{"id":416,"date":"2018-04-23T11:44:46","date_gmt":"2018-04-23T09:44:46","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=416"},"modified":"2018-04-23T11:44:46","modified_gmt":"2018-04-23T09:44:46","slug":"l-f-celine-eretico-e-profeta-dellapocalisse","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2018\/04\/23\/l-f-celine-eretico-e-profeta-dellapocalisse\/","title":{"rendered":"L.-F. C\u00e9line, eretico e profeta dell\u2019Apocalisse"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Ce\u0301line_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-418\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Ce\u0301line_2-300x200.jpg\" alt=\"Ce\u0301line_2\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Ce\u0301line_2-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Ce\u0301line_2-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Ce\u0301line_2.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il 1\u00b0 luglio 1961 si spegneva Louis-Ferdinand C\u00e9line, maestro di stile e \u201cmedico dei poveri\u201d, pacifista e sferzante fustigatore dell\u2019uomo occidentale, autore di capolavori della letteratura europea e di quei pamphlet che gli avevano valso in vita l\u2019emarginazione letteraria. Al funerale di questo disincantato testimone del Novecento \u2013 di cui conobbe, visse e a volte sub\u00ec le maschere \u2013 c\u2019erano pochissime persone. Una trentina, in tutto, tra cui <strong>Lucien Rebatet<\/strong>,<strong> Roger Nimier<\/strong>,<strong> Marcel Aym\u00e9<\/strong>,<strong> Robert Poulet <\/strong>e <strong>Claude Gallimard<\/strong>. \u00c8 dai diari del primo che abbiamo qualche notizia su quel che accadde subito dopo la sua morte. Lucette Almanzor, compagna dello scrittore, si era ben guardata dal far girare la notizia della sua morte, nel timore che orde di giornalisti a caccia di \u201cscandali\u201d e \u201cscoop\u201d interrompessero il raccoglimento di quelle ore buie. Fu un funerale semiclandestino, scrive Rebatet, che avrebbe potuto benissimo essere inserito tra gli episodi dei romanzi di C\u00e9line. <strong>\u00abIl feretro era stato posato nella sua camera da letto, a lato del bagno grande, aperto. Si vedevano il lavabo, gli asciugamani, e, dall\u2019altra parte, gli stracci di Louis-Ferdinand, le sue cinque o sei canadesi sdrucite, appese le une sulle altre a un attaccapanni\u00bb<\/strong>. Lucette avrebbe voluto far celebrare una messa (C\u00e9line, da parte sua, se ne sarebbe fregato altamente, optando per la fossa comune): peccato che il don Abbondio di stanza a Meudon, ultimo eremo dello scrittore, nei dintorni di Parigi, si fosse rifiutato di presenziare\u2026<\/p>\n<p>Le pagine appena citate dell\u2019autore de <em>Les Deux \u00c9tendards<\/em> sono inserite in <strong><em>Louis Ferdinand-C\u00e9line. Un profeta dell\u2019Apocalisse<\/em><\/strong>, che raccoglie un\u2019enorme mole di documenti inediti, tasselli ideali di una biografia tanto travagliata quanto grandiosa. Lettere e interviste, scritti e testimonianze, dalle trincee della Grande Guerra alla Parigi dell\u2019occupazione, dalla prigionia all\u2019esilio degli ultimi anni. Un autentico viaggio nel cuore di tenebra del XX secolo. Pubblicato da <strong>Edizioni Bietti<\/strong> con un\u2019introduzione di <strong>Stenio Solinas<\/strong>, il volume di cui stiamo parlando \u00e8 curato da <strong>Andrea Lombardi<\/strong>, uno dei pi\u00f9 attenti studiosi italiani di quell\u2019immenso eretico autore di <em>Voyage au bout de la nuit<\/em>, <em>Mort \u00e0 credit<\/em> e altri capolavori. Un \u201cgenio maledetto\u201d delle Belle Lettere, insomma: un\u2019equazione agli occhi di molti scomoda, scomodissima, come hanno ricordato le recenti polemiche scaturite in margine alla ripubblicazione dei suoi pamphlet in Francia.