{"id":547,"date":"2019-08-12T10:29:40","date_gmt":"2019-08-12T08:29:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=547"},"modified":"2019-08-12T10:29:40","modified_gmt":"2019-08-12T08:29:40","slug":"mircea-eliade-pauwels-bergier-e-il-pianeta-dei-maghi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2019\/08\/12\/mircea-eliade-pauwels-bergier-e-il-pianeta-dei-maghi\/","title":{"rendered":"Mircea Eliade: \u00abPauwels, Bergier e il Pianeta dei maghi\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Mircea-Eliade.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-549\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Mircea-Eliade-300x300.jpg\" alt=\"Mircea Eliade\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Mircea-Eliade-300x300.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Mircea-Eliade-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Mircea-Eliade-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Mircea-Eliade.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Quando, nel 1960, le librerie furono invase dalla prima edizione de <\/em><strong>Il mattino dei maghi<\/strong><em>, i suoi due autori \u2013 <strong>Louis Pauwels <\/strong>e<strong> Jacques Bergier<\/strong> \u2013 pensarono subito di dargli un seguito, come si pu\u00f2 leggere nelle pagine del volume, edito da Gallimard: \u00abNoi vorremmo, se un giorno disponessimo di un po\u2019 di denaro, procurato qua o l\u00e0, creare e animare una specie di istituto in cui si proseguissero gli studi iniziati in questo libro\u00bb. Cos\u00ec fu lanciata la rivista <strong>\u00abPlan\u00e8te\u00bb<\/strong>, poi strutturata \u2013 vuole la leggenda \u2013 da Pauwels, di ritorno da Lille, dove era andato a tenere una conferenza sul <strong>realismo fantastico<\/strong>. Sul treno pens\u00f2 al titolo, ai contenuti e all\u2019impaginazione. \u00abPlan\u00e8te\u00bb (con le sue rubriche, tra cui <\/em>Les civilisations disparues<em>, <\/em>L\u2019histoire invisible<em>, <\/em>La vie spirituelle<em>, <\/em>Les ouvertures de la science<em>, <\/em>L\u2019art fantastique de tous les temps<em>, <\/em>Le monde futur<em>\u2026) diede il via a una <\/em>vague<em> editoriale e culturale assai feconda, che diede i natali, tanto per fare un esempio, alle collane di Robert Laffront, \u201cLes \u00c9nigmes de l\u2019Univers\u201d, e di J\u2019ai Lu, \u201cL\u2019Aventure myst\u00e9rieuse\u201d (dedicata a: <strong>misteri della storia, civilt\u00e0 scomparse, societ\u00e0 segrete, extraterrestri, astroarcheologia, paranormale, reincarnazione e alchimia<\/strong>). Dedicata a scienza e mistero, passato e futuro, archeologia e fantascienza, \u00abPlan\u00e8te\u00bb era una rivista poliedrica, che ospitava tutto e il contrario di tutto. Nel diciottesimo numero, ad esempio, figurava l\u2019articolo di Jean Servier <\/em>Je ne crois pas au progr\u00e8s<em>, preceduto da un editoriale di Pauwels intitolato <\/em>Nous croyons au progr\u00e8s<em>! Nello stesso fascicolo, un\u2019immagine a doppia pagina mostrava a sinistra il viso truccato di un africano e a destra, coperto da una mascherina, quello di un chirurgo. Le didascalie, \u00abMaschera di iniziato\u00bb e \u00abMaschera da ricercatore\u00bb, erano sormontate da queste parole: <strong>\u00abSecondo noi, il mondo moderno, che ha optato per una conoscenza di tipo esteriore, sta per riscoprire le vie che portano all\u2019invisibile\u00bb<\/strong>. Ecco, condensato, lo spirito che animava lo straordinario periodico.