{"id":422,"date":"2018-05-11T15:57:53","date_gmt":"2018-05-11T13:57:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=422"},"modified":"2018-05-11T17:43:47","modified_gmt":"2018-05-11T15:43:47","slug":"dino-buzzati-nostro-fantastico-quotidiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2018\/05\/11\/dino-buzzati-nostro-fantastico-quotidiano\/","title":{"rendered":"Dino Buzzati. Nostro fantastico quotidiano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/05\/Antare\u0300s_Buzzati.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-423\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/05\/Antare\u0300s_Buzzati-212x300.png\" alt=\"Antare\u0300s_Buzzati\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/05\/Antare\u0300s_Buzzati-212x300.png 212w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/05\/Antare\u0300s_Buzzati.png 527w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>Cosa fa di un autore un <em>classico<\/em>? I dati di vendita? Le recensioni? Il tedio suscitato in generazioni di studenti sui banchi di scuola? Non solo: forse la ragione per cui uno scrittore continua a essere letto e riletto, a distanza di decenni o addirittura di secoli, va cercata pi\u00f9 in profondit\u00e0. Vi sono autori, come disse una volta <strong>Arthur Conan Doyle<\/strong>, che \u00abhanno varcato la porta magica\u00bb, conducendo i lettori a fare lo stesso. Ci hanno insegnato che accanto al mondo che conosciamo ve ne sono altri, di natura <em>differente<\/em>. All\u2019inizio del Novecento, su alcuni <em>pulp<\/em> americani fu coniata una curiosa locuzione per designare quelle opere aliene ai generi precodificati: <em>letteratura differente<\/em>. Ebbene, \u00e8 forse questa la migliore definizione del protagonista del prossimo numero di <strong>\u00abAntar\u00e8s \u2013 prospettive Antimoderne\u00bb<\/strong>, edito da <strong>Bietti<\/strong>, tutto dedicato a <strong>Dino Buzzati<\/strong>. Un numero ricchissimo, che propone saggi e approfondimenti a firma di <strong>Riccardo Paradisi<\/strong>, <strong>Gianpiero Mattanza<\/strong>, <strong>Gianfranco de Turris<\/strong>, <strong>Enrico Rulli<\/strong>, <strong>Mario Bernardi Guardi<\/strong>, <strong>Andrea Scarabelli<\/strong>, <strong>Luca Siniscalco<\/strong>, <strong>Roberto Cecchetti<\/strong>, <strong>Marco Cimmino<\/strong> e <strong>Piervittorio Formichetti<\/strong>. Insieme a una sezione di documenti, comprendente una selezione delle analisi di <strong>Fausto Gianfranceschi<\/strong> dedicate allo scrittore bellunese (che detestava cordialmente i critici, ma nel caso di Gianfranceschi decise di fare un\u2019eccezione), una rara <strong>intervista a Buzzati<\/strong> di <strong>Gianfranco de Turris<\/strong>, e, infine, una selezione di testimonianze a lui dedicate, a firma di <strong>Sergio Antonelli<\/strong>, <strong>Riccardo Bacchelli<\/strong>, <strong>Jorge Luis Borges<\/strong>, <strong>Indro Montanelli<\/strong>, <strong>Giuliano Gramigna<\/strong> e <strong>Francesco Di Bella<\/strong>. Ma \u00abAntar\u00e8s\u00bb ha anche una sezione di narrativa, diretta da <strong>Max Gobbo<\/strong>, che questa volta propone quattro racconti \u201calla Buzzati\u201d scritti da <strong>Adriano Monti-Buzzetti<\/strong>, <strong>Gianpiero Mattanza<\/strong>, <strong>Giorgio Betti<\/strong> e <strong>Francesco Grasso<\/strong>.