{"id":554,"date":"2019-09-12T08:34:46","date_gmt":"2019-09-12T06:34:46","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=554"},"modified":"2019-09-12T08:34:46","modified_gmt":"2019-09-12T06:34:46","slug":"fiume-1919-2019-diari-dalla-citta-di-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2019\/09\/12\/fiume-1919-2019-diari-dalla-citta-di-vita\/","title":{"rendered":"Fiume 1919-2019. Diari dalla Citt\u00e0 di Vita"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/09\/Fiume-una-grande-avventura.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-557\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/09\/Fiume-una-grande-avventura-187x300.png\" alt=\"Fiume, una grande avventura\" width=\"187\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/09\/Fiume-una-grande-avventura-187x300.png 187w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/09\/Fiume-una-grande-avventura.png 453w\" sizes=\"(max-width: 187px) 100vw, 187px\" \/><\/a>12 settembre 1919<\/strong>. Esattamente un secolo fa, <strong>Gabriele d\u2019Annunzio entrava in Fiume d\u2019Italia<\/strong>, \u201cdisobbedendo\u201d ai <em>diktat<\/em> di Societ\u00e0 delle Nazioni e compagnia bella, inaugurando quella che Claudia Salaris ha definito, usando un\u2019espressione che ha avuto molta fortuna, \u00abfesta della Rivoluzione\u00bb. Il Vate aveva compiuto la Marcia di Ronchi febbricitante, e sempre febbricitante era entrato nella Citt\u00e0, realizzando un\u2019Impresa annunciata giorni prima da parole irrevocabili, vergate a mano su carta intestata <em>Ardisco non ordisco<\/em>, quasi in un interiore conto alla rovescia: <strong>\u00abGioved\u00ec, nel pomeriggio sar\u00f2 a Ronchi per partire verso il gran destino\u00bb<\/strong>. Ancora ignaro del fatto che quella febbre, quel fuoco sacro, sarebbero rimasti accesi per cinquecento giorni, dando vita a un evento sacro e metastorico senza pari, in vista del Carnaro recit\u00f2 la sua celebre \u201corazion picciola\u201d. Cos\u00ec Edoardo Susmel ricorder\u00e0 le atmosfere di quel discorso e il volto del Comandante, illuminato dal sole: \u00abEra di un pallore mortale. La fronte, i radi baffetti, il mento erano incrostati di polvere; ma il suo occhio era vivo e la sua voce, dapprima lenta e fioca, divent\u00f2 metallica, acuta, penetrante\u00bb. Innanzi ai convenuti, quella voce proruppe: \u00abUfficiali di tutte le armi, vi guardo in faccia. <strong>La mia volont\u00e0 usa porre dietro di s\u00e9 l\u2019irreparabile.<\/strong> Io scrissi ieri, sul punto di partire, a un compagno di fede e di violenza: <strong>\u201cIl dado \u00e8 tratto. Parto ora. Domattina prender\u00f2 Fiume con le armi\u201d<\/strong>. Ora bisogna \u2013 m\u2019intendete? \u2013 bisogna che io prenda la citt\u00e0. S\u00ec, \u00e8 vero, ho la febbre alta. Non so se il mio volto sia pallido o acceso. <strong>Ma certo in me arde un demone, il mio demone. E dal male non menomato mi sento, ma aumentato.<\/strong> La sbarra di Contrida \u00e8 guardata dai moschetti e dalle mitragliatrici di tre Potenze. Spezzeremo quella sbarra. Io sar\u00f2 innanzi: primo\u00bb.<\/p>\n<p>Tra i narratori di quelle ore, concitate come poche altre, troviamo un giovanissimo cronista, che a onor del vero giunse nella Citt\u00e0 Olocausta solo due giorni dopo, il 14 febbraio. Il suo diario, con il titolo <strong><em>Fiume, una grande avventura<\/em><\/strong>, \u00e8 stato appena ripubblicato da <strong>Bietti<\/strong>, in una nuova edizione a cura di <strong>Daniele Orzati<\/strong> e con una densa postfazione di <strong>Anita Ginella<\/strong> dedicata all\u2019autore, <strong>Carlo Otto Guglielmino<\/strong>, allora corrispondente del \u00abCorriere Mercantile\u00bb di Genova \u2013 bench\u00e9 molti dei suoi reportage spediti al giornale fossero epurati, per via della censura intrapresa da Nitti (<em>Cagoia<\/em>, nell\u2019indimenticabile definizione di d\u2019Annunzio), nel timore che un\u2019eccessiva informazione sui fatti fiumani potesse infiammare troppi animi\u2026 Cosa che, puntualmente, accadde.