{"id":438,"date":"2018-06-25T08:00:15","date_gmt":"2018-06-25T06:00:15","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=438"},"modified":"2018-06-25T03:08:43","modified_gmt":"2018-06-25T01:08:43","slug":"aleksandr-dugin-evola-il-populismo-e-la-quarta-teoria-politica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2018\/06\/25\/aleksandr-dugin-evola-il-populismo-e-la-quarta-teoria-politica\/","title":{"rendered":"Aleksandr Dugin: \u00abEvola, il populismo e la Quarta Teoria Politica\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-441\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_1-300x200.jpg\" alt=\"Dugin_1\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_1-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_1-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_1.jpg 2000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Uno dei tratti del nostro disgraziato tempo consiste nella facilit\u00e0 con cui si dispensano etichette, a intellettuali cos\u00ec come a correnti e fenomeni politici. Di destra o di sinistra, populisti o elitisti, progressisti o conservatori\u2026 Nella realt\u00e0 dei fatti, tuttavia, l\u2019unico discrimine \u00e8 quello che oppone <strong>intellettuali passatisti<\/strong> e altri che preferiscono essere <strong>contemporanei del futuro<\/strong>. Il secondo gruppo (non poi cos\u00ec nutrito, a dire il vero) comprende spiriti nati in anticipo di qualche decennio \u2013 se non addirittura di secoli, come Nietzsche \u2013 sulla tabella di marcia della Storia, <strong>avanguardie<\/strong> di una realt\u00e0 in procinto di dispiegarsi nella sua totalit\u00e0. La storia dei grandi precursori, di questi viventi cortocircuiti del Tempo, non \u00e8 stata ancora scritta. Nell\u2019attesa, sar\u00e0 bene imparare a riconoscerli. Settimana scorsa <strong>Alexandr Dugin<\/strong>, il cui nome non ha bisogno di presentazioni, \u00e8 venuto a Milano a presentare il suo<\/em> <strong>Putin contro Putin<\/strong><em>, appena dato alle stampe per i tipi di <strong>AGA<\/strong>. Poco tempo prima, del \u201cconsigliere di Putin\u201d (qualifica giornalistica sempre rigettata a pi\u00e8 sospinto dal diretto interessato) era uscita una monumentale <\/em><strong>Quarta Teoria Politica<\/strong><em>, pubblicata da <strong>NovaEuropa <\/strong>nella traduzione di <strong>Camilla Scarpa <\/strong>e con una prefazione di <strong>Luca Siniscalco<\/strong>. Pi\u00f9 che un libro, <\/em>La Quarta Teoria Politica <em>\u00e8 un autentico crocevia di passato, presente e futuro, che discute l\u2019esaurirsi delle categorie della modernit\u00e0 e gli scenari a venire. Allo stato attuale delle cose, come si diceva, Dugin \u00e8 tra i pochi contemporanei del futuro, e questo libro ne \u00e8 la dimostrazione, l\u2019inveramento di uno spirito acuto teso a <strong>superare le tre teorie politiche della modernit\u00e0 \u2013 liberalismo, fascismo e comunismo \u2013<\/strong> le quali, dopo aver infiammato il Novecento, \u00absecolo delle ideologie\u00bb<\/em> par excellence<em>, hanno perso forza propulsiva, dimostrandosi incapaci di interpretare il nuovo. Occorrono nuove ermeneutiche, nuove prassi, nuovi metodi: sono le sfide del nostro tempo a chiedercelo. E noi dobbiamo essere alla loro altezza. \u00c8 da tutto ci\u00f2 che nasce la<\/em> Quarta Teoria Politica<em>, \u201crottamazione\u201d (volendo usare un termine<\/em> \u00e0 la page<em>) delle tre precedenti teorie, sforzo titanico di aderire allo<\/em> Zeitgeist<em>, sguardo trasversale e anticonformista capace di coniugare Tradizione e modernit\u00e0,<\/em> universum <em>e<\/em> <em>pluriversum \u2013 una <strong>\u00abmetafisica del populismo\u00bb<\/strong>, come leggiamo al suo interno. Un libro in qualche modo legato alla realt\u00e0 storico-destinale della Russia, ma anche manifesto di un<\/em> mondo multipolare<em>, a pi\u00f9 dimensioni, del tutto contrario a quello monoteistico sognato da mondialisti e globalisti e <strong>avverso al \u201crazzismo storiografico\u201d che vede la modernit\u00e0 come apice supremo dell\u2019evoluzione umana<\/strong>. Chi fosse a caccia di facili ricette pu\u00f2 lasciar perdere: questo libro non fa per lui.