{"id":582,"date":"2020-03-09T18:25:07","date_gmt":"2020-03-09T17:25:07","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=582"},"modified":"2020-03-09T18:25:07","modified_gmt":"2020-03-09T17:25:07","slug":"dominique-de-roux-gia-impiccato-a-norimberga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2020\/03\/09\/dominique-de-roux-gia-impiccato-a-norimberga\/","title":{"rendered":"Dominique de Roux, gi\u00e0 impiccato a Norimberga"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/03\/De-Roux-La-morte-di-Ce\u0301line.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-584\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/03\/De-Roux-La-morte-di-Ce\u0301line-196x300.jpg\" alt=\"De Roux - La morte di Ce\u0301line\" width=\"196\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/03\/De-Roux-La-morte-di-Ce\u0301line-196x300.jpg 196w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/03\/De-Roux-La-morte-di-Ce\u0301line.jpg 326w\" sizes=\"(max-width: 196px) 100vw, 196px\" \/><\/a>Enfant prodige<\/em> \u00e8 l\u2019espressione che torna pi\u00f9 spesso quando si parla di Dominique de Roux, cometa della letteratura francese, stroncato a soli quarantun anni da un maledetto male ereditario che si era gi\u00e0 portato via due dei suoi undici fratelli. Classe 1935, la sua vita fu segnata da una febbrile attivit\u00e0 editoriale, saggistica e narrativa, forse incalzata dall\u2019incombenza della fine. Sei romanzi, nove saggi, la creazione e direzione di riviste, periodici, case editrici, simposi culturali\u2026 Tra i nomi che orientano la sua esistenza c\u2019\u00e8 anzitutto <strong>Louis-Ferdinand C\u00e9line<\/strong>, a cui dedicher\u00e0 ben due fascicoli dei <strong><em>Cahiers de L\u2019Herne<\/em><\/strong>, da lui fondati quando era ancora studente, insieme al suo amico Georges Bez, che pubblicheranno monografici su autori come Jorge Luis Borges, Georges Bernanos, Thomas Mann, Howard Phillips Lovecraft, Gustav Meyrink, Raymond Queneau, Edgar Poe e Jules Verne (nel 1967, tra l\u2019altro, Marc Thivolet vi fece pubblicare la raccolta completa della mitica rivista metafisico-avanguardista <em>Le Grand Jeux<\/em>, di <strong>Ren\u00e9 Daumal<\/strong>). Se, dopo un po\u2019 di gavetta editoriale, i <em>Cahiers<\/em> assumono la loro versione definitiva nel 1961, l\u2019anno della morte dell\u2019autore di <em>Morte a credito<\/em>, il libro di de Roux <strong><em>La morte di C\u00e9line<\/em><\/strong> \u00e8 invece del 1966. Pubblicato qualche anno fa in italiano per i tipi di Lantana nella traduzione di <strong>Valeria Ferretti<\/strong> e a cura di <strong>Andrea Lombardi<\/strong>, tra i massimi esperti c\u00e9liniani nel nostro Paese, \u00e8 il ritratto appassionato di un autore epocale, \u00abultimo rappresentante del Vecchio Mondo\u00bb, una personalit\u00e0 nella quale naufragarono tutte le contraddizioni di un secolo (cosa che accade sempre nella grande letteratura, derubricando tutto il resto a cronaca spicciola o chiacchiera giornalistica). Quello ritratto da de Roux era un C\u00e9line dagli orizzonti ben pi\u00f9 ampi rispetto a molti dei suoi incensati contemporanei, il cui sguardo profetico sapeva trascendere il <em>qui e ora<\/em>, librandosi al di l\u00e0 del Maledetto Novecento in cui il Fato lo volle vivente:<\/p>\n<p><strong>\u00abDurante la notte, C\u00e9line spingeva la penna, trasportato come in un\u2019estasi, al di sopra della casa di Fautrier, al di sopra di Parigi, dell\u2019Europa, dell\u2019Impero, della posterit\u00e0; solo, rinchiuso nella sua vertiginosa immaginazione, inaugurando il viaggio al termine della notte, di ogni notte, sublime verit\u00e0. Meglio di chiunque altro, trasmutava la mezzanotte dell\u2019anima\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Lo studio c\u00e9liniano, d\u2019altronde, per de Roux non \u00e8 (solo) un supremo esercizio di stile, n\u00e9 un trattato di critica letteraria tra gli altri, ma anzitutto un regolamento di conti con il proprio tempo, l\u2019occasione di tracciare diagnosi e vaticini ben pi\u00f9 ampi su una civilt\u00e0 in crisi come poche altre; C\u00e9line diventa, ai suoi occhi, il termometro in grado di misurare lo stato di salute delle Belle Lettere, fino a stilare un bilancio spaventosamente lucido:\u00a0<strong>\u00abNell\u2019assenza di qualsiasi letteratura che divenga il destino mondiale, il nostro cammino va avanti, giorno e notte, tra cani e lupi, sui termitai di parole decadute, ripudiate dall\u2019essere\u00bb.