{"id":505,"date":"2018-12-29T14:16:18","date_gmt":"2018-12-29T13:16:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=505"},"modified":"2018-12-29T14:16:18","modified_gmt":"2018-12-29T13:16:18","slug":"lestetica-dellinvisibile-di-pavel-florenskij","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2018\/12\/29\/lestetica-dellinvisibile-di-pavel-florenskij\/","title":{"rendered":"L\u2019estetica dell\u2019invisibile di Pavel Florenskij"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/12\/Florenskij.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-507\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/12\/Florenskij-201x300.png\" alt=\"Florenskij\" width=\"201\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/12\/Florenskij-201x300.png 201w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/12\/Florenskij.png 480w\" sizes=\"(max-width: 201px) 100vw, 201px\" \/><\/a>Se Pavel Aleksandrovi\u010d Florenskij \u00e8 stato chiamato \u201cil Leonardo russo\u201d, una ragione c\u2019\u00e8: come definire altrimenti un uomo che nell\u2019arco di una sola vita si \u00e8 occupato, tra le altre cose, di matematica e fisica, elettrodinamica ed esoterismo, folklore e teologia, filosofia e biologia? Probabilmente, uno specialista risponderebbe che ci troviamo di fronte a uno schizofrenico o a un bizzarro studioso dagli interessi curiosamente eterogenei, da liquidare con un sopracciglio inarcato. Ma le cose stanno diversamente: non fu (solo) un\u2019insaziabile curiosit\u00e0 a spingere il protagonista di questa storia in domini tanto disparati, quanto una visione del mondo poliedrica, capace di sintetizzare scienza e spiritualit\u00e0, materia e Assoluto, <em>ordo idearum<\/em> e <em>ordo rerum<\/em>, le scale dei transfiniti di Cantor e le schiere angeliche di Dionigi l\u2019Areopagita. <strong>\u00abUn esempio vivente di connubio degli opposti\u00bb<\/strong>: cos\u00ec lo ha definito il professor Georg M. Young nel suo libro dedicato a <strong><em>I cosmisti russi<\/em><\/strong> (Tre Editori, 2017), che affront\u00f2 con il medesimo fervore i progetti tecno-scientifici sovietici (fu, tra l\u2019altro, uno dei realizzatori dell\u2019\u201celettrificazione\u201d della Russia, che secondo Lenin costituiva l\u2019essenza stessa del comunismo, insieme ai soviet) e questioni di ordine teologico. Anche perch\u00e9, come disse una volta il suo amico Leonid Sabaneev, <strong>\u00absembrava osservare il bolscevismo da un\u2019altezza mistica, come se fosse una base necessaria del processo storico\u00bb<\/strong>. E il regime, soprattutto nei suoi primissimi anni di vita, trov\u00f2 il modo di servirsi di lui.<\/p>\n<p>Sull\u2019unit\u00e0 della visione del mondo florenskijana \u00e8 tornato di recente <strong>Luigi Zuccaro<\/strong> ne <strong><em>L\u2019estetica dell\u2019invisibile. Il pensiero eurasiatico di Pavel Florenskij<\/em><\/strong>, uscito per <strong>NovaEuropa<\/strong> lo scorso ottobre, con una prefazione di <strong>Luca Negri<\/strong>, che del metafisico russo si era gi\u00e0 occupato nel suo magnifico <strong><em>Il ritorno del Guerin Meschino<\/em><\/strong> (Lindau, 2013). Libri come questi sono veri e propri antidoti intellettuali alla specializzazione assunta dalle scienze dalla fine del Rinascimento in poi, una deriva che ha condotto la modernit\u00e0 a dimenticare la totalit\u00e0 dell\u2019uomo e l\u2019uomo come totalit\u00e0, insieme alla sua apertura alla storia e agli D\u00e8i. Cos\u00ec come sono vaccini alla dottrina (tutta occidentale) di un\u2019individualit\u00e0 chiusa in se stessa \u2013 dottrina impostasi, non casualmente, con l\u2019insorgere del soggetto politico della borghesia, che dell\u2019individualismo ha fatto la propria madrelingua. In controtendenza a questo paradigma troviamo invece un Io fatto di <em>aperture<\/em> e faglie, aperto ai propri simili, alla storia e a ci\u00f2 che risiede oltre la storia stessa. <strong>All\u2019individuo borghese laico, acosmico e astratto, insomma, queste pagine ne oppongono uno storico e radicato, aperto al sacro e <em>dunque<\/em> al mondo, soggetto e non oggetto della storia.