<\/em> La Quarta Teoria Politica <em>non \u00e8 un impianto dottrinario ma anzitutto un metodo, una<\/em> visione del mondo<em>. Non \u00e8 un\u2019ideologia, ma una<\/em> <strong><em>metafisica della storia<\/em><\/strong><em>, allergica all\u2019attivismo fine a se stesso che va tanto di moda oggi e fautrice di un mutamento anzitutto<\/em> interiore<em>. A provarlo \u00e8, tra le altre cose, la presenza di una serie di autori impolitici (nel senso dato da Thomas Mann) e non allineati, tra cui spicca, sin dalle prime pagine, <strong>Julius Evola, antica passione di Dugin<\/strong>, che anni fa ha realizzato un\u2019analisi \u201cda sinistra\u201d delle sue idee. Proprio facendo riferimento al filosofo romano, assieme a Luca Siniscalco sono andato a intervistarlo, chiedendogli com\u2019\u00e8 venuto a conoscenza delle sue opere, e qual \u00e8 stato il primo libro di Evola ad aver letto. E ora, la parola a Dugin.<\/em><\/p>\n<p>Ho conosciuto Evola da alcuni tra i miei maestri e amici russi, che a loro volta hanno scoperto il pensiero tradizionalista negli anni Sessanta. Allora ero solo un bambino. All\u2019inizio degli anni Ottanta sono entrato in contatto con un gruppo molto ristretto, praticamente inesistente in Russia, ignoto ai circoli ufficiali e composto interamente da <strong>dissidenti<\/strong>. Erano la minoranza della minoranza, a livello quasi infinitesimale. Come nel senso di Gu\u00e9non [<em>ride<\/em>], che stabilisce una differenza tra infinitesimale e inesistente, no?<\/p>\n<p><em>Nei <\/em>Principi del calcolo infinitesimale<em>, usciti anche in italiano\u2026<\/em><\/p>\n<p>Certamente. Ebbene, loro avevano una portata infinitesimale ma esistevano comunque [<em>ride<\/em>]. Successivamente, mi sono imbattuto in <em>Imperialismo pagano<\/em>, nella sua versione tedesca, <em>Heidnischer Imperialismus<\/em>. Rimasi talmente impressionato da quell\u2019opera che decisi di tradurla immediatamente in russo. Fu un incontro cruciale, direi radicale. <strong>L\u2019universo descritto da Evola conteneva il miglior impianto ideale che avessi mai incontrato<\/strong>. Allora non riuscivo a capirne il perch\u00e9: provenivo da una famiglia comunista, normale, appartenente alla classe media, eppure sentivo di appartenere all\u2019universo descritto da Evola pi\u00f9 di quanto non mi accadesse con quello in cui vivevo. Era una certezza priva di alcun tipo di fondamento. Nel frattempo ebbi modo di curare la traduzione di vari libri di <strong>Ren\u00e9 Gu\u00e9non<\/strong> dal francese. Ebbene, da allora \u2013 era l\u2019inizio degli anni Ottanta \u2013 <strong>mi considero un <em>tradizionalista<\/em><\/strong>, e niente \u00e8 cambiato essenzialmente fino ad ora. Appartengo a quest\u2019universo, a tutti gli effetti.<\/p>\n<p><em>Quali opere di Evola ha letto successivamente?<\/em><\/p>\n<p><em>Cavalcare la tigre<\/em>, seguito da <strong><em>Rivolta contro il mondo moderno<\/em><\/strong>. E poi tutto il resto: <em>La tradizione ermetica<\/em>, <em>Il mistero del Graal<\/em>, <em>Metafisica del sesso<\/em>, <em>Gli uomini e le rovine<\/em>\u2026<\/p>\n<p><em>Qual \u00e8 la sua opera di Evola preferita?<\/em><\/p>\n<p>Sono tutte molto importanti, ma quella che preferisco \u00e8<em> <strong>Cavalcare la tigre<\/strong><\/em>. Ha esercitato un fondamentale influsso metafisico su di me, soprattutto con il concetto di <em>Uomo differenziato<\/em>, che si trova costretto a <strong>vivere nella modernit\u00e0 pur appartenendo a un mondo differente<\/strong>. \u00c8 proprio a partire da questa idea che ho sviluppato le mie analisi sul <em>Soggetto radicale<\/em>, vale a dire l\u2019uomo della Tradizione gettato in un mondo senza Tradizione. Com\u2019\u00e8 possibile per un tipo umano del genere, mi sono chiesto, vivere in <strong>un mondo in cui la Tradizione non \u00e8 presente<\/strong>, senza cio\u00e8 aver ricevuto alcun tipo di tradizione\u2026? Ebbene, nasce da qui il <em>Soggetto radicale<\/em>, che non si risveglia quando il fuoco del sacro \u00e8 acceso, ma quando fuori di s\u00e9 non trova niente legato alla Tradizione.