{"id":389,"date":"2018-02-05T08:30:32","date_gmt":"2018-02-05T07:30:32","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=389"},"modified":"2018-02-02T18:49:35","modified_gmt":"2018-02-02T17:49:35","slug":"hermann-hesse-omaggio-a-gustav-meyrink","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2018\/02\/05\/hermann-hesse-omaggio-a-gustav-meyrink\/","title":{"rendered":"Hermann Hesse: \u00abOmaggio a Gustav Meyrink\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/02\/Hermann_Hesse_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-390\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/02\/Hermann_Hesse_1-251x300.jpg\" alt=\"Hermann_Hesse_1\" width=\"251\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/02\/Hermann_Hesse_1-251x300.jpg 251w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/02\/Hermann_Hesse_1-857x1024.jpg 857w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/02\/Hermann_Hesse_1.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 251px) 100vw, 251px\" \/><\/a>Nobel per la Letteratura nel 1946, Hermann Hesse (1877-1962) \u00e8 arcinoto per romanzi come <\/em>Il lupo della steppa <em>(1927), <\/em>Narciso e Boccadoro <em>(1930) e <\/em>Il giuoco delle perle di vetro<em> (1943), i quali gli hanno garantito uno stabile successo che perdura tutt\u2019ora, a pi\u00f9 di mezzo secolo dalla sua scomparsa. In occasione del sessantesimo compleanno di Gustav Meyrink (1868-1932), nel 1928 (anno della pubblicazione de <\/em>L\u2019angelo della finestra d\u2019Occidente<em>) Hesse compose questo piccolo omaggio dello scrittore austriaco. Sebbene non tutte le tesi ivi contenute siano documentate, n\u00e9 condivisibili (specie quelle riguardanti i rapporti tra la sua narrativa e l\u2019esoterismo), in queste righe rimane l\u2019omaggio tributato da un grande scrittore a un altro grande scrittore, entrambi testimoni del Secolo Breve e autentici crocevia di Oriente e Occidente, passato e futuro. L\u2019autore di <\/em>Siddharta<em> mostra di conoscere tutte le opere di Meyrink, insieme ai racconti (si veda il riferimento a <\/em>Il soldato bollente<em>, inserito nell\u2019ultima edizione italiana de <\/em>La morte viola<em>). Il contributo di Hesse che qui riportiamo fu inserito nel leggendario \u00abCahier de L\u2019Herne\u00bb dedicato allo scrittore austriaco nel 1976, e successivamente apparve in italiano nel volume collettaneo <\/em>Meyrink scrittore e iniziato<em> (Basaia, Roma 1983, pp. 99-101), nella traduzione di Marco Tarchi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>A. S.<\/em><\/p>\n<p>Migliaia sono le persone che oggi fanno pagare a Gustav Meyrink il suo folgorante successo. Tanto per cominciare, hanno lasciato che per vent\u2019anni scrivesse i suoi raccontini divertenti, aspri, spesso pieni di umorismo, senza concedergli un briciolo di attenzione. Per quei lunghi anni, Meyrink ha continuato a lavorare imperturbabile, sempre fedele allo stesso principio: saldare il conto con i borghesi senza la bench\u00e9 minima concessione al pubblico. Quando, all\u2019et\u00e0 di quasi cinquant\u2019anni, conobbe un enorme successo con <em>Il Golem<\/em>, la reazione dei lettori e della maggior parte dei critici fu per l\u2019ennesima volta incerta e vaga. Ora ha scritto cinque romanzi, che gli sono valsi un inaudito successo, ed ecco che si verifica la regola del ritorno di fiamma: ogni grande successo si mette di colpo a destare i sospetti, e sul fortunato scrittore cominciano a piovere macigni.