{"id":491,"date":"2018-11-19T14:00:39","date_gmt":"2018-11-19T13:00:39","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=491"},"modified":"2018-11-19T14:00:40","modified_gmt":"2018-11-19T13:00:40","slug":"oswald-spengler-aurore-e-tramonti-del-secolo-breve","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2018\/11\/19\/oswald-spengler-aurore-e-tramonti-del-secolo-breve\/","title":{"rendered":"Oswald Spengler: aurore e tramonti del Secolo Breve"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/11\/Spengler_1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-492\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/11\/Spengler_1-212x300.jpeg\" alt=\"Spengler_1\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/11\/Spengler_1-212x300.jpeg 212w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/11\/Spengler_1.jpeg 620w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>\u00abIl suo libro \u00e8 inferiore alla critica. N\u00e9 io mi dar\u00f2 la briga di discuterlo e confutarlo. C\u2019\u00e8 di meglio da fare\u00bb<\/strong>: bastarono le altezzose parole di Benedetto Croce a ritardare di decenni la traduzione italiana de <strong><em>Il tramonto dell\u2019Occidente<\/em> <\/strong>di <strong>Oswald Spengler<\/strong>, uscito esattamente un secolo fa, in sincrono col naufragio della Belle \u00c9poque nelle tempeste d\u2019acciaio della Prima guerra mondiale. Un anniversario sistematicamente ignorato, ha scritto <strong>Ernesto Galli della Loggia <\/strong>(\u00abCorriere della Sera\u00bb, 16 novembre 2018), offuscato forse dal sinistro timore che la catastrofe del nuovo millennio, ormai sotto gli occhi di tutti, sia <em>esattamente<\/em> quella anticipata nelle pagine di uno dei capolavori della cosiddetta <em>Kulturcrisis<\/em>. Un silenzio non assoluto, tuttavia: oltre al suo saggio uscito sul nuovo numero di \u00abVita e Pensiero\u00bb, tra le iniziative dedicate al capolavoro spengleriano va segnalato il convegno <strong><em>Aurore e tramonti del secolo breve<\/em><\/strong>, che si terr\u00e0 all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Milano il <strong>20 novembre<\/strong>. Organizzata dalla rivista <strong><em>Antar\u00e8s<\/em><\/strong>, da <strong><em>l\u2019Intellettuale Dissidente<\/em><\/strong>\u00a0e dall\u2019<strong>AISBE<\/strong> (Accademia Internazionale di Scienza della Bellezza), la giornata di studi ospiter\u00e0 dieci relatori, che stileranno un bilancio critico del <em>Tramonto<\/em>. Un libro la cui portata era e resta rivoluzionaria, con l\u2019idea di una \u00abrivoluzione copernicana della storiografia\u00bb allergica all\u2019eurocentrismo (tutto \u00abtolemaico\u00bb) di chi vede nella modernit\u00e0 l\u2019apice dell\u2019evoluzione umana, ragionando secondo l\u2019algida scansione <em>antichit\u00e0-medioevo-et\u00e0 moderna<\/em>, con il \u00abpaesaggio dell\u2019Europa occidentale\u00bb che, secondo Spengler, \u00abva a costituire il polo immobile [\u2026] intorno al quale millenni di storia pi\u00f9 possente graviterebbero\u00bb. Secondo quest\u2019antiquata <em>visione del mondo<\/em> la complessit\u00e0 della storia universale viene azzerata in una linea progressiva che punta dritta al <strong><em>migliore dei mondi possibili<\/em> <\/strong>\u2013 il nostro, tanto per cambiare \u2013 il cui vangelo \u00e8 un <strong><em>razzismo storiografico <\/em><\/strong>senza pari, esercitato in nome di valori come <strong>\u00abla sovranit\u00e0 della ragione, l\u2019umanitarismo, la felicit\u00e0 dei pi\u00f9, l\u2019evoluzione economica, l\u2019illuminismo, la libert\u00e0 dei popoli, l\u2019assoggettamento della natura, la pace mondiale\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Ad onta di quanto sostenuto dagli alfieri del modernismo a tutti i costi, questi principi non sono assoluti, n\u00e9 si rifanno a presunti \u201cdiritti naturali\u201d validi in ogni tempo e luogo, ma sono squisitamente <em>occidentali<\/em> \u2013 anzi, <em>moderni<\/em>. Basta metterli tra parentesi per vedere apparire un\u2019immagine del mondo ben diversa: <strong>\u00abInvece della squallida immagine di una storia mondiale lineare\u00bb<\/strong> tuona Spengler nel suo trattato di morfologia della storia, <strong>\u00abio vedo una molteplicit\u00e0 di civilt\u00e0 possenti, scaturite con una forza elementare dal grembo di un loro paesaggio