stessi ambienti.<\/p>\n<p>A mio giudizio, l\u2019<strong>antisemitismo<\/strong> di Drieu \u2013 che oggi gli si rimprovera, a giusto titolo e con particolare severit\u00e0 \u2013 deriva dalle controversie legate all\u2019affare Dreyfus. Allora se ne parlava ovunque, anche a tavola. Ci\u00f2 non gli imped\u00ec di sposare un\u2019ebrea, di cui sperper\u00f2 il denaro durante il loro breve matrimonio.<\/p>\n<p>\u00c8 pi\u00f9 facile definire che precisare la posizione politica di Drieu. Le grandi correnti dell\u2019epoca devono averlo influenzato in maniera forte ma generale. Ha certamente avuto un ruolo nella storia del fascismo, la cui catastrofe fu anche la sua. Decise di non sopravvivergli \u2013 anche se avrebbe potuto farlo, con l\u2019aiuto di <strong>Malraux<\/strong> e di qualche amico(5) \u2013 e scelse il suicidio. Agli inizi, Drieu \u00e8 entusiasta di <strong>Hitler<\/strong>; nel corso della guerra, tuttavia, i suoi apprezzamenti subiscono un\u2019evoluzione sotto l\u2019ascendente radicale di <strong>Friedrich Nietzsche<\/strong>. Giudica fondamentale \u00ab<strong>raggiungere il fondo della decadenza<\/strong>\u00bb: un ritorno alla Terra, forse? Lo stesso Nietzsche, d\u2019altronde, diceva di essersi lasciato il nichilismo alle spalle.<\/p>\n<p>Drieu ripone le proprie speranze nei popoli nordici, ma \u00e8 <strong>Stalin<\/strong> a diventare la figura dominante quando s\u2019annuncia il grande rovesciamento. Ai suoi occhi, la volont\u00e0 di potenza e la vittoria divengono decisive. Se ci\u00f2 ha un retrogusto nietzschiano, in realt\u00e0 si riallaccia a <strong>Charles Darwin<\/strong>, campione di \u00abmediocrit\u00e0 inglese\u00bb che vendeva verit\u00e0 da quattro soldi. \u00c8 in questo contesto che m\u2019imbatto in una riflessione che ha ossessionato e afflitto anche le mie notti: \u00abIl crimine contro l\u2019Europa \u00e8 il duello anglo-tedesco. [\u2026] La lotta fratricida dei due popoli, nordici e germanici, finir\u00e0 per beneficiare gli slavi. [\u2026] Hitler \u00e8 tanto colpevole quanto <strong>Churchill<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>Un ritorno a Guglielmo II e al funesto carcinoma di Federico II. L\u2019odio di Guglielmo per suo zio \u00e8 un dramma shakespeariano in stile <em>art nouveau<\/em>. Che la politica degli armamenti navali fosse un fallimento, moltissimi l\u2019avevano previsto. Lo spettacolo di Skagerrak, che avrebbe divertito gli <em>Einherjar<\/em>(6), inflisse ai contendenti ferite che non si sarebbero mai rimarginate.<\/p>\n<p><strong>Da Dreyfus a Stalingrado<\/strong>, Drieu riapre <strong>le ferite del nostro secolo<\/strong>, lasciandole aperte, in parte per via di un carattere instabile: il suo suicidio era programmato. Gli aveva consacrato un capitolo: gi\u00e0 da piccolo accarezzava l\u2019idea di togliersi la vita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 16 settembre 1992<\/em><\/p>\n<p>La Rivoluzione della Terra \u00e8 un avvenimento titanico che mobilita la natura inanimata, cos\u00ec come quella organica. Anche l\u2019uomo ne \u00e8 toccato: non solo sul piano storico, ma anche nella sua esistenza zoologica. Egli dispone di un ruolo peculiare, avendo tra le mani il fulcro della rivoluzione terrestre: la <strong>scienza naturale<\/strong>, rivolta dapprima <strong>contro i culti<\/strong> (La Mettrie, Voltaire, Darwin), poi contro <strong>la societ\u00e0<\/strong> (Marx, Lenin), e infine contro <strong>l\u2019uomo stesso<\/strong> (tecnica atomica e genetica). Quando \u00e8 cominciata la lotta tra <strong>D\u00e8i e Titani<\/strong>, non vi era n\u00e9 storia umana (<em>Weltgeschichte<\/em>) n\u00e9 storia naturale (<em>Erdegeschichte<\/em>) \u2013 essa risale addirittura a prima della creazione (che, in realt\u00e0, ha reso possibile). Ma si ripete nel corso del tempo. Lo spettacolo che ci viene offerto oggi \u00e8 una lotta disperata contro il trionfo della scienza naturale, vittoria che questa prepara pi\u00f9 o meno segretamente nei laboratori e che verser\u00e0 nuovo vino nei vecchi otri. Al superamento