<\/p>\n<p><em>In che senso?<\/em><\/p>\n<p>L\u2019essenza della verit\u00e0 \u00e8 di tipo sacro. Oggi domina il nulla, ma non \u00e8 possibile che il nulla esista. <strong>Il nulla \u00e8 solo una forma esteriore, al cui interno arde il sacro<\/strong>. \u00c8 proprio quando \u00e8 saltata la trasmissione regolare delle forme del sacro che appare quello che io chiamo <em>Soggetto radicale<\/em>. E qui torniamo all\u2019<em>Uomo differenziato<\/em>, che oggi \u00e8 forse addirittura pi\u00f9 importante della Tradizione stessa. Forse la Tradizione \u00e8 scomparsa proprio per cedere il passo al <em>Soggetto radicale<\/em>. Da questo punto di vista, <strong>paradossalmente il tradizionalismo oggi \u00e8 pi\u00f9 importante della stessa Tradizione<\/strong>. Tutte queste idee, dedotte da <em>Cavalcare la tigre<\/em>, non implicano ovviamente la restaurazione di ci\u00f2 che fu, ma la scoperta di aspetti che nel passato nemmeno esistevano.<\/p>\n<p><em>Non si tratta di un mero conservatorismo, dunque.<\/em><\/p>\n<p>Per nulla. <strong>Noi non vogliamo restaurare alcunch\u00e9, ma far ritorno all\u2019Eterno<\/strong>, che \u00e8 sempre fresco, sempre nuovo: questo ritorno \u00e8 dunque un procedere in avanti, non a ritroso. Il <em>Soggetto radicale<\/em>, inoltre, si manifesta tra un ciclo che finisce e uno che nasce. Questo spazio liminale \u00e8 pi\u00f9 importante di tutto ci\u00f2 che sta prima e di tutto ci\u00f2 che verr\u00e0 dopo. Potremmo utilizzare un\u2019immagine tratta dalla dottrina tradizionale dei \u201cquattro cicli\u201d, delle <strong>Quattro Et\u00e0<\/strong> (dell\u2019Oro, dell\u2019Argento, del Bronzo e del Ferro), diffusa in tradizioni molto diverse: la restaurazione dell\u2019Et\u00e0 dell\u2019Oro, da questo punto di vista, \u00e8 meno importante rispetto allo spazio che sta tra la fine dell\u2019Et\u00e0 del Ferro e l\u2019inizio della stessa Et\u00e0 dell\u2019Oro. Che poi \u00e8 lo spazio in cui viviamo noi. Tutti questi aspetti, per tornare a Evola, secondo me sono impliciti nella sua idea di <em>Uomo differenziato<\/em>.<\/p>\n<p><em>Di recente \u00e8 stato pubblicato il suo libro <\/em><strong>La Quarta Teoria Politica<\/strong><em>. Il soggetto chiamato a questa nuova <strong>metafisica della storia<\/strong> \u00e8 il <\/em>Dasein<em>, l\u2019esserci di cui ha parlato <strong>Martin Heidegger<\/strong>. Nel <\/em>Dasein<em> c\u2019\u00e8 un\u2019eco del <\/em>Soggetto radicale<em>?<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Evola_Heidnischer_Imperialismus.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-442\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Evola_Heidnischer_Imperialismus-202x300.jpg\" alt=\"Evola_Heidnischer_Imperialismus\" width=\"202\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Evola_Heidnischer_Imperialismus-202x300.jpg 202w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Evola_Heidnischer_Imperialismus.jpg 672w\" sizes=\"(max-width: 202px) 100vw, 202px\" \/><\/a>Fino a un certo punto. Il <em>Dasein<\/em>, in realt\u00e0, non \u00e8 il <em>Soggetto radicale<\/em>, ma, come \u00e8 stato detto, si riallaccia a Heidegger. Tra l\u2019altro, credo che Evola non avesse compreso molto bene Heidegger. In <em>Cavalcare la tigre<\/em> ne d\u00e0 un giudizio superficiale: Heidegger \u00e8 invece pi\u00f9 interessante e profondo. Ho studiato per anni il suo pensiero, scrivendo quattro libri su di lui. L\u2019aspetto importante del <em>Dasein<\/em> \u00e8 che descrive l\u2019uomo non come un\u2019entit\u00e0 data. Di solito pensiamo all\u2019uomo usando categorie come individuo, classe, societ\u00e0, nazione, che per\u00f2 sono solo forme secondarie. Volendo definire l\u2019uomo nella sua radice pi\u00f9 profonda, <strong>il <em>Dasein<\/em> \u00e8 ci\u00f2 che rimane quando lo liberiamo da tutti questi preconcetti culturali<\/strong>. Non \u00e8 molto facile comprenderlo: bisogna operare una radicale distruzione \u2013 o <em>decostruzione<\/em> \u2013 di tutti gli aspetti socio-culturali, storici, religiosi (anche tradizionali) attribuiti all\u2019uomo. Il <em>Dasein<\/em> non corrisponde a nessuna delle definizioni dell\u2019uomo. Non \u00e8 individuo, non \u00e8 collettivit\u00e0, n\u00e9 Anima, Spirito o Corpo: tutto ci\u00f2 \u00e8 secondario. \u00c8 invece <strong>una pura presenza dell\u2019intelletto<\/strong>, che si schiude solo quando ci troviamo di fronte alla morte.