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/12\/Zuccaro_NovaEuropa.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-508\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/12\/Zuccaro_NovaEuropa-212x300.jpg\" alt=\"Zuccaro_NovaEuropa\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/12\/Zuccaro_NovaEuropa-212x300.jpg 212w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/12\/Zuccaro_NovaEuropa.jpg 679w\" sizes=\"(max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>Anche perch\u00e9, dagli studi di fisica e matematica fino alla cattedra assegnatagli a soli ventisei anni, Florenskij era solito utilizzare come pietra di paragone l\u2019Eterno, ci\u00f2 che non si risolve nei domini della storia, e in questo modo riusc\u00ec a operare una duplice sintesi: <em>verticale<\/em>, unificando passato e futuro, Medioevo e modernit\u00e0, e <em>orizzontale<\/em>, <strong>riconciliando scienza e meditazione, cimentandosi nell\u2019impresa di cartografare l\u2019Assoluto<\/strong>. \u00c8 in questo quadro, tanto complesso quanto di una semplicit\u00e0 disarmante (al pari di tutto ci\u00f2 che ha profondit\u00e0), che liber\u00f2 la matematica \u2013 anzi, l\u2019<em>aritmologia<\/em> \u2013 dal dominio del calcolo, facendone una disciplina in grado di legare visibile e invisibile, fenomenico e spirituale. Senza contraddizione alcuna: secondo lui il calcolo differenziale, le funzioni algebriche e la geometria non-euclidea non negano ma confermano \u2013 ovviamente, su altri presupposti \u2013 le verit\u00e0 tradizionali. La matematica, dunque, non come misurazione delle cose ma trasformazione attiva del mondo e dell\u2019Io\u2026 \u00e8 un\u2019idea che percorre tutta la sua biografia spirituale, dal saggio <strong><em>Gli immaginari in geometria<\/em><\/strong>, che nel 1922 gli valse l\u2019ostracismo di un\u2019intellighenzia dagli orizzonti ben pi\u00f9 limitati, fino a una lettera spedita ai suoi figli, nelle ore pi\u00f9 buie del XX secolo, dal gulag delle Solovki, dove fu ricompensato dal regime per cui aveva lavorato:\u00a0<strong>\u00abLa Matematica \u00e8 la pi\u00f9 importante delle scienze del pensiero: essa approfondisce, precisa, generalizza e lega in un unico modo la visione del mondo, educa e sviluppa, d\u00e0 un approccio filosofico alla natura\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Quella di Florenskij, tra l\u2019altro, era una matematica della discontinuit\u00e0: se la continuit\u00e0 caratterizzava la realt\u00e0 materialista e determinista del XIX secolo, il Novecento avrebbe dovuto basarsi su una nuova aritmologia, capace di garantire <strong>la compresenza simultanea di materia e antimateria, spirito e realt\u00e0 fenomenica<\/strong>\u2026 Sempre ne <em>Gli immaginari in geometria<\/em>, tra l\u2019altro, aveva affrontato la <strong><em>Divina Commedia<\/em><\/strong> da un punto di vista cosmologico, studiando le affinit\u00e0 tra la visione del mondo tolemaica, sottesa al poema dantesco, e lo spazio ellittico della relativit\u00e0 generale. Aveva cos\u00ec scoperto molte affinit\u00e0 tra la visione tolemaica e quella einsteiniana, pi\u00f9 di quante ve ne fossero con la visione del mondo copernicana.<\/p>\n<p>Il motore immobile delle indagini florenskijane \u00e8 per\u00f2 la nozione di <strong><em>archetipo<\/em><\/strong>, quintessenza del linguaggio stesso, che non si esaurisce nel botta-e-risposta, nel rapporto di causa-effetto o nella dinamica stimolo-reazione, che potr\u00e0 caratterizzare i cani di Pavlov o i dettami del <em>basic english<\/em> globalista ma non di certo i figli di Dante e Leonardo. Ne <em>La parola come magia<\/em> (le cui pagine ricordano quelle auree di <strong><em>Verit\u00e0 del linguaggio<\/em><\/strong> di <strong>Attilio Mordini<\/strong>) il linguaggio \u00e8 soprattutto <em>simbolico<\/em>, e gli archetipi, commenta Zuccaro, ben lungi dall\u2019essere figure retoriche o immagini disincarnate, <strong>\u00abassurgono al ruolo di scomposizione e decodificazione del reale attraverso un atlante di