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, secondo un meccanismo ormai arcinoto, quando la critica cosiddetta \u201cufficiale\u201d approccia autori come C\u00e9line, di solito lo fa seguendo due tendenze: <strong>o si inchioda lo scrittore alle sue idee politiche<\/strong>, depennandolo dai programmi dei corsi universitari, rifiutandosi di parlarne sui giornali e nelle trasmissioni televisive, <strong>oppure lo si anestetizza<\/strong>, tendendo a minimizzare ci\u00f2 che riesce indigesto al <em>politicamente corretto<\/em>, per renderlo presentabile \u2013 al limite, \u201cvendibile\u201d \u2013 al grande pubblico. Uno dei meriti di <em>Un profeta dell\u2019Apocalisse <\/em>risiede nel mantenersi equidistante da tali approcci, opposti ma complementari, non avendo il timore di affrontare questo titano della letteratura in tutte le sue sfaccettature, letterarie e biografiche.<\/p>\n<p>Louis-Ferdinand C\u00e9line era uno scrittore innamorato anzitutto dello <strong>stile<\/strong>. Esistenziale, come letterario. Sapeva bene che <strong>si pu\u00f2 non solo scrivere, ma anche vincere o perdere, vivere o morire, <em>con<\/em> o <em>senza<\/em> stile<\/strong>. Ne aveva fatto una specie di divisa, nella persuasione che il miglior indice dello stato di salute di una cultura fosse proprio lo stile (\u00abgli artisti, antenne della civilt\u00e0\u00bb diceva Ezra Pound). Lui stesso l\u2019aveva dichiarato nel novembre del 1960 sulle colonne di \u00abLe Monde et la vie\u00bb: <strong>\u00abOggi si scopre un Balzac e trenta George Sand alla settimana. Balle! Non c\u2019\u00e8 nessuno! Il ciarlatanismo si manger\u00e0 il romanzo e la letteratura!\u00bb.<\/strong> Altro che stile: i nuovi romanzieri sono solamente ottimi pubblicitari, venditori porta a porta del loro piccolo io. <strong>\u00abIl Goncourt \u00e8 il peggior romanzo dell\u2019anno. Presto si daranno ai romanzi d\u2019appendice. I giovani scrittori sono pederasti e sentenziosi. Il fatto \u00e8 che il loro stile non \u00e8 divertente. Ma per chi fa dello stile, non c\u2019\u00e8 pubblico!\u00bb<\/strong>. Se \u00e8 vero che la ricerca dello stile non smuove pi\u00f9 folle oceaniche, non sar\u00e0 nemmeno il falso immoralismo straccione dilagante a salvare le sorti della letteratura, n\u00e9 della civilt\u00e0. C\u2019\u00e8 immoralismo e immoralismo, d\u2019altronde, ma questa \u00e8 un\u2019altra storia\u2026<\/p>\n<p>Sempre di stile aveva parlato, tre anni prima, con Madeleine Chapsal, nel corso di un\u2019intervista uscita su \u00abL\u2019Express\u00bb il 14 giugno 1957. \u00c8 uno dei colloqui pi\u00f9 amari tra quelli contenuti nel volume curato da Lombardi, e allo stesso tempo un autentico toccasana, una medicina che di tanto in tanto andrebbe somministrata agli ego ipertrofici di certi scrittori di oggi. A un certo punto, la giovane intervistatrice chiede a C\u00e9line di condensare in poche parole ci\u00f2 che ha inventato. Ecco la risposta di C\u00e9line:<\/p>\n<p><strong>\u00abUna musica, una musichetta calata nello stile e basta. Tutto qui. La trama, diobono, \u00e8 una roba secondaria. \u00c8 lo stile che conta. La vita m\u2019ha voluto mettere in circostanze, in situazioni delicate. Allora ho tentato di tradurle alla buona, ho dovuto farmi memorialista. E in un tono che mi pare differente dagli altri, perch\u00e9 proprio non mi riesce di fare uguale a loro&#8230; Tutti \u2019sti signori, che si credono tanto differenti, non lo sono per niente. \u00c8 piena l\u2019Enciclopedia, di quest\u2019altri! Ci ho il Dizionario, io, enorme, sono tutti l\u00ec dentro. Me li scovo&#8230;\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019intervistatrice, ovviamente, non perde l\u2019occasione e vuole insistere a tutti i costi sulle scelte ideologiche del suo interlocutore, il suo aver scelto la \u201cparte sbagliata\u201d. E lui sbotta:<\/p>\n<p><strong>\u00abIdiota d\u2019un idiota, andarmi a ficcare in una faccenda simile, quando potevo fare come tanti altri!&#8230; \u00c8 quel che mi diceva Marion: \u201cSe si fosse buttato a sinistra, oggi avrebbe un piano intero all\u2019Excelsior\u201d. E citava Barbusse; quando arrivava a Mosca, gli dicevano d\u2019accomodarsi al piano di sopra, a quello di sopra ancora&#8230; E io, diobono, stavo nelle latrine a Sigmaringen, io, nella merda fino al collo, una roba schifosa&#8230; Creper\u00f2 nell\u2019ignominia, nel disonore, nella povert\u00e0, per pura scemenza&#8230;\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Ce\u0301line_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-419\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Ce\u0301line_1-191x300.jpg\" alt=\"Ce\u0301line_1\" width=\"191\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Ce\u0301line_1-191x300.jpg 