{"id":365,"date":"2017-12-29T08:30:42","date_gmt":"2017-12-29T07:30:42","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=365"},"modified":"2017-12-29T10:51:04","modified_gmt":"2017-12-29T09:51:04","slug":"claudio-rise-le-terra-desolata-della-modernita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/12\/29\/claudio-rise-le-terra-desolata-della-modernita\/","title":{"rendered":"Claudio Ris\u00e9: \u00abLa terra desolata della modernit\u00e0\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/12\/Claudio_Rise\u03011.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-366\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/12\/Claudio_Rise\u03011-300x200.jpg\" alt=\"Claudio_Rise\u03011\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/12\/Claudio_Rise\u03011-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2017\/12\/Claudio_Rise\u03011.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00c8 appena uscito per Lindau un singolare libretto, firmato da Francesco Borgonovo e Claudio Ris\u00e9. <\/em><strong>Vita selvatica<\/strong><em> \u00e8 allo stesso tempo un dialogo tra due generazioni e una ricognizione sul nostro <\/em>qui e ora<em>, che si muove agilmente tra <strong>storia e archetipi<\/strong>, presente e passato, <strong>libert\u00e0 e necessit\u00e0<\/strong>, uomo e natura. Un manualetto da tenere sempre in tasca per guardare al nostro tempo in un modo autenticamente <\/em>alternativo<em>. Ne abbiamo parlato direttamente con <strong>Claudio Ris\u00e9<\/strong>, psicoterapeuta e autore di una serie di studi che, percorrendo strade diverse, giungono tutti al cuore del problema: l\u2019<\/em>uomo moderno<em>, nelle sue luci e nelle sue ombre. Il libro appena pubblicato non fa eccezione: il sottotitolo di <\/em>Vita selvatica<em> \u00e8, infatti, <\/em><strong>Manuale di sopravvivenza alla modernit\u00e0<\/strong><em>. Un tempo in profonda crisi che viene interrogato in maniera serrata, utilizzando come chiave di lettura <\/em>The Waste Land<em> di <strong>T. S. Eliot<\/strong>, perfetta metafora della contemporaneit\u00e0, che ci parla di una terra ridotta al silenzio e violentata dall\u2019uomo, sottratta alle Muse e consegnata alla tecnica\u2026 Cosa ci dice questa potente immagine?<\/em><\/p>\n<p><em>La terra desolata<\/em> parla sostanzialmente della desacralizzazione. <strong>La terra \u00e8 desolata perch\u00e9 non \u00e8 pi\u00f9 sacra<\/strong>. \u00c8 una terra in qualche modo contaminata, offesa e disprezzata. Naturalmente \u2013 come tutti i momenti importanti della storia umana \u2013 \u00e8 una situazione ricorrente. Non accade oggi per la prima volta: \u00e8 un archetipo che ritorna. E noi siamo immersi in questo archetipo dominante \u2013 dominante per lo meno da Cartesio in poi, con l\u2019idea filosofica di una <em>res extensa<\/em> contrapposta a una <em>res cogitans<\/em>. La terra e il corpo, secondo Descartes, non hanno un pensiero, sono soltanto oggetti. Ma ci\u00f2 equivale a strappare la terra alla sua <strong>origine<\/strong> e alla sua <strong>destinazione<\/strong> \u2013 che sono entrambe divine \u2013 mutilandola della sua <strong>sacralit\u00e0<\/strong>, istituendone cos\u00ec la desolazione. E poich\u00e9 la desolazione \u00e8 appunto una violazione, un impoverimento, noi ci troviamo in una crescente infelicit\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 un aspetto importante, che d\u00e0 luogo a molti cambiamenti, alla fuoriuscita da un certo stato, con la conseguente liberazione dell\u2019aspetto sinistro dell\u2019archetipo. E gli <strong>archetipi<\/strong> non sono storielle, ma <strong>forze<\/strong>, rappresentate da <strong>immagini psichiche attive nell\u2019inconscio collettivo<\/strong>, che acquistano potere sulle persone e le civilt\u00e0 quando queste entrano nella situazione descritta dagli archetipi, ognuno dei quali \u00e8 rappresentativo di una precisa condizione umana.<\/p>\n<p><em>L\u2019archetipo di cui stiamo parlando sembra indicarci l\u2019oblio di quella forza che, secondo il<\/em> <strong>Faust<\/strong> <em>di Goethe, ci spinge verso l\u2019alto\u2026 Cosa genera tutto ci\u00f2?