materno\u00bb<\/strong>. Ognuna imprime la <em>propria<\/em> forma all\u2019umanit\u00e0, ha un suo modo di vedere e sentire, pensare e percepire. Ognuna possiede una <em>sua<\/em> matematica e una <em>sua<\/em> cosmologia, una <em>sua<\/em> politica e una <em>sua<\/em> scienza, irriducibili le une alle altre. Una volta che le civilt\u00e0 dicono tutto quel che hanno da dire, estrinsecando tutte le proprie possibilit\u00e0, non resta loro che scomparire. Qui risiede il senso della storia: non nei dettami materialisti e idealisti, ma nella consapevolezza che ogni <em>Kultur<\/em> \u00e8 un organismo vivente, una circonferenza i cui punti sono equidistanti dal centro, una forma organica provvista di una genesi, uno zenit e un nadir.<\/p>\n<p><strong>\u00abUn pensiero che non sappia abbracciare e mutare fin nel profondo la vita di un\u2019epoca \u00e8 meglio che non sia espresso\u00bb<\/strong>. Basta leggere una manciata delle oltre millecinquecento pagine del trattato spengleriano per vedere applicato questo principio, un\u2019urgenza epocale, l\u2019idea che dietro ai fatti esibiti dalla storia vadano identificate <em>linee di forza<\/em>. Ecco <strong>\u00abil <\/strong><strong>grande compito del ventesimo secolo: mettere accuratamente in luce la struttura interna delle unit\u00e0 organiche, comprendere il valore espressivo degli eventi e individuare il linguaggio in essi riposto\u00bb.<\/strong> In queste righe c\u2019\u00e8 tutto <em>Il tramonto dell\u2019Occidente<\/em>, ricognizione multidisciplinare che spazia da politica e metafisica a numismatica e matematica, dal modo di fare la guerra a quello di fare la pace. <em>Tutto<\/em> traduce lo spirito del tempo, <em>tutto<\/em> \u00e8 simbolo e canone di una civilt\u00e0. E non vi \u00e8 nulla al di fuori della civilt\u00e0 \u2013 anzi, <em>delle<\/em> civilt\u00e0, al plurale. Le quali, tra l\u2019altro, nella loro evoluzione attraversano sempre le stesse fasi. Impossibile incasellarle in una storia universale unica, a una direzione: poich\u00e9 ognuna \u00e8 a s\u00e9 stante, sar\u00e0 meglio adottare una temporalit\u00e0 circolare \u2013 o, meglio, <em>sferica<\/em>, secondo la definizione di Giorgio Locchi. <strong>\u00abLo storico\u00bb<\/strong> scriver\u00e0 anni dopo Ernst J\u00fcnger, <strong>\u00abdeve saper riconoscere le figure che si ripetono\u00bb<\/strong>, interpretarle analogicamente, rintracciare nel divenire ci\u00f2 che si ripresenta, di volta in volta, di epoca in epoca.<\/p>\n<p>Ma cosa ci dice questa ripetizione delle forme? Una sola cosa: l\u2019ineluttabilit\u00e0 della fine. Al pari di organismi, come si diceva, le civilt\u00e0 nascono, vivono e muoiono. Senza altra finalit\u00e0. Pessimismo? Lasciamo sia Spengler a rispondere: \u00abChi lo intende cos\u00ec ha bisogno dunque della bugia pietosa, o del velo protettivo intessuto di ideali e di utopie, dinanzi allo spettacolo della realt\u00e0 per esserne alfine liberato?\u00bb. Non c\u2019\u00e8 niente da fare: una volta ripulita dai pregiudizi moderni (evoluzionismo, progressismo, umanitarismo e altre sciocchezze del genere), <strong>la storia si riduce a una lunga catena di aurore e tramonti<\/strong>. Ogni civilt\u00e0 ha uno stadio ascendente e uno discendente, una <em>Kultur<\/em> e una <em>Zivilisation<\/em> (termini gi\u00e0 impiegati, tra l\u2019altro, da Thomas Mann), e \u00abil tramonto dell\u2019Occidente significa nulla di meno che <em>il problema stesso della civilizzazione<\/em>\u00bb scrive Spengler, prendendo di petto il problema. Ma cos\u2019\u00e8 una civilizzazione?<\/p>\n<p>Lo stadio ultimo, esteriore e artificiale della civilt\u00e0, il venir meno dello stile, della forza centripeta che lega i fenomeni alla forma, la fissit\u00e0. Nata nel XIX secolo, la civilizzazione occidentale \u00e8 <strong>\u00abil cosmopolitismo in luogo della \u201cpatria\u201d, il freddo senso pratico in luogo del rispetto verso quanto \u00e8 stato tramandato, l\u2019irreligiosit\u00e0 scientista come dissoluzione del precedente fervore religioso\u00bb.