{"id":404,"date":"2018-03-29T13:34:05","date_gmt":"2018-03-29T11:34:05","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=404"},"modified":"2018-03-29T13:34:13","modified_gmt":"2018-03-29T11:34:13","slug":"dannunzio-la-citta-sacra-le-stelle-e-il-serpente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2018\/03\/29\/dannunzio-la-citta-sacra-le-stelle-e-il-serpente\/","title":{"rendered":"D\u2019Annunzio, la Citt\u00e0 Sacra, le Stelle e il Serpente"},"content":{"rendered":"<p><em>Grazie all\u2019impegno della casa editrice Odoya, a pi\u00f9 di novant\u2019anni dalla sua prima pubblicazione e a ottanta dalla scomparsa di Gabriele d\u2019Annunzio, torna in libreria<\/em> <strong>Chez d\u2019Annunzio<\/strong> <em>di <strong>Marcel Boulenger<\/strong>, le cui pagine raffinate scandagliando un capitolo della storia italiana unico nel suo genere. Il libro, a cura di Alex Pietrogiacomi e introdotto da Giordano Bruno Guerri, verr\u00e0 presentato <strong>venerd\u00ec 30 marzo<\/strong> alle ore <strong>18,30<\/strong> alla <strong>Libreria Cultora <\/strong>di Milano.<\/em><\/p>\n<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/03\/Boulenger1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-406\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/03\/Boulenger1-220x300.jpg\" alt=\"Boulenger1\" width=\"220\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/03\/Boulenger1-220x300.jpg 220w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/03\/Boulenger1.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/><\/a>\u00abNon lo si crederebbe, eppure c\u2019erano persone che non amavano Venezia. Per non creare scandalo non lo dicevano ad alta voce, ma si annoiavano nella citt\u00e0 Anadiom\u00e8ne\u00bb<\/strong>. <em>Anadiom\u00e8ne<\/em> (\u201csorta dal mare\u201d) \u00e8 l\u2019epiteto di Venere, e a scrivere queste parole fu Marcel Boulenger, tra i molti in tutta Europa che nei primi decenni del Novecento giunsero in Italia, attratti dall\u2019impresa fiumana. Il suo <em>iter<\/em> \u00e8 raccolto nel volumetto <em>Chez d\u2019Annunzio<\/em>, uscito per l\u2019editore Franco Campitelli di Foligno nel 1925 e ora finalmente ripubblicato da <strong>Odoya<\/strong>, curato da <strong>Alex Pietrogiacomi<\/strong> e introdotto da <strong>Giordano Bruno Guerri<\/strong>. In queste pagine seguiamo in presa diretta il viaggio di una generazione intera, narrato da un testimone d\u2019eccezione, che approda a Venezia nel giugno 1916, per incontrare d\u2019Annunzio al Lido, ed \u00e8 subito colpito da una citt\u00e0 che sembra sfidare le leggi del tempo e dello spazio: <strong>\u00abLe Sirene, \u00e8 cosa risaputa, abitano i suoi canali incantati. E la pietra e il marmo, per quanto dissimili, si uniscono divinamente tra il porpora del cielo e la foschia delle acque\u00bb<\/strong>. \u00c8 il giugno del 1916: la citt\u00e0 lagunare \u00e8 in guerra. In realt\u00e0, a parte i soldati che affollano i battelli, di giorno la vita continua pi\u00f9 o meno come sempre. \u00c8 di notte che avviene la grande metamorfosi: \u00abQuando regnava la pace, la sera era fatta di lanterne sull\u2019acqua, barche di cantori, luminarie nei palazzi. Adesso, dopo ogni tramonto, alla stessa ora, l\u2019elettricit\u00e0 si spegne: \u00e8 il segnale\u00bb. Buio assoluto. Per una semplice ragione: nell\u2019incapacit\u00e0 di colpire le difese della citt\u00e0, troppo distanti, per volgare ripicca le armi rapaci degli \u00abinfami Austriaci\u00bb ripiegano su campanili e monumenti. E Venezia appare cos\u00ec, \u00abpi\u00f9 nera dell\u2019inferno e della notte\u00bb, come ingollata dalla laguna stessa. Sennonch\u00e9, di tanto in tanto, dall\u2019oscurit\u00e0 emergono guitti di luce che incendiano fugacemente la notte: in piazza San Marco i caff\u00e8 sono comunque aperti, e i camerieri hanno preso in prestito le lanterne delle maschere dei cinema per poter continuare a lavorare in una citt\u00e0 <strong>\u00abin cui tante anime sognano i combattimenti di ieri e domani, mentre lass\u00f9 si alza senza sosta il grido monotono della guardia: <em>Per l\u2019aria buona guardia!<\/em>\u2026\u00bb<\/strong>, motto che troneggia su una delle medaglie fatte incidere da Gabriele d\u2019Annunzio.