<\/p>\n<p>Un giusto tributo a un autore che la soglia evocata dal padre di Sherlock Holmes l\u2019ha attraversata ripetutamente, e come ogni grande letterato \u00e8 poi rincasato, irradiando il nostro mondo di una luce differente, regalando all\u2019uomo del misero XX secolo autentiche meraviglie raggranellate nell\u2019Altrove. Il suo \u00e8 stato definito \u2013 a giusto titolo \u2013 <em>fantastico quotidiano<\/em>. Un ossimoro, si potrebbe dire, almeno agli occhi dei benpensanti \u2013 poco fantasiosi e altrettanto poco interessanti \u2013 che continuano a vedere nell\u2019immaginario qualcosa di avulso dalla \u201cnormalit\u00e0\u201d, da quella quotidianit\u00e0 data in pasto a lavoro e aperitivi, mogli e figli, buone maniere e <em>tweet<\/em>.<\/p>\n<p>Ebbene, a noi piace pensare che se Buzzati \u00e8 diventato un classico \u00e8 per aver mostrato che il fantastico non sta \u201cdietro al mondo\u201d, ma \u00e8 <strong>un modo alternativo di vivere il mondo<\/strong> stesso, che \u00e8 \u2013 e rimane \u2013 <em>uno<\/em>. I suoi racconti non ci fanno volteggiare in altri universi ma ci tengono saldamente ancorati al nostro, al nostro universo materiale, il cui cuore pulsa di fantastico. Basta solo saperlo intravedere, anche in quegli inferni moderni che ai suoi occhi erano le metropoli contemporanee, spersonalizzanti e sincopate, cui opponeva, bellunese di nascita, l\u2019imponenza delle montagne, la solitudine delle vette, l\u2019umbratile fascino della provincia. Salvo poi trovare nella dimensione cittadina e ultramoderna un senso simbolico. Valga come esempio il rapporto di Antonio con Laide in <em>Un amore<\/em>, tragico emblema di una possibilit\u00e0 di trasfigurazione, ancorch\u00e9 effimera, dell\u2019esperienza borghese. Un amore che fa dimenticare la morte. Un\u2019<em>oasi<\/em>, per dirla con <strong>Ernst J\u00fcnger<\/strong>, in cui ripararsi dal Leviatano.<\/p>\n<p>La sua \u00e8 una poetica <em>antirealistica<\/em>, che per\u00f2 non cade nemmeno nell\u2019errore opposto, vale a dire l\u2019idealismo. In fondo sono la stessa cosa, sembra suggerirci l\u2019autore de <em>Il Colombre<\/em>: entrambi si concentrano su <em>un solo<\/em> aspetto della realt\u00e0, dimenticandosi della sua interezza. Insomma: <strong>vogliamo essere <em>davvero<\/em> realisti? Cominciamo a cercare le interferenze tra materia e spirito<\/strong>. Cominciamo a comprendere che ad irrorare scienza e discipline dello spirito \u00e8 la <em>stessa<\/em> linfa, di natura fantastica. Cerchiamo quelle contaminazioni, quelle esperienze entro cui domini apparentemente opposti entrano in congiunzione. Riverberando sulla realt\u00e0 di tutti i giorni una luce flebile, che rinnova e si rinnova. <strong><em>Nostro fantastico quotidiano<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>\u00c8 il fantastico a redimere la quotidianit\u00e0. \u00c8 il fantastico a battezzare l\u2019uomo in quanto tale, altrimenti destinato alla miseria di una vita addomesticata e orizzontale, al giogo di una mediocrit\u00e0 <em>social<\/em>, secondo la vulgata zuckerberghiana. Ma un uomo di questo tipo, lo disse Buzzati stesso, \u00e8 <strong>\u00abuna malformazione della natura. La natura, per una mutazione imprevista e imprevedibile, ha dato luogo a un essere destinato, per definizione, a essere infelice\u00bb<\/strong>. L\u2019uomo di cui si parla \u00e8 quello moderno, il profeta del \u201cmigliore dei mondi possibili\u201d, tutto preso nel cinguettio del \u201cmondo nuovo\u201d e del culto del progresso.<\/p>\n<p><strong>\u00abMa il destino dell\u2019umanit\u00e0 futura\u00bb <\/strong>chiosa Buzzati <strong>\u00abme ne frego assolutamente. Non esiste. L\u2019umanit\u00e0 futura non esiste. Non esister\u00e0\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Sembra di risentire il vecchio Bernanos del <strong>\u00ab<em>O\u00f9 fuyez<\/em><\/strong><strong><em>-vous en avant,\u00a0imb\u00e9ciles?