{"id":281,"date":"2017-06-23T15:03:00","date_gmt":"2017-06-23T13:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=281"},"modified":"2017-06-23T15:06:40","modified_gmt":"2017-06-23T13:06:40","slug":"j-l-borges-bibliotecario-di-babele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/06\/23\/j-l-borges-bibliotecario-di-babele\/","title":{"rendered":"J. L. Borges, bibliotecario di Babele"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/A12_borges_front.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-286\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/A12_borges_front-212x300.jpg\" alt=\"A12_borges_front\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/A12_borges_front-212x300.jpg 212w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/A12_borges_front-724x1024.jpg 724w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/A12_borges_front.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>Per anni <strong>\u00abAntar\u00e8s \u2013 prospettive antimoderne\u00bb<\/strong> ha rimandato un appuntamento: Jorge Luis Borges. L\u2019idea di dedicare un numero a questo geografo dell\u2019immaginario nasce praticamente insieme alla rivista, essendo uno degli autori che pi\u00f9 ne hanno determinato le linee fondamentali, dal 2010 a oggi. Ebbene, dopo anni di titubanza il momento \u00e8 giunto. Di prossima pubblicazione \u00e8 il fascicolo <strong><em>Jorge Luis Borges. Il Bibliotecario di Babele<\/em><\/strong>. Disponibile online sul sito di Edizioni Bietti a partire da settimana prossima, sar\u00e0 distribuito in forma cartacea dopo l\u2019estate. La speranza \u00e8 di essere stati all\u2019altezza del compito proposto. Compito arduo, se non proprio impossibile, ch\u00e9 Borges \u00e8 un autore oceanico, un crocevia di esperienze e piani dell\u2019essere, un caleido\u00adscopio nel quale il passato si fa futuro e il futuro si rispecchia continuamente nel pas\u00adsato, riscrivendolo e reinventandolo.\u00a0<strong>Questo \u00e8 Borges<\/strong>: un autore dotato di una profonda ironia, che crea mondi e li dissolve, materializzando i sogni dell\u2019umanit\u00e0 in imponenti costrutti estetici. Un autore per cui il sogno \u00e8 tutto. <strong>La vita \u00e8 sogno<\/strong>. La storia? \u00abUn lungo sogno che si svolge attraverso i secoli.\u00bb E, pensate, \u00e8 anche probabile che non ci sia nessuno a sognarlo. Ma chi se ne importa del sognato\u00adre! Ci\u00f2 che conta \u00e8 che, se la storia \u00e8 ininter\u00adrotta attivit\u00e0 onirica, questo non toglie che vi siano sogni ricorrenti. Molto ricorrenti. Ebbene, suggerisce Borges, questi ultimi sono quelli che comunemente chiamia\u00admo <strong>simboli<\/strong>, <strong><em>archetipi<\/em><\/strong>. Dietro all\u2019artista agisce un sostrato profondo, un nugolo di metafore, immagini e allegorie, a esaurire la storia. Lo scrisse nelle sue <em>Altre inquisizioni<\/em>: \u00abForse la storia universale \u00e8 la storia di alcune metafore\u00bb. Queste non vengono \u201cinventate\u201d da qualcuno ma attraversano le ere, in cerca di chi possa dotarle di un\u2019archi\u00adtettura estetica. \u00c8 il lavoro dell\u2019artista: \u00abSi ricevono <strong>doni misteriosi<\/strong> e poi si cerca di dar loro una forma\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 sempre la Parola a compiere il miraco\u00adlo, evento anzitutto simbolico e non solo mentale o sociale, come una pessima filoso\u00adfia del linguaggio ci ha fatto credere. Se gli analisti ingabbiano il linguaggio in fantasie biologiste degne di Mengele, spetta al poe\u00adta \u00abrestituire alla parola la sua primissima e oggi nascosta virt\u00f9\u00bb. Parola del borgesiano Robert Browning: \u00abCome gli <strong>alchimisti<\/strong> \/ che cercarono <strong>la pietra filosofale<\/strong> \/ nel <strong>mer\u00adcurio fuggitivo<\/strong>, \/ far\u00f2 che le comuni paro\u00adle \/ \u2013 carte segnate dal baro, moneta della plebe \u2013 \/ rendano la magia che fu la loro \/ quando Thor era il nume e lo strepito, \/ il tuono e la preghiera. \/ Nel dialetto di oggi \/ dir\u00f2 a mia volta <strong>cose eterne<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>Da qui la difesa borgesiana dell\u2019estetica, assai vicina a quella di autori come Kant, Nietzsche e Spengler: prima di essere in\u00adgabbiato nelle morali e nelle filosofie, pri\u00adma di essere inciso su tavole di pietra o mar\u00adtirizzato in dottissime trattazioni, religioni o teologie politiche, il mondo <em>accade <\/em>come <strong>fenomeno artistico<\/strong>. <em>Art happens<\/em>, ripetendo ogni volta il prodigio della genesi.<\/p>\n<p>Al diavolo, dunque, le scuole letterarie, al diavolo l\u2019<strong><em>arte impegnata<\/em><\/strong>, ancella di morali o politiche: \u00ab\u00c8 un\u2019ingenuit\u00e0\u00bb, lo scrittore \u00abdeve essere leale verso la propria immagi\u00adnazione e non verso le ovvie, effimere cir\u00adcostanze di una supposta \u201crealt\u00e0\u201d\u00bb. Meglio cogliere nella storia ci\u00f2 che non vi si esauri\u00adsce, \u00abil miracolo \/ che nonostante le infini\u00adte sorti, \/ che nonostante siamo \/ le gocce del fiume di Eraclito, \/ <strong>qualcosa in noi perduri<\/strong>, \/ <strong>immobile<\/strong>\u00bb. L\u2019autore di questi versi (giova\u00adnili, ma che lasciano gi\u00e0 intravedere l\u2019orma di un destino) venne ritenuto indegno del <strong>Nobel<\/strong>, per ragioni legate \u2013 ora sappiamo \u2013 alle sue idee e non alla qualit\u00e0 della sua ope\u00adra. Poco importa: un vero onore per lui\u2026<\/p>\n<p>\u00c8 insomma l\u2019Immaginazione Creatrice il vero motore immobile della storia: \u00abGli antichi lo chiamavano la Musa, gli ebrei lo Spirito, e Yeats la Grande Memoria. La no\u00adstra mitologia contemporanea preferisce nomi meno belli, come subcoscienza, ma \u00e8 sempre la stessa cosa\u00bb. A <strong>Freud<\/strong> (che aveva definito, inconsciamente parafrasando Lovecraft, \u00abun ciarlatano ossessionato dal sesso\u00bb) preferiva di gran lunga <strong>Carl Gustav Jung<\/strong>. A patto che, ovviamente, venisse let\u00adto come un creatore di miti. Lo stesso dicasi per la <em>Naturalis historia <\/em>di Plinio o <em>Il ramo d\u2019oro <\/em>di Frazer. Tutte <strong>enciclopedie dell\u2019im\u00admaginario<\/strong>. Un immaginario \u2013 aveva ag\u00adgiunto, per pareggiare i conti \u2013 il quale, molto probabilmente, nemmeno esiste. Come la realt\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/jorge-luis-borges.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-282\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/jorge-luis-borges-300x156.jpg\" alt=\"jorge-luis-borges\" width=\"300\" height=\"156\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/jorge-luis-borges-300x156.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/06\/jorge-luis-borges.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il mondo, per fortuna, \u00e8 ben pi\u00f9 com\u00adplesso, e molte sono le cose che non tengono conto della dialettica di esistenza e inesistenza. \u00c8 il principio di quel piccolo capolavoro che \u00e8 l\u2019<strong><em>Antologia della lettera\u00adtura fantastica<\/em><\/strong>, realizzata con Adolfo Bioy Casares e Silvina Ocampo, manifesto ide\u00adale di tutti gli antimaterialisti, di chi non si ferma alla superficie delle cose, di chi crede nella forza dell\u2019immaginazione. Ed \u00e8 un documento universale, che trascen\u00adde le differenze tra civilt\u00e0 ed epoche. Gi\u00e0, perch\u00e9 <strong><em>tutta la letteratura \u00e8 fantastica<\/em><\/strong>. Lo \u00e8 sempre stata, come Borges raccont\u00f2 ad <strong>Alberto Arbasino<\/strong>, \u00ab\u00e8 cominciata con le cosmogonie, con le mitologie, con i rac\u00adconti di d\u00e8i e di mostri\u00bb. Tutte le filosofie e teologie sono sue ramificazioni. Ne con\u00addividono simboli e archetipi, modulandoli in base allo Spirito del Tempo.