<\/p>\n<p><em>Quell\u2019<\/em>essere alla morte <em>di cui parla Heidegger\u2026<\/em><\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 parlare di <em>Dasein<\/em> senza un confronto con la morte. In quel momento non ci sono pi\u00f9 nomi, n\u00e9 individui: \u00e8 allora che si spalanca l\u2019essenza del <em>Dasein<\/em>. \u00c8 necessario, come propone Heidegger, <strong>ripensare tutti i concetti della politica, della societ\u00e0, della filosofia, della cultura e dei rapporti con la natura<\/strong> prendendo le mosse da quest\u2019esperienza radicale ed esistenziale, da tale momento pensante. Solo a partire da questo spazio esistenziale libero da tutto il resto \u00e8 possibile ricostruire un\u2019ontologia scientifica, un\u2019ontologia politica, un\u2019ontologia socio-culturale\u2026 Ma sempre e solo a partire da questo Risveglio esistenziale. <strong>E tale Risveglio non \u00e8 un\u2019idea trascendente, ma un\u2019esperienza immanente, che deve tornare a essere la radice della politica<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Nella <\/em>Quarta Teoria Politica<em> ha interpretato anche il concetto di <\/em>popolo<em> alla luce del <\/em>Dasein<em>\u2026<\/em><\/p>\n<p>Il <em>Dasein<\/em>, a tutti gli effetti, <em>\u00e8 il popolo<\/em>. Senza popolo, non pu\u00f2 esistere alcuna entit\u00e0 pensante. Il popolo assicura infatti una lingua, una storia, uno spazio e un tempo. Tutto. Riflettendosi, il <em>Dasein<\/em> si fa popolo. Non mi riferisco al concetto di <em>collettivit\u00e0<\/em>, che \u00e8 solo un insieme di individui. Al di fuori del popolo, noi non siamo niente. E il popolo esiste solo in quanto <em>Dasein<\/em>, non individualmente, n\u00e9 collettivamente. \u00c8 una forma esistenziale di comprendere il popolo, <strong>che si oppone alle teorie dei liberali<\/strong>, con la loro idea vuota e insignificante di <em>individuo<\/em>; <strong>alle teorie dei comunisti<\/strong>, basate su classi e collettivit\u00e0, concetti altrettanto vuoti che non si oppongono affatto a quelli liberali, poich\u00e9 questo tipo di collettivit\u00e0 \u00e8 solo un agglomerato di atomi individuali, come gi\u00e0 detto; e, infine, <strong>alle teorie dei nazionalisti<\/strong>, che si rifanno al concetto di Stato nazionale, altra idea borghese antitetica all\u2019Impero e all\u2019idea del Sacro. Evola, in questo senso, ha operato una critica assai radicale del nazionalismo. <strong>Quelli liberali, comunisti e nazionalisti sono tutti tentativi antiquati di interpretare il soggetto della politica.<\/strong><\/p>\n<p><em>Sono le tre teorie politiche che la Quarta scalzer\u00e0\u2026<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 cos\u00ec che arriviamo al <em>Dasein<\/em>, soggetto della Quarta Teoria Politica. Esso non pu\u00f2 fare a meno del popolo: \u00e8 infatti impossibile rinunciare alla lingua, alla storia, a una certa mentalit\u00e0\u2026 \u00c8 impossibile pensare senza una lingua, no? La mia \u00e8 <strong>una visione metafisica<\/strong> dell\u2019intelletto e della linguistica, dalla storia e della societ\u00e0. Basandosi su tutto ci\u00f2, rinunciando alle tre teorie politiche della modernit\u00e0 \u2013 comunismo, nazionalismo e liberalismo \u2013 dobbiamo <strong>costruire una nuova <em>visione del mondo<\/em><\/strong>, una politica in senso esistenziale capace di <strong>dare una risposta a tutte le sfide del presente<\/strong>: il nostro rapporto con gli altri, il <em>gender<\/em>, l\u2019idea di un mondo multipolare\u2026 Occorre ripensare tutto questo al di fuori della modernit\u00e0 occidentale. Ebbene, \u00e8 proprio comparando questa costruzione teorica e i tre regimi della modernit\u00e0 occidentale che \u00e8 nata la Quarta Teoria Politica.