della guerra classica seguir\u00e0 quello della morale classica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 1 gennaio 1993<\/em><\/p>\n<p>Caro Jacolliot,<\/p>\n<p>Mi chiede qualche riga che possa servire da prefazione al mio saggio <strong><em>Oltre la linea<\/em><\/strong>, la cui traduzione apparve per Christian Bourgois e che ora vorrebbe ripubblicare(7). Per esaudire in misura almeno modesta il suo desiderio, mi sono riciclato in informatore di me stesso e ho riletto il testo del 1950, cos\u00ec come le notizie bibliografiche che lo riguardano. Da allora sono passati quattro decenni. Quarant\u2019anni molto fecondi, in termini di avvenimenti.<\/p>\n<p>1. Pi\u00f9 che una rilettura, \u00e8 stata una riscoperta del tempo perduto. Mi ero scordato di quel saggio; lo riducevo a un omaggio, a una costrizione cui, tra scrittori, ci si sottomette pi\u00f9 o meno per dovere \u2013 in quel caso, per omaggiare il sessantesimo compleanno di <strong>Martin Heidegger<\/strong>. Mi ci sono applicato particolarmente perch\u00e9 in quel periodo iniziavano a fiorire gli attacchi al filosofo. Allora non sapevo come lui avesse tenuto, prima della guerra, un seminario sul mio libro <em>Il lavoratore<\/em> (8). Comunque siano andate le cose, sono rimasto sorpreso dall\u2019ampiezza di <em>Oltre la linea<\/em>, se comparato alla sua motivazione effimera \u2013 il soggetto di quel saggio, insomma, doveva in qualche modo essere radicato nelle mie idee.<\/p>\n<p>2. \u00c8 possibile riassumere queste idee in poche parole? Era forse il tentativo di tornare a calcare la terra dopo essere stato per due volte vittima di un terremoto. Ma l\u2019originalit\u00e0 del tentativo risiedeva nella sua natura <em>ottimista<\/em>.<\/p>\n<p>Non che, <em>in ultima istanza<\/em>, io manchi di ottimismo. Una delle mie massime recita: \u00ab<strong>Ci\u00f2 che non mi uccide mi fortifica \u2013 ma ci\u00f2 che mi uccide mi rende ancora pi\u00f9 forte<\/strong>\u00bb. Penso a una formula annotata dopo una serata trascorsa con Heisenberg, lo scultore Hans Wimmer e mio fratello Friedrich Georg: <strong>X\u221e<\/strong> (dove <strong>X<\/strong> \u00e8 un essere qualunque, un\u2019ameba, un embrione, un panettiere o Leonardo Da Vinci, al di l\u00e0 del <em>muro del tempo<\/em>: <strong>\u221e<\/strong>).<\/p>\n<p>In fin dei conti, nulla pu\u00f2 \u201candare storto\u201d. Il tempo \u00e8 un piano inclinato. La sfera ruota su di esso in maniera arbitraria, oltre l\u2019<em>ultima ratio<\/em>. <strong>La testa del serpente<\/strong> \u00e8 un simbolo sul cammino. La speranza conduce pi\u00f9 lontano della paura.<\/p>\n<p>3. Non che mancassero ragioni per essere pessimisti \u2013 considerati, soprattutto, i nuovi conflitti che si profilavano all\u2019orizzonte. La comparsa di <em>Oltre la linea<\/em> fu accompagnata da polemiche \u2013 Gerhard Nebel, ad esempio, considerava il mio un ottimismo personale non generalizzabile. Se inizialmente accettai questa obiezione, devo per\u00f2 aggiungere che, per quanto mi riguarda, l\u2019analisi della situazione si \u00e8 rivelata feconda. Nel catalogo delle mie opere, che devo alla mia compagna, la mia cara archivista personale(9), dopo <em>Oltre la linea<\/em> m\u2019imbatto ne <strong><em>Il trattato del ribelle<\/em><\/strong> e <strong><em>Il nodo di Gordio<\/em><\/strong>. Il primo parla del comportamento dell\u2019individuo sotto le dittature, il secondo dei confronti storici tra Oriente e Occidente(10).<\/p>\n<p>4. 1959: <strong><em>Al muro del tempo<\/em><\/strong>. Non ci troviamo solo alla fine di un mondo, ma anche all\u2019inizio di una <strong>rivoluzione terrestre<\/strong>, nel senso della teoria delle catastrofi di Cuvier. I mezzi della fisica, della politica e della morale classica si rivelano insufficienti: \u00e8 necessario fare i conti con <strong>ci\u00f2 che vuole la Terra<\/strong>.