{"id":305,"date":"2017-08-22T09:00:01","date_gmt":"2017-08-22T07:00:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=305"},"modified":"2017-08-21T19:14:39","modified_gmt":"2017-08-21T17:14:39","slug":"contro-moralismo-e-immoralismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/08\/22\/contro-moralismo-e-immoralismo\/","title":{"rendered":"Contro moralismo e immoralismo"},"content":{"rendered":"<p><strong><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/08\/AdB1.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-306\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/08\/AdB1-188x300.png\" alt=\"AdB1\" width=\"188\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/08\/AdB1-188x300.png 188w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/08\/AdB1.png 466w\" sizes=\"(max-width: 188px) 100vw, 188px\" \/><\/a>Facile fare la morale, difficile crearne una<\/em><\/strong> diceva il vecchio Schopenhauer. In effetti, non si \u00e8 mai parlato cos\u00ec tanto di etica come da quando \u00e8 scomparsa dai nostri orizzonti quotidiani. Da un lato abbiamo un diffuso immoralismo rampante, fenomeno endemico proprio di un sistema che ha fondato tutto sul profitto, sacrificando al rendimento e alla prestazione individuale ogni altro valore. Dall\u2019altro, invece, anneghiamo in un buonismo e un perbenismo senza pari. I monumenti della nostra epoca sono il <em>self-made-man<\/em> e il moralizzatore, <strong>la predica e l\u2019anatema spregiudicato<\/strong>, il capitalismo pi\u00f9 bieco e il \u201cpoliticamente corretto\u201d. Tutto costruito \u201cintorno a noi\u201d, al nostro piccolo io, in progetti a breve termine, poco impegnativi, in obbedienza al <em>presentismo<\/em> assoluto che caratterizza il nostro disgraziato tempo. Predichiamo la solidariet\u00e0 ma non siamo pi\u00f9 solidali a niente \u2013 anche perch\u00e9 spesso non ce lo possiamo permettere \u2013, declamiamo la fratellanza in una civilt\u00e0 che ha ucciso il padre. Si discriminano i discriminatori, si \u00e8 violenti sui violenti, <strong>\u00absi ammette che la morale sia ovunque a con\u00addizione che non si opponga mai al desiderio individuale di permissivit\u00e0. Si vuole un mondo pi\u00f9 \u201cgiusto\u201d, a condizione per\u00f2 che nessuno debba contribuirvi personalmente\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Autore di queste ultime parole \u00e8 <strong>Alain de Benoist<\/strong>, che all\u2019inizio degli anni Novanta aveva dato lacerante testimonianza del paradosso di cui sopra in un saggio pubblicato sulla rivista \u00abKrisis\u00bb intitolato <strong><em>Minima moralia<\/em><\/strong>, ora uscito in edizione italiana per <strong>Bietti<\/strong>, con il sottotitolo <strong><em>Per un\u2019etica delle virt\u00f9<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Attualissimo a distanza di due decenni, \u00e8 un libro \u201cpolitico\u201d come pochi altri, nel senso vero e proprio del termine, che denuncia un sistema tutto intento a ripetere belle parole su \u201cetica e virt\u00f9\u201d, \u201cvalori comuni\u201d e \u201cprincipi condivisi\u201d. Ma non \u00e8 che apparenza: questi appelli, annota de Benoist, fanno da sfondo a <strong>\u00abun\u2019azione politica ormai ridotta alla pi\u00f9 piatta gestione degli affari quotidia\u00adni\u00bb<\/strong>. Un gioco che \u00e8 stato prontamente smascherato dall\u2019elettorato, ovviamente, specie a seguito di quella sfiducia che l\u2019attuale classe dirigente ha fatto di tutto per meritarsi.<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9 la moralizzazione della politica (che dovrebbe disporre di un <em>ethos<\/em> proprio, cio\u00e8 la ricerca del bene comune) non \u00e8 esente da rischi. Quando un partito politico \u2013 o uno Stato nella sua totalit\u00e0, come il Secolo Breve ci ha insegnato \u2013 si presenta come incarnazione della Virt\u00f9, tutto il resto viene squalificato come Male. Diviene impresentabile, intollerabile. Va corretto, emendato, senza esclusione di mezzi. <strong>L\u2019Impero del Bene non conosce il dibattito o l\u2019agor\u00e0, ma lo stato di polizia.