<\/p>\n<p><em>Ha visto incarnarsi tale teoria in qualche forma politica attuale?<\/em><\/p>\n<p>Lo sciismo moderno \u00e8 un&#8217;espressione, in ambito islamico, della Quarta Teoria Politica. Il mio libro \u00e8 stato tradotto in persiano, ed \u00e8 stato sottolineato che parla della politica iraniana\u2026! Che infatti non \u00e8 comunista, n\u00e9 liberale, n\u00e9 nazionalista. Credo che il cosiddetto \u201cpopulismo\u201d \u2013 compreso quello italiano \u2013 sia una forma della Quarta Teoria Politica. Nemmeno i populisti sono fascisti o comunisti, e sono profondamente antiliberali. <strong>Il populismo \u00e8 una reazione esistenziale dei popoli, che evidentemente non sono morti, come vorrebbero i liberali, i mondialisti e i globalisti<\/strong>. Sono tutti esercizi preparatori della Quarta Teoria Politica \u2013 che d\u2019altronde potrebbe essere definita <strong>una forma di populismo integrale<\/strong>. N\u00e9 di destra, n\u00e9 di sinistra, provvisto naturalmente di simpatie verso la giustizia sociale e l\u2019ordine morale. Da questo punto di vista, <strong>la Quarta Teoria Politica \u00e8 la metafisica del populismo<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Eppure, gli aspetti metapolitici del cosiddetto \u201cpopulismo\u201d sono passati inosservati in Italia\u2026<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_NovaEuropa.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-443\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_NovaEuropa-212x300.jpg\" alt=\"Dugin_NovaEuropa\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_NovaEuropa-212x300.jpg 212w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_NovaEuropa.jpg 421w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>Al populismo vengono applicate <strong>etichette di destra<\/strong> \u2013 fascista, nazionalsocialista \u2013 o <strong>di sinistra<\/strong> \u2013 comunista, maoista, trotskista\u2026 Ma <strong>anticomunismo e antifascismo sono solo tentativi di spaccare il popolo<\/strong>. Il populismo propone di abbandonarli entrambi, insieme ai dogmi del nazionalismo e del comunismo, unendo le forze popolari \u2013 di destra <em>e<\/em> sinistra \u2013 per giungere al <strong>populismo integrale<\/strong>, facendo <strong>fronte comune contro i liberali, i globalisti, i mondialisti<\/strong>, residui ultimi del ciclo ultimo dell\u2019Occidente. Sono convinto che i mondialisti di oggi siano i peggiori \u2013 peggiori dei fascisti cos\u00ec come dei comunisti. <strong>Una rivoluzione contro di loro sar\u00e0 l\u2019ultima missione escatologica d\u2019Occidente.<\/strong> Il popolo tenter\u00e0 una resistenza organica, esistenziale. La Quarta Teoria Politica, inoltre, apre la strada al recupero di tutto ci\u00f2 che non \u00e8 moderno n\u00e9 occidentale: il pre-moderno, il post-moderno, l\u2019anti-moderno, l\u2019Asia, la tradizione romana, il cristianesimo ortodosso, la Grecia, l\u2019Islam. La modernit\u00e0 occidentale \u00e8 l\u2019insieme di tutto ci\u00f2 che vi \u00e8 di pi\u00f9 negativo, i Soros, i globalisti, i liberali\u2026 <strong>Farla finita con il liberalismo significher\u00e0 superare tutto ci\u00f2 che nell\u2019Occidente ha un carattere nefasto.<\/strong> \u00c8 una lotta escatologica, evidentemente: e qui la Quarta Teoria Politica si ricongiunge al tradizionalismo. Sempre, va da s\u00e9, con uno sguardo aperto al futuro.<\/p>\n<p><em>Tornando a quel che si diceva prima, <\/em>Dasein<em> e <\/em>Soggetto radicale<em> sono dunque differenti?<\/em><\/p>\n<p>Sono simili, ma non credo sia possibile stabilirne un\u2019identit\u00e0. Sono concetti nati in contesti diversi. Ho scritto un libro sul <em>Soggetto radicale e il suo doppio<\/em> \u2013 nell\u2019accezione di <strong>Antonin Artaud<\/strong>, <em>Il teatro e il suo doppio<\/em>. Per me, il <em>Soggetto radicale<\/em> \u00e8 un modo d\u2019essere <strong>contro il mondo moderno<\/strong>, senza alcuna ragione particolare, senza essere aristocratici o cristiani\u2026 Insomma, senza aver alcun tipo di contatto con una Tradizione viva. Ebbene, \u00e8 quello il momento della forma concreta e operativa del <em>Soggetto radicale<\/em>, che si apre subito alla Tradizione, essendone una forma. Ma questa \u00e8 <strong>una rivolta che non proviene da fuori, ma dal di dentro<\/strong>. \u00c8 ovviamente una forma molto particolare di metafisica.