{"id":512,"date":"2019-01-21T14:45:38","date_gmt":"2019-01-21T13:45:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=512"},"modified":"2019-01-21T14:45:38","modified_gmt":"2019-01-21T13:45:38","slug":"vienna-21-gennaio-1945-intervista-ad-argento-spite-extreme-wing","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2019\/01\/21\/vienna-21-gennaio-1945-intervista-ad-argento-spite-extreme-wing\/","title":{"rendered":"Vienna, 21 gennaio 1945: intervista ad Argento (\u00abSpite Extreme Wing)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/01\/Spite-Extreme-Wing-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-513\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/01\/Spite-Extreme-Wing-1-266x300.jpg\" alt=\"Spite Extreme Wing 1\" width=\"266\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/01\/Spite-Extreme-Wing-1-266x300.jpg 266w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/01\/Spite-Extreme-Wing-1.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 266px) 100vw, 266px\" \/><\/a>\u00c8 il <strong>21 gennaio 1945<\/strong>, sono circa le due del pomeriggio. Negli ultimi atti della pi\u00f9 feroce tra le guerre civili, \u00abin cui l\u2019Europa commise suicidio\u00bb (Piero Buscaroli), Vienna subisce l\u2019ennesimo bombardamento. <strong>Julius Evola<\/strong> si trova nella capitale austriaca, ha appena finito di pranzare e, mentre si scatena la tempesta di fuoco, decide di uscire di casa. In Schwarzenbergplatz <strong>una bomba gli cade accanto<\/strong>, sbalzandolo contro un palchetto di legno situato al centro della piazza (circostanza che, stando alla testimonianza di Placido Procesi, probabilmente gli salv\u00f2 la vita). Si sveglia poche ore dopo, in ospedale. Stupefatto, si guarda intorno: <strong>la prima cosa che chiede \u00e8 che fine abbia fatto il suo monocolo<\/strong>\u2026 Sul tragico \u201cincidente viennese\u201d, che gli causer\u00e0 la paralisi agli arti inferiori, molti hanno scritto, molti hanno ipotizzato, molti \u2013 in buona o cattiva fede \u2013 hanno equivocato. Ne ha parlato <strong>Gianfranco de Turris<\/strong> nel suo <strong><em>Julius Evola. Un filosofo in guerra<\/em><\/strong>, giunto di recente alla sua terza edizione per Mursia (lo abbiamo intervistato sull\u2019argomento proprio <a title=\"Intervista a Gianfranco de Turris\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2016\/06\/28\/evola-43-45-intervista-a-gianfranco-de-turris-2\/\" target=\"_blank\">su questo blog<\/a>) e dedicato a quelli che restano gli anni pi\u00f9 enigmatici di Evola, che ne <strong><em>Il cammino del cinabro<\/em><\/strong> (1963) scriver\u00e0 parole tanto sibilline quanto abissali a commento dei fatti di cui sopra. Le citiamo abbondantemente: \u00abA dir vero, il fatto non fu privo di relazione con la norma, da me gi\u00e0 da tempo seguita, di non schivare, anzi di <strong>cercare i pericoli, nel senso di un tacito interrogare la sorte<\/strong>. [\u2026] Ancor pi\u00f9 mi ero attenuto a quella norma allora, presso al <strong>crollo di tutto un mondo<\/strong> e al senso preciso di quel che sarebbe seguito. Quel che mi accadde costitu\u00ec tuttavia una risposta non facile ad interpretare\u00bb. Poco pi\u00f9 avanti aggiunge: \u00ab<strong>Ricordarmi perch\u00e9 l\u2019avevo voluta, epper\u00f2 coglierne il suo senso pi\u00f9 profondo<\/strong> per l\u2019insieme della mia esistenza: ecco l\u2019unica cosa importante, assai pi\u00f9 del \u201crimettermi\u201d, a cui non ho dato