\u00a0<\/strong>Sembra di riascoltare il <em>Canto LXXVI<\/em> di <strong>Ezra Pound<\/strong>, scritto all\u2019indomani di quella catastrofe europea che avrebbe costretto la nostra civilt\u00e0 ad abbandonare per sempre il palcoscenico della storia, rifugiandosi dietro le sue quinte e mortificando ogni tentativo di riaffermazione:<\/p>\n<p><strong>\u00abFormica solitaria da un formicaio distrutto<\/strong><\/p>\n<p><strong>dalle rovine d\u2019Europa, <em>ego scriptor<\/em>\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>L\u2019accostamento a Pound non \u00e8 casuale. Lui e de Roux s\u2019incontrarono pi\u00f9 volte, sia a Venezia sia a Rapallo, in Liguria (nel corso della preparazione di un duplice <em>Cahier de l\u2019Herne<\/em> tutto dedicato al poeta americano). Molti di questi incontri furono successivamente immortalati dall\u2019autore francese nel suo libro <em>Immediatamente<\/em> (definito, in apertura, \u00abitinerario nel doppio miracolo dell\u2019apparizione delle cose e della loro scomparsa\u00bb), su cui torneremo. Cos\u00ec ad esempio, de Roux ricorda l\u2019atmosfera plasmata dalla presenza dell\u2019autore dei <em>Cantos<\/em>: a un secondo piano di Calle Querini, nel sestiere lagunare di Dorsoduro, <strong>\u00abero come pietra di fronte al quarzo, la pietra che si sgretola a furia di sopportare lo sguardo e il silenzio di Pound, essenza della poetica universale\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><em>La morte di C\u00e9line<\/em>, ad ogni modo, \u00e8 il titolo che inaugura il catalogo di una nuova casa editrice \u2013 oggi ricordata soprattutto per aver pubblicato la prima edizione francese de <em>Il Signore degli Anelli<\/em> \u2013 fondata dallo stesso de Roux assieme a <strong>Christian Bourgois<\/strong>. Oltre al capolavoro tolkieniano, le edizioni Bourgois danno alle stampe altri titoli originariamente destinati a Juliard (di cui allora Bourgois era direttore), come <em>Kaddish et autres po\u00e8mes<\/em> di <strong>Allen Ginsberg<\/strong> (1967), nonch\u00e9 <em>La machine molle<\/em> (1968) e <em>Le ticket qui explosa<\/em> (1969) di <strong>William S. Burroughs<\/strong>. Fresca di tipografia, la prima copia del libro c\u00e9liniano sar\u00e0 dedicata \u00aba Christian Bourgois, che volta le spalle ai Partiti, alla liturgia infamante, alle famiglie di Eliogabali che imputridiscono le lettere\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/03\/Dominique-de-Roux.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-586\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/03\/Dominique-de-Roux.jpeg\" alt=\"Dominique de Roux\" width=\"201\" height=\"251\" \/><\/a>In questa dedica manoscritta c\u2019\u00e8 tutto de Roux, indipendente e non-conformista, allergico alle ideologie bigotte, retrograde e censorie, secolarizzazioni delle Inquisizioni di tutti i tempi: memorabili le sue liti con il trimestrale marxista <em>Tel Quel<\/em> (comitato redazionale: Foucault, Derrida, Eco e Barthes). A chi gli d\u00e0 del fascista vorrebbe presentarsi cos\u00ec: \u00abDominique de Roux, gi\u00e0 impiccato a Norimberga\u00bb. D\u2019altronde, tutto ci\u00f2 fa parte \u2013 come ha scritto <strong>Stenio Solinas<\/strong>, recensendo la prima edizione italiana di <strong><em>Immediatamente<\/em><\/strong>, uscita nel 2017 nella traduzione di <strong>Francesco Forlani<\/strong> \u2013 di \u00abuna singolare inversione del vocabolario\u00bb ad opera di un mondo dove, secondo de Roux, <strong>\u00abil mercenario diviene volontario, l\u2019agente speciale un consigliere, il questurino un patriota, l\u2019aggressione deliberata un\u2019assistenza militare per abbattere la reazione\u00bb<\/strong>. Uscito sempre per Bourgois nel 1971, <em>Immediatamente<\/em> si macchia della colpa imperdonabile di attaccare ferocemente tre soloni della cultura del tempo: <strong>Maurice Genevoix<\/strong> (membro dell\u2019Acad\u00e9mie Fran\u00e7aise), <strong>Roland Barthes<\/strong> e Pompidou, il quale <strong>\u00absa come si incula una mosca, come il 15 agosto presentare i suoi ossequi alla Vergine Maria\u00bb.