{"id":410,"date":"2018-04-12T13:46:20","date_gmt":"2018-04-12T11:46:20","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=410"},"modified":"2018-04-12T13:46:20","modified_gmt":"2018-04-12T11:46:20","slug":"abraham-merritt-il-genio-che-strego-lovecraft-e-bergier","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2018\/04\/12\/abraham-merritt-il-genio-che-strego-lovecraft-e-bergier\/","title":{"rendered":"Abraham Merritt, il genio che streg\u00f2 Lovecraft e Bergier"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Merritt_3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-411\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Merritt_3-187x300.jpg\" alt=\"Merritt_3\" width=\"187\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Merritt_3-187x300.jpg 187w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Merritt_3.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 187px) 100vw, 187px\" \/><\/a>\u00abDa sempre udiva il richiamo del passato. Nel corso degli anni vi aveva prestato orecchio, errando per terre dimenticate e sostando presso luoghi appartenuti a civilt\u00e0 estinte, imperi tramontati e citt\u00e0 scomparse\u00bb.<\/strong> Nella Prima guerra mondiale l\u2019autore di queste righe aveva intravisto il cuore di tenebra della modernit\u00e0, rea di aver fatto crollare <strong>\u00abquel ponte verso l\u2019antichit\u00e0 su cui la sua anima aveva amato viaggiare\u00bb<\/strong>, recidendo \u00abil legame \u2013 una volta familiare \u2013 che univa passato e presente\u00bb. A parlare non \u00e8 un uomo in carne e ossa ma un personaggio di carta: John Kenton, protagonista de <strong><em>Il vascello di Ishtar<\/em><\/strong>, la cui nuova edizione ha appena raggiunto le librerie grazie all\u2019impegno de <strong>il Palindromo<\/strong>. In realt\u00e0, \u00e8 ben pi\u00f9 di una riedizione: in un\u2019epoca di ristampe anastatiche e ripescaggi senza aggiornamenti, \u00e8 gratificante vedere come vi siano case editrici che ragionano in modo differente. Giuseppe Aguanno, direttore della collana che ha ospitato il libro, <strong>\u00abI tre sedili deserti\u00bb<\/strong> (anch\u2019essa palindroma, provate a leggere il nome al contrario\u2026), non si \u00e8 limitato a riesumare il romanzo, uscito esattamente quarant\u2019anni fa nella leggendaria \u00abFuturo\u00bb di Fanucci, diretta da <strong>Gianfranco de Turris<\/strong> e <strong>Sebastiano Fusco<\/strong>, ma di fatto ha battezzato <em>un altro libro<\/em>: nuova la traduzione (basata sulla sua edizione a puntate, sulle colonne di \u00abArgosy All-Story Weekly\u00bb), nuove le note al testo, inediti gli apparati critici, il glossario mitologico, il profilo biografico dell\u2019autore, insieme alle magnifiche illustrazioni di Virgil Finlay che corredarono la sua prima apparizione. Insomma, non si potrebbe chiedere di pi\u00f9; tanto per cambiare, una piccola casa editrice ha adottato una cura editoriale che molto avrebbe da insegnare anche a realt\u00e0 ben pi\u00f9 \u201caffermate\u201d.<\/p>\n<p>Le parole citate sono del protagonista del romanzo, ma potrebbero riferirsi anche al suo autore, <strong>Abraham Merritt<\/strong>. Giornalista e scrittore, botanico e studioso di sostanze allucinogene, le sue mille vite lo portarono a spaziare dall\u2019archeologia alla <strong>mitologia<\/strong>, dalla storia comparata delle religioni al <strong>folklore<\/strong>. Tutte cose che questo avventuriero e <strong>archeologo del meraviglioso<\/strong> non studiava solo sui libri, se \u00e8 vero, tanto per fare esempio, che visit\u00f2 la citt\u00e0 maya di Tulum, in Messico, cerc\u00f2 tesori nello Yucatan (che poi trov\u00f2\u2026) e divenne membro di una trib\u00f9 indiana, dopo regolare iniziazione. Ma s\u2019interess\u00f2 anche di <strong>stregoneria<\/strong>, <strong>sacrifici umani<\/strong> e <strong>occultismo<\/strong>. Queste le chiavi di lettura della sua narrativa, come lui stesso si prese la briga di sottolineare in diverse occasioni. E dall\u2019intersezione di <strong>sacro e profano<\/strong> nacque un linguaggio che, come ha scritto Salvatore Proietti, oscilla fra \u00abbiologie e antropologie aliene\u00bb, \u00abdemonologie e cosmogonie arcane\u00bb, con un appello \u00aball\u2019occulto soprannaturale\u00bb. La verit\u00e0 \u00e8 che Merritt era anzitutto uno studioso che s\u2019interessava di scienza e letteratura, <strong>realismo e magia<\/strong>, incapace \u2013 come tutti i <em>migliori<\/em> \u2013 di incatenare la propria curiosit\u00e0 a ultraspecialismi e miopie intellettuali.