<\/em><\/p>\n<p><em>La \u201cprima rivista da biblioteca\u201d conobbe tre fasi: i quarantun fascicoli della prima serie uscirono tra il novembre 1961 e il luglio-agosto 1968. Dopodich\u00e9, nel settembre-ottobre dello stesso anno, esord\u00ec \u00abNouveau Plan\u00e8te\u00bb, protrattasi fino al luglio-agosto 1971 (ventitr\u00e9 numeri). Infine, si tent\u00f2 di resuscitarla nel dicembre 1971: ne uscirono solo tre esemplari, con il nome \u00abPlan\u00e8te\u00bb, sotto la direzione di Serge Beucler, prima di chiudere definitivamente i battenti nell\u2019aprile del 1972. In quegli anni, \u00abPlan\u00e8te\u00bb fu lanciata anche in lingua italiana, canadese, sudamericana, olandese (tuttora attiva), spagnola e inglese, dando vita a un gran numero di iniziative collaterali, bench\u00e9 piuttosto indipendenti tra loro. Eccone alcune, risalenti al primo periodo (1961-1968): le itineranti \u201cConf\u00e9rences Plan\u00e8te\u201d, gli \u201cAteliers Plan\u00e8te\u201d, l\u2019\u201cEncyclop\u00e9die Plan\u00e8te\u201d (animata dallo scrittore belga Jacques Sternberg, che diriger\u00e0 anche la rivista realistico-fantastica \u00abPlexus\u00bb), \u201cPr\u00e9sence Plan\u00e8te\u201d, \u201cTr\u00e9sors spirituels de l\u2019humanit\u00e9\u201d (diretta dal filosofo e teologo Jean Chevalier), la rivista \u00abP\u00e9n\u00e9la\u00bb (\u201cprimo periodico femminile da biblioteca\u201d), insieme a viaggi organizzati e addirittura <\/em>campus<em> estivi\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>Una vera e propria rete, insomma, che trasform\u00f2 la rivista in un fenomeno di culto, destinato a scuotere profondamente la cultura europea. Mentre i razionalisti a tutti i costi si dividevano tra sopracciglia inarcate e sguardi preoccupati, non manc\u00f2 chi prov\u00f2 a indagare le origini del suo successo da un punto di vista <\/em>differente<em>. \u00c8 il caso dello storico delle religioni \u2013 nonch\u00e9 prolifico autore di letteratura fantastica \u2013 <strong>Mircea Eliade<\/strong>, avido lettore di \u00abPlan\u00e8te\u00bb e de <\/em>Il mattino dei maghi<em>, che nel suo studio <\/em><strong>Occultismo, stregoneria e mode culturali<\/strong><em>, del 1976, appena ripubblicato per i tipi di <strong>Lindau<\/strong> a cura di <strong>Horia Corneliu Cicorta\u015f<\/strong>, si occup\u00f2 della rivista, all\u2019interno di un capitolo il cui titolo, piuttosto asciutto (<\/em>Una rivista intitolata \u00abPlan\u00e8te\u00bb<em>), cela in realt\u00e0 toni assai entusiastici. Per gentile concessione dell\u2019editore, pubblichiamo ampi estratti dedicati a Pauwels e Bergier, nonch\u00e9 alle loro opere e iniziative editoriali, veri e propri squarci sull\u2019Altrove.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>A. S.<\/em><\/p>\n<p>Negli ultimi quattro o cinque anni Parigi \u00e8 stata dominata, meglio sarebbe dire conquistata, da una rivista intitolata \u00abPlan\u00e8te\u00bb. Qualche tempo fa il ben noto e serissimo quotidiano parigino \u00abLe Monde\u00bb dedic\u00f2 due lunghi articoli al suo inatteso e incredibile successo; 80.000 abbonati e 100.000 lettori, per una rivista piuttosto costosa, costituiscono infatti un fenomeno unico per la Francia. Editori della rivista sono <strong>Louis Pauwels<\/strong>, scrittore e discepolo di Gurdjieff, e <strong>Jacques <\/strong><strong>Bergier<\/strong>, giornalista scientifico molto popolare. Nel 1961 avevano pubblicato <strong><em>Il mattino dei maghi<\/em><\/strong>, un\u2019opera voluminosa divenuta rapidamente un <em>best seller<\/em>. Di fatto, \u00abPlan\u00e8te\u00bb \u00e8 stata lanciata con i diritti d\u2019autore del <em>Mattino dei maghi<\/em>. Il libro \u00e8<strong> una curiosa mescolanza di scienza popolare, occultismo, astrologia, fantascienza e tecniche spirituali<\/strong>. Ma \u00e8 al tempo stesso qualcosa di pi\u00f9. \u00c8 un libro che pretende tacitamente di rivelare innumerevoli segreti vitali, sul nostro universo, sulla Seconda guerra mondiale, sulle civilt\u00e0 perdute, sull\u2019ossessiva passione di Hitler per l\u2019astrologia, e cos\u00ec via. Entrambi gli autori si leggono bene; e Jacques Bergier, come ho detto, ha una base scientifica. Il lettore, di conseguenza, \u00e8 convinto che gli vengano forniti dei fatti, o per lo meno delle ipotesi responsabili; \u00e8 convinto di non essere, comunque, turlupinato. \u00abPlan\u00e8te\u00bb \u00e8 fatta con criteri analoghi e segue un analogo modello: vi si possono trovare articoli sulle probabilit\u00e0 di vita sui pianeti, sulle nuove forme di guerra psicologica, sulle prospettive dell\u2019amor moderne, su H. P. Lovecraft e la <em>science fiction<\/em> americana, sulle \u00abreali\u00bb chiavi interpretative di Teilhard de Chardin, sui misteri del mondo animale, e cos\u00ec via.