<\/strong> Si precipita in quella <em>tirannia dei valori<\/em> di cui ha parlato Carl Schmitt in un suo denso e graffiante scritto. Chiosa de Benoist:<\/p>\n<p><strong>\u00abL\u2019irruzione della morale nella politica ha per effetto di legittimare la demonizzazione dell\u2019avversario, che diviene cos\u00ec un\u2019incarnazione del male, vale a dire il <\/strong><strong><em>nemico assoluto<\/em><\/strong><strong>\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Contro cui \u00e8 possibile utilizzare ogni mezzo, appunto. \u00abLa politicizzazione dell\u2019etica\u00bb, aveva scritto Didier Lefranc, \u00abconduce a trasformare la violenza in strumento della morale. La virt\u00f9 obbligatoria sfocia nel terrore\u00bb. Occhio ai <strong>moralisti<\/strong>, dunque, c\u2019\u00e8 il rischio che la loro ambizione sia di natura egemonica, e nulla di pi\u00f9, che non vogliano far altro che legittimare la loro posizione, nonch\u00e9 i loro interessi.<\/p>\n<p>Quale l\u2019alternativa, a questo punto? Ripiegare su un puerile immoralismo? Null\u2019affatto, anche perch\u00e9 \u00e8 lo stesso moralismo a rivelarsi un succedaneo della morale. Ne rappresenta la sclerotizzazione, la battuta d\u2019arresto. <strong>Pi\u00f9 \u201cmoralizziamo\u201d sulla morale, insomma, pi\u00f9 dimostriamo di averne bisogno<\/strong>. Pi\u00f9 ci lambicchiamo sulla \u201ccoscienza\u201d, pi\u00f9 dimostriamo di non averne una.<\/p>\n<p>A rivelarlo \u00e8 appunto il proliferare di \u201cmorali\u201d. Ecco perch\u00e9 <em>Minima moralia<\/em> \u00e8 anzitutto una ricognizione sui vari tipi di etica formulati negli ultimi trecento anni. <strong>Dall\u2019ingresso nella modernit\u00e0<\/strong> l\u2019Occidente ha conosciuto morali fondate sull\u2019utile o sulla scienza, sull\u2019evoluzionismo o sul \u201cdarwinismo sociale\u201d, comunicazionali o edonistiche. Ognuna vorrebbe parlarci dell\u2019Uomo con la maiuscola, ognuna ha ambizioni universalistiche; ognuna, semplicemente, finisce per rivelarci informazioni su chi l\u2019ha formulata. Informazioni utilissime.<\/p>\n<p>Valga come esempio il cosiddetto utilitarismo, che secoli fa ha fatto breccia nel senso comune, arroccandovisi. Da <em>sempre<\/em>, ci spiegano i suoi teorici, <em>tutti<\/em> gli uomini agiscono a seconda dei propri interessi. La somma di questi egoismi produrrebbe \u2013 per intervento di una <strong>\u201cmano invisibile\u201d<\/strong> (Adam Smith), <strong>concetto dal retrogusto teologico<\/strong> \u2013 il benessere comune. <strong><em>Vizi privati, pubbliche virt\u00f9<\/em><\/strong>, insomma. Secondo questo tipo di morale, l\u2019interesse individuale si staglierebbe al di sopra di ogni altra sfera \u2013 affettiva come religiosa, politica come in genere intersoggettiva. Ma l\u2019utilitarismo sconta un peccato originale, essendo legato all\u2019ascesa della classe media e al proliferare dei valori borghesi. L\u2019idea di una virt\u00f9 legata esclusivamente al merito si \u00e8 storicamente imposta insieme al mercato, divenendo la <strong>\u00ablegittimazione del modo di vivere dell\u2019<em>ho\u00admo oeconomicus<\/em>, facendo apparire la borghesia quale classe imprescindibile e dichiarando la nobilt\u00e0 come parassitaria e improduttiva\u00bb<\/strong>. L\u2019utilitarismo rovescia il precetto aristotelico secondo cui \u00e8 la virt\u00f9 a permettere di acquisire beni esteriori: sono questi ultimi<\/p>\n<p><strong>\u00aba rivelare il merito, idea che trover\u00e0 ampio sviluppo nel calvinismo. L\u2019utilitarismo implica dunque una violenta rottura con la tradizione etica precedente, rifiutata in nome dell\u2019ideale della <\/strong><strong><em>performance <\/em><\/strong><strong>individuale. Per la medesima ragione, \u00e8 associato all\u2019universalismo: l\u2019utile \u00e8 un criterio che vale per