<\/em><\/p>\n<p>Ne nascono la violazione e la contaminazione dei corpi \u2013 a partire da quello della terra, che viene intossicata, ricoperta e abbandonata, non pi\u00f9 amata n\u00e9 compresa. Ma lo stesso fenomeno \u00e8 trasferito al proprio corpo e a quello degli altri, che non viene pi\u00f9 rispettato ma manipolato, addirittura modificato. Ovviamente, questa violazione dell\u2019origine e della materia originaria \u2013 che in s\u00e9 \u00e8 <strong>materia divina <\/strong>\u2013 crea una tremenda infelicit\u00e0 e genera malattie. In questo si rivela una <em>hybris<\/em>, un\u2019arroganza dell\u2019uomo che pensa di poter fare a meno dell\u2019<strong>elemento sovrapersonale, divino, archetipico<\/strong>.<\/p>\n<p><em>All\u2019interno del libro parli spesso della capacit\u00e0 di trasformare le spinte pulsionali dell\u2019ego in qualcos\u2019altro, che trascende il nostro piccolo io. Parole controcorrente, in una civilt\u00e0 che ha fatto del <strong>\u201ctutto e subito\u201d<\/strong> il proprio motto. Ma siamo sicuri che questo \u201ctutto\u201d sia davvero tale?<\/em><\/p>\n<p>Certo che no; in realt\u00e0 \u00e8 pochissimo, \u00e8 la minima parte di ci\u00f2 che l\u2019essere umano pu\u00f2 raggiungere. Oggi ci viene offerta la diretta soddisfazione di un piacere. Ma questo piacere \u00e8 ridotto a pulsione \u2013 positiva o negativa, costruttiva o distruttiva \u2013 che non esprime affatto tutte le potenzialit\u00e0 dell\u2019uomo. Nemmeno quelle legate al piacere stesso. \u00c8 un impoverimento che deriva, anche in questo caso, dal disprezzo della terra, dalla sua desolazione. <strong>La terra, infatti, \u00e8 anche il corpo, il corpo vivente<\/strong>. Nel momento in cui disprezziamo la terra riduciamo il corpo a consumo, lo spogliamo del <em>cogito<\/em>, lo riduciamo a <em>res extensa<\/em>.<\/p>\n<p>Ma le cose non stanno cos\u00ec: lo stesso piacere ha altre declinazioni oltre a quelle corporee \u2013 che, tra l\u2019altro, sono anch\u2019esse molto pi\u00f9 profonde di quanto creda <strong>la logica del piacere-consumo<\/strong>. \u00c8 un punto di vista, questo, del tutto diverso da alcune delle banalit\u00e0 correnti, cavalcate dai grandi media, dall\u2019industria culturale, fortemente impegnata a servire il sistema dominante, che \u00e8 quello che ha pagato \u2013 almeno, fino ad ora.<\/p>\n<p><strong><em>\u00abIl Salvadego \u00e8 colui che salva\u00bb <\/em><\/strong><em>ci ricorda <strong>Leonardo da Vinci<\/strong>. Il ricorso alla dimensione naturale, che la nostra civilt\u00e0 tenta di negare, potrebbe condurci finalmente a casa?<\/em><\/p>\n<p>Noi dobbiamo anzitutto <em>ritornare<\/em> a casa. La dimensione salvifica del mondo selvatico mi \u00e8 stata chiarita soprattutto nel mio lavoro di psicoterapia. Molte persone si trovano in difficolt\u00e0 proprio per questa desacralizzazione della terra, del corpo e dei corpi. Ebbene, lavorando con l\u2019inconscio, con i sogni, ho visto che portano in s\u00e9 <strong>squarci di mondo selvatico<\/strong>, di una natura incontaminata, di corpi forti, non modificati n\u00e9 alterati. \u00c8 una dimensione che noi tutti ci portiamo dentro. \u00c8 sufficiente ascoltarci, cercare questa dimensione con silenzio, devozione e rispetto, non con la logica utilitaristica del \u201ctutto e subito\u201d o della spettacolarizzazione. Tutte queste idee vanno contro <strong>la profonda sacralit\u00e0 delle forze della vita<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Una sacralit\u00e0 messa a repentaglio oggi dalla singolare alleanza stabilita tra Super-Io ed Es, il cosiddetto <strong>\u201ccapitalismo desiderante\u201d<\/strong>, che di fatto ci impone di soddisfare le nostre pulsioni ad ogni costo.