{"id":340,"date":"2017-10-11T09:36:09","date_gmt":"2017-10-11T07:36:09","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=340"},"modified":"2017-10-11T09:36:09","modified_gmt":"2017-10-11T07:36:09","slug":"i-paesaggi-interiori-di-algernon-blackwood","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/10\/11\/i-paesaggi-interiori-di-algernon-blackwood\/","title":{"rendered":"I paesaggi interiori di Algernon Blackwood"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/10\/Blackwood2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-342\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/10\/Blackwood2-185x300.jpg\" alt=\"Blackwood2\" width=\"185\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/10\/Blackwood2-185x300.jpg 185w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/10\/Blackwood2-632x1024.jpg 632w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/10\/Blackwood2.jpg 988w\" sizes=\"(max-width: 185px) 100vw, 185px\" \/><\/a>Cosa vedranno gli storici dell\u2019editoria del terzo o quarto secolo del Duemila, studiando <em>\u00e0 rebours<\/em> i nostri giorni? La bizzarra compresenza di un\u2019editoria generalista e un nugolo di piccole e coraggiose realt\u00e0 che, spesso in assoluta povert\u00e0 di mezzi, realizzano autentici capolavori. Nell\u2019ambito della letteratura dell\u2019immaginario, poi, non parliamone. Uno dei casi pi\u00f9 luminosi \u00e8 costituito dalla <strong>Dagon Press<\/strong>, animata da Pietro Guarriello \u2013 tra i massimi conoscitori del fantastico in Italia \u2013 e nota soprattutto per <strong>\u00abStudi Lovecraftiani\u00bb<\/strong>, periodico tutto dedicato al Maestro di Providence. Per i tipi di Dagon Press \u00e8 appena uscito un piccolo gioiello letterario, <strong><em>La valle perduta<\/em><\/strong> (disponibile su Lulu.com). L\u2019autore \u00e8 Algernon Blackwood, membro dell\u2019<strong><em>Hermetic Order of the Golden Dawn<\/em><\/strong> e cronista dell\u2019Ignoto, esploratore dell\u2019Altrove ricordato soprattutto per <a title=\"Detective dell'Occulto\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/03\/28\/detective-dellocculto\/\" target=\"_blank\"><strong>John Silence, detective dell\u2019occulto<\/strong><\/a>, avido lettore di teosofia e spiritualismo ma anche di <strong>Gurdjieff <\/strong>e <strong>Ouspensky <\/strong>(i quali ispirarono la sua ultima raccolta di storie originali, <em>Shocks<\/em>, del 1935), maestro dell\u2019<em>orrore sovrannaturale<\/em>, tanto che H. P. Lovecraft non manc\u00f2 di rendergli omaggio nel suo <em>Supernatural Horror in Literature<\/em>.<\/p>\n<p>Un\u2019atmosfera che emerge anche in questo racconto, apparso nell\u2019omonima raccolta <em>The Lost Valley<\/em> (1910) e pubblicato per la prima volta in italiano nella traduzione di Annalisa Roffinengo, declinandosi nel fascino spettrale dei luoghi, in un singolare accordo tra geografia esteriore e geografia interiore. Un aspetto che Blackwood, come nota <strong>Pietro Guarriello<\/strong> nella sua introduzione, sperimentava in prima persona prima di mettersi a scrivere, lasciandosi catturare da quelle geografie ben prima di imprimerle su carta. La scelta di inserire in appendice il saggio <em>La psicologia dei luoghi<\/em> si muove proprio in quest\u2019ottica. Perch\u00e9 \u00e8 il <em>genius loci<\/em>, vero protagonista di questo racconto intenso e struggente, a stagliarsi dietro due gemelli, identici in tutto e per tutto, che compiono un\u2019escursione sulle Alpi, imbattendosi in una leggendaria quanto sinistra Valle Perduta, <strong>\u00abdove gli spiriti dei suicidi, o di chi \u00e8 morto di morte violenta, trovano la pace eterna, quella pace che \u00e8 negata loro in tutte le altre religioni\u00bb<\/strong>. Un luogo antichissimo e misterioso che finir\u00e0 per intrecciare ulteriormente i loro destini: un\u2019amara riflessione sul senso della vita e del tempo, ma anche un messaggio di speranza rivolto a chi crede che il senso delle cose non \u00e8 solamente materiale, e che il segreto di un istante pu\u00f2 schiudersi solo nell\u2019Eterno.<\/p>\n<p>\u00c8 un percorso tortuoso e ricco di salti dimensionali a spingere i protagonisti in un viaggio che, partendo da contrade note, si conclude nei recessi della loro anima, un cammino che dal finito si inabissa nell\u2019aldil\u00e0 e nell\u2019eternit\u00e0. I due gemelli, insomma, finiscono per <strong>sollevare il velo di Maya<\/strong>, andando oltre l\u2019apparenza delle cose: non hanno parole per descrivere quest\u2019esperienza, ma \u00e8 ovviamente un trucchetto di Blackwood, la cui penna restituisce appieno il senso del transito, in pagine auree ed affilate. Qualche esempio?