{"id":607,"date":"2020-04-15T18:35:10","date_gmt":"2020-04-15T16:35:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=607"},"modified":"2020-04-15T18:35:10","modified_gmt":"2020-04-15T16:35:10","slug":"ernst-junger-alle-frontiere-della-storia-1968-1979","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2020\/04\/15\/ernst-junger-alle-frontiere-della-storia-1968-1979\/","title":{"rendered":"Ernst J\u00fcnger: \u00abAlle frontiere della storia\u00bb (1968-1979)"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/04\/Ernst-Ju\u0308nger2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-610\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/04\/Ernst-Ju\u0308nger2-221x300.jpg\" alt=\"Autor Ernst J\u00fcnger im Alter von 102 Jahren gestorben\" width=\"221\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/04\/Ernst-Ju\u0308nger2-221x300.jpg 221w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/04\/Ernst-Ju\u0308nger2.jpg 531w\" sizes=\"(max-width: 221px) 100vw, 221px\" \/><\/a>I brevi estratti che seguono sono estrapolati dai primi due volumi dei monumentali diari che Ernst J\u00fcnger tenette tra il 1965 e il 1996, pubblicati in tedesco da Klett-Cotta come<\/em> <strong>Siebzig Verweht<\/strong> <em>e tuttora inediti in italiano. Un vero e proprio Zibaldone che copre tre decenni, contenente sia riflessioni sull\u2019attualit\u00e0 sia bozze di articoli, interventi in conferenze e saggi. Non mancano nemmeno resoconti dei numerosi viaggi che il Contemplatore Solitario comp\u00ec nel secondo dopoguerra n\u00e9 lettere scritte ad amici e conoscenti (tra cui quella di <strong>Carl Schmitt<\/strong> qui riportata). I frammenti contenuti in questo terzo e ultimo blocco \u2013 che segue altri due, gi\u00e0 pubblicati su questo blog, vale a dire<\/em> <a title=\"Frammenti un diario (1965-1968)\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/04\/24\/ernst-junger-frammenti-di-un-diario-1965-1968\/\" target=\"_blank\">Frammenti di un diario (1965-1968)<\/a> <em>e <\/em><a title=\"D\u00e8i e Titani (1991-1994)\" href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2017\/06\/13\/ernst-junger-dei-e-titani-1991-1994\/\" target=\"_blank\">D\u00e8i e Titani (1991-1994)<\/a> <em>\u2013 riflettono in qualche modo, nella loro eterogeneit\u00e0, la personalit\u00e0 stessa del loro autore. Riprendendo il titolo di una sua celebre opera, alcuni sono lievi come <\/em>foglie<em>, altri pesanti come<\/em> pietre<em>; <strong>alcuni decifrano i geroglifici del reale, altri affondano nella carne viva della contemporaneit\u00e0<\/strong>. I primi attingono a risorse arcaiche, al mondo del mito e delle origini, mentre i secondi demoliscono le miserie del presente \u2013 il suo, diverso e uguale dal nostro. Ad ogni modo, vi appare in tutta la sua forza Ernst J\u00fcnger, Giano bifronte fra tradizione e modernit\u00e0, crocevia incarnato dei molteplici sentieri di quel labirinto che fu il Novecento, secolo che percorse dall\u2019inizio alla fine (si spense nel 1998, a centotr\u00e9 anni), e di cui conobbe le luci come le ombre.\u00a0<\/em>[A.S.]<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Roma, 22 aprile 1968<\/em><\/p>\n<p>Discussione su uno degli effetti del Concilio: la soppressione di un buon numero di santi, molti dei quali noti e venerati(1). Per quale motivo? Perch\u00e9 non si pu\u00f2 provare storicamente la loro esistenza. Ma che c\u2019entra con il loro carisma? Viene da pensare, al contrario, che <strong>pi\u00f9 qualcosa \u00e8 sottratto al tempo e maggiore \u00e8 il suo ascendente<\/strong>.<\/p>\n<p>La capitolazione della Chiesa di fronte alla storia profana \u00e8 ancora pi\u00f9 vergognosa di quella innanzi alle scienze naturali, com\u2019\u00e8 accaduto da un altro punto di vista. Qui \u00e8 la verit\u00e0 stessa a dipendere dai semplici fatti. Quando uno spirito, un essere umano o un animale ci permettono di <strong>attraversare il fiume del tempo, portandoci da una riva all\u2019altra,<\/strong> \u00e8 una grande vittoria, che non richiede conferme storiche. E se il ricordo di simili prodezze, le pi\u00f9 grandi, si lega a un nome \u2013 San Cristoforo, ad esempio \u2013, \u00e8 addirittura meglio che la persona si perda tra le brume dei tempi. Siamo di fronte a un mito, con tutte le sue virt\u00f9, il cui rango sorpassa quello del singolo avvenimento. Circoscrive i fatti \u2013 addirittura, li crea.