morfologie pregnanti\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Il <em>simbolo<\/em> \u00e8 la chiave di volta della visione del mondo di Florenskij, entit\u00e0 mediana, <em>mesocosmo<\/em> che lega microcosmo e macrocosmo in un rapporto non mimetico ma analogico \u2013 sembra di sentire <strong>Ernst Cassirer<\/strong>, secondo cui l\u2019uomo \u00e8 <em>animal simbolicum<\/em> e la sua produzione (artistica, letteraria, ma anche scientifica) \u00e8 il termine medio tra io e mondo. Simbolico \u00e8 <em>in primis<\/em> il linguaggio, azione magica per eccellenza: la parola esce da noi, proiettandosi sul mondo, e torna retroattivamente su chi l\u2019ha pronunciata, operando un mutamento dell\u2019Io, chiamando alla presenza ed espandendo la mente, senza soluzione di continuit\u00e0. <strong>Operando sul piano sottile, intermedio tra assoluto e fenomenico, il linguaggio simbolico trasmuta il reale, generando e annientando universi.<\/strong> Il tutto all\u2019insegna di una nuova oggettivit\u00e0, nella quale i termini di astrazione e concretezza, come leggiamo nel saggio florenskijano <em>La prospettiva rovesciata<\/em>, subiscono una traslazione radicale:<\/p>\n<p><strong>\u00abLa realt\u00e0 \u00e8 l\u2019incarnazione di ci\u00f2 che \u00e8 astratto, nel materiale oggettivo da cui appunto si era ottenuta l\u2019astrazione; l\u2019immaginario \u00e8 invece l\u2019incarnazione di questo stesso materiale astratto, ma in un materiale oggettivo eterogeneo. Se si vuole, la realt\u00e0 \u00e8 l\u2019adeguarsi di astratto e concreto, mentre l\u2019immaginario \u00e8 il simbolico\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Sempre di natura simbolica \u00e8 la centralit\u00e0 assegnata da Florenskij alle icone, in un\u2019epoca tutta infatuata da Futurismo e Costruttivismo, dai culti della velocit\u00e0 e del progresso. Se realizzate a regola d\u2019arte, dalle icone balugina il mistero dell\u2019Incarnazione, concretizzandosi l\u2019essenza stessa del Divino. Questi piccoli oggetti, scrive Zuccaro, <strong>\u00absono una teologia concreta che si rende materialmente esperibile e sensibile\u00bb<\/strong>. La loro bidimensionalit\u00e0 rimanda a una realt\u00e0 quadrimensionale e antieuclidea, oltre le tre dimensioni, verso un piano ulteriore: qui il soggetto non conosce pi\u00f9 l\u2019oggetto ma si trasforma in ci\u00f2 che conosce. Qui la conoscenza \u00e8 autorivelazione.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che questa funzione pontificale, in seno a un pensiero squisitamente eurasiatico, venga assunta dall\u2019arte e non da altre discipline. Cos\u00ec come non \u00e8 un caso che recentemente sia stato creato un movimento teso a rinsaldare i legami tra Italia e Russia (legami tanto profondi quanto fecondi) partendo proprio dall\u2019arte e non dalla politica, in senso contingente, o dalla filosofia \u2013 stiamo parlando di <strong>EurasiArt<\/strong>, basato sulle fondamentali dottrine di <strong>Aleksandr Dugin<\/strong>: la <strong>Quarta Teoria Politica <\/strong>(volume edito sempre da NovaEuropa) e il <strong>Soggetto Radicale<\/strong>. Ebbene, un contributo a EurasiArt potrebbe forse provenire proprio dalle icone florenskijane, (meta)narrazioni sacre e soteriologiche, inviti alla liberazione \u2013 un\u2019estetica spirituale, insomma, nella quale l\u2019arte, ben lungi dall\u2019affondare nei miasmi dell\u2019inconscio di freudiana memoria, rivelare nevrosi o tradurre beghe socio-politiche, diviene via d\u2019accesso alla realt\u00e0 intermedia degli archetipi.