<\/p>\n<p>5. Allora non avevo approfondito H\u00f6lderlin, n\u00e9 potevo conoscere l\u2019eccellente edizione delle opere complete di Nietzsche, in particolare dei frammenti postumi, curata dai due italiani, Colli e Montinari, che sarebbe apparsa nel 1967(11). Entrambi hanno ricoperto un ruolo importante nella stesura de <strong><em>La forbice<\/em><\/strong>, di cui Julien Hervier sta per concludere la traduzione(12).<\/p>\n<p>6.<em> La forbice<\/em> prosegue in forma aforistica la linea H\u00f6lderlin-Schopenhauer-Nietzsche. \u00c8 essenzialmente orientata verso il prossimo secolo che, con il trionfo del titanismo, serber\u00e0 sorprese inaspettate. La dominazione dei <strong>Titani<\/strong>, \u00aballevati in culle di bronzo\u00bb, terrorizzava <strong>H\u00f6lderlin<\/strong>, giacch\u00e9 ostile ai poeti; considerata con pessimismo da <strong>Schopenhauer<\/strong>, era salutata con entusiasmo da <strong>Nietzsche<\/strong>, che vedeva nel XXI secolo la propria patria spirituale.<\/p>\n<p>Ma H\u00f6lderlin giunge a un secolo successivo rispetto a Nietzsche. Considera necessario il \u00abtempo dell\u2019indigenza\u00bb, poich\u00e9 \u00ab\u00e8 raro che l\u2019uomo sopporti la pienezza degli d\u00e8i\u00bb. Ma sa che questi torneranno, \u00abal momento opportuno\u00bb. Nel frattempo, il poeta si consola col sonno, grazie al sogno e al vino. Per H\u00f6lderlin, <strong>Dioniso<\/strong> acquisisce potenza nell\u2019interregno, mentre per Nietzsche \u00e8 assoluto, in quanto signore della festa(13). Per Nietzsche lo scopo supremo dell\u2019arte viene raggiunto quando Apollo parla la lingua di Dioniso (<strong><em>La nascita della tragedia<\/em><\/strong>).<\/p>\n<p>7. Ovunque regna l\u2019idea che i Titani non possano arrecare che dolore, ma lo stesso H\u00f6lderlin non \u00e8 di questo avviso. Prometeo \u00e8 messaggero degli d\u00e8i e amico degli uomini. E, secondo Esiodo, l\u2019et\u00e0 dei Titani \u00e8 l\u2019<strong>et\u00e0 dell\u2019oro<\/strong>. Il passaggio dall\u2019<strong>et\u00e0 del ferro <\/strong>all\u2019<strong>et\u00e0 delle irradiazioni <\/strong>si verifica anzitutto nelle scienze della natura. La potenza delle loro formule si rivela nella tecnica e nei suoi dispositivi. Tale diffusione si accompagna a quella spiritualizzazione che gli astrologi attribuiscono all\u2019<strong>Et\u00e0 dell\u2019Acquario<\/strong>.<\/p>\n<p>Cresce la sete di energia; la tecnica nucleare e la genetica modelleranno la societ\u00e0 in un modo che nemmeno <strong>Huxley<\/strong> avrebbe potuto prevedere. Anche le utopie di <strong>Jules Verne<\/strong> sulle macchine sono state superate dai fatti. <em>Una fantasia del dottor Ox<\/em>(14), invece, evoca una trasformazione spirituale che ricorda il regno delle droghe.<\/p>\n<p>La vera questione non risiede nel mettere le redini al mondo nuovo ma nel conoscerne la formazione. Esso genera intuizioni di natura culturale, per esempio sul dualismo della luce \u2013 comparabili sul piano filosofico alle monadi di Leibnitz, e su quello teologico alla transustanziazione. \u00c8 questo lo stile prometeico.<\/p>\n<p>8. Impossibile confidare ancora negli auguri e nei loro vaticini. \u00abTesta o croce?\u00bb Il risultato dipende da come cade la moneta \u2013 e ora \u00e8 legato a ci\u00f2 che chiede la Terra e alla profondit\u00e0 del nostro sguardo sulla materia.<\/p>\n<p>All\u2019alba del XX secolo, le speranze erano radiose, ma sono state tradite. Il mondo \u00e8 caduto nell\u2019ombra, mentre il flusso di energia aumenta senza sosta, in modo perturbante. Forse Febo riapparir\u00e0 dopo la dispersione delle nuvole. Ma ora i nostri compiti sono <strong>planetari<\/strong> \u2013 nonch\u00e9, probabilmente, troppo vasti per una sola generazione.<\/p>\n<p>9. Ma torniamo alla <em>linea<\/em>. Devo fare autocritica e notare che non \u00e8 un testo facile alla lettura. In molti punti brillano massime, versi rilucenti di un bagliore pronto a venirci in soccorso. Mi stupisco che abbia conosciuto una lunga serie di riedizioni e lo si legga ancora. Mi accadono esperienze analoghe con <em>La forbice<\/em>. Una lettrice mi scrive che la sua vecchia madre, una donna semplice, ha trovato nel libro un\u2019ultima consolazione alla sua agonia. Lo sento dire a proposito di molti miei scritti, per esempio <strong><em>Stazione di dogana<\/em><\/strong>(15) \u2013 dovrei ritenermi soddisfatto.