<\/p>\n<p>Il <strong>realismo<\/strong>? Un errore transitorio, desti\u00adnato a scomparire. La grande letteratura, dice Borges, non \u00e8 mai stata realista. <strong>Ha sempre parteggiato per i Don Chisciotte di ogni latitudine e longitudine<\/strong>. Non ha mai celebrato, <em>sic et simpliciter<\/em>, la realt\u00e0. E scrivere di letteratura fantastica significa \u00abcontinuare quello che facevano gli arabi, che hanno inventato le <em>Mille e una Notte<\/em>, quello che faceva Shakespeare, e d\u2019altra parte anche Dante\u00bb. Pi\u00f9 chiaro di cos\u00ec\u2026 Selezionando i testi, come disse una volta a Mar\u00eda Esther V\u00e1zquez, scopr\u00ec che, \u00abanche se molto diversi fra di loro e provenienti da diverse epoche e paesi, sempre ruotavano intorno ai medesimi temi\u00bb. Gli archetipi.<\/p>\n<p>Tutto si tiene, insomma, il <strong>reale<\/strong> e il <strong>fan\u00adtastico<\/strong>. Senza soluzione di continuit\u00e0. <strong>Fernando Savater<\/strong> ricorda come Borges, sul letto di morte, tenesse una selezione delle lettere di <strong>Voltaire<\/strong> e i <em>Frammenti <\/em>di <strong>Nova\u00adlis<\/strong>, che l\u2019infermiera gli leggeva di continuo. L\u2019<strong>illuminista<\/strong> e il <strong>mago<\/strong>, il reale e l\u2019onirico, Platone e Aristotele\u2026 Tra <em>mythos <\/em>e <em>logos <\/em>Borges scelse di non scegliere, avventuran\u00addosi in una realt\u00e0 dalle continue contami\u00adnazioni magiche. Non si conosce il mondo se non lo si affronta nei suoi frangenti ma\u00adgici. <em>La vita \u00e8 sogno<\/em>. E l\u2019Aleph pu\u00f2 trovarsi ovunque, anche nei sottoscala.<\/p>\n<p>E cos\u00ec procedette, labirinti e biblioteche, <strong>Oriente<\/strong> <strong>e<\/strong> <strong>Occidente<\/strong>, miglior antidoto a quello scontro di civilt\u00e0 che \u00e8 l\u2019esito ultimo e unico del capitalismo globale, sbozzando l\u2019immaginario collettivo intorno a un cen\u00adtro e lasciando come <em>caput mortuum <\/em>un se\u00adgno su un foglio di carta, a delineare un\u2019im\u00admagine cangiante ma eterna, che troviamo nell\u2019epilogo de <strong><em>L\u2019artefice<\/em><\/strong>: \u00abUn uomo si propone di disegnare il mondo. Nel corso degli anni popola uno spazio con imma\u00adgini di province, di regni, di montagne, di baie, di vascelli, di isole, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l\u2019immagine del suo volto\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Per anni \u00abAntar\u00e8s \u2013 prospettive antimoderne\u00bb ha rimandato un appuntamento: Jorge Luis Borges. L\u2019idea di dedicare un numero a questo geografo dell\u2019immaginario nasce praticamente insieme alla rivista, essendo uno degli autori che pi\u00f9 ne hanno determinato le linee fondamentali, dal 2010 a oggi. Ebbene, dopo anni di titubanza il momento \u00e8 giunto. Di prossima pubblicazione \u00e8 il fascicolo Jorge Luis Borges. Il Bibliotecario di Babele. Disponibile online sul sito di Edizioni Bietti a partire da settimana prossima, sar\u00e0 distribuito in forma cartacea dopo l\u2019estate. La speranza \u00e8 di essere stati all\u2019altezza del compito proposto. 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