<\/p>\n<p>\u00c8 <strong>un\u2019estetica della Quarta Dimensione <\/strong>ad affacciarsi ne <em>Le porte regali<\/em>, saggio di teologia e grandiosa sintesi di Oriente e Occidente, in cui il divino si rende manifesto attraverso il medium dell\u2019immagine, ma soprattutto in <em>Iconologia<\/em>. Le immagini si rivelano tanto creatrici quanto la parola stessa e invitano a operare una vera e propria fuoriuscita dal tempo lineare, in una dimensione non tanto ciclica ma sferica, nella quale l\u2019eterno si schiude in ogni istante, irrorandolo di luce nuova. Un \u201crealismo superiore\u201d in cui passato, presente e futuro cessano di essere antitetici, e il cosmo appare come una trama di relazioni. <strong>\u00ab\u201cLa viva luce delle stelle\u201d \u00e8 il seme, \u00e8 l\u2019aspetto, la specie o l\u2019idea trasferita dalla terra al cielo\u00bb<\/strong> scrisse Florenskij ne <em>Il significato dell\u2019idealismo<\/em>. <strong>\u00abLe idee sono i \u201csemi delle forze della natura\u201d, \u201cle stelle spirituali\u201d\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/12\/Florenskij_Bulgakov.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-506\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/12\/Florenskij_Bulgakov-300x169.jpg\" alt=\"Florenskij_Bulgakov\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/12\/Florenskij_Bulgakov-300x169.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2018\/12\/Florenskij_Bulgakov.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00c8 sempre incredibile leggere pagine di questo tipo, specie pensando al contesto che le produsse. \u00c8 come se la pressione esercitata dalla storia avesse finito per produrre una sublimazione della storia stessa\u2026 come se, per utilizzare una metafora alchemica, dall\u2019Opera al Nero del Novecento fosse emersa una singolarissima <em>albedo<\/em>, fatta di pensatori e uomini <em>liberi<\/em>, incapace di farsi Opera al Rosso poich\u00e9 falcidiata dalle necessit\u00e0 della Storia \u2013 nonch\u00e9, il pi\u00f9 delle volte, dagli sbirri al soldo di ideologie cainite. Nel 1922, dalla Russia salp\u00f2 la cosiddetta <strong>\u201cnave dei filosofi\u201d<\/strong>, che condusse in esilio perenne gli intellettuali non allineati alle nuove direttive del governo sovietico, intenzionato a operare in assenza di testimoni. Presero commiato dalla madrepatria intellettuali come <strong>Berdjaev<\/strong> e <strong>Bulg\u00e0kov<\/strong> (il cosmista, Sergej, da non confondere con quello, pi\u00f9 famoso, de <em>Il Maestro e Margherita<\/em>). Ebbene, Florenskij decise di rimanere dov\u2019era \u2013 da patriota, prefer\u00ec subire una sorte avversa nel proprio Paese piuttosto che godere dei benefici quale esule, ma anche, come scrive Luca Negri nel suo libro del 2013, per <strong>\u00abrimanere vicino al suo popolo e alla comunit\u00e0 cristiana perseguitata dai vincitori\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Dal 1928 in poi fu arrestato varie volte, con i pi\u00f9 svariati capi d\u2019accusa: aver partecipato a un complotto monarchico e controrivoluzionario finanziato dalla chiesa, aver sostenuto che la base matematica della relativit\u00e0 einsteiniana fornisce una prova cabalistica dell\u2019esistenza di Dio\u2026 Deportato in Siberia orientale e poi trasferito nelle Solovki (dove comunque mise a frutto il suo genio, lavorando all\u2019estrazione dello iodio), affront\u00f2 la sua Opera al Bianco in solitudine: <strong>fu processato nel novembre 1937 e giustiziato l\u20198 dicembre, nei pressi di Leningrado<\/strong>. Dichiarato martire e santo da un ramo nordamericano della chiesa ortodossa, la sua figura rimane un monumento della libert\u00e0 oltre la barbarie. Le sue opere sono sopravvissute ai carnefici, in attesa che qualcuno possa riprenderne i metodi, seguendone le serpentine, interrogandone gli arcani, ponendosi in ascolto di quelle \u201cstelle spirituali\u201d che orientarono la sua estetica dell\u2019invisibile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Se Pavel Aleksandrovi\u010d Florenskij \u00e8 stato chiamato \u201cil Leonardo russo\u201d, una ragione c\u2019\u00e8: come definire altrimenti un uomo che nell\u2019arco di una sola vita si \u00e8 occupato, tra le altre cose, di matematica e fisica, elettrodinamica ed esoterismo, folklore e teologia, filosofia e biologia? Probabilmente, uno specialista risponderebbe che ci troviamo di fronte a uno schizofrenico o a un bizzarro studioso dagli interessi curiosamente eterogenei, da liquidare con un sopracciglio inarcato. 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