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 30 novembre 1968<\/em><\/p>\n<p>La fine del mondo ha luogo in ogni istante: quando un uomo muore, il mondo viene annullato, trascinando nella distruzione tutti gli altri uomini. <strong>Ogni luce impallidisce al momento della trasfigurazione<\/strong>; la somma, che include parenti e amici, \u00e8 inghiottita nell\u2019assoluto.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 24 dicembre 1968<\/em><\/p>\n<p>La notte di Natale, rispettando un\u2019antica abitudine, ho portato una candela al cimitero. L\u2019ho infilata nella neve, resa traslucida dalla luce. In cielo, le nubi oscuravano la luna livida, in quel momento attorniata dagli astronauti americani(2). Quando appoggio una candela su una tomba, l\u2019effetto \u00e8 pressoch\u00e9 nullo, ma il messaggio \u00e8 incommensurabile. <strong>La candela brilla per conto dell\u2019universo intero, confermandone il senso.<\/strong> Se quegli astronauti riusciranno a concludere il giro della Luna, l\u2019effetto sar\u00e0 considerevole, ma il senso generale ne uscir\u00e0 sminuito.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 14 marzo 1971<\/em><\/p>\n<p>Il sogno non \u00e8 solo una partita di scacchi giocata sulla scacchiera personale dello spirito. Quando sogniamo, ci \u00e8 consentito gettare uno sguardo dietro alle quinte del mondo, dello spazio e del tempo. Durante queste investigazioni il corso degli eventi si altera, come se la bobina di un film andasse all\u2019indietro o saltasse tutt\u2019a un tratto al futuro. Cause ed effetti sembrano invertirsi in modo bizzarro.<\/p>\n<p>Causa ed effetto sono concentrati nelle immagini. Restiamo in agguato, con un\u2019energia di cui ci\u00f2 che chiamiamo \u201cpresenza di spirito\u201d non costituisce che un\u2019ombra. Se nel corso della vita e dei suoi cammini fatali si spalancano scappatoie che ci salvano, il motivo va cercato in questi regioni dello spirito. <strong>Nei sogni troviamo il S\u00e9<\/strong>, in tutta la sua sovrabbondanza; e questa scoperta ci lascia presentire che <strong>il nostro potere \u00e8 molto pi\u00f9 ampio di quanto crediamo<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Nel sogno traduciamo dall\u2019originale.<\/strong> Ci \u00e8 conferita la libert\u00e0 del romanziere che, prendendo la penna, costretto dall\u2019urgenza della creazione, non sa come andranno a finire le cose. <strong>La materia comincia a germinare; \u00e8 compito dell\u2019immaginazione partire da questo o quel punto<\/strong> \u2013 comunque andranno le cose, ne nascer\u00e0 un ramo. La libert\u00e0 dell\u2019autore \u00e8 pi\u00f9 seducente del rigore e della maestranza. Durante il sogno, siamo tutti geniali. Diventiamo artisti \u2013 forse, qualcosa di pi\u00f9. L\u2019opera d\u2019arte ricorda il mondo onirico, ma solo nell\u2019approccio \u2013 essa ci conduce nelle sue vicinanze.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Hammamet, 31 marzo 1972<\/em><\/p>\n<p>La tendenza \u2013 o, meglio, l\u2019aspirazione \u2013 del nostro tempo \u00e8 <strong>la soppressione di ogni particolarit\u00e0<\/strong>. Gli abiti da cerimonia, le decorazioni, i titoli, addirittura la prosa di valore: tutto passa per esibizione d\u2019arroganza. Ci si potrebbe chiedere fino a che punto ci\u00f2 non si traduca nell\u2019erosione della divisione dei poteri \u2013 <strong>la democrazia sfocia nella monotonia<\/strong>.<\/p>\n<p>Il crescente dinamismo esige e favorisce la disgregazione; essa, infatti, produce energia. Gli uomini si somigliano sempre pi\u00f9. Ci\u00f2 conferisce un potere enorme all\u2019individuo in cui ciascuno si riconosce, come se ne fosse un riflesso. Non si tratta affatto di figure paterne che moderano ed equilibrano, o concedono una grazia, quanto piuttosto di centri d\u2019energia. L\u2019esercizio del potere si commuta nel manovrare un timone \u2013 contrariamente alla massima di Thiers: \u00abIl sovrano regna, non governa\u00bb. Viene meno la resistenza che potrebbe opporre una societ\u00e0 dalla struttura caratteristica. Da qui l\u2019accrescersi delle occasioni di successo per quei poteri che, in virt\u00f9 della loro natura, sono chiamati a strutturare le masse \u2013 l\u2019esercito, il clero, i sindacati.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p><em>Sui filosofi<\/em>. Ne ho sentito uno di Tubinga, passabilmente famoso, dirmi: \u00abHeidegger, ormai, non riscuote pi\u00f9 successo tra gli studenti\u00bb. La sola che mi ha colpito era che costui <strong>dava la colpa a Heidegger<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 20 ottobre 1972<\/em><\/p>\n<p>Mio caro <strong>Carl Schmitt<\/strong>(3),<\/p>\n<p>Leonhard Fischer, che passa a trovarmi di tanto in tanto, mi ha parlato delle scocciature che le d\u00e0 la sua corrispondenza. Anch\u2019io ci ho pensato. Nei miei archivi sono contenute migliaia di lettere, alcune delle quali esplosive. A rassicurarmi \u00e8 che ho qui con me, nella persona della mia compagna, un\u2019amministratrice di cui posso fidarmi. \u00c8 archivista di formazione e ha organizzato nel corso degli anni il deposito dei manoscritti delle edizioni Cotta. \u00c8 riuscita a condurre la nave attraverso molti scogli, in particolare durante l\u2019invasione di truppe straniere.<\/p>\n<p>Lascio riposare queste scorte: <em>quieta non movere<\/em>. Nemmeno i curiosi mancano. <strong>\u00c8 da sconsigliare la pubblicazione delle corrispondenze, quando gli autori sono vivi<\/strong>; <em>post mortem<\/em>, bisognerebbe poter contare su responsabili sicuri, nella misura del possibile. Per quanto riguarda il mio carteggio con Kubin, mi sono concesso un\u2019eccezione, per ragioni del tutto particolari(4).<\/p>\n<p>Sono felice di sapere che ha salvato la sua collezione di lettere. Lo deve, immagino, alla signora Douschka. <strong>Ho sacrificato al fuoco molti documenti, nel 1933 (M\u00fchsam) e nel 1943 (Niekisch)<\/strong>, cosa di cui mi dispiaccio. Tra le vittime delle fiamme c\u2019era anche <em>La lotta per il potere tra il Partito e l\u2019esercito nella Francia occupata<\/em>, un documento che avevo steso sotto l\u2019ordine di St\u00fclpnagel, utilizzando i fascicoli del Majestic. Una perdita considerevole(5). Le sue lettere sono tutte nelle collezioni che ho qui con me, sia quelle indirizzate a me, sia quelle per Gretha.<\/p>\n<p>A spaventarmi nelle recenti assurde battaglie elettorali \u00e8 che <strong>i partiti si somigliano sempre di pi\u00f9<\/strong>, a un livello che impedisce sempre pi\u00f9 nettamente di rendere credibile ci\u00f2 che li distingue l\u2019uno dall\u2019altro. Tutti vogliono \u201cdemocrazia\u201d, \u201cstabilit\u00e0\u201d e \u201cprogresso\u201d (elementi in s\u00e9 contraddittori); tutti affermano di essere \u201cdi sinistra\u201d, con infime sfumature. <strong>Questa uguaglianza riflette quella tra Oriente e Occidente<\/strong>; russi e americani si somigliano sempre pi\u00f9. Utilizzano <strong>le stesse ingiurie, con una predilezione particolare per \u201cfascista\u201d.<\/strong> Un solo colpo di spugna basta a pulire tutta la superficie. Presto sar\u00e0 deserta.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Elkaduwa, 22 marzo 1973<\/em><\/p>\n<p>Gli arabi, i portoghesi, gli olandesi, gli inglesi\u2026 Nessuno \u00e8 riuscito a sradicare la magia da quest\u2019isola(6) \u2013 forse ci riuscir\u00e0 la tecnica.<\/p>\n<p><strong>Il monoteismo scredita la natura, e insieme il mondo del mito <\/strong>\u2013 dopo il serpente, saranno i monti, gli alberi e gli animali sacri a essere spogliati della potenza che racchiudono. Il rango attribuito al serpente non varia a seconda delle zone geografiche \u2013 giacch\u00e9 \u00e8 identico in Islanda e in India, ma diverso nell\u2019Egitto dei Faraoni e in quello dei giorni nostri \u2013 bens\u00ec in base alla visione, sia essa <strong>monoteista o politeista<\/strong>.<\/p>\n<p><em>Essere<\/em> o <em>significare<\/em> \u2013 il dibattito sulle Immagini si perpetua attraverso la storia. Alcuni tratti del paganesimo vengono perpetuati, come nel caso della Pietra nera della Kaaba a La Mecca. Si direbbe che la fisica torni sui propri passi e si avvicini a questo potenziale: ma il contrappeso \u00e8 ancora assente. <strong>Le grandi immagini sono indistruttibili, bench\u00e9 spesso, come il Sole, siano coperte da nuvole<\/strong>. La morte dell\u2019Agnello pone fine all\u2019era dell\u2019Ariete. Quando scompariranno i Pesci, si manifesteranno fenomeni di particolare orrore, un inquinamento mondiale. Ma la pietra della Kaaba potr\u00e0 essere concepita in modo nuovo. Nel suo caso, si sar\u00e0 trattato solo di <strong>un interregno<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 2 gennaio 1974<\/em><\/p>\n<p>Quando <strong>modelliamo l\u2019invisibile<\/strong>, \u00e8 come se intagliassimo una sfera di cristallo trasparente: ne nascono ghirigori simili a quelli del vetro che s\u2019incrina. La sfera diviene visibile, ma, allo stesso tempo, opaca. Una fantasticheria, un\u2019opera d\u2019arte sono state realizzate, a discapito di altre