<\/p>\n<p>10. Malgrado tutto, a distanza di cinquant\u2019anni, la fiducia nel prossimo secolo mi sembra fondata, anche se la prospettiva \u00e8 mutata. Il serpente, simbolo della conoscenza, ha conquistato la Terra e la questione che ora si pone \u00e8 sapere se si nasconda anche dietro alla scienza. \u00c8 <strong>il carattere titanico<\/strong> \u2013 se ci\u00f2 avvenga a vantaggio o svantaggio dell\u2019uomo, \u00e8 ovviamente un\u2019altra faccenda.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, primi di giugno 1993<\/em><\/p>\n<p>Intervista rilasciata in occasione della quarantacinquesima <strong>Biennale di Venezia<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Cosa l\u2019ha spinta a partecipare alla Biennale?<\/em><\/p>\n<p>L\u2019amichevole invito del curatore, Achille Bonito Oliva. Mi ha chiesto un\u2019introduzione per il catalogo. In quel testo ho spiegato come immagino l\u2019evoluzione dei prossimi due secoli. Insomma, pi\u00f9 che un partecipante in senso vero e proprio sono un ospite e un osservatore. E ci\u00f2 mi riempie di curiosit\u00e0.<\/p>\n<p><em>\u00c8 d\u2019accordo con il tema proposto da Oliva, la dimensione planetaria dell\u2019arte e l\u2019interdisciplinariet\u00e0 dei linguaggi estetici?<\/em><\/p>\n<p>Concordo assolutamente. \u00c8 un principio valido non solo per quest\u2019epoca, ma per tutta la nostra civilt\u00e0. Uno stile non prende forma solamente in generi artistici isolati, ma si estende a tutti i campi della nostra vita. La novit\u00e0 \u00e8 costituita dal fatto che oggi siamo parte in causa dell\u2019evoluzione verso lo <strong>Stato mondiale<\/strong>(16).<\/p>\n<p><em>Non vede una minaccia nella confusione babelica delle lingue, che le rende piatte e indifferenziate?<\/em><\/p>\n<p>In effetti, ci troviamo di fronte a un pericolo reale. Le <strong>masse<\/strong> diventano sempre pi\u00f9 potenti, ma sono sicuro che vi saranno <strong>\u00e9lites<\/strong> capaci di donar loro nuove forme.<\/p>\n<p><em>Una sezione della Biennale \u00e8 dedicata al legame tra <strong>arte occidentale <\/strong>e <strong>arte orientale<\/strong>. Qual \u00e8, secondo lei, il senso di questo rapporto?<\/em><\/p>\n<p>Rendo pienamente omaggio all\u2019iniziativa. Non si tratta di uno scambio nuovo ma del rinnovamento di <strong>legami molto antichi<\/strong>. \u00c8 da pi\u00f9 di un secolo che la letteratura russa, ad esempio, esercita una grande influenza sull\u2019Occidente. Citer\u00f2 solamente Gogol, Dostoevskij e Tolstoj. Lo Stato mondiale non arrester\u00e0 questa fecondazione reciproca; anzi, sar\u00e0 quest\u2019ultima a renderlo possibile.<\/p>\n<p><em>Che ne \u00e8 dell\u2019arte nel nostro <strong>secolo \u00abtecnico\u00bb<\/strong>? Il fatto che la tecnica abbia investito il dominio dell\u2019arte costituisce un pericolo?<\/em><\/p>\n<p>All\u2019era dei Titani, che chiamava \u00ab<strong>esseri di ferro<\/strong>\u00bb, H\u00f6lderlin aveva messo in conto una riduzione delle arti \u2013 della poesia, soprattutto. L\u2019armamentario dei Titani \u00e8 di natura eminentemente tecnica. Ma H\u00f6lderlin confidava anche nel <strong>ritorno degli d\u00e8i<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Se l\u2019arte si svincola da Dio, cosa resta? \u00c8 forse questa la ragione per cui, di fronte a un\u2019opera, oggi si insiste sulla sua dimensione materiale?<\/em><\/p>\n<p>Nell\u2019isolamento l\u2019artista \u00e8 perduto \u2013 egli ha bisogno della cultura. Ecco perch\u00e9 sono in aumento i suicidi tra gli uomini di genio. <strong>Ma senza d\u00e8i non c\u2019\u00e8 cultura<\/strong>. Siamo ancora dilaniati dall\u2019opposizione <strong>Apollo-Dioniso<\/strong>: tra i due, il Titano \u00e8 ovviamente Dioniso. Il dilagante dramma delle droghe assume in questo contesto una funzione d\u2019avanguardia(17).