<\/p>\n<p><strong>\u00abLa profondit\u00e0 della valle si apriva come un\u2019inquietante ombra sotto i suoi piedi; si snodava morbida e scura, in contrasto con la luce del sole. Dalla massa boschiva si levava solo un unico mormorio, <em>come il brusio delle voci che aveva sentito in sogno<\/em>, pens\u00f2. Il fruscio dei singoli alberi si fondeva in un unico suono. Una pace, antica e profonda, risiedeva in quella valle, e il suo bisbiglio gli addolciva lo spirito\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Oppure:<\/p>\n<p><strong>\u00abLa tristezza dell\u2019autunno era presente tutta intorno a lui, e la solitudine di quella valle nascosta gli parlava della malinconia di ci\u00f2 che muore \u2013 le primavere che finiscono, le estati insoddisfatte, le cose incomplete e che non appagano. Pens\u00f2 che quella valle non avesse mai conosciuto presenza umana\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/10\/Blackwood1.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-343\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/10\/Blackwood1-201x300.png\" alt=\"Blackwood1\" width=\"201\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/10\/Blackwood1-201x300.png 201w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/10\/Blackwood1.png 475w\" sizes=\"(max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/a>Arricchito dalle illustrazioni originali di W. Graham Robertoson e da una bibliografia italiana delle opere di Blackwood, <em>La valle perduta<\/em> giunge al mistero della vita e della morte, del dolore e degli affetti attraverso il <em>genius loci<\/em>. Basta leggere <strong><em>La psicologia dei luoghi<\/em><\/strong> per rendersene conto. Da dove nasce in noi la fascinazione per un certo paesaggio? Quando torniamo dopo anni nei luoghi della nostra giovinezza, ad esempio, non \u00e8 raro intravvedere il nostro Io di un tempo aggirarsi l\u00e0 dove l\u2019avevamo lasciato. Gi\u00e0, perch\u00e9 il ritorno \u00e8 anzitutto un incontro con una parte di noi che credevamo perduta, la quale attendeva solo che tornassimo, sorprendendola immobile, indifferente al passare del tempo. Non casualmente, \u00e8 tra le esperienze pi\u00f9 dolorose che esistano. Ma, si chiede Blackwood, che accade se, imbattendoci in luoghi nuovi, abbiamo la nettissima impressione di esserci gi\u00e0 stati? \u00c8 evidente che siamo di fronte a facolt\u00e0 ben pi\u00f9 profonde e antiche della memoria individuale: <strong>\u00abLe cause nascoste che inducono questa percezione della psicologia dei luoghi si basano su qualcosa di molto pi\u00f9 profondo e sottile del semplice amore per la Natura&#8230; probabilmente su milioni di delicate valutazioni di origine ancestrale e assolutamente primitiva\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Come che sia, questa vaga impressione \u00e8 il primo passo di un viaggio a ritroso attraverso le ere e i recessi della nostra interiorit\u00e0. Una congiunzione la cui chiave di volta \u00e8 l\u2019idea di soglia. Ogni soglia ha un aldiqu\u00e0 e un aldil\u00e0 \u2013 e, spesso, sinistri Guardiani che ci preparano o allontanano, in base alle nostre (e alle <em>loro<\/em>) disposizioni \u2013 e <strong>tutto \u00e8 soglia<\/strong>, l\u2019alternarsi delle stagioni e delle et\u00e0 dell\u2019anima; ogni esperienza autentica conosce a un certo punto un varco, un momento in cui il mondo conosciuto vacilla, spalancandosi sull\u2019abisso.<\/p>\n<p><strong>\u00abUna soglia \u00e8 sempre la frontiera cruciale che invita all\u2019avventura e quindi al possibile disastro. La frontiera, l\u2019ingresso, la porta, naturalmente traccia una linea tra due cose opposte e pu\u00f2 significare passare oltre e subire l\u2019attacco di condizioni sconosciute che si trovano aldil\u00e0\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Una morte e una rinascita continue: questi i frutti della penna di quel <em>realista magico<\/em> che fu Algernon Blackwood, l\u2019invito a non affrontare i giri di boa animici all\u2019insegna dello sconforto ma confidando nell\u2019avvento dell\u2019estate dopo l\u2019inverno, dello <em>zenit<\/em> dopo il <em>nadir<\/em>. Un inno, soprattutto, a non indugiare innanzi alla soglia. Forse cos\u00ec scopriremo che quella Valle Perduta altro non \u00e8 altro che la vertigine del S\u00e9, il miracolo, descritto da un bibliotecario cieco di Buenos Aires in una raccolta di poesie giovanili, <strong>\u00abche nonostante le infini\u00adte sorti, \/ che nonostante siamo \/ le gocce del fiume di Eraclito, \/ qualcosa in noi perduri, \/ immobile\u00bb<\/strong>. Ecco cosa ci attende in fondo alla valle, un <em>quid<\/em> eterno, superiore al dolore e all\u2019avvicendarsi delle stagioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Cosa vedranno gli storici dell\u2019editoria del terzo o quarto secolo del Duemila, studiando \u00e0 rebours i nostri giorni? La bizzarra compresenza di un\u2019editoria generalista e un nugolo di piccole e coraggiose realt\u00e0 che, spesso in assoluta povert\u00e0 di mezzi, realizzano autentici capolavori. Nell\u2019ambito della letteratura dell\u2019immaginario, poi, non parliamone. Uno dei casi pi\u00f9 luminosi \u00e8 costituito dalla Dagon Press, animata da Pietro Guarriello \u2013 tra i massimi conoscitori del fantastico in Italia \u2013 e nota soprattutto per \u00abStudi Lovecraftiani\u00bb, periodico tutto dedicato al Maestro di Providence. 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