ogni uomo, essendo naturale aspettarsi che si renda utile alla societ\u00e0\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Gli effetti della primazia dell\u2019utile \u2013 e dunque di produzione e consumo \u2013 sono sotto gli occhi di tutti, e in fin dei conti costituiscono uno dei maggiori ostacoli alla formulazione di una morale condivisa. Impossibile, scrive de Benoist, <strong>\u00abavere una morale in una civil\u00adt\u00e0 il cui solo modo d\u2019essere \u00e8 quello dell\u2019avere, che s\u2019interessa solo alle quantit\u00e0 definite dalla produzione e dalla \u201ccrescita\u201d, che fa del dena\u00adro il valore supremo, che esalta <em>vincitori <\/em>e <em>combattenti <\/em>il cui successo si fonda essenzialmente sull\u2019aggressivit\u00e0, il cinismo e l\u2019ambizione\u00bb<\/strong>. Una mentalit\u00e0 cos\u00ec <strong>\u00abnon pu\u00f2 che ammutolire di fronte a chi ritiene sia pi\u00f9 corretto agire senza scrupoli che fare del bene\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che dagli elementi presi in prestito dalla scienza o dalla sociologia, dalla politica o dalla psicologia, queste morali sono accomunate da uno slancio correttivo \u2013 <em>gnostico<\/em>, potremmo dire \u2013 secondo cui il mondo deve essere redento, rettificato (<strong>il \u201cno\u201d alla vita denunciato da Nietzsche<\/strong>) e indirizzato verso un determinato fine, posto di volta in volta da chi formula la morale. Ma \u00e8 una finalit\u00e0 che ben presto si rivela fallace. Un dilemma tutto moderno, che rinvia alla necessit\u00e0 di un assoluto, venuto semplicemente meno. Ma come fondare qualcosa se abbiamo rinnegato la necessit\u00e0 di un fondamento al di fuori dell\u2019individuo? Come costringere l\u2019uomo a uscire da s\u00e9 stesso se dichiariamo che \u00e8 lui la misura di ogni cosa? Questo il dilemma denunciato in <em>Minima moralia<\/em>:<\/p>\n<p><strong>\u00abVogliamo trovare il modo di obbli\u00adgare l\u2019uomo, senz\u2019altro riferimento che se stesso, a creare doveri usando con parsimonia la verit\u00e0; gli chie\u00addiamo di comportarsi come se ci fosse un assoluto mentre affermiamo con forza che non c\u2019\u00e8. Tutti i tentativi moderni di \u201cfondare\u201d la morale s\u2019inscrivono nella ricerca disperata di rimpiazzare Dio con una nozione secolare \u201cfunzional\u00admente\u201d analoga\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 l\u2019impresa \u00e8 votata al fallimento, e al sorgere di ogni morale ne nascono due o tre contrarie. Nella societ\u00e0 moderna, che afferma come l\u2019uomo sia al centro di tutto,<\/p>\n<p><strong>\u00abil soggetto, perduta la libert\u00e0 interiore, \u00e8 divenuto totalmen\u00adte straniero a se stesso. \u00c8 libero di dare il senso che vuole alla propria vita ma \u00e8 privo dei punti di riferimento che gli consentano di dare spessore a questo senso. Responsabile di ogni cosa, salvo che di s\u00e9, in un mondo fattosi ormai si\u00adlenzioso non gli resta che sognare la \u201cfelicit\u00e0\u201d in un\u2019esistenza priva di estensione\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Essendo venute meno le ascisse e ordinate che ci consentono di fondare una morale, ci ostiniamo a parlarne ossessivamente, non facendo che rimarcare il vuoto valoriale in cui viviamo: <strong>\u00abI codici morali fanno la loro comparsa soprattutto presso popoli ormai non morali e gli imperativi <em>categorici <\/em>sorgono nelle epoche meno morali\u00bb<\/strong>. In luogo di chiederci su quali obblighi e vincoli fondare un\u2019altra morale, l\u2019ennesima, \u00e8 forse meglio concentrarsi sul bisogno in s\u00e9 stesso. Non rivela, in effetti, una mancanza?