<\/p>\n<p><em>C\u2019\u00e8 una differenza essenziale tra l\u2019arte della prima met\u00e0 del XX secolo e quella successiva. Oggi nessuno crede pi\u00f9 all\u2019<strong>avanguardia<\/strong>. I temi pi\u00f9 frequenti sono l\u2019individuo, la distruzione e la Terra. I tempi sono maturi per la nascita del <\/em>ribelle<em>? Quale opera, artista o movimento, della nostra epoca o del passato, si avvicina maggiormente alla sua idea di <\/em>ribelle<em>?<\/em><\/p>\n<p><strong>L\u2019Anarca \u00e8 autarchico<\/strong>(18). N\u00e9 anarchico, n\u00e9 nichilista, \u00e8 indipendente dalla societ\u00e0, della quale tuttavia osserva i costumi e i riti, affinch\u00e9 lo si lasci in pace. Se fa il panettiere, ad esempio, sforner\u00e0 buon pane, dopodich\u00e9 gioir\u00e0 del proprio tempo libero. Se per caso \u00e8 un genio, non seguir\u00e0 alcun orientamento stilistico ma <strong>fonder\u00e0 da s\u00e9 il proprio stile<\/strong>. In questo senso, Goethe era a un tempo ministro e Anarca.<\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 gli artisti, i poeti, sono la nostra ancora di salvataggio? La ragione risiede forse nel carattere magico, epifanico, profetico dell\u2019arte?<\/em><\/p>\n<p>L\u2019arte pu\u00f2 esibire tratti magici, come ad esempio nel <strong>surrealismo<\/strong>, ma non \u00e8 necessario \u2013 vi \u00e8 una sola necessit\u00e0: la<strong> trascendenza<\/strong>. Essa si esprime in qualsiasi opera d\u2019arte che meriti questo nome. Ecco perch\u00e9 non penso a nessun artista in particolare.<\/p>\n<p><em>C\u2019\u00e8 un legame tra i suoi scritti e l\u2019arte tedesca del Novecento? Quale, tra i movimenti artistici di questo secolo, inclusi i contemporanei, la interessa?<\/em><\/p>\n<p>Frequento regolarmente musei e mostre, sono stato amico di <strong>Kubin<\/strong>, Nay, Schlichter e altri. A Parigi, andavo a trovare <strong>Braque<\/strong> e <strong>Picasso<\/strong>, e ho tenuto una corrispondenza con <strong>Magritte<\/strong>. Non \u00e8 mai venuto a trovarmi, ma ha dipinto il tiglio di fronte a casa mia.<\/p>\n<p><em>Che importanza riveste l\u2019imponente esposizione della Biennale dedicata a Francis Bacon? Con la sua pittura, Bacon attinge a quel <\/em><strong>fondo originario<\/strong><em> di cui parla il suo <\/em><strong>Trattato del ribelle<\/strong><em>. Se non lui, chi altri potrebbe esserlo?<\/em><\/p>\n<p>Malauguratamente mi sono interessato poco a <strong>Francis Bacon<\/strong>. Colmer\u00f2 certamente questa lacuna. Non ho ancora visto la retrospettiva di cui mi parla, ma dalle opere di Bacon che conosco fuoriescono tratti d\u2019<strong>anarchia<\/strong>. La predilezione del colore blu e la prossimit\u00e0 della morte in molti suoi soggetti si muovono proprio in direzione della trascendenza. Il suo <strong>Studio dal ritratto di Innocenzo X <\/strong>contiene tratti tanto retrospettivi quanto profetici: e, in mezzo, il presente terrificante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 18 giugno 1994<\/em><\/p>\n<p>L\u2019opera <strong><em>Il lavoratore. Dominio e forma<\/em> <\/strong>apparve nell\u2019autunno del 1932, poco prima dell\u2019avvento del Terzo Reich, ragion per cui \u00e8 stata spesso accusata di aver \u00abaperto la strada al nazionalsocialismo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 curioso che si attribuisca una tale forza esplosiva a un libro il cui valore, a distanza di oltre sessant\u2019anni, non \u00e8 stato ancora riconosciuto; un libro passato inosservato o accolto con ostilit\u00e0 da partiti e gruppi. Il che risulta comprensibile se si considerano tesi come queste: \u00ab<strong>Nazionalismo e socialismo sono principi del XIX secolo<\/strong>. Le istituzioni della <strong>democrazia nazionale<\/strong> conducono all\u2019anarchia mondiale proprio quando acquisiscono universalit\u00e0. Allo stesso modo, il socialismo \u00e8 incapace di realizzare istituzioni valide. Questi principi sono alla base del loro stesso <strong>fallimento<\/strong>, poich\u00e9 qualsiasi altra potenza \u00e8 in grado di utilizzare le loro regole del gioco\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ju\u0308nger-Schmitt.