nessuno speciale peso. [\u2026] Ma la nebbia a tale riguardo non si \u00e8 ancora sfittita. Per intanto, mi sono adeguato con calma alla situazione, pensando umoristicamente talvolta che <strong>forse si tratta di d\u00e8i che han fatto pesare un po\u2019 troppo la mano, nel mio scherzare con loro<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p>La prima parte dell\u2019estratto appena citato \u00e8 contenuta nel libretto di un <em>concept album<\/em> uscito nel lontano 2004, <strong><em>Non Ducor, Duco<\/em><\/strong>, a firma <strong>Spite Extreme Wing<\/strong>. Un gruppo che si assegn\u00f2 il compito archeofuturista di (ri)unire le punte pi\u00f9 estreme del black metal e contenuti di tipo archetipico e simbolico, sintetizzando \u2013 virtuosamente, a parere di chi scrive \u2013 <strong>azione e contemplazione, storia e metastoria (anzi, <em>trans-storia<\/em>), Evola e d\u2019Annunzio, Tradizione e Rivoluzione<\/strong>. E l\u2019album in questione \u2013 le cui atmosfere variano sul tema Oswald Spengler e Ren\u00e9 Daumal, <em>Rivolta contro il mondo moderno<\/em> e <em>Bhagavad-Gita<\/em> \u2013 ne \u00e8 la dimostrazione vivente. Ebbene, in <em>Non Ducor, Duco<\/em> le righe citate glossano il brano <strong><em>Decadenza<\/em><\/strong> (disponibile da anni su youtube), che musica idealmente quella passeggiata di settantatr\u00e9 anni fa. Meno nota \u00e8, tuttavia, l\u2019esistenza di una sua seconda versione, che <strong>Argento, leader del gruppo, ha deciso di diffondere in rete proprio oggi<\/strong>, spiegandoci \u2013 dopo molti anni di silenzio dall\u2019uscita di <strong><em>Ultra<\/em><\/strong>, ultimo magnifico lavoro di SEW \u2013 le ragioni di questa scelta. Il brano si trova nella sua interezza a <a title=\"Spite Extreme Wing - Decadenza (Morgan B. version)\" href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=kWZeoaVwKzg&amp;feature=youtu.be\" target=\"_blank\">quest\u2019indirizzo<\/a>: ne consigliamo l\u2019ascolto durante la lettura, per attivare nessi e stimolare consonanze in sincrono tanto con le parole di Evola che verranno citate quanto con quelle dell\u2019intervistato. Rileggendo, infine, il precedente estratto de <em>Il cammino del cinabro<\/em>.<\/p>\n<p><em>Cominciamo ora questa chiacchierata, chiedendo ad Argento la storia di<\/em> Decadenza<em>, nelle sue due versioni, ora entrambe disponibili in rete. Quando e dove fu registrata la versione di <\/em>Non Ducor, Duco<em>? E la successiva?<\/em><\/p>\n<p><em>Decadenza <\/em>fu l\u2019ultimo brano composto per <em>Non Ducor, Duco<\/em>. Ricordo con vividezza il momento della creazione: io e Azoth in un soggiorno stile Old America, due ampie vetrate, cielo terso e una luce obliqua pomeridiana di quelle che intensificano i colori senza mostrare troppo. Con noi una chitarra acustica e un sintetizzatore. Si parte con \u201cvariazioni su tema\u201d, finch\u00e9, dopo non so quanto, si cristallizza e si ripete lo stesso identico giro. Era lui, anzi era <em>lei<\/em>: la <em>Decadenza<\/em>, che a differenza della \u201ccrisi\u201d non \u00e8 una fase, ma un momento che \u00e8 <em>sempre<\/em>. <strong>Registrammo poi il brano, insieme agli altri, nel 2003 a Forte Geremia, fortino militare ottocentesco sui monti liguri<\/strong>, da poco ristrutturato ma non ancora definitivamente trasformato in struttura ricettiva.<strong> Infine, in fase di missaggio, applicammo al piano un filtro analogico: ne uscirono dei rumori inattesi, come delle voci.