<\/p>\n<p><em>Una metafisica interiore, per cos\u00ec dire\u2026<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019<em>Uomo differenziato<\/em>, appunto. Non in quanto conte o barone, e nemmeno poich\u00e9 cristiano, cristiano, pagano, sufi o cose di questo tipo. L\u2019Occidente non ha niente di tutto ci\u00f2: ecco perch\u00e9, come sostiene Evola, arriver\u00e0 per primo alla rinascita, alla restaurazione, al ciclo nuovo, rispetto all\u2019Oriente. <strong>L\u2019Occidente si trova ora nel fondo dell\u2019abisso. Ma \u00e8 quello il luogo in cui rinascer\u00e0 il <em>Soggetto radicale<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p><em>Il libro sul <\/em>Soggetto radicale<em> \u00e8 ovviamente in russo\u2026<\/em><\/p>\n<p>Certo.<\/p>\n<p><em>Andrebbe tradotto\u2026<\/em><\/p>\n<p><strong>Credo che la sola lingua, la sola cultura che potrebbe capirlo sia quella italiana.<\/strong> La cultura di Evola, la lingua in cui fu scritto <em>Cavalcare la tigre<\/em>, una cultura che ha profonde conoscenze tradizionali. Gli inglesi non conoscono affatto Evola. In Francia \u00e8 considerato solamente come uno dei tanti discepoli di Gu\u00e9non, oppure \u00e8 ridotto al fascismo. Dunque, non sarebbero in grado di comprendere il mio libro. Sarebbe un\u2019ottima idea tradurlo in italiano.<\/p>\n<p>La Quarta Teoria Politica<em> critica l\u2019Individuo Assoluto di Evola \u2013 precisando anche che questa espressione, in senso tradizionale, pu\u00f2 riferirsi all\u2019<\/em>atman<em> ind\u00f9. Secondo lei, com\u2019\u00e8 avvenuto il passaggio di Evola dall\u2019<strong>Individuo Assoluto <\/strong>ai grandi spazi della Tradizione?<\/em><\/p>\n<p>Credo si tratti di una mera questione terminologica. Io non critico il concetto di Individuo Assoluto evoliano, ma quello di <em>individuo<\/em>, che \u00e8 un concetto <em>relativo<\/em> per definizione. L\u2019espressione <em>Individuo Assoluto<\/em> supera in se stessa l\u2019individualismo. Credo quindi si tratti di una mera questione linguistica. La teoria di Evola si comprende meglio, a mio giudizio, ricorrendo al concetto di Persona, anzich\u00e9 di individuo. La persona \u00e8 una forma che pu\u00f2 essere assoluta o relativa, ma \u00e8 sempre legata alle relazioni con gli altri \u2013 in senso orizzontale o verticale, \u00e8 sempre l\u2019intersezione di diverse relazioni. <strong>La Persona Assoluta \u00e8 quindi la forma dell\u2019Assoluto personificato.<\/strong> Questa \u00e8 l\u2019idea tradizionale di <em>selbst<\/em>. <strong>Martin Heidegger<\/strong> parla ad esempio del <em>selbst<\/em> del <em>Dasein<\/em>: \u00e8 precisamente l\u2019Individuo Assoluto \u2013 o <em>Soggetto Radicale<\/em>. Lo si pu\u00f2 comparare con il <em>Param<\/em> <em>Atman<\/em>, che sta al centro di tutto anche quando non \u00e8 centro, anche in assenza di una simmetria che gli dia una forma. Per avere un centro dobbiamo infatti essere in presenza di una figura che lo presupponga. Ma <strong>in un mondo postmoderno e rizomatico il centro manca<\/strong>: il <em>Soggetto Radicale<\/em> \u00e8 sempre centro, anche laddove non \u00e8 possibile averne uno. \u00c8 una forma di <em>trascendenza immanente<\/em>.<\/p>\n<p><em>Diversi anni fa ha messo a punto un\u2019interessante lettura di Evola, per cos\u00ec dire, \u201cvisto da sinistra\u201d. Pu\u00f2 spiegarci brevemente di che si tratta?