191w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Ce\u0301line_1-652x1024.jpg 652w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/04\/Ce\u0301line_1.jpg 700w\" sizes=\"(max-width: 191px) 100vw, 191px\" \/><\/a>La stessa amara consapevolezza, d\u2019altronde, C\u00e9line l\u2019aveva manifestata allo stesso Rebatet, mentre decenni prima si trovavano a passeggiare assieme nei dintorni di Sigmaringen, sede del governo di Vichy e di Phillipe P\u00e9tain, dove C\u00e9line sarebbe rimasto fino al marzo del 1945. Fosse restato a Parigi, l\u2019avrebbero sicuramente ammazzato\u2026 Nella colonia francese, ogni tanto, si sfogava con il suo amico. In assenza di testimoni, ovviamente: C\u00e9line non era uno da costruirsi la carriera sui propri fallimenti. Ma, di tanto in tanto, la verit\u00e0 saltava fuori:\u00a0<strong>\u00abTi rendi conto? Se non mi fossi infervorato a voler proferire delle verit\u00e0&#8230; La grana che mi sarei fatto&#8230; Il grande scrittore mondiale della \u201csinistrorsa\u201d&#8230; Il cantore dell\u2019umana sofferenza. Dell\u2019assurda coglioneria&#8230; Senza aver nulla da imbellettare. Tutto nello sbellicamento, Bardamu, <em>Guignol<\/em>, <em>Rigodon<\/em>&#8230; Premio Nobel&#8230; Le misere palate di merda animale che sarebbero Aragon, Malraux, Hemingway, dopo C\u00e9line&#8230; Ah!, dimmi dunque, dove non sarei mai arrivato&#8230; \u201cMa-estro\u201d&#8230; II Nobel&#8230; Miliardario&#8230; II Grande Scaracchio&#8230; Dottore <em>honoris<\/em> <em>causa<\/em>&#8230;\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Torniamo un\u2019ultima volta nel 1961, al funerale di C\u00e9line, sempre in compagnia di Lucien Rebatet. Dalla casa in cui riposa la salma dello scrittore, il gruppetto di amici si muove direttamente verso il cimitero di Vieux-Meudon. \u00abProprio in quell\u2019istante si \u00e8 messa a cadere una pioggerella sottile, come fosse un\u2019illustrazione di <em>Morte a credito<\/em>. Fu veramente stupefacente: appena usciti dal cimitero, il sole riapparve sulla banlieue\u00bb. Il pi\u00f9 grande scrittore francese del XX secolo veniva seppellito cos\u00ec, <strong>\u00abclandestinamente, da un pugno di amici, pi\u00f9 miseramente di una lavascale\u00bb<\/strong>. Un segno dei tempi, che per\u00f2 non ha offuscato la luce dell\u2019astro di Louis-Ferdinand C\u00e9line, che continua a splendere, a distanza di oltre mezzo secolo, gettando un greve baluginio sulla miseria letteraria e umana del nostro presente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il 1\u00b0 luglio 1961 si spegneva Louis-Ferdinand C\u00e9line, maestro di stile e \u201cmedico dei poveri\u201d, pacifista e sferzante fustigatore dell\u2019uomo occidentale, autore di capolavori della letteratura europea e di quei pamphlet che gli avevano valso in vita l\u2019emarginazione letteraria. Al funerale di questo disincantato testimone del Novecento \u2013 di cui conobbe, visse e a volte sub\u00ec le maschere \u2013 c\u2019erano pochissime persone. Una trentina, in tutto, tra cui Lucien Rebatet, Roger Nimier, Marcel Aym\u00e9, Robert Poulet e Claude Gallimard. \u00c8 dai diari del primo che abbiamo qualche notizia su quel che accadde subito dopo la sua morte. Lucette Almanzor, compagna [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2018\/04\/23\/l-f-celine-eretico-e-profeta-dellapocalisse\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1084,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[191088,7500,64],"tags":[191091,191139,191302,191305,191303,54604,191304],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/416"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1084"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=416"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/416\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":420,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/416\/revisions\/420"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=416"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=416"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=416"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}