<\/strong> Il fonico, che sapeva cosa musicasse il brano, smosso dal suo orgoglioso agnosticismo ci disse: <strong>\u00ab\u00c8 psicofonia\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019anno successivo, in vista dell\u2019edizione in vinile, chiesi all\u2019amico e musicista Morgan B. (che di l\u00ec a poco avrebbe fondato un gruppo particolarmente significativo nel panorama italiano) di farne un remix. Morgan suon\u00f2 nuovamente piano e synth, tolse i bombardamenti (troppo \u201cdidascalici\u201d) della prima versione e sostitu\u00ec la psicofonia, per un gioco serio di connessioni, con sample dallo <em>Stalker<\/em> di Tarkovskij. Risultato: non un remix, ma un rifacimento. <strong>Un brano che ho sempre reputato eccezionale, ma che in pochi hanno ascoltato \u2013 essendo l\u2019edizione in vinile limitata a trecento copie.<\/strong><\/p>\n<p><em>La domanda sorge spontanea: al di l\u00e0 della ricorrenza calendariale in s\u00e9, per quale motivo hai deciso di diffondere <\/em>ora<em> questo brano, dopo tanti anni di silenzio?<\/em><\/p>\n<p>Una serie di segni, alcuni presenti nell\u2019ultimo \u00abStudi Evoliani 2017\u00bb (2018, Arktos), mi ha suggerito una riproposta di <em>Decadenza<\/em>. Non scendo volutamente nel dettaglio bibliografico \u2013 non volendo deragliare nel \u201cpromozionale\u201d. Diciamo appunto che <strong>una serie di segni mi ha suggerito oggi \u2013 in quest\u2019epoca ancora uguale di quest\u2019era ancora diversa, senza sostrato \u2013 di dedicare e \u201cdonare\u201d il brano alla Fondazione J. Evola<\/strong>, facendolo caricare online e lasciandolo libero da supporto.<\/p>\n<p>Tengo per\u00f2 a precisare che <strong>anche questo \u00e8 silenzio<\/strong>. Ripetere ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 stato detto altrove, \u00abcose degne di essere ricordate\u00bb (come si dice nel Polifilo), farlo spinto da nulla di egoico, da nulla che abbia un nome, trovo abbia la stessa connotazione positiva del silenzio.<\/p>\n<p><em>Devo dire che questo brano<\/em> <em>\u2013 \u00e8 anche il parere di Gianfranco de Turris, presidente della Fondazione J. Evola, che l\u2019ha ascoltato \u2013 restituisce appieno quei momenti, assieme al <strong>destino stesso di Evola, che in quelle ore si condens\u00f2, giungendo poi ad altri stati di aggregazione<\/strong>. Un\u2019atmosfera ulteriormente potenziata nella sua seconda versione, dai toni siderali, metafisici ed ultraeuclidei\u2026<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/01\/Spite-Extreme-Wing-2.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-515\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/01\/Spite-Extreme-Wing-2-300x225.png\" alt=\"Spite Extreme Wing 2\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/01\/Spite-Extreme-Wing-2-300x225.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/01\/Spite-Extreme-Wing-2.png 680w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Morgan, l\u2019autore del rifacimento, sapeva prendere molto sul serio certi compiti. Entr\u00f2 nella sua clausura compositiva e ne usc\u00ec con il brano bell\u2019e pronto. Io ascoltai direttamente la versione finale. Parli di \u00abaltri stati di aggregazione\u00bb, e la locuzione mi piace molto. Ecco, penso che Morgan abbia sostituito la psicofonia con sample di <em>Stalker<\/em> proprio perch\u00e9 <em>Stalker<\/em> <strong>aggrega su un altro stato, dove il senso non si tiene in un quadrato semiotico o in un algoritmo<\/strong>. Scrisse