<\/p>\n<p>Nel 1919 Guglielmino aveva diciotto anni, ma aveva gi\u00e0 fatto in tempo a fondare il fascio futurista di Genova e tra l\u2019altro \u2013 come ricorda Ginella \u2013 aveva provato a entrare in Fiume un mese prima della <em>Santa Entrada<\/em>, anticipando quell\u2019autentico <em>pellegrinaggio<\/em> (Kochnitzky) che un pugno di mesi dopo avrebbe visto confluire nella Citt\u00e0 di Vita artisti e rivoluzionari, letterati e sindacalisti, Arditi ed esteti. Come che sia, l\u2019esito dell\u2019operazione \u00e8 documentato da una nota sul \u00abCaffaro\u00bb, pubblicata il 30 agosto:<\/p>\n<p><strong>\u00abI Futuristi genovesi \u2013 dinamicissima avanguardia di Genova industriale \u2013 pronti a qualunque sacrificio contro le sottili arti, le losche insidie e le aperte violenze di un governo che non rappresenta il forte popolo italiano, protestano per l\u2019indegno trattamento usato dalla Questura Italiana al compagno Carlo Otto Guglielmino, arrestato perch\u00e9 diretto a Fiume e ricondotto a Genova alla stregua di un delinquente\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Riuscir\u00e0 a entrare nella Citt\u00e0 di Vita, in modo piuttosto rocambolesco, nel settembre di quello stesso anno e nel corso della sua permanenza rediger\u00e0 un diario, poi ripreso e rielaborato negli anni Cinquanta, una delle testimonianze pi\u00f9 asciutte e antiretoriche dedicate all\u2019Impresa. Lavorando nella Segreteria particolare del Comandante, ha modo di registrarne in presa diretta le sensazioni e i cambi d\u2019umore, assistendo altres\u00ec a incontri epocali. Davanti a suoi occhi sfilano i grandi protagonisti del Novecento, da <strong>Marinetti<\/strong> e <strong>Mussolini<\/strong> a <strong>Toscanini<\/strong> e <strong>Marconi<\/strong>\u2026 Un piccolo aneddoto: quando il fondatore del Futurismo giunge a Fiume, vorrebbe arringare gli Arditi, ma d\u2019Annunzio lo ferma. A meno che non reciti a lui \u2013 e solo a lui \u2013 <em>La battaglia di Adrianopoli<\/em>, meglio che taccia. \u00abParlo gi\u00e0 troppo io\u00bb aggiunge il Vate, sarcastico.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/09\/Carlo-Otto-Guglielmino.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-558\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/09\/Carlo-Otto-Guglielmino-224x300.png\" alt=\"Carlo Otto Guglielmino\" width=\"224\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/09\/Carlo-Otto-Guglielmino-224x300.png 224w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/09\/Carlo-Otto-Guglielmino.png 541w\" sizes=\"(max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/><\/a>Dalle pagine di Guglielmino emerge anche l\u2019intensa e febbrile attivit\u00e0 svolta dal Poeta, che lavora giorno e notte, tenendo discorsi, scrivendo proclami e occupandosi incessantemente di diplomazia. Cos\u00ec ad esempio annota, poco pi\u00f9 di un mese dopo la Marcia di Ronchi:\u00a0<strong>\u00abNon so come d\u2019Annunzio regga a tanto sforzo. Non va mai a letto prima di mezzanotte e si alza prestissimo. Scrive, riceve, visita i reparti, tiene discorsi. Mangia di regola nella camera da letto, facendosi portare un pasto leggerissimo. Non beve vino \u2013 se non in determinate occasioni \u2013 e poca acqua. Dopo ogni pasto si concede una tazza di caff\u00e8 ed una sola sigaretta, che fuma a met\u00e0. Quando \u00e8 costretto ad accettare l\u2019invito dei reparti ed a mangiare alle loro mense, deve controllarsi: sa che basta un bicchiere di champagne a renderlo vivacissimo. Quando lavora nella sua camera indossa una vestaglia oppure, se fa freddo, il maglione grigio da aviatore\u00bb.