{"id":309,"date":"2017-08-27T11:40:48","date_gmt":"2017-08-27T09:40:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=309"},"modified":"2017-08-27T11:40:48","modified_gmt":"2017-08-27T09:40:48","slug":"addio-a-nanni-svampa-poeta-di-una-milano-sommersa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/08\/27\/addio-a-nanni-svampa-poeta-di-una-milano-sommersa\/","title":{"rendered":"Addio a Nanni Svampa, poeta di una Milano sommersa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/08\/nanni-svampa1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-312\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/08\/nanni-svampa1-300x200.jpg\" alt=\"nanni svampa\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/08\/nanni-svampa1-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/08\/nanni-svampa1.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>A settantanove anni, ieri sera, si \u00e8 spento a Varese <strong>Giovanni Svampa<\/strong>. Per gli amici, per gli ascoltatori, per tutti, semplicemente <strong>Nanni<\/strong>. Classe 1938, praticamente fino all\u2019ultimo dei suoi giorni aveva tenuto concerti e spettacoli in teatri e cabaret, scegliendo di cantare la sua Milano \u2013 una Milano, a ben vedere, parecchio diversa da quella che la mia generazione conosce e ha conosciuto. Una voce che, assieme a quella di un <strong>Gaber<\/strong>, uno <strong>Jannacci<\/strong> o un <strong>Walter Valdi<\/strong>, ha raccolto un testimone e ha deciso di riaprire le ferite di una citt\u00e0 con ironia e sagacia. Con lui, ci si perdoni la retorica, se ne va davvero una parte di Milano. Una parte che la metropoli di oggi pare faccia di tutto per eclissare. Il suo apprendistato alla vita e a quella musica di cui si sarebbe fatto interprete, d\u2019altra parte, era avvenuto nell\u2019(allora) popolare quartiere di Porta Venezia, frequentato da impiegati e operai ammassati nelle famosissime <strong>case di ringhiera<\/strong>, oggi riportate alla ribalta dal gusto posticcio del \u201cvintage\u201d. Le case di ringhiera e i canali, i ballatoi e le osterie, le vie buie e gli spazi aperti delle campagne, le mattine pallide e brumose che conosce bene chi nell\u2019alba non vede l\u2019inizio della giornata che verr\u00e0 ma la maledetta fine della notte appena trascorsa. Qui c\u2019\u00e8 tutto Svampa, negli uomini e nelle donne, nei padri e nelle madri, gli stessi raccontati \u2013 tra gli altri, tra i moltissimi altri \u2013 da <strong>Pier Paolo Pasolini<\/strong> e <strong>Luciano Bianciardi<\/strong>, tutti interpreti di un mondo definitivamente spazzato via dagli anni Sessanta e Settanta, prima del \u201cmiracolo economico\u201d, prima che Milano fosse da bere, da vedere, da amare, da sparare\u2026<\/p>\n<p>Allora, come si diceva, era molto diverso. Non c\u2019era la messaggistica istantanea, non c\u2019erano <em>hashtag<\/em> e <em>smartphone<\/em>, e la quotidianit\u00e0 non veniva affidata all\u2019italiano ma al dialetto \u2013 alla sua crudelt\u00e0, e insieme alla sua forza redentrice. Tutto passava da l\u00ec, le vite e le morti, i miracoli e le tragedie. Era una lingua che entrava nella carne delle persone e dei quartieri, nel tessuto sociale non ancora smembrato dalla cultura di massa. Quella lingua, Svampa l\u2019aveva portata sul palco dei teatri, insieme a Roberto Brivio, Gianni Magni e Lino Patruno, col gruppo di cabaret <strong>\u00abI Gufi\u00bb<\/strong>, cocktail \u2013 <em>pardon<\/em>, miscela \u2013 esplosiva di humor nero, satira socio-politica e comicit\u00e0. Era il 1964: tre anni prima, mentre faceva il militare, aveva preso a tradurre Brassens. Ma non in italiano, come <strong>Fabrizio de Andr\u00e9<\/strong>, altro testimone di un mondo scomparso per sempre, bens\u00ec in dialetto. Milanese, ovviamente. Cos\u00ec come <strong><em>Milanese. Antologia della canzone lombarda<\/em><\/strong> rimane un documento indispensabile per comprendere la cultura di una citt\u00e0 che sembra aver fatto di tutto per sotterrare le proprie radici.<\/p>\n<p>Ora, ascoltare Nanni Svampa per un trentenne \u00e8 un po\u2019 come riaprire, ancora una volta, quelle cicatrici, cauterizzate dal <em>basic english<\/em> che ha sostituito il dialetto, dalla <em>movida<\/em> che ha annichilito la comunicazione tra le persone, dalla virtualit\u00e0 che ha distrutto la realt\u00e0 concreta. Quella stessa realt\u00e0, tanto per fare un esempio, che hanno raccontato nei loro romanzi <strong>Andrea Pinketts<\/strong> e <strong>Giorgio Scerbanenco<\/strong>. Generazioni differenti accomunate da un unico spirito, isole che rivelano che un tempo l\u00ec ci fu un continente, un continente in cui ogni individuo era un nodo di relazioni, continue, ininterrotte, sino allo sfinimento.<\/p>\n<p>\u00abIl giudizio universale non passa per le case \/ le case dove noi ci nascondiamo \/ bisogna ritornare nella strada, nella strada per conoscere chi siamo\u00bb: queste parole non sono di Svampa, e in realt\u00e0 nemmeno di <strong>Gaber<\/strong>, che le inser\u00ec nel suo capolavoro <em>La strada<\/em>, ma di Bardamu, protagonista del <strong><em>Viaggio al termine della notte<\/em><\/strong> di <strong>Louis-Ferdinand C\u00e9line<\/strong>. Parole che ci fanno capire l\u2019atmosfera di quella Milano, insieme alla portata del diluvio che ha sommerso un piccolo mondo antico, con i suoi equilibri e le sue omissioni, i taciti assensi e dissensi, gli intrighi, e, sopra ogni cosa, quella bont\u00e0 non buonista n\u00e9 politicamente corretta che ha bisogno di raggiungere il termine della notte, il culmine della tragedia, per esplodere, realizzando il miracolo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>A settantanove anni, ieri sera, si \u00e8 spento a Varese Giovanni Svampa. Per gli amici, per gli ascoltatori, per tutti, semplicemente Nanni. Classe 1938, praticamente fino all\u2019ultimo dei suoi giorni aveva tenuto concerti e spettacoli in teatri e cabaret, scegliendo di cantare la sua Milano \u2013 una Milano, a ben vedere, parecchio diversa da quella che la mia generazione conosce e ha conosciuto. 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