<\/em><\/p>\n<p>Era una piccola provocazione che sollevava una questione molto seria: non \u00e8 possibile leggere Evola come fanno molti individui piccolo-borghesi e conservatori. Evola non appartiene alla destra economica, ma \u00e8 contro il mondo moderno. E il mondo moderno pu\u00f2 essere di sinistra cos\u00ec come di destra. La sua \u00e8 una rivolta assoluta contro il mondo che ci circonda, contro lo <em>status quo<\/em>, <strong>una rivolta incompatibile con il conservatorismo di destra<\/strong>, il grande capitale, la borghesia, la xenofobia, tutte posizioni che racchiudono in s\u00e9 un conformismo piccolo-borghese. Evola invita a intraprendere una lotta assoluta, \u00e8 questa la verit\u00e0. Chi non accetta tale invito si schiera di fatto in difesa del mondo moderno. Non \u00e8 possibile essere tradizionalisti e accettare le forme dell\u2019occidentalismo moderno, del capitalismo, del liberalismo e del conservatorismo. Per questo ho voluto porre l\u2019accento sul fatto che <strong>il pensiero di Evola \u00e8 rivoluzionario<\/strong>, conducendo a una rivolta provvista, in questo senso, di un\u2019anima \u201cdi sinistra\u201d, finalizzata alla distruzione di tutti i princ\u00ecpi dello status quo. Il suo potrebbe essere, per cos\u00ec dire, un \u201c<strong>anarchismo di Destra<\/strong>\u201d, sviluppato appunto in <em>Cavalcare la tigre<\/em>.<\/p>\n<p><em>In quel saggio lei ha anche riflettuto anche sull\u2019interpretazione \u201ctradizionale\u201d del rapporto tra lavoratori e borghesi\u2026<\/em><\/p>\n<p>Credo che la difesa della borghesia contro il proletariato di Evola e Gu\u00e9non sia un errore legato all\u2019applicazione della teoria che vede quattro caste nelle societ\u00e0 indoeuropee. La prima era sacerdotale e la seconda guerriera, degli <em>kshatrya<\/em>: sennonch\u00e9, a differenza di Evola e Gu\u00e9non, sono convinto che la terza casta debba essere identificata con quella dei contadini. <strong>Georges Dum\u00e9zil<\/strong> ha mostrato che nella tradizione indoeuropea le caste sono tre, non quattro. Se le cose stanno cos\u00ec, allora la borghesia non \u00e8 nemmeno una casta, bens\u00ec un gruppo costituito da contadini incapaci di vivere nei campi che si mossero verso le citt\u00e0. I pi\u00f9 onesti si trasformarono nei proletari; i peggiori, invece, nei capitalisti. <strong>La borghesia<\/strong> divenne cos\u00ec una casta che riuniva i guerrieri peggiori, che avevano paura di lottare, e i contadini che non volevano lavorare. <strong>Era l\u2019unione degli individui <em>peggiori<\/em> di tutte le caste<\/strong>. Ecco perch\u00e9 non bisogna difendere la borghesia, non essendo una vera casta indoeuropea. Odiando sacerdoti, guerrieri e contadini, ha creato una realt\u00e0 avversa a tutte le caste tradizionali indoeuropee. \u00c8 interessante notare come la rivoluzione socialista \u2013 il comunismo sovietico \u2013 fosse orientato dapprima contro la borghesia, non tanto contro guerrieri, sacerdoti o contadini. Cos\u00ec credo sia possibile concepire, per cos\u00ec dire, <strong>un socialismo<\/strong> \u2013 o un comunismo \u2013 <strong>indoeuropeo<\/strong>\u00a0del tutto avverso alla borghesia, che non rappresenta in alcun modo la Tradizione. Questa mia analisi, si badi, non \u00e8 una critica a Evola, che odiava la borghesia, lo <em>status quo<\/em> e il mondo moderno, ma piuttosto una correzione e un\u2019integrazione della sua teoria.<\/p>\n<p><em>Come appare allora <strong>l\u2019Evola antiborghese \u201cvisto da Sinistra\u201d<\/strong>?<\/em><\/p>\n<p>Se oggi la borghesia \u00e8 il nemico assoluto, tutto ci\u00f2 che non \u00e8 moderno, occidentale e borghese, \u00e8 dalla nostra parte: lo sono i cinesi, i russi, gli africani, gli arabi, <strong>tutti gli occidentali che si oppongono al liberalismo<\/strong>. Quest\u2019ultimo, infatti, \u00e8 la cristallizzazione peggiore dell\u2019Era Oscura di cui hanno parlato le dottrine tradizionali. In questa prospettiva, <strong>l\u2019Evola antimoderno e antiliberale \u00e8 un rivoluzionario totale<\/strong>. Potremmo ripetere a proposito di Evola ci\u00f2 che Ren\u00e9 Alleau disse di Gu\u00e9non, definendolo <strong>\u00abil pensatore pi\u00f9 radicale e rivoluzionario di Marx\u00bb<\/strong>. Lo \u00e8 molto pi\u00f9 di quei tradizionalisti che vivono da borghesi, limitandosi a una lettura sterile e improduttiva del pensiero di Tradizione. Costoro sono i traditori della Tradizione: se le cose stanno cos\u00ec, mi stanno pi\u00f9 simpatici gli anarchici. Credo che l\u2019ordine borghese debba essere distrutto. La mia tesi \u00e8 una logica conseguenza delle posizioni evoliane e tradizionaliste.