\u00a0<\/strong>Collaboratore de \u00abLa Testa di Ferro. Libera voce dei Legionarii di Fiume\u00bb, diretta da Mario Carli, Guglielmino ha anche modo di partecipare in prima persona a uno dei colpi di mano organizzati dal futurista Federico Pinna Berchet (il cui resoconto integrale \u00e8 contenuto nel prossimo numero della rivista <strong>\u00abAntar\u00e8s \u2013 prospettive antimoderne\u00bb<\/strong>, di prossima pubblicazione, tutto dedicato all\u2019Impresa\u2026), annotandone altri, dal furto di autocarri e mezzi militari al dirottamento di vari piroscafi, ovviamente senza colpo ferire, fino all\u2019indimenticabile episodio dei \u201cCavalli dell\u2019Apocalisse\u201d. Ovvero quaranta cavalli sottratti dall\u2019Ufficio Colpi di Mano e portati nella Citt\u00e0 Olocausta. All\u2019impresa segue un ultimatum: o verranno restituiti oppure il blocco della citt\u00e0 verr\u00e0 inasprito. D\u2019Annunzio obbedisce, sennonch\u00e9 al posto dei quaranta purosangue sottratti, giovani e forti, ne rispedisce al mittente altrettanti vecchi e malconci \u2013 non prima di averli dipinti di bianco, rosso e verde.<\/p>\n<p>Non mancano nemmeno piccoli aneddoti ed episodi riguardanti il Comandante, vero e indiscusso protagonista di <em>Fiume, una grande avventura<\/em>. Come una serata del 24 marzo, quando d\u2019Annunzio entra nella Segreteria. In quell\u2019immenso salone, affacciato sulla citt\u00e0 e su un mare crepuscolare e sanguigno, quattro genovesi \u2013 Guglielmino, Mario Maria Martini, Giuseppe Canzini e Furio Drago \u2013 parlano della loro citt\u00e0. Quand\u2019ecco che, improvvisamente, entra il Vate, straordinariamente euforico. Canzini si mette sull\u2019attenti, ma gli viene fatto cenno di sedersi. D\u2019Annunzio chiede notizie di Genova, dopodich\u00e9 racconta di quando una sera, dopo l\u2019inaugurazione del Monumento di Quarto, era riuscito a sgattaiolare lontano dagli ammiratori per compiere un giro notturno della citt\u00e0 vecchia, verso il porto. \u00ab<strong>Non dimenticher\u00f2\u00bb<\/strong> mormora, leggermente commosso, <strong>\u00abPorta Soprana immersa nel chiaro di luna. Le vecchie pietre sembravano fosforescenti. Il cielo che si vedeva al di l\u00e0 dell\u2019arco era come uno specchio volto verso il mare, che quella sera doveva essere d\u2019argento\u2026\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Dopodich\u00e9 parla di Portofino, di quella piccola cresta sopra il faro, affacciata su due mari, da cui s\u2019intravede da un lato la costa che da Camogli si estende sino a Genova e, dall\u2019altro, il Golfo del Tigullio. Non c\u2019\u00e8 luogo, in Liguria, che lui ami di pi\u00f9. L\u2019atmosfera \u00e8 quasi sospesa, descritta da Guglielmino con toni lirici:<\/p>\n<p><strong>\u00abIl salone era pieno d\u2019ombra e nessuno pensava ad accendere le luci per non rompere l\u2019incanto di quel momento. Le mani di d\u2019Annunzio tracciavano brevi parabole nell\u2019aria, bianchissime. Fuori il tramonto si spegneva in toni sommessi. Il mare, dopo essere stato di porpora, ora era di un colore indefinibile, come una vecchia seta cangiante\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Dopo una breve pausa, assorto in chiss\u00e0 quali meditazioni, d\u2019Annunzio mormora: \u00abDovete difendere la vostra citt\u00e0 da ogni contaminazione, <strong>dal troppo frettoloso piccone che non rispetta nessuna memoria del passato<\/strong> e dal cemento armato con il quale l\u2019uomo costruisce in fretta ma dimenticando ci\u00f2 che \u00e8 bellezza, ignorando le armonie che si ottengono posando una pietra su