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Merritt_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-413\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Merritt_2-236x300.jpg\" alt=\"Merritt_2\" width=\"236\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Merritt_2-236x300.jpg 236w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Merritt_2.jpg 564w\" sizes=\"(max-width: 236px) 100vw, 236px\" \/><\/a>Naturale che il suo genio abbia colpito una serie di \u201ceccentrici\u201d della cultura europea e americana, tra cui <strong>Jacques Bergier<\/strong>, che nel 1947 comp\u00ec un viaggio negli Stati Uniti per incontrarlo, salvo poi scoprire una volta arrivato \u2013 allora non c\u2019era Wikipedia ad aggiornarlo su nascite e morti \u2013 che era scomparso solo quattro anni prima. Il nostro \u201crealista magico\u201d parla di questo viaggio e di Merritt nell\u2019undicesimo capitolo della sua autobiografia fantastica \u2013 purtroppo inedita in italiano \u2013<em> <strong>Je ne suis pas une legende<\/strong><\/em>, del 1978, ma il suo omaggio allo scrittore statunitense fin\u00ec nel volume <strong><em>Admirations<\/em><\/strong>, pubblicato otto anni prima. Tra i primi a segnalare il genio di Merritt alla cultura europea, pi\u00f9 che un saggio \u00e8 la dichiarazione di una devozione incondizionata:\u00a0<strong>\u00abMerritt \u00e8 senza ombra di dubbio un razionalista. Il suo universo \u00e8 quello della scienza, non l\u2019universo magico di un Machen. Ma \u00e8 un cosmo estremamente ampio, molto simile a quello de <em>Il mattino dei maghi<\/em>. Vi si trovano civilt\u00e0 scomparse, altre esistenti al di sotto degli oceani o in luoghi segreti del globo terrestre, la memoria genetica, la parapsicologia, porte spalancate su altre dimensioni\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Malgrado quella patina di razionalismo, insomma, la sua narrativa \u00e8 \u00abessenzialmente metafisica e sfiora problemi assai profondi\u00bb. Ma \u00e8 anche molto umana: i personaggi di Merritt, continua Bergier, non sono quelli di Lovecraft, che vengono travolti dagli eventi, ma vivono per lottare e muoiono sempre in piedi, maestri di un realismo eroico senza pari. Pur sapendo che talvolta l\u2019esito delle loro avventure \u00e8 disperato, non per questo depongono le armi, abbandonando il compito a cui sono stati chiamati, ma si mettono comunque alla prova.<\/p>\n<p>Gli orizzonti di <strong>Howard Phillips Lovecraft e Abraham Merritt<\/strong> sono molto diversi \u2013 ci\u00f2 \u00e8 innegabile \u2013 ma le righe appena citate non esauriscono il loro rapporto intellettuale. In realt\u00e0, HPL leggeva e apprezzava parecchio le opere di Merritt, in particolare le due storie <strong><em>Il pozzo della luna<\/em><\/strong> e <strong><em>La conquista del pozzo della luna<\/em><\/strong>, uscite su \u00abAll-Story Weekly\u00bb tra il 1918 e il 1919. Le considerava tra le migliori <em>weird stories<\/em> di sempre. Secondo S. T. Joshi e David E. Schultz, i maggiori esperti a livello mondiale del Demiurgo di Providence, quei racconti potrebbero aver ispirato addirittura\u2026 <strong><em>The Call of Cthulhu<\/em><\/strong>! Sta di fatto che, dopo essersi letti a vicenda per decenni, i due s\u2019incontrarono finalmente l\u20198 gennaio 1934 a New York. La sera stessa HPL scrisse ad Annie E. P. Gamwell: <strong>\u00abPossiede tutte le mie opere, che ammira e incoraggia\u00bb<\/strong>. Ma il resoconto pi\u00f9 completo della serata in cui i due giganti dell\u2019Immaginario si conobbero \u00e8 contenuto in una lettera (inedita in italiano) indirizzata all\u2019amico R. H. Barlow il 13 gennaio 1934, in cui si parla di Merritt: <strong>\u00abSembra conosca la mia opera da tempo e ne abbia una buona opinione. Avendo avuto notizia della mia presenza a New York, si \u00e8 adoperato per entrare in contatto con me, e mi ha invitato a cena presso il suo club \u2013 <em>The Players<\/em>\u00bb.<\/strong> Segue un ritratto minimo dell\u2019autore:<\/p>\n<p><strong>\u00abRossiccio e dagli occhi grigi, \u00e8 un uomo corpulento di quarantacinque o cinquant\u2019anni. \u00c8 estremamente gradevole e geniale, nonch\u00e9 un brillante e dotto conversatore, avvezzo ai pi\u00f9 svariati argomenti. Dispone di parecchie conoscenze tra i mistici, ed \u00e8 molto amico del pittore russo Nicholas Roerich, i cui bizzarri paesaggi tibetani ammiro da lungo tempo. Sono molto lieto di averlo incontrato personalmente, ammirando la sua opera da quindici anni\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Secondo Lovecraft \u00e8 il migliore autore uscito dalla fucina delle riviste <em>pulp<\/em>, con la peculiare <strong>\u00abcapacit\u00e0 di lavorare sulle atmosfere, investendo i luoghi di un\u2019aura di empio terrore. Credo di aver letto tutto di lui, ad eccezione di <em>The Metal Monster<\/em> e <em>Burn, Witch, Burn<\/em> \u2013 ma ora, grazie a lui, probabilmente colmer\u00f2 queste lacune\u2026\u00bb.