{"id":48,"date":"2016-05-16T08:09:53","date_gmt":"2016-05-16T06:09:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=48"},"modified":"2016-05-16T12:22:00","modified_gmt":"2016-05-16T10:22:00","slug":"drieu-storia-di-unadolescenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2016\/05\/16\/drieu-storia-di-unadolescenza\/","title":{"rendered":"Drieu, storia di un\u2019adolescenza"},"content":{"rendered":"<p>Yukio Mishima scrive le sue <em>Confessioni di una maschera<\/em> tra i venti e i trent\u2019anni. \u00c8 il 1949. Anche se non lo ammette \u00e8 un\u2019autobiografia, e proprio per questo non ha mancato di sollevare polemiche, per ragioni che lasciamo ai professionisti dello scandalo. Parla delle prime incursioni nella vita di un adolescente che vive nella propria persona lo squilibrio del suo tempo. Ch\u00e9 proprio qui sta la grandezza o miseria di una vita: o ripercorre le tappe di una civilt\u00e0 intera, incarnandone le fratture, esibendone le lacerazioni, oppure \u00e8 semplicemente poco interessante.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/05\/drieu1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-50\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/05\/drieu1-291x300.jpg\" alt=\"drieu1\" width=\"353\" height=\"364\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/05\/drieu1-291x300.jpg 291w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/05\/drieu1.jpg 639w\" sizes=\"(max-width: 353px) 100vw, 353px\" \/><\/a>Tre decenni prima, nel 1921, Pierre Drieu La Rochelle ha ventotto anni. Pubblica <em>Stato civile<\/em>: \u00abLe memorie di un fascista che mor\u00ec suicida\u00bb tuona\u00a0lo strillo sbattuto in copertina da Longanesi, che lo pubblica in italiano nel 1968. Peccato che di suicidio l\u00ec non si parli affatto, come scrive Stenio Solinas nella sua introduzione alla nuova edizione del libro, appena uscita per Bietti. E anche sul \u00abfascismo\u00bb di Drieu si potrebbe parlare a lungo, dato che, come titola un ottimo documentario di qualche anno fa, parecchi sono i colori del nero\u2026<\/p>\n<p>Siamo nel 1921, si diceva. Il giovanissimo Drieu ha pubblicato solo due libri: <em>Interrogation<\/em>, nel 1917 (appena tradotto in italiano da La Finestra), e <em>Fond de cantine<\/em>, tre anni dopo. Sono due raccolte di poesie. Non si \u00e8 ancora cimentato nella stesura dei <em>Cani di paglia<\/em>, non ha ancora denunciato le commedie di Charleroi n\u00e9 misurato la sua Francia. Non \u00e8 ancora un \u00absocialista fascista\u00bb, n\u00e9 ha provato ad appuntare il secolo, e il lirismo crepuscolare dei suoi splendidi\u00a0<em>Diari<\/em> \u00e8 lontano, cos\u00ec come lo sono <em>Gilles<\/em> e <em>Fuoco fatuo<\/em>. Prima di gettarsi in quei lavori che faranno di lui un autore generazionale, il giovane Drieu ha un piccolo conto da chiudere: quello con la sua adolescenza.<\/p>\n<p>A che et\u00e0 si scrive un\u2019autobiografia? Dipende, si dir\u00e0, dalla vita che si \u00e8 vissuta. Ma anche da quanto, come si diceva prima, questa biografia riproduca lo <em>Zeitgeist<\/em>, lo spirito del tempo, facendosi diorama del secolo. Ebbene, <em>Stato civile<\/em> non \u00e8 solamente la rassegna di anni fugaci, le prime esperienze a scuola, la scoperta di un mondo, le prime colpe ed espiazioni&#8230; \u00c8 la narrazione della giovent\u00f9 di un secolo che si sarebbe infranto in due guerre mondiali, giungendo in ritardo al proprio appuntamento con il destino. Un secolo perennemente in ritardo rispetto a se stesso: da qui l\u2019importanza di libri come questo, avanguardie di un\u2019Europa che avrebbe potuto essere ma che non \u00e8 stata, e che il gesto suicida di Drieu gli imped\u00ec di vedere. Un atto di compassione estrema, forse, compiuto dall\u2019autore nei confronti di se stesso.