<\/p>\n<p>Quello al Lido, in realt\u00e0, \u00e8 solo il primo incontro tra i protagonisti di questa storia. Ne seguir\u00e0 un altro a Fiume, <em>la citt\u00e0 sacra<\/em>, come titola il relativo capitolo di <em>Chez d\u2019Annunzio<\/em>. Siamo nel settembre del 1920, e il cammino che porta alla Reggenza italiana del Carnaro ha inizio ancora una volta a Venezia, citt\u00e0 di frontiera che nella narrazione di Boulenger non separa due regioni ma anzitutto due <em>dimensioni<\/em>. <strong>Al di qua, il Novecento; al di l\u00e0, una realt\u00e0 che ha reciso i legami con la Storia<\/strong>, scegliendo di interrogarla e agirla in maniera differente, scardinando i legami della necessit\u00e0 e restaurando il tempo delle origini, quell\u2019<em>illud tempus <\/em>che secondo gli storici delle religioni (<em>in primis<\/em>, <strong>Mircea Eliade<\/strong>) caratterizza l\u2019esperienza del <em>rito<\/em>. Ecco la quintessenza del miracolo fiumano raccontato da Boulenger: non tanto una sospensione della storia, e nemmeno una sua eliminazione, quanto una fuoriuscita dalla Storia stessa.<\/p>\n<p>Torniamo a Venezia, ad ogni modo. Quando Boulenger rimette piede in laguna, il sole \u00e8 appena tramontato, e ogni cosa gli parla del Carnaro, di quell\u2019esperienza radicalmente diversa da tutto ci\u00f2 che ha conosciuto sino a quel momento. E quel piccolo prodigio non ha luogo in un mondo <em>parallelo<\/em>, ma a poche centinaia di chilometri da calli e campielli:<\/p>\n<p><strong>\u00abNella notte pi\u00f9 tenera, trovarsi in gondola, sfiorare i palazzi addormentati e le loro luci sognanti, sentire da lontano spegnersi l\u2019ultima chitarra\u2026 E pensare che qui vicino Gabriele d\u2019Annunzio prosegue l\u2019incredibile impresa di Fiume\u2026 che strano sogno! In che epoca prodigiosa viviamo?\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Fiume \u00e8 una <em>citt\u00e0 santa<\/em> \u2013 \u00e8 la grande intuizione di Boulenger \u2013 nella quale ha fatto irruzione un tempo <em>qualitativamente<\/em> diverso. Da qui l\u2019ascendente esercitato su chi vi si reca, percorrendo un tragitto trasformatosi a tutti gli effetti in un <em>pellegrinaggio<\/em>, \u00abla strada del ricordo e della gloria\u00bb. Italiani e stranieri, intellettuali e uomini d\u2019azione\u2026 chi va a Fiume diviene un <em>pellegrino<\/em>, attratto da un\u2019anima che \u00abaleggia su tutta l\u2019Italia come un fuoco errante\u00bb. Dalla Reggenza si torna trasformati, come se si fosse entrati in un\u2019altra dimensione, appunto, dotata di geografie e costellazioni differenti. Quello fiumano \u00e8 anzitutto \u2013 parola di Boulenger \u2013 <strong>un <em>fenomeno mistico<\/em><\/strong>: \u00abEntusiasmo e fede, ardore religioso, linfa di giovent\u00f9\u00bb; questa la sua atmosfera, \u00absimile alla risacca e all\u2019odore delle alghe, al canto delle onde, a un veliero piegato sotto il vento\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/03\/Boulenger2.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-407\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/03\/Boulenger2-300x281.png\" alt=\"Boulenger2\" width=\"300\" height=\"281\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/03\/Boulenger2-300x281.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/03\/Boulenger2.png 557w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E poi, finalmente, alla fine del viaggio appare <em>lui<\/em>: <strong>\u00abChi dice Fiume dice d\u2019Annunzio\u00bb<\/strong>, l\u2019esteta d\u2019Annunzio, il mago d\u2019Annunzio, il guerriero taumaturgo che passa le sue giornate a ricevere delegazioni, stendere rapporti, infervorare con la sua voce magnetica i compagni d\u2019armi. Dorme pochissimo, scrive senza sosta, negozia, spinto dal suo <em>daimon<\/em>, dalla \u00abpoesia del cielo e della terra\u00bb che si agita nel suo spirito. Il suo eloquio proietta chi ha la fortuna di ascoltarlo in un territorio situato oltre sacro e profano, dove il sacro \u00e8 ovunque, e ogni azione \u00e8 rituale. Qui <strong>l\u2019arte si fa immediatamente azione<\/strong> \u2013 e l\u2019arte o \u00e8 sacra