<\/strong> La sua Francia? \u00abUna truffa politica\u00bb. Ma non risparmia nemmeno <strong>de Gaulle<\/strong>, che merita anzitutto il <em>tradimento<\/em>: d\u2019altronde, \u00abquando qualcuno si tradisce da s\u00e9, libera automaticamente gli altri dalla fedelt\u00e0 che gli devono. Si immagini il Cristo che corre nella sterpaglia del giardino del Getsemani, Hitler allevatore di caimani nel Brasile o mentre gioca al <em>canga\u00e7eiro<\/em>\u00bb. Quanto a <strong>Michel<\/strong> <strong>Foucault<\/strong>, \u00abnelle sue piroette politiche\u00bb \u00e8 simile a \u00abuna farfalla che batte il tempo coi piedi\u00bb, e cos\u00ec via. Apriti cielo: fuoco incrociato sulla casa editrice, le pagine incriminate vengono strappate da tutte le copie del volumetto (i librai sono invitati a fare lo stesso) e de Roux licenziato.<\/p>\n<p>Riletto ora, a oltre mezzo secolo di distanza, <em>Immediatamente<\/em> \u00e8 un autentico capogiro stilistico nella forma frammentaria \u2013 ma incredibilmente organica \u2013 di una collazione di pensieri sparsi, acuminati e netti come solo i migliori aforismi sanno essere. Eccone qualcuno, dal taglio particolarmente antimoderno: <strong>\u00abNella storia del mondo non c\u2019\u00e8 nessun mitomane che, dopo aver preso il potere, non sia finito dritto nella fogna\u00bb<\/strong>; \u00abNon v\u2019\u00e8 altro Dio che il Dio <em>paura<\/em>\u00bb; <strong>\u00abL\u2019America sta alla biosfera come il cancro al corpo umano\u00bb<\/strong>; \u00abNon \u00e8 in crisi la civilt\u00e0, ma la barbarie. Un tempo i barbari scendevano su Roma, mettevano a ferro e a fuoco Bisanzio. Ai nostri giorni si d\u00e0 da mangiare ai barbari che sono i malnutriti del mondo moderno\u00bb.<\/p>\n<p>Ma non ne mancano nemmeno altri, dal taglio pi\u00f9 metafisico: <strong>\u00abIl divino sopraggiunge solo dopo la morte degli dei\u00bb<\/strong>; \u00abIl diluvio sar\u00e0 astrale, Babele sar\u00e0 astrale. Il mondo, in parte gi\u00e0 morto, trasformato in un planetario alla moviola, la luce del giorno s\u2019illividisce e raggela\u00bb; <strong>\u00abLa politica, il cammino pi\u00f9 breve verso la metafisica della storia\u00bb<\/strong>; \u00abL\u2019Impero \u00e8 la distanza e il tramonto di una razza. Fin dove \u00e8 possibile andare verso il nulla senza perdere il ricordo dell\u2019essere\u00bb; <strong>\u00abNel pi\u00f9 profondo, esaltato brivido, Edgar Allan Poe, il suicidato d\u2019Occidente, vede girargli intorno, immobile, il maelstr\u00f6m, gorgo cosmico della <em>Mah\u0101pralaya<\/em>\u00bb.<\/strong> A proposito di metafisica, tra l\u2019altro, in questo libro si parla anche di <strong>Julius Evola<\/strong>, che de Roux aveva intervistato tre anni prima (la traduzione del loro lungo dialogo \u00e8 uscita, a cura dello scrivente, per Edizioni Mediterranee nel 2019, con il titolo <strong><em>Autobiografia spirituale<\/em><\/strong>).<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/03\/De-Roux-Immediatamente.