<\/p>\n<p>Eppure, i libri di Gustav Meyrink \u2013 in particolare, <em>Il Golem<\/em> \u2013 hanno esercitato una profonda influenza anche su coloro che si son messi subito a trascinarli nel fango. Sarebbe vano incaponirsi a negare o rimpiangere quest\u2019influenza. Gli effetti hanno sempre una causa, anche nel caso di Meyrink. Si \u00e8 cercato di trovare queste cause, con un procedimento forse troppo unilaterale, nel suo \u201coccultismo\u201d. Certo, nei suoi romanzi, cos\u00ec come in numerosi racconti contenuti nella raccolta <em>Pipistrelli<\/em>, troviamo riferimenti estremamente precisi di \u201cdottrine segrete\u201d. Il testo mistico de <em>La faccia verde<\/em> e il discorso dell\u2019attore ne <em>La notte di Valpurga<\/em> sono, come le parole di Hillel e del criminale nel <em>Golem<\/em> \u2013 staccate dal contesto romanzesco \u2013, vere e proprie riesumazioni di dottrine occulte e gnostiche.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 questo a spiegare l\u2019ascendente esercitato da Gustav Meyrink. La sua influenza sulle masse \u00e8 dovuta a sensazioni, non soltanto a idee. Ne potremmo dedurre che egli utilizzi <em>effetti<\/em> <em>speciali<\/em>! Ma avremmo torto: la sensazione non poggia su <em>effetti<\/em>. Certo, Meyrink era diventato un maestro nel maneggiarli, ma ci\u00f2 non spiega perch\u00e9 la sua opera abbia agito non solo sul grande pubblico, ma anche su persone pi\u00f9 <em>sottili<\/em>. C\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 rispetto a meri procedimenti artificiosi.<\/p>\n<p>Non sono n\u00e9 l\u2019immaginazione n\u00e9 l\u2019abilit\u00e0 tecnica dell\u2019autore ad esercitare una simile forza. \u00c8 la sua personalit\u00e0. Guardando pi\u00f9 da vicino, ci si rende conto che rispetto alle prime opere di vent\u2019anni fa la tecnica di Meyrink non \u00e8 affatto cambiata. \u00c8 la stessa immediata e coraggiosa franchezza, la medesima gioia penetrante ad esprimersi ne <em>Il soldato bollente<\/em> e nelle altre novelle giovanili tanto odiate dal pubblico, la stessa che ritroviamo nella fiamma selvaggia e grezza degli ultimi romanzi. Pu\u00f2 darsi che questo Meyrink non sia n\u00e9 un angelo n\u00e9 un saggio, che abbia effetti pericolosi, discutibili, persino nefasti \u2013 ma \u00e8 e rimane un uomo di carattere: si esprime e si d\u00e0 con una disinvoltura e una forza, con una fedelt\u00e0 a se stesso e un fanatismo che, allo stato attuale della letteratura, devono per forza di cose affascinare. In questo, ricorda nettamente Wedekind.<\/p>\n<p>L\u2019impatto dei suoi libri non si basa dunque su qualcosa di morto o su un calcolo, ma su qualcosa di eminentemente vivo, di vero. Ad essere veri non sono solo i personaggi finemente spiritualizzati, o i passaggi in cui si afferma una decantata conoscenza mistica; lo sono altrettanto le volgarit\u00e0 e le pesantezze, la cattiveria profonda e aguzza, il gusto dello strepito e dello scandalo. La pittura e la letteratura pi\u00f9 recenti hanno pi\u00f9 volte intrapreso gli stessi cammini. Le loro opere, cos\u00ec come quelle di Meyrink, testimoniano una rottura con le convenzioni vigenti, il che non impedisce siano sottomesse ad altre norme; la tecnica di Meyrink, ad esempio, utilizza molti vecchi e logori<em> clich\u00e9<\/em>. Ma nel bel mezzo delle tecniche classiche utilizzate si sprigiona irrefrenabile una veemenza di cui invano cercheremmo eguali nella letteratura degli ultimi decenni. Che lo si accusi di esser grossolano o che gli si perdoni il suo essere espressionista \u2013 sta di fatto che abbiamo a che fare con qualcuno che ha qualcosa da dire, che ha il coraggio di essere se stesso. E niente ci \u00e8 pi\u00f9 necessario di questo coraggio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nobel per la Letteratura nel 1946, Hermann Hesse (1877-1962) \u00e8 arcinoto per romanzi come Il lupo della steppa (1927), Narciso e Boccadoro (1930) e Il giuoco delle perle di vetro (1943), i quali gli hanno garantito uno stabile successo che perdura tutt\u2019ora, a pi\u00f9 di mezzo secolo dalla sua scomparsa. In occasione del sessantesimo compleanno di Gustav Meyrink (1868-1932), nel 1928 (anno della pubblicazione de L\u2019angelo della finestra d\u2019Occidente) Hesse compose questo piccolo omaggio dello scrittore austriaco. 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