o <em>non \u00e8<\/em>. <em>Rito<\/em>, <em>arte<\/em>, <em>azione<\/em>: ecco il trinomio indissolubile che connota l\u2019impresa fiumana, il cui artefice \u00e8 <strong>\u00abil pi\u00f9 straordinario creatore di energia e bellezza che la nostra epoca abbia conosciuto\u00bb<\/strong>. Quando compare nelle piazze o nelle vie, l\u2019atmosfera \u00e8 come sospesa, le sue parole fan vibrare l\u2019aria circostante, e gli ascoltatori vengono travolti dall\u2019\u00abaltezza spirituale\u00bb di \u00abquesto eroe del pensiero, del lavoro, della parola e dell\u2019azione\u00bb, nei cui discorsi, anche in quelli quotidiani, <strong>\u00abbrilla sempre una luce lontana e dorata, attraverso la perpetua grazia delle sue frasi, citazioni, motti, il sorriso e i gesti\u00bb<\/strong>. Quello che ci presenta Boulenger, insomma, non \u00e8 un mero fenomeno politico, ma prima di ogni altra cosa un evento <em>metastorico<\/em>. <strong>Nel cuore di tenebra del mondo moderno, d\u2019Annunzio ha fatto brillare una luce differente<\/strong>. Lo ricorder\u00e0 lo stesso autore un anno dopo, nell\u2019agosto del 1921, andando a trovare \u2013 per la terza volta \u2013 d\u2019Annunzio a Cargnacco, sul Lago di Garda, alla vigilia dell\u2019ideazione del Vittoriale degli Italiani. Sar\u00e0 il loro ultimo incontro a consentirgli di stilare un bilancio dei suoi incontri con l\u2019Orbo Veggente:<\/p>\n<p><strong>\u00abNel pieno del XX secolo, avevamo avuto la possibilit\u00e0 di vivere in una sorta di citt\u00e0 santa delirante per la parola del suo profeta. Assistevamo a un\u2019esaltazione mai vista, una vera frenesia patriottica di un intero popolo, cui ogni giorno il suo capo offriva il conforto dell\u2019anima, l\u2019aiuto morale, il viatico, si potrebbe quasi dire la comunione, in discorsi sempre nuovi, pronunciati in piazza o sul campo di addestramento, su una scalinata di un edificio o sul balcone del Palazzo\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>L\u20191 marzo 1938, tanti anni e altrettante vite dopo, quel profeta si sarebbe spento, dopo aver visto sgomento la Storia riprendere il proprio corso, portando a compimento il destino tragico del XX secolo. A ottant\u2019anni dalla scomparsa del Comandante, tuttavia, come miglior testimonianza di quegli anni rimane lo stendardo rosso porpora della Reggenza: <strong>\u00abSette stelle della Grande Orsa, che indicarono sempre la buona strada ai navigatori mediterranei, circoscritte dalla spira di un serpente che si morde la coda: simbolo antico e tradizionale di ci\u00f2 che \u00e8 eterno\u00bb.<\/strong> Ebbene, tornare a pensare quell\u2019Impresa, riflettendo sui bivi che han caratterizzato la Storia successiva \u2013 quella con la maiuscola \u2013, attraversare in compagnia di Boulenger una Venezia onirica in cerca della <em>citt\u00e0 santa<\/em> non \u00e8 una mera ricostruzione storiografica, ma implica la necessit\u00e0 di ripensare il senso della storia e della politica <em>tout court<\/em>, posti al cospetto di una stagione fugace ma aurea che si propose di interpretare l\u2019uomo e il divenire in maniera alternativa, nel cuore di un Novecento nemico della bellezza e del sacro. Un\u2019esperienza che scelse come proprio sigillo due simboli. <strong>Le Stelle \u2013 la via. Il Serpente \u2013 l\u2019origine cui fare ritorno<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Venezia, marzo 2018<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Grazie all\u2019impegno della casa editrice Odoya, a pi\u00f9 di novant\u2019anni dalla sua prima pubblicazione e a ottanta dalla scomparsa di Gabriele d\u2019Annunzio, torna in libreria Chez d\u2019Annunzio di Marcel Boulenger, le cui pagine raffinate scandagliando un capitolo della storia italiana unico nel suo genere. Il libro, a cura di Alex Pietrogiacomi e introdotto da Giordano Bruno Guerri, verr\u00e0 presentato venerd\u00ec 30 marzo alle ore 18,30 alla Libreria Cultora di Milano. \u00abNon lo si crederebbe, eppure c\u2019erano persone che non amavano Venezia. Per non creare scandalo non lo dicevano ad alta voce, ma si annoiavano nella citt\u00e0 Anadiom\u00e8ne\u00bb. 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