<\/p>\n<p>Proviamo, suggerisce de Benoist, a tornare ai Greci, non per restaurare i bei tempi che furono, ovviamente, ma per utilizzarli come pietra di paragone. Un confronto potrebbe rivelare parecchie sorprese. Se affrontassimo l\u2019etica greca, ad esempio, potremmo scoprire che <strong>\u00abbene e male sono indissociabili dalle nozioni di superiore e inferiore. L\u2019etica consiste in uno sforzo verso l\u2019eccellenza, un oltrepassamento di s\u00e9\u00bb<\/strong>. Un oltrepassamento difficilmente accettabile da parte di una civilt\u00e0 che ha fatto dell\u2019individuo la chiave di volta del cosmo intero, ma che nondimeno merita di essere ripensato. Secondo l\u2019etica greca, <strong>\u00ab\u00e8 un\u2019assurdit\u00e0 pura amare ci\u00f2 che \u00e8 basso, inferiore, privo di nobilt\u00e0\u00bb<\/strong>. E la nobilt\u00e0 consiste proprio in questo uscire da s\u00e9, sbilanciandosi verso l\u2019altro, gli altri, il corpo sociale e gli d\u00e8i.<\/p>\n<p>Un\u2019idea, ancora una volta, intollerabile al mondo moderno, che della <em>superiorit\u00e0<\/em> ha fatto una specie di parolaccia. <strong>Per offendere qualcuno, oggi gli si d\u00e0 del \u201cSignore\u201d<\/strong>, ha scritto <strong>Stenio Solinas<\/strong> qualche anno fa. Il Signore desidera altro\u2026? Il Signore \u00e8 soddisfatto\u2026? E d\u2019altronde, la cosa non deve stupirci: i concetti di superiorit\u00e0 e inferiorit\u00e0, scrive de Benoist, non possono avere senso <strong>\u00abin una societ\u00e0 che pone tutti gli esseri alla stessa distanza gli uni dagli altri\u00bb<\/strong>, nella quale l\u2019educazione e la formazione del carattere sono compitini da sbrigare, affari tecnici e burocratici\u2026 Secondo l\u2019etica delle virt\u00f9 (<em>areteica<\/em>, in senso greco) proposta in <em>Minima moralia<\/em>, invece,<\/p>\n<p><strong>\u00ab<em>apprendere la morale <\/em>prende le mosse da cose molto semplici: mantenersi eretti, guardare davanti a s\u00e9, mostrare coraggio nelle avversit\u00e0, praticare la generosit\u00e0, non considerare prioritario il proprio interesse, possedere la cognizione dello stile\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Sono comportamenti molecolari, squalificati dal <em>minimalismo etico<\/em> promosso dal liberalismo imperante. Ma sono anche semplici modalit\u00e0 per ricollocarsi entro un <em>ethos<\/em> condiviso, che parta da noi e a noi ritorni:<\/p>\n<p><strong>\u00abAgire disinteressatamente non significa solo agire a beneficio di terzi, ma anche contraddirsi, imponendosi di non perseguire in alcuna circostanza il proprio interes\u00adse. Solitario sulla propria isola, Robinson pu\u00f2 obbedire a un\u2019etica: avr\u00e0 obblighi \u201cmorali\u201d solo dopo l\u2019incontro con Venerd\u00ec. L\u2019etica, in altri termini, non implica necessaria\u00admente l\u2019esistenza altrui, contrariamente a ci\u00f2 che afferma\u00adno i teorici dell\u2019utilitarismo, secondo cui si hanno doveri verso gli altri e mai nei confronti di se stessi\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Torniamo a essere <strong>leali e fedeli a noi stessi<\/strong>, in un mondo che coltiva l\u2019incoerenza a tutti costi, torniamo a praticare la virt\u00f9 in un tempo preda di un moralismo bigotto e fuori tempo massimo e un immoralismo straccione e falsamente anticonformista. \u00c8 forse questo il primo passo per costituire un nuovo <em>ethos<\/em> comune, nel mondo in cui Dio \u00e8 morto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Facile fare la morale, difficile crearne una diceva il vecchio Schopenhauer. In effetti, non si \u00e8 mai parlato cos\u00ec tanto di etica come da quando \u00e8 scomparsa dai nostri orizzonti quotidiani. Da un lato abbiamo un diffuso immoralismo rampante, fenomeno endemico proprio di un sistema che ha fondato tutto sul profitto, sacrificando al rendimento e alla prestazione individuale ogni altro valore. Dall\u2019altro, invece, anneghiamo in un buonismo e un perbenismo senza pari. I monumenti della nostra epoca sono il self-made-man e il moralizzatore, la predica e l\u2019anatema spregiudicato, il capitalismo pi\u00f9 bieco e il \u201cpoliticamente corretto\u201d. 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