\u00a0<\/strong>Ora, da noi, una di queste lacune \u00e8 stata colmata, e il vascello di Ishtar torna finalmente a navigare nel suo universo parallelo, solcando le onde della Quarta Dimensione. Qui si svolge il romanzo, a bordo di una nave divisa tra le forze di Ishtar e Nergal, divinit\u00e0 mesopotamiche della Morte e dell\u2019Amore: si danno battaglia dall\u2019inizio dei tempi, nell\u2019attesa che qualcuno possa scioglierle dalle consegne, restaurando l\u2019unit\u00e0 originaria. Che poi \u00e8 la funzione del <em>mito<\/em>, come sanno tutti gli studiosi pi\u00f9 aggiornati, il quale non \u00e8 studio di ci\u00f2 che fu ma attualizzazione dell\u2019origine, del principio. \u00c8 per questo che, al di l\u00e0 della sua indubbia qualit\u00e0 narrativa, <em>Il vascello di Ishtar<\/em> \u00e8 uno dei pi\u00f9 begli inni alla potenza creatrice delle mitografie, d\u2019Oriente e Occidente. Tramite Abraham Merritt, la testa recisa di Orfeo continua a intonare il suo canto, nel silenzio siderale di mondi lontani.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Merritt_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-412\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Merritt_1-185x300.jpg\" alt=\"Merritt_1\" width=\"185\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Merritt_1-185x300.jpg 185w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Merritt_1.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 185px) 100vw, 185px\" \/><\/a>Ma non \u00e8 tutto. Per riconciliare le forze di Ishtar e Nergal \u2013 realizzando il <strong><em>mysterium coniunctionis<\/em><\/strong> di cui ha parlato <strong>Carl Gustav Jung<\/strong>, l\u2019unione di Animus e Anima, il maschile nel femminile e il femminile nel maschile \u2013 non bastano i miti. Serve un <em>uomo<\/em>. Di pi\u00f9: un uomo <em>moderno<\/em>. Ed ecco apparire John Kenton, che tra l\u2019altro, a un certo punto, cerca di spiegare ai suoi nuovi compagni di viaggio come si vive nel \u201cmondo reale\u201d, aggiornandoli sulla modernit\u00e0, su \u00abmacchine e guerre, nuove leggi e nuove usanze\u00bb. Eppure, mentre si sorbiscono le cronache del \u201cmigliore dei mondi possibili\u201d, i suoi interlocutori hanno reazioni piuttosto scomposte: la modernit\u00e0 appare scialba e grigia, priva di stile e incapace di assegnarsi un destino. \u00abNon mi piace il vostro modo di condurre le guerre, non riuscirei a farmelo piacere\u00bb dice uno di loro. <strong>\u00abI nuovi Dei mi sembrano cos\u00ec sciocchi\u00bb<\/strong> conclude un altro. A questo punto, \u00e8 forse meglio restare nell\u2019Altrove, al riparo dalle brutalit\u00e0 della modernit\u00e0, dal <strong><em>terrore della storia<\/em><\/strong>, come lo defin\u00ec <strong>Mircea Eliade<\/strong>. Ma questo non toglie che, alla fine, sar\u00e0 un <em>uomo moderno<\/em> a risolvere l\u2019antichissima contesa. Prodigi dell\u2019Altra Realt\u00e0\u2026 Ecco la magia de <em>Il vascello di Ishtar<\/em>, cui approder\u00e0 John Kenton, subendo una lunga trasformazione nel transito dal suo mondo \u2013 il nostro \u2013 all\u2019Altro. Un passaggio tra dimensioni che si concluder\u00e0 con l\u2019estinzione dell\u2019arcano odio tra Ishtar e Nergal, ricostituendo l\u2019unit\u00e0 originaria e realizzando la <em>coincidentia oppositorum<\/em>. Prodigi dell\u2019Altra Realt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abDa sempre udiva il richiamo del passato. Nel corso degli anni vi aveva prestato orecchio, errando per terre dimenticate e sostando presso luoghi appartenuti a civilt\u00e0 estinte, imperi tramontati e citt\u00e0 scomparse\u00bb. Nella Prima guerra mondiale l\u2019autore di queste righe aveva intravisto il cuore di tenebra della modernit\u00e0, rea di aver fatto crollare \u00abquel ponte verso l\u2019antichit\u00e0 su cui la sua anima aveva amato viaggiare\u00bb, recidendo \u00abil legame \u2013 una volta familiare \u2013 che univa passato e presente\u00bb. 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