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Pauwels_Bergier.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-551\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Pauwels_Bergier-300x259.jpg\" alt=\"Pauwels_Bergier\" width=\"300\" height=\"259\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Pauwels_Bergier-300x259.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Pauwels_Bergier-1024x883.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Pauwels_Bergier.jpg 1290w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ora, non si pu\u00f2 comprendere l\u2019inaspettato successo del libro e della rivista, se non ci si richiama all\u2019ambiente culturale francese degli ultimi anni Cinquanta. Com\u2019\u00e8 noto, l\u2019esistenzialismo divenne molto popolare subito dopo la Liberazione. J. P. Sartre, Camus, Simone de Beauvoir erano le guide e i modelli a cui s\u2019ispirava la nuova generazione. Sartre, in particolare, godeva di una popolarit\u00e0 che, dai tempi di Voltaire e Diderot, di Victor Hugo e Zola durante l\u2019affare Dreyfus, nessun scrittore francese aveva pi\u00f9 raggiunto. <strong>Il marxismo stesso era divenuto un\u2019attrazione reale per i giovani intellettuali solo dopo che Sartre aveva dichiarato le sue simpatie per il comunismo.<\/strong> L\u2019ambiente culturale \u2013 dalla filosofia e dall\u2019ideologia politica alla letteratura, all\u2019arte, al cinema e al giornalismo \u2013 era dominato <strong>da poche idee e da numerosi stereotipi: assurdit\u00e0 dell\u2019esi<\/strong><strong>stenza umana, alienazione, impegno, situazione, momento storico, e cos\u00ec via.<\/strong> \u00c8 vero che Sartre parlava continuamente di libert\u00e0, ma questa libert\u00e0, in definitiva, era priva di senso. Negli ultimi anni Cinquanta la guerra di Algeria aveva indotto un profondo malessere tra gli intellettuali. Esistenzialisti, marxisti o cattolici liberali dovevano prendere decisioni personali. Per molti anni l\u2019intellettuale francese \u00e8 stato costretto a vivere quasi esclusivamente nel suo \u00abmomento storico\u00bb, come secondo l\u2019insegnamento di Sartre ogni individuo responsabile \u00e8 tenuto a fare.<\/p>\n<p>In quest\u2019atmosfera tetra, tediosa e in un certo senso provinciale, la comparsa di \u00abPlan\u00e8te\u00bb fece l\u2019effetto d\u2019un fulmine a ciel sereno. L\u2019orientamento generale, i problemi discussi, il linguaggio, tutto era diverso. <strong>Al posto dell\u2019eccessiva preoccupazione per la propria \u00absituazione\u00bb esistenziale e il proprio \u00abimpegno\u00bb storico, c\u2019era una grandiosa apertura. Ci si affacciava su un mondo meraviglioso, sulla <\/strong><strong>futura organizzazione del pianeta, sulle sconfinate possibilit\u00e0<\/strong> <strong>dell\u2019uomo, sul misterioso universo nel quale siamo <\/strong><strong>sul punto di entrare, e cos\u00ec via.<\/strong> Non era l\u2019approccio scientifico come tale a suscitare questo entusiasmo collettivo, ma l\u2019impatto carismatico del \u00abrecente sviluppo scientifico\u00bb e la proclamazione dei suoi imminenti trionfi. Vero \u00e8 che la scienza si associava con l\u2019occultismo, con la fantascienza e con le notizie politiche e culturali. Ma la tonificante novit\u00e0, per il lettore francese, era <strong>la visione ot<\/strong><strong>timistica<\/strong> <strong>e olistica che abbinava scienza ed esoterismo<\/strong>; che presentava <strong>un cosmo vivente, affascinante e misterioso,<\/strong> in cui la vita umana riacquistava senso e prometteva un\u2019illimitata perfettibilit\u00e0. L\u2019uomo non era pi\u00f9 condannato a una alquanto squallida <em>condition humaine<\/em>; anzi, era chiamato sia a conquistare il suo universo fisico che a sbrogliare gli altri, gli universi enigmatici rivelati dagli occultisti e dagli gnostici. Ma, contrariamente a tutte le scuole gnostiche e a tutti i movimenti esoterici precedenti, \u00abPlan\u00e8te\u00bb non trascurava i problemi sociali e politici del mondo contemporaneo. \u00abPlan\u00e8te\u00bb, insomma, divulgava una scienza salvifica: un\u2019informazione scientifica che era al tempo stesso soteriologica. L\u2019uomo non era pi\u00f9 alienato e inutile in un mondo assurdo, in cui era capitato accidentalmente e senza uno scopo.