<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 una congiunzione che ho constatato spesso nel corso del mio lavoro e che \u00e8 stata formulata, dal punto di vista filosofico, da <strong>Slavoj \u017di\u017eek<\/strong>. \u00c8 uno dei suoi molti lampi di genio. L\u2019ha descritta nel libro <em>The Fragile Absolute<\/em>. In Occidente viviamo, oggi, nella societ\u00e0 del <em>passaggio all\u2019atto<\/em>, del trasferimento di ogni desiderio nella soddisfazione immediata. <strong>Cedere alla pulsione \u00e8 diventato un dovere<\/strong>, perch\u00e9 il consumo \u00e8 il motore principale dello sviluppo economico. Ci\u00f2 azzera le possibilit\u00e0 di crescita dell\u2019Io, perch\u00e9 l\u2019individuo non deve rinunciare a nulla, diventando cos\u00ec schiavo delle spinte pulsionali, variamente sollecitate. Nella storia moderna, in sostanza, vediamo la costituzione di un Super-Io, di <strong>una norma collettiva che <em>impone<\/em> il godimento<\/strong>, ma \u00e8 un godimento nuovo, <strong>energeticamente scarico e predatorio<\/strong>, un godimento incapace di <em>trasformazione<\/em>, che ci impedisce, come dicevi prima parlando di <em>Faust<\/em>, di andare veramente verso l\u2019alto.<\/p>\n<p>Eppure \u00e8 questo il vero desiderio umano. Cito spesso il filosofo contemporaneo \u2013 un matematico morto pochi anni fa \u2013 Gaston Bachelard, secondo cui l\u2019uomo non \u00e8 una creatura del bisogno, ma del desiderio. Ma questo desiderio non appartiene all\u2019Es \u2013 che \u00e8 appunto un bisogno che chiede soddisfazione immediata, ma ha un percorso molto pi\u00f9 ampio e un obiettivo trascendente, che va al di l\u00e0 dell&#8217;Io. L\u2019Es non \u00e8 desiderio, ma pulsioni.<\/p>\n<p>\u00c8 invece il desiderio ci\u00f2 per cui \u00e8 fatto l\u2019uomo, con la sua <strong>spinta trascendente<\/strong>, che passa attraverso i corpi riconoscendone il <strong>destino divino<\/strong>. Un desiderio lontano dall\u2019obbligo di godimento edonistico e materialistico \u2013 non che la materia sia priva di divinit\u00e0, tra l\u2019altro; mi riferisco solo alla materia guardata in <em>questo<\/em> modo, che \u00e8 appunto povera e desolata.<\/p>\n<p><em>E qui torniamo alla<\/em> Waste Land<em>, da cui siamo partiti.<\/em><\/p>\n<p>Questo tipo di terra non pu\u00f2 volgersi verso l\u2019alto, come diceva invece Goethe. Vorrebbe essere riscattata, ma per fare ci\u00f2 occorre cambiare il nostro modo di vedere le cose, il mondo e i corpi. Compresi i territori. <strong>Contro la disumanizzazione dell\u2019uomo occidentale, bisogna ricordare che nel corpo e nella terra vi \u00e8 Dio.<\/strong><\/p>\n<p><em>Al di l\u00e0 delle tematiche trattate, <\/em>Vita selvatica <em>\u00e8 un dialogo tra due generazioni, che si chiude con una nota di speranza. Quale pensi sia il ruolo rivestito dalla generazione di Francesco \u2013 che poi \u00e8 anche la mia \u2013 nel futuro di <\/em>questa <em>modernit\u00e0?<\/em><\/p>\n<p>Devo dire che sono molto felice di aver fatto questo libro con Francesco Borgonovo \u2013 cos\u00ec come lo sono della nostra conversazione \u2013 proprio per questo aspetto intergenerazionale. L\u2019impressione che ho \u00e8 che la vostra generazione possa uscire da quest\u2019universo disperatamente materialistico, imprigionato nella concezione di una materia priva di anima. Mi pare che molti di voi si collochino gi\u00e0 al di fuori di tutto questo.<\/p>\n<p>Anche perch\u00e9 \u00e8 evidente ormai che si tratta di una strada senza uscita: basterebbe considerare i dati statistici \u2013 che lasciano di stucco tutte le autorit\u00e0 di controllo e direzione della salute \u2013 sull\u2019impennata costante e continua delle malattie psichiatriche. <strong>\u00c8 un modello di civilt\u00e0 che porta alla disperazione e alla follia.<\/strong> Se molti ci finiscono dentro, altri invece, dotati di una forza vitale maggiore, reagiscono, si dirigono verso altri orizzonti.<\/p>\n<p>Nel libro ho vissuto, insieme a Francesco, questo scambio, questa dimensione, e mi ha fatto molto piacere. Io sono alla fine del mio percorso: la speranza nei vostri confronti per me \u00e8 fondamentale. \u00c8 importante che vi siano dei lineamenti di cambiamento \u2013 e, secondo me, ce ne sono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 appena uscito per Lindau un singolare libretto, firmato da Francesco Borgonovo e Claudio Ris\u00e9. Vita selvatica \u00e8 allo stesso tempo un dialogo tra due generazioni e una ricognizione sul nostro qui e ora, che si muove agilmente tra storia e archetipi, presente e passato, libert\u00e0 e necessit\u00e0, uomo e natura. Un manualetto da tenere sempre in tasca per guardare al nostro tempo in un modo autenticamente alternativo. 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