<\/em><\/strong><strong>\u00bb<\/strong>: nessuna teologia politica, nessuna crociata morale o sociale. Il mondo non va cambiato, ma profondamente vissuto: nei suoi aspetti reali, cos\u00ec come fantastici.<\/p>\n<p>Impolitico e non allineato, allergico ai salotti e alle ideologie, per Buzzati conta anzitutto lo <strong>stile individuale<\/strong>. Ad attrarlo sono uomini e donne concreti, che tengono alla propria libert\u00e0 interiore ed esteriore, allergici ai compromessi con le cose del mondo, anarchici amanti dell\u2019ordine. Ecco perch\u00e9 si definiva <strong>\u00abuno che tiene duro e rimane <em>collet mont\u00e9<\/em> anche quando viene la tragedia e la rovina di tutto quanto\u2026 A me piace moltissimo. In questo sono molto conservatore. In questo sono militarista\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Borghese nei costumi e aristocratico nello spirito, ci piace pensare che le righe dedicate all\u2019amico Bepi Mazzotti nei <em>Misteri d\u2019Italia<\/em> siano in realt\u00e0 un suo malcelato autoritratto:<\/p>\n<p><strong>\u00abChe un uomo abbia potuto opporsi alla travolgente marea di volgarit\u00e0 per salvare le cose belle, oneste e pulite della sua terra e vincere pi\u00f9 d\u2019una battaglia [\u2026] \u00e8 pressoch\u00e9 incredibile in un mondo teso alla speculazione e indifferente se non rabbiosamente nemico dei valori spirituali. Incredibile e consolante\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 lo stile a giustificare l\u2019uomo \u2013 specie se la sorte l\u2019ha eletto scrittore \u2013 non l\u2019adulazione del pubblico, n\u00e9 la critica letteraria, il cui linguaggio fintamente ermetico non fa che celare il vuoto di menti piccine che si trovano a commentare, glossare, \u201cdignificare\u201d, in una parola <em>significare<\/em> opere insignificanti. Non li poteva proprio sopportare i critici, balbuzienti Re Mida del mondo in cui Dio \u00e8 morto \u2013 con le debite eccezioni, tuttavia, come gi\u00e0 detto.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che elemosinare recensioni e segnalazioni, Buzzati s\u2019invent\u00f2 <strong>un\u2019epica del tutto personale<\/strong>, che seppe poi infondere nei suoi lavori, anche in quelli giornalistici, raro esempio di fusione tra cronaca e narrativa che molto avrebbe da insegnare a certi giornalisti <em>\u00e0 la page<\/em> di oggi. Al pari di <strong>Truman Capote<\/strong> e <strong>Guido Morselli<\/strong>, sapeva che anche il giornalismo richiede stile e trama, come la narrativa. E i suoi pezzi, a distanza di anni, stanno l\u00ec a mostrarlo, capolavori di uno che teneva soprattutto a <em>raccontare storie<\/em>.<\/p>\n<p>Ora lui \u00e8 scomparso, ma quelle storie rimangono a consolare l\u2019uomo contemporaneo, perso in una realt\u00e0 sempre pi\u00f9 disumana e spersonalizzante, conducendo il Sole a mezzanotte, la speranza nella disperazione, lo spirito nella materia. <strong><em>Nostro fantastico quotidiano<\/em><\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Cosa fa di un autore un classico? I dati di vendita? Le recensioni? Il tedio suscitato in generazioni di studenti sui banchi di scuola? Non solo: forse la ragione per cui uno scrittore continua a essere letto e riletto, a distanza di decenni o addirittura di secoli, va cercata pi\u00f9 in profondit\u00e0. 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