<\/p>\n<p><strong>I lettori di \u00abPlan\u00e8te\u00bb sono stanchi di esistenzialismo e marxismo, stanchi del continuo parlare di storia, di condizione storica, di momento storico, di impegno, e cos\u00ec via.<\/strong> Non si interessano tanto di storia, quanto di natura e di vita. La loro \u00e8 una specie di<strong> mitologia della materia<\/strong>. Il fatto che centinaia di migliaia d\u2019intellettuali europei leggano con entusiasmo \u00abPlan\u00e8te\u00bb ha per lo storico delle religioni un significato diverso da quello che pu\u00f2 avere per il sociologo della cultura. Sarebbe per noi troppo semplice dire che <strong>il terrore della storia<\/strong> si \u00e8 fatto nuovamente insopportabile e che gli intellettuali europei che non possono trovare rifugio nel nihilismo n\u00e9 sollievo nel marxismo, guardano con speranza a un mondo carismatico nuovo, nuovo perch\u00e9 frutto di un approccio scientifico. Non possiamo certo ridurre il significato di queste mode alla ben nota tensione tra \u00abcosmo e storia\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Occultismo_Lindau.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-550\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Occultismo_Lindau-200x300.jpeg\" alt=\"Occultismo_Lindau\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Occultismo_Lindau-200x300.jpeg 200w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Occultismo_Lindau-682x1024.jpeg 682w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/08\/Occultismo_Lindau.jpeg 787w\" sizes=\"(max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a>Il cosmo presentato da \u00abPlan\u00e8te\u00bb, in quanto cosmo compreso dalla scienza, coinvolto in un processo di conquista e di trasformazione da parte della tecnologia, \u00e8 esso stesso un prodotto della storia. Nuovo e specifico \u00e8, tuttavia, l\u2019interesse quasi religioso per la struttura e i valori di questo mondo naturale, di questa <strong>sostanza cosmica<\/strong> cos\u00ec brillantemente esplorata dalla scienza e trasformata dalla tecnologia. L\u2019antistoricismo non \u00e8 un rifiuto della storia come tale; \u00e8 piuttosto una protesta contro il pessimismo e il nihilismo di alcuni recenti storicisti. Sospettiamo in esse perfino <strong>una nostalgia per ci\u00f2 che possiamo chiamare una macrostoria: una storia planetaria e, successivamente, cosmica.<\/strong> Ma, comunque si consideri questa nostalgia per una pi\u00f9 comprensiva concezione della storia, una cosa resta certa: gli entusiasti di \u00abPlan\u00e8te\u00bb, quando si trovano di fronte agli oggetti naturali non provano la <em>naus\u00e9e<\/em> sartriana; non si sentono essi stessi <em>de trop<\/em> a questo mondo; in una parola: <strong>non vivono la loro situazione nel cosmo come la vive un esistenzialista<\/strong>. La popolarit\u00e0 di \u00abPlan\u00e8te\u00bb ci rivela qualcosa degli inconsci e semiconsci desideri e nostalgie dell\u2019uomo occidentale contemporaneo. Questo <strong>fascino dei mondi elementari della materia<\/strong> tradisce, in chi lo subisce, il desiderio di liberarsi dal peso di forme morte, <strong>la nostalgia di un mondo aurorale<\/strong> in cui immergersi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Quando, nel 1960, le librerie furono invase dalla prima edizione de Il mattino dei maghi, i suoi due autori \u2013 Louis Pauwels e Jacques Bergier \u2013 pensarono subito di dargli un seguito, come si pu\u00f2 leggere nelle pagine del volume, edito da Gallimard: \u00abNoi vorremmo, se un giorno disponessimo di un po\u2019 di denaro, procurato qua o l\u00e0, creare e animare una specie di istituto in cui si proseguissero gli studi iniziati in questo libro\u00bb. 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