l\u2019altra, un marmo su un altro\u2026\u00bb. Il giovane protagonista di questa storia non sa ancora come quelle parole ispireranno molte delle battaglie giornalistiche che intraprender\u00e0 decenni dopo sulle colonne del \u00abCorriere Mercantile\u00bb e de \u00abLa Gazzetta del Luned\u00ec\u00bb, finalizzate a difendere la sua Liguria dalla rapace e scellerata distruzione paesaggistica messa in atto nel secondo dopoguerra\u2026<\/p>\n<p>Oppure il 2 aprile, quando il suo diario registra una passeggiata primaverile insieme al Comandante, vestito da Ardito e con il cappello all\u2019alpina: <strong>\u00abDisse che bisognava andare incontro alla primavera per farle festa; che ogni tanto occorre infiorare le armi perch\u00e9 se no diventano vecchie\u00bb.<\/strong> Composta da Guglielmino e da altri genovesi, quel primo pomeriggio inondato dal Sole la colonna parte, al canto degli Arditi:<\/p>\n<p><strong><em>Se non ci conoscete<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>guardateci dall\u2019alto,<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>siam fatti per la guerra<\/em><\/strong><\/p>\n<p><strong><em>siam fatti per l\u2019assalto\u2026<\/em><\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/09\/Fiume_2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-559\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/09\/Fiume_2-300x195.jpg\" alt=\"Fiume_2\" width=\"300\" height=\"195\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/09\/Fiume_2-300x195.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2019\/09\/Fiume_2.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ad aprire la fila \u00e8 d\u2019Annunzio, descritto dal diciottenne con toni quasi metafisici:\u00a0<strong>\u00abA vederlo di dietro, con la giubba attillata, i calzoni ampi sugli stivali lucidi, procedere agile su per il sentiero pietroso, sembrava un ventenne. Quando la cima apparve vicina, si volt\u00f2 a segnarcela e la sua figura, in quel punto, non aveva dietro a s\u00e9 che il cielo; cos\u00ec incorniciato d\u2019azzurro, stilizzato, con quel volto macerato, a qualcuno di noi parve un Santo guerriero che additasse un Paradiso\u00bb.\u00a0<\/strong>Un Paradiso annegato una manciata di mesi dopo nel sangue fraterno, per decreto dei \u201cpoteri forti\u201d di allora. Un esito che, tuttavia, non basta a cancellare l\u2019aura sacra di quell\u2019esperienza, unica nel suo genere, apertasi un secolo fa, quando la colonna capitanata da d\u2019Annunzio giunse nella Citt\u00e0 liberata. Quando, come scrive Guglielmino meno di settantadue ore dopo quel fatidico 12 settembre, abbrivio di una vera e propria Quinta Stagione sul mondo, \u00abad un tratto, quasi una marea, si vide la gente avanzare, come impazzita. E nel silenzio esplose il rombo di tutte le campane che suonavano a martello, come quando il fuoco rugge e divora. <strong>Ed era veramente un incendio: stava avvampando il cuore della citt\u00e0<\/strong>\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>12 settembre 1919. Esattamente un secolo fa, Gabriele d\u2019Annunzio entrava in Fiume d\u2019Italia, \u201cdisobbedendo\u201d ai diktat di Societ\u00e0 delle Nazioni e compagnia bella, inaugurando quella che Claudia Salaris ha definito, usando un\u2019espressione che ha avuto molta fortuna, \u00abfesta della Rivoluzione\u00bb. Il Vate aveva compiuto la Marcia di Ronchi febbricitante, e sempre febbricitante era entrato nella Citt\u00e0, realizzando un\u2019Impresa annunciata giorni prima da parole irrevocabili, vergate a mano su carta intestata Ardisco non ordisco, quasi in un interiore conto alla rovescia: \u00abGioved\u00ec, nel pomeriggio sar\u00f2 a Ronchi per partire verso il gran destino\u00bb. 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