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/05\/drieu2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone  wp-image-51\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/05\/drieu2-194x300.jpg\" alt=\"drieu2\" width=\"175\" height=\"271\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/05\/drieu2-194x300.jpg 194w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/05\/drieu2-663x1024.jpg 663w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2016\/05\/drieu2.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 175px) 100vw, 175px\" \/><\/a>\u00abOgni crepuscolo altrove \u00e8 un\u2019aurora\u00bb ha scritto Ernst J\u00fcnger. Se Drieu rievoca le proprie esperienze giovanili non \u00e8 per chiudere la porta sull\u2019infanzia ma per preservarne intatta tutta la freschezza. Basta leggere qualche pagina di <em>Stato civile<\/em>, autobiografia in assenza di biografia, per rendersene conto: \u00abI bambini non appartengono alla stessa epoca, alla stessa razza, allo stesso continente degli uomini. Vivono in et\u00e0 gi\u00e0 passate o ancora da venire\u2026 Armati con tutti i loro sensi di una straordinaria capacit\u00e0 di divinazione, parlano con tutto l\u2019universo una lingua mistica che dimenticano presto, e abitano terre vergini\u00bb. Sono simili ai selvaggi: \u00abCome loro, si lasciano addomesticare, e come loro muoiono se perdono la libert\u00e0\u00bb. Giovanissimo Robinson Crusoe del Ventesimo secolo, Drieu ha orrore degli adulti, che colonizzano l\u2019immaginario con la tirannia del dato di fatto e la maschera del cinismo, affermando la supremazia di un quieto vivere, al riparo dal rischio e dall\u2019avventura. Sono loro i carcerieri di quella\u00a0mistica dell\u2019infanzia che, nella sua innocente colpevolezza, oltrepassa i domini umani per cogliere verit\u00e0 cosmiche: \u00abVissi il mistero della solitudine del nostro pianeta tra gli astri, come mai saprei riviverlo con l\u2019artificio dell\u2019intelli\u00adgenza\u00bb. Il fanciullo raccontato da Drieu la sa lunga sulla storia del mondo e dell\u2019uomo, e non \u00e8 per nulla intenzionato a cedere questa consapevolezza. Vuole che la fiamma della sua <em>estate incantata<\/em>, come l\u2019avrebbe chiamata Ray Bradbury, continui a risplendere: \u00abNascosto in fondo al giardino col mio cane e il mio fucile conobbi l\u2019angoscia, la base stessa della nostra storia umana; un\u2019angoscia che avrei ritrovato soltanto nella vo\u00adragine di un obice, sulla terra deserta, sotto un firmamento che crollava\u00bb.<\/p>\n<p>Si porter\u00e0 dietro quest\u2019infanzia negli anni a venire, negli incontri e nelle frequentazioni, nelle serate di gala e nelle tempeste d\u2019acciaio, la infonder\u00e0 nelle sue opere e negli articoli per quelle riviste che gli costeranno la scomunica da parte della cultura ufficiale e l\u2019accesso al panteon della Pl\u00e9iade solo nel 2012, in un\u2019edizione peraltro parecchio depurata e igienizzata da chi non si stanca di riscrivere il nostro passato. Ma che nulla toglie al valore di libri come questo. Il \u00abmaledetto\u00bb Drieu ci conosceva molto bene\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Yukio Mishima scrive le sue Confessioni di una maschera tra i venti e i trent\u2019anni. \u00c8 il 1949. Anche se non lo ammette \u00e8 un\u2019autobiografia, e proprio per questo non ha mancato di sollevare polemiche, per ragioni che lasciamo ai professionisti dello scandalo. Parla delle prime incursioni nella vita di un adolescente che vive nella propria persona lo squilibrio del suo tempo. Ch\u00e9 proprio qui sta la grandezza o miseria di una vita: o ripercorre le tappe di una civilt\u00e0 intera, incarnandone le fratture, esibendone le lacerazioni, oppure \u00e8 semplicemente poco interessante. 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