<\/p>\n<p><em>E come si rapporta alla Quarta Teoria Politica?<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_Aga.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-440\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_Aga-210x300.jpg\" alt=\"Dugin_Aga\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_Aga-210x300.jpg 210w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_Aga-717x1024.jpg 717w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/06\/Dugin_Aga.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a>La Quarta Teoria Politica propone lo stesso, in modo pi\u00f9 accademico, con la <strong>decostruzione del liberalismo, dell\u2019eurocentrismo e del modernismo<\/strong>. Non \u00e8 dogmatica, ma \u00e8 un invito a esercitare il pensiero e la critica. Alcuni propongono di trovare un nome a questa teoria. \u00c8 inutile farlo: <strong>essa delineer\u00e0 uno spazio concettuale che trover\u00e0 il proprio nome in un momento futuro, a tempo debito<\/strong>. Ma gi\u00e0 oggi \u00e8 possibile lavorare con questo concetto, preparando il terreno per la sua manifestazione. Gli iraniani, come i cinesi, possono vedere nel loro assetto politico una manifestazione storica della Quarta Teoria Politica. \u00c8 un invito aperto. Questo \u00e8 il lato debole ma anche forte dell\u2019espressione \u201cQuarta Teoria Politica\u201d. Voglio precisare che non si tratta di un mascheramento della Terza Teoria Politica \u2013 del fascismo \u2013 ma di un paradigma realmente alternativo ai primi tre. <strong>Fascismo, comunismo e liberalismo sono del tutto intrisi di modernit\u00e0<\/strong>. Io critico il fascismo nei suoi aspetti borghesi, razzisti e nazionalisti. La Quarta Teoria Politica spalanca un altro spazio concettuale. Il problema \u00e8 che quasi tutto ci\u00f2 che continuiamo a pensare appartiene al retaggio delle prime tre teorie politiche. Bisogna compiere una grande purificazione interiore per <strong>sviluppare in modo fruttuoso il tradizionalismo e allo stesso tempo la <em>Quarta Teoria Politica<\/em><\/strong>, che \u00e8 la forma logica di un certo sviluppo di alcuni aspetti del tradizionalismo stesso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Uno dei tratti del nostro disgraziato tempo consiste nella facilit\u00e0 con cui si dispensano etichette, a intellettuali cos\u00ec come a correnti e fenomeni politici. Di destra o di sinistra, populisti o elitisti, progressisti o conservatori\u2026 Nella realt\u00e0 dei fatti, tuttavia, l\u2019unico discrimine \u00e8 quello che oppone intellettuali passatisti e altri che preferiscono essere contemporanei del futuro. Il secondo gruppo (non poi cos\u00ec nutrito, a dire il vero) comprende spiriti nati in anticipo di qualche decennio \u2013 se non addirittura di secoli, come Nietzsche \u2013 sulla tabella di marcia della Storia, avanguardie di una realt\u00e0 in procinto di dispiegarsi nella sua [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2018\/06\/25\/aleksandr-dugin-evola-il-populismo-e-la-quarta-teoria-politica\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1084,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[79480,17018,23335,64],"tags":[282692,269,326012,326480,261,326330,17016,191293,30050,814],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/438"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1084"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=438"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/438\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":448,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/438\/revisions\/448"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=438"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=438"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=438"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}