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-277\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ju\u0308nger-Schmitt-300x201.jpg\" alt=\"Ju\u0308nger-Schmitt\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ju\u0308nger-Schmitt-300x201.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/Ju\u0308nger-Schmitt.jpg 575w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ora, indipendentemente dal fatto che <em>Il lavoratore<\/em> \u00e8 stato pi\u00f9 criticato che letto, tesi di questo genere non rientrano nel quadro del nazionalsocialismo, n\u00e9 della democrazia di Weimar. Cos\u00ec come andarono incontro all\u2019incomprensione di menti i cui giudizi godevano della mia stima. Tanto <strong>Carl Schmitt<\/strong> quanto <strong>Oswald Spengler<\/strong> stigmatizzarono la figura dell\u2019Operaio, nella quale videro un \u00abelogio del proletario\u00bb. Era un fraintendimento dovuto all\u2019utilizzo di criteri propri al pensiero marxista. <strong>Marx ha usurpato il concetto di <em>lavoro<\/em><\/strong> a beneficio di una sola classe. In quanto Forma, invece, <strong>il Lavoratore<\/strong> non rappresenta una classe economica o una razza biologica, ma costituisce un tipo incarnato dalla selezione planetaria. <strong>Il suo regno \u00e8 la Terra, e la tecnica \u00e8 la sua lingua universale. <\/strong>Questa Figura penetra e distrugge le antiche categorie sociali, cio\u00e8 sacerdoti, guerrieri e contadini. Fui sorpreso da una lettera di Spengler, in cui vide un\u2019opposizione tra il contadino e il Lavoratore(19). Al pensatore che vedeva rinascere il <strong>cesarismo<\/strong> era sfuggita la somiglianza delle imprese collettive con gli antichi latifondi. Nell\u2019et\u00e0 borghese il termine <em>lavoratore<\/em> ha assunto un valore stigmatizzante, che nemmeno un geniale storico come lui \u00e8 riuscito a evitare.\u00a0<strong>Martin Heidegger<\/strong> \u00e8 stato l\u2019unico ad aver mostrato sin da subito interesse per l\u2019opera. Ne ha anche tenuto un seminario: non ne so nient\u2019altro, per\u00f2. Non dimenticher\u00f2 mai una conversazione con <strong>Leopold Ziegler<\/strong> a \u00dcberlingen; l\u2019assenso del filosofo (\u00abil cambiamento della figura degli d\u00e8i\u00bb) raggiunse il cuore del problema.<\/p>\n<p>La ricezione del libro presso piccole cerchie di lettori, vecchi o giovani, fu spontanea. All\u2019inizio si limit\u00f2 a dibattiti o lettere \u2013 per esempio, dei miei fratelli Hans e Friedrich Georg, Hugo Fischer, Gerhard Nebel, Friedrich Hielscher, Paul Weinreich e Benno Ziegler della Hanseatische Verlagsansalt. <em>Il Lavoratore<\/em> trov\u00f2 un avvocato difensore assai eloquente nella persona di <strong>Ernst Niekisch<\/strong>, sulle colonne della rivista \u00ab<strong>Widerstand<\/strong>\u00bb(20). Nell\u2019insieme, gli echi rimasero confusi, nonostante ne fosse stata approntata poco tempo dopo una seconda edizione.<\/p>\n<p>Tra i libri dedicati alla questione si pu\u00f2 citare <em>Il Lavoratore <\/em>di Marcel Decombis (Parigi, 1943)(21) e un\u2019opera fondamentale di Erich Brock, a cui l\u2019opera, come ha riconosciuto egli stesso, ha aperto gli occhi. Pubblicato a Basilea poco dopo Stalingrado, venne presentato dall\u2019editore come \u00ab<strong>il definitivo smascheramento di un fascista<\/strong>\u00bb(22). A fluttuare sono anche le opinioni.<\/p>\n<p>Ma <strong><em>habent sua fata libelli<\/em><\/strong> \u2013 anche questo ho imparato dai miei amici. Heinrich von St\u00fclpnagel, che considerava il libro come <strong>nazional-bolscevico<\/strong>, prima di partire in missione sul fronte dell\u2019Est mi disse che avrei dovuto arrendermi, per diverse ragioni: avrei appreso come stavano le cose.