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-583\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/03\/De-Roux-Immediatamente-213x300.jpg\" alt=\"De Roux - Immediatamente\" width=\"213\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/03\/De-Roux-Immediatamente-213x300.jpg 213w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/03\/De-Roux-Immediatamente.jpg 728w\" sizes=\"(max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/a>Straniero in terra straniera, recluso in una Francia che gli sta sempre pi\u00f9 stretta, dopo la rottura con Christian Bourgois determinata da <em>Immediatamente<\/em> inizia un solitario pellegrinaggio per le vie d\u2019Europa: Ginevra, poi Lisbona. \u00abTrascendentalista politico\u00bb, quando scoppia la <strong>Rivoluzione dei Garofani<\/strong> \u2013 rivoluzione per modo di dire, in realt\u00e0 \u2013 si trova nella Citt\u00e0 Bianca alla foce del Tago. In nome di una \u201cinternazionale gaullista\u201d si avvicina alla decolonizzazione in <strong>Mozambico<\/strong> e <strong>Angola<\/strong>. Eppure, nemmeno durante questo girovagare riesce ad astenersi dall\u2019organizzare iniziative culturali: fa cos\u00ec in tempo a fondare i <strong><em>Dossier H<\/em> <\/strong>(che, dopo la sua morte, diventeranno una collana de L\u2019\u00c2ge d\u2019Homme diretta da sua moglie Jacqueline) e la rivista <em>Exil<\/em>, nonch\u00e9 a scrivere il suo ultimo romanzo, <strong><em>Le Cinqui\u00e8me Empire<\/em><\/strong>, dedicato al Quinto Impero delle profezie lusitane, che si sostituir\u00e0 agli altri domini \u201cstorici\u201d prima della fine del ciclo, quando torner\u00e0 il \u201cre velato\u201d, Don Sebastiano. Il suo era un Portogallo tutto interiore, ma al tempo stesso dotato di una vocazione universale (non universalista, per carit\u00e0): lo scrisse sempre in <em>Immediatamente<\/em>, otto anni prima di quel fatidico 25 aprile portoghese, parlando del <strong>\u00abgrande silenzio portoghese\u00bb<\/strong>. Un silenzio che conobbe, come sempre, viaggiando in lungo e in largo attraverso il Vecchio Mondo, su un treno diretto in Francia, rientrando nel cuore del continente e dando le spalle all\u2019Estremo Occidente d\u2019Europa:<\/p>\n<p><strong>\u00abBasta prendere il treno Lisbona-Madrid; dopo la frontiera \u00e8 solo chiacchiericcio, prima invece \u00e8 coscienza millenaria, pietrificazioni infinite dell\u2019Atlantico. Portogallo, coscienza smarrita dell\u2019Europa come se il fine ultimo della vita fosse quello di non parlare pi\u00f9 di niente e men che meno della fine di una storia precipitata sulle falesie d\u2019Ercole\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><em>Le Cinqui\u00e8me Empire<\/em> uscir\u00e0 nel 1977, agli inizi di marzo, quindici giorni prima della sua morte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Enfant prodige \u00e8 l\u2019espressione che torna pi\u00f9 spesso quando si parla di Dominique de Roux, cometa della letteratura francese, stroncato a soli quarantun anni da un maledetto male ereditario che si era gi\u00e0 portato via due dei suoi undici fratelli. Classe 1935, la sua vita fu segnata da una febbrile attivit\u00e0 editoriale, saggistica e narrativa, forse incalzata dall\u2019incombenza della fine. Sei romanzi, nove saggi, la creazione e direzione di riviste, periodici, case editrici, simposi culturali\u2026 Tra i nomi che orientano la sua esistenza c\u2019\u00e8 anzitutto Louis-Ferdinand C\u00e9line, a cui dedicher\u00e0 ben due fascicoli dei Cahiers de L\u2019Herne, da lui fondati [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2020\/03\/09\/dominique-de-roux-gia-impiccato-a-norimberga\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1084,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[42979,191088,7500],"tags":[39239,191091,371234,371235,35961,371236,261,265719,54604,371233,371238],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/582"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1084"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=582"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/582\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":588,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/582\/revisions\/588"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=582"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=582"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=582"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}