<\/strong> Un eterno presente fanciullesco e al tempo stesso <em>vecchio<\/em>, formicolante e agonizzante, avulso dal passato e scandito dal <strong>\u00ab<em>danaro<\/em> come una grandezza astratta, inorganica, priva di ogni relazione col senso di una terra fertile\u00bb<\/strong>. Nel segno della civilizzazione la terra pullula di metropoli in cui si prendono decisioni che coinvolgono poi il globo intero. Ad abitare questi luoghi, cosmopoliti e straccioni, sradicati e spregiudicati, \u00e8 \u00abun nuovo nomade, un parassita, il puro uomo pratico, intelligente, infecondo\u00bb. <strong>Nelle metropoli i popoli vanno a morire<\/strong>, cedendo il passo a quelle masse cui Gustave Le Bon e Ortega y Gassett hanno dedicato analisi spietate. Civilizzazione \u00e8 la quantit\u00e0 in luogo della qualit\u00e0, l\u2019atomismo sociale che scalza la comunit\u00e0 vivente: \u00abA una civilt\u00e0 appartiene la ginnastica, il torneo, l\u2019agone, alla civilizzazione lo sport\u00bb, modernissima variante del <em>panem et circenses<\/em>. Se la civilt\u00e0 \u00e8 rivolta verso l\u2019interno, <strong>la sua fase terminale \u00e8 invece imperialista, globalista<\/strong>: \u00abLa tendenza espansiva \u00e8 una fatalit\u00e0, qualcosa di demonico e mostruoso\u00bb. \u00c8 un\u2019era che ha smantellato i sacrari delle antiche divinit\u00e0 per erigerne altri a nuovi d\u00e8i, altrettanto gelosi dei precedenti:<\/p>\n<p><strong>\u00abIl successore dei monaci gotici \u00e8 l\u2019inventore erudito, l\u2019iniziato sacerdote della macchina. La \u201cfede nella tecnica\u201d diventa quasi una religione materialistica: la tecnica \u00e8 eterna e immortale come Dio Padre, redime l\u2019umanit\u00e0 come il Figlio, la illumina come lo Spirito Santo. Il suo adoratore \u00e8 il filisteo del progresso dell\u2019epoca moderna, da Lamettrie a Lenin\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Lo stesso accade con il <em>mito del lavoro<\/em>, che da anatema di Adamo diviene nuovo vangelo ateo, <em>trait d\u2019union<\/em> di <strong>comunismo e capitalismo<\/strong> che dissolve gli ordinamenti, livellando le frontiere in vista della <strong>Civilizzazione Globale<\/strong>, obnubilando tutto ci\u00f2 che si oppone alla sua azione onnipervasiva \u2013 sia di natura sociale o religiosa, nazionale o addirittura sessuale.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/11\/Spengler_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-493\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/11\/Spengler_2-220x300.jpg\" alt=\"Spengler_2\" width=\"220\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/11\/Spengler_2-220x300.jpg 220w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/11\/Spengler_2-753x1024.jpg 753w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/11\/Spengler_2.jpg 1420w\" sizes=\"(max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/><\/a>Nella civilizzazione il bisogno di sacro \u00e8 soddisfatto dalle cosiddette <em>seconde religiosit\u00e0<\/em>, \u00abla mistificazione occultistica e teosofistica, la <em>Christian Science<\/em> americana, l\u2019ipocrita buddhismo da salotto, lo spiritualismo divenuto un mestiere praticato\u00bb: <strong>un puerile sincretismo che vorrebbe colmare un vuoto interiore<\/strong> e che finisce fatalmente per riconfermarlo. L\u2019ideologia stracciona di <em>New Age<\/em> e affini \u2013 che ha un discreto numero di grotteschi epigoni anche oggi \u2013 s\u2019inscrive in questo stesso movimento, che prima nega il sacro e poi ne fa una grottesca parodia, come scrisse <strong>Ren\u00e9 Gu\u00e9non<\/strong> negli anni Quaranta ne <strong><em>Il regno della quantit\u00e0 e i segni dei tempi<\/em><\/strong>, altro capolavoro della <em>Kulturcrisis<\/em>.\u00a0Ennesimo carattere della civilizzazione \u00e8 il <strong>crollo demografico<\/strong>. Spengler ha sviluppato questo aspetto soprattutto in <em>Anni decisivi<\/em>: <strong>\u00abL\u2019abbondanza dei figli diventa fastidiosa e ridicola. \u00c8 il sintomo pi\u00f9 grave dell\u2019egoismo degli uomini da grande citt\u00e0, atomi divenuti indipendenti. Un egoismo che \u00e8 il contrario dell\u2019istinto di sopravvivere nel sangue di discendenti, della cura inesauribile per loro, della durata del proprio nome\u00bb.