<\/p>\n<p>Nemmeno oggi, come dicevo, il giudizio si fa pi\u00f9 preciso. Lo stesso vale per me. Pi\u00f9 che un piano vero e proprio, all\u2019epoca avevo seguito un\u2019intuizione. Come <strong>conciliare<\/strong> la minaccia di una <strong>catastrofe<\/strong> apocalittica e un <strong>progresso<\/strong> che, nel dominio della tecnica e delle scienze naturali, oltrepassava ogni <strong>utopia<\/strong>? \u00abC\u2019\u00e8 del metodo in questa follia\u00bb \u2013 dev\u2019esserci dietro una forza ordinatrice. \u00c8 qui che si offre al pensiero la variante neoplatonica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 18 giugno 1994<\/em><\/p>\n<p>A proposito di <em>Al muro del tempo<\/em>. Conseguenze: Pesci \u2013 Acquario \/\/ Figlio \u2013 Spirito Santo \/\/ Et\u00e0 del Ferro \u2013 Et\u00e0 delle Radiazioni \/\/ Nuovo Testamento \u2013 Terzo Testamento (inizio attraverso un\u2019Apocalisse) \/\/ Mercurio \u2013 Urano \/\/ Stati-nazione \u2013 Stato universale \/\/ D\u00e9mos \u2013 Caos \/\/ Caos \u2013 Ordine \/\/ Titani \u2013 D\u00e8i \/\/ Prometeo \u2013 Zeus \/\/ Ciclopi \u2013 Ulisse \/\/ Eterno \u2013 Atemporale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Riferimento all\u2019omonima opera j\u00fcngeriana, <em>An der Zeitmauer<\/em>, del 1959 (ultima ed. it.: <em>Al muro del tempo<\/em>, Adelphi, Milano 2000).<\/li>\n<li>Tr. it.: <strong>Pierre Drieu La Rochelle<\/strong>, <em>Diario (1939-1945)<\/em>, il Mulino, Bologna 1995.<\/li>\n<li><strong>Julien Hervier<\/strong> discusse la sua tesi nel 1973, che fu pubblicata da Klincksieck nel 1978, con il titolo <em>Drieu la Rochelle, Ernst J\u00fcnger, deux individus contre l\u2019Histoire<\/em>.<\/li>\n<li>Ed. it.: Ernst J\u00fcnger, <em>Irradiazioni<\/em>, a cura di Henry Furst, Guanda, Parma 1993.<\/li>\n<li>Sul rapporto tra i due cfr. <strong>Maurizio Serra<\/strong>, <em>Fratelli separati. Drieu Aragon Malraux<\/em>, Settecolori, Lamezia Terme 2007.<\/li>\n<li>Nella mitologia norrena, gli <strong><em>Einherjar<\/em><\/strong> sono i soldati morti valorosamente sul campo di battaglia, che le <strong>Valchirie<\/strong> di Odino portano nel Walhalla, dove rimarranno fino al <em>Ragnarok<\/em>, prima di combattere l\u2019ultima battaglia.<\/li>\n<li>Ed. it.: Ernst J\u00fcnger, Martin Heidegger, <em>Oltre la linea<\/em>, tr. di Franco Volpi, Adelphi, Milano 1989.<\/li>\n<li><strong><em>Der Arbeiter<\/em><\/strong> usc\u00ec nel 1932 (ed. it.: <em>L\u2019operaio<\/em>, tr. di Quirino Principe, Guanda, Parma 2004). I seminari di <strong>Martin Heidegger<\/strong> dedicati al capolavoro j\u00fcngeriano sono ora raccolti nel suo <em>Ernst J\u00fcnger<\/em>, a cura di Marcello Barison, Bompiani, Milano 2013.<\/li>\n<li><strong>Liselotte B\u00e4uerle<\/strong> (1917-2010), compagna dello scrittore sino alla fine dei suoi giorni, era archivista.<\/li>\n<li><strong><em>Il trattato del ribelle<\/em><\/strong> usc\u00ec nel 1951 (tr. it.: Adelphi, Milano 1990), mentre il secondo libro, contenente un saggio di J\u00fcnger e uno di <strong>Carl Schmitt<\/strong>, fu pubblicato due anni dopo (ed. it.: <em>Il nodo di Gordio. Dialogo su Oriente e Occidente nella storia del mondo<\/em>, il Mulino, Bologna 2004).<\/li>\n<li>Le opere nietzschiane curate da <strong>Giorgio Colli<\/strong> e <strong>Mazzino Montinari<\/strong>, il cui valore ha avuto nel corso degli anni un riconoscimento internazionale, sono pubblicate in italiano per i tipi di Adelphi.<\/li>\n<li>Ed. it.: Ernst J\u00fcnger, <em>La forbice<\/em>, tr. di Alessandra Iadicicco, Guanda, Parma 1996.<\/li>\n<li>Su questi aspetti cfr. Karoly Ker\u00e9nyi, <em>Dioniso<\/em>, Adelphi, Milano 1991; Walter F. Otto, <em>Dioniso<\/em>, il Melangolo, Genova 1997.<\/li>\n<li>Ultima ed. it.: Passigli, Antella 2005.<\/li>\n<li>Si tratta di un saggio contenuto in <em>Das Abenteuerliche Herz<\/em>, del 1929 (ed. it<strong>.:<em> Il cuore avventuroso<\/em><\/strong>, tr. di Quirino Principe, Guanda, Parma 20001).<\/li>\n<li>J\u00fcnger aveva gi\u00e0 trattato l\u2019argomento ne <strong><em>Lo Stato mondiale<\/em><\/strong>, del 1960 (ultima ed. it.: Guanda, Parma 1998). Nel <em>Weltstaat<\/em> lo scrittore vede la missione ultima dell\u2019Operaio, il cui raggio d\u2019azione \u00e8 planetario.