Evola, in risposta a Rebora che gli proponeva l\u2019opzione Lourdes per la guarigione: \u00abSe una grazia dovessi chiedere, sarebbe piuttosto quella di capire il <em>senso<\/em> che, in sede di spirito, ha ci\u00f2 che \u00e8 accaduto \u2013 permanga la cosa o no; ancor pi\u00f9, di comprendere <strong>il perch\u00e9 del mio continuare a vivere<\/strong>. Ho gi\u00e0 accennato che nell\u2019accidente \u00e8 stato come <strong>una risposta enigmatica al mio chiedere \u2013 attraverso l\u2019espormi al pericolo \u2013 se alla mia vita terrena potesse essere posto un fine<\/strong>\u00bb.<\/p>\n<p><em>Hai citato la lettera a Clemente Rebora del 14 maggio 1949: te ne leggo un\u2019altra, diretta al suo amico Girolamo Comi, il 10 aprile 1948, un anno prima. Qui il filosofo parla dell\u2019incidente nei termini di un <\/em><em>\u00abchiedere \u2013 nel senso di un metodico esporsi al pericolo \u2013 fino a che punto \u201csi\u201d desiderasse che rimanessi in un mondo privo di senso presso a una vita gi\u00e0 vissuta in tutte le possibilit\u00e0 essenziali, e fino a che punto, invece, <strong>\u201csi\u201d volesse che andassi \u201coltre\u201d<\/strong>. [\u2026] Non \u00e8 avvenuta n\u00e9 l\u2019una n\u00e9 l\u2019altra cosa, bens\u00ec alcunch\u00e9 che chiamerei un cattivo scherzo, se non me lo vietasse la fede in <strong>un senso profondo che si cela in qualsiasi avvenimento, senso che non si lascia sempre decifrare quaggi\u00f9<\/strong>\u00bb. Personalmente ho sempre trovato tutta questa faccenda una delle pi\u00f9 misteriose della biografia evoliana, e insieme l\u2019indice di una profondit\u00e0 abissale, sottratta al discorrere e all\u2019argomentare\u2026 Come la vedi?<\/em><\/p>\n<p>\u00c8 come un\u2019immagine senza forma. Penso a quel momento e penso di conoscerlo, di riuscire a immaginarlo, ma non posso descriverlo. S\u00ec, siamo fuori dal discorrere e dall\u2019argomentare. <strong>Pensiamo di avere le parole, e con esse il tutto, mentre il tutto forse si cela in ci\u00f2 che avanza.<\/strong><\/p>\n<p><em>Per concludere:<\/em> Non Ducor, Duco <em>segue in molti suoi movimenti \u2013 i titoli non mentono\u2026 \u2013 <\/em>Rivolta contro il mondo moderno<em>. Qual \u00e8, secondo te, l\u2019opera evoliana che ha maggiori consonanze con il progetto Spite Extreme Wing?<\/em><\/p>\n<p>Scegliere un\u2019opera vorrebbe dire scegliere una fase, mentre la consonanza posso trovarla solo osservando l\u2019arco complessivo: <strong>\u00e8 da quel punto di vista che si possono cogliere le invarianze<\/strong>. Penso che in un certo qual modo valga anche per gli Spite Extreme Wing. <strong>La <em>Decadenza<\/em> <\/strong><strong>non \u00e8 una fase, ma un momento che \u00e8 <em>sempre<\/em>.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 il 21 gennaio 1945, sono circa le due del pomeriggio. Negli ultimi atti della pi\u00f9 feroce tra le guerre civili, \u00abin cui l\u2019Europa commise suicidio\u00bb (Piero Buscaroli), Vienna subisce l\u2019ennesimo bombardamento. Julius Evola si trova nella capitale austriaca, ha appena finito di pranzare e, mentre si scatena la tempesta di fuoco, decide di uscire di casa. In Schwarzenbergplatz una bomba gli cade accanto, sbalzandolo contro un palchetto di legno situato al centro della piazza (circostanza che, stando alla testimonianza di Placido Procesi, probabilmente gli salv\u00f2 la vita). Si sveglia poche ore dopo, in ospedale. 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