<\/strong> Tesi quanto mai profetiche \u2013 siamo nel 1918! \u2013 e di un\u2019attualit\u00e0 sconcertante, che percorreranno una lunga strada, fino a giungere a <strong><em>Il sistema per uccidere<\/em><\/strong><em> <strong>i popoli<\/strong><\/em> di <strong>Guillaume<\/strong> <strong>Faye<\/strong> (recentemente ristampato da AGA), testo sulla globalizzazione etnocida che non a caso prende le mosse proprio da Spengler e dal concetto di civilizzazione, cui il pensatore francese sostituisce quello di Sistema, entit\u00e0 cancerosa acefala e sprovvista di un centro. Un tragico simbolo di quel che siamo diventati, se \u00e8 vero che nel nostro Paese la natalit\u00e0 \u00e8 in caduta libera almeno dal 2015, come ormai oggi sono costretti a riconoscere anche i pi\u00f9 spregiudicati partigiani del sistema che ci sta uccidendo.<\/p>\n<p>Il destino descritto da Spengler \u00e8 ineluttabile. Non vi si sfugge, impossibile tornare indietro, a epoche passate, secondo i dettami di conservatorismi fuori tempo massimo. <strong>La strada imboccata dall\u2019Occidente nel XIX secolo dev\u2019essere percorsa sino in fondo. <\/strong>Le convulsioni entro cui si agita il nostro tempo sono i vagiti di un\u2019era nuova, ben differente dalla nostra, nella quale gli scenari muteranno in modo radicale: \u00abTutto ci\u00f2 \u00e8 il preludio grande e magnifico\u00bb vaticina Spengler, \u00abdi un\u2019epoca con la quale la storia dell\u2019uomo euro-occidentale si <em>chiuder\u00e0<\/em> definitivamente\u00bb. Una consapevolezza che va assunta e metabolizzata, senza crearsi paradisi perduti nel passato o nel futuro, attraverso un <em>realismo eroico <\/em>molto prossimo all\u2019<em>amor fati <\/em>nietzschiano:<\/p>\n<p><strong>\u00abChi non comprende che questa fine \u00e8 inevitabile, che si deve volere o questo o nulla, che si deve amare questo destino o disperare dell\u2019avvenire, chi non sente la grandezza che sta anche in questa attivit\u00e0 di possenti menti, in questa energia e disciplina di nature metalliche, in questa lotta condotta con i mezzi pi\u00f9 freddi e astratti, chi indulge in nostalgie per lo stile della vita di tempi passati \u2013 costui deve rinunciare a <em>capire<\/em> la storia, a <em>vivere<\/em> la storia, a <em>creare<\/em> la storia\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Non vi sono alternative: chi non comprender\u00e0 il proprio destino ne verr\u00e0 travolto. L\u2019alternativa, come sempre, \u00e8 tra padroneggiare, incarnare e <em>mettere in forma<\/em> il declino di una civilizzazione oppure esserne travolti. <strong><em>Ducunt fata volentem, nolentem trahunt<\/em><\/strong>: cos\u00ec si chiude la cronaca spengleriana della fine di una civilt\u00e0 \u2013 la <em>nostra<\/em>, per la precisione. Il monito rimane valido a un secolo dalla prima edizione de <em>Il tramonto dell\u2019Occidente<\/em>, le cui profezie si sono avverate, nella loro totalit\u00e0. E l\u2019alternativa \u00e8 sempre quella: resta solo da capire quale strada intenderemo percorrere, prima che si chiuda definitivamente il sipario.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abIl suo libro \u00e8 inferiore alla critica. N\u00e9 io mi dar\u00f2 la briga di discuterlo e confutarlo. C\u2019\u00e8 di meglio da fare\u00bb: bastarono le altezzose parole di Benedetto Croce a ritardare di decenni la traduzione italiana de Il tramonto dell\u2019Occidente di Oswald Spengler, uscito esattamente un secolo fa, in sincrono col naufragio della Belle \u00c9poque nelle tempeste d\u2019acciaio della Prima guerra mondiale. Un anniversario sistematicamente ignorato, ha scritto Ernesto Galli della Loggia (\u00abCorriere della Sera\u00bb, 16 novembre 2018), offuscato forse dal sinistro timore che la catastrofe del nuovo millennio, ormai sotto gli occhi di tutti, sia esattamente quella anticipata nelle [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2018\/11\/19\/oswald-spengler-aurore-e-tramonti-del-secolo-breve\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1084,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[191135,170365,17018],"tags":[282735,347351,346338,346524,346923,244352,347096],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/491"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1084"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=491"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/491\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":496,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/491\/revisions\/496"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=491"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=491"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=491"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}