<\/li>\n<li>All\u2019uso \u201cmetafisico\u201d e \u201csacro\u201d degli stupefacenti J\u00fcnger aveva dedicato <strong><em>Avvicinamenti. Droghe ed ebbrezza<\/em><\/strong>, del 1970 (ed. it.: Guanda, Parma 2006), e ne aveva dialogato nel corso degli anni con <strong>Albert Hoffman<\/strong>, inventore dello LSD, immortalato nello Schwarzenberg di <em>Visita a Godenholm<\/em> (ed. it.: Adelphi, Milano 2008).<\/li>\n<li>Il riferimento \u00e8 ovviamente al romanzo <strong><em>Eumeswil<\/em><\/strong>, del 1977 (ed. it.: Guanda, Parma 2001), in cui si tematizza la figura dell\u2019<strong>Anarca<\/strong>, nella quale molti hanno visto l\u2019evoluzione del <em>Ribelle<\/em>.<\/li>\n<li>Ad un corrispondente italiano che in quegli stessi anni chiese a J\u00fcnger delucidazioni sul suo rapporto con <strong>Oswald Spengler<\/strong>, cos\u00ec questi rispose: alla lettura de <em>Il tramonto dell\u2019Occidente<\/em>, di cui fu estimatore, \u00absegu\u00ec una lettera all\u2019autore, al quale spedii anche i miei diari di guerra: ne scatur\u00ec un invito a Monaco. All\u2019epoca ero molto occupato: il non aver fatto seguito a quell\u2019invito \u00e8 un fatto che rimpiango ancora oggi. Nell\u2019autunno del 1932 si venne ancora a un breve scambio epistolare, a proposito del mio libro<em> L\u2019operaio<\/em>. Spengler ha inteso il termine nel senso del XIX secolo, dunque della lotta di classe; per questo, come anche a <strong>Carl Schmitt<\/strong>, gi\u00e0 il semplice titolo gli apparve sospetto. Entrambi ritennero che lo scopo del libro stesse in una lode del <strong>proletario<\/strong> in senso marxista; per me si tratta invece di un ritorno neoplatonico alla <strong>sostanza prometeica<\/strong>. Questo mi diventa solo oggi alquanto chiaro\u00bb (cit. in Domenico Conte, <em>J\u00fcnger, Spengler e la storia<\/em>, in Aa. Vv., <em>Ernst J\u00fcnger e il pensiero del nichilismo<\/em>, a cura di Luisa Bonesio, Herrenhaus, Milano 2002, p. 153).<\/li>\n<li>Il saggio di <strong>Ernst Niekisch<\/strong> usc\u00ec sulla rivista \u00ab<strong>Widerstand<\/strong>\u00bb nel 1932 (tr. it.: <em>A proposito de \u00abL\u2019Operaio\u00bb di Ernst J\u00fcnger<\/em>, in \u00abTrasgressioni\u00bb, a. VII, n. 1, pp. 124-128).<\/li>\n<li>Tr. it.: <strong>Marcel Decombis<\/strong>, <em>Ernst J\u00fcnger, l\u2019ideale nuovo e la mobilitazione totale<\/em>, Edizioni del Tridente, La Spezia 1981.<\/li>\n<li><em>Das Weltbild Ernst J\u00fcngers<\/em> (<em>L\u2019immagine del mondo di Ernst J\u00fcnger<\/em>) di <strong>Erich Brock<\/strong> usc\u00ec in Svizzera nel 1945.<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>I frammenti che seguono sono tratti dal quinto volume dei monumentali diari che Ernst J\u00fcnger\u00a0tenne tra il 1965 e il 1996, pubblicati in tedesco da Klett come Siebzig Verweht (Passati i settanta) e purtroppo tuttora inediti in italiano. Sono di un\u2019importanza capitale per comprendere l\u2019evoluzione del pensiero dell\u2019Autore nel secondo dopoguerra, contenendo non solo la rassegna delle sue giornate e dei suoi numerosissimi viaggi, ma anche estratti del suo carteggio e testi di conferenze, interviste, relazioni e via dicendo. Le pagine qui tradotte (che fanno seguito agli estratti del primo volume, gi\u00e0 proposti su questo blog) provengono dal quinto tomo, [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/06\/13\/ernst-junger-dei-e-titani-1991-1994\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1084,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[191088,17018,191191,191155],"tags":[191213,191209,16868,174285,191214,17016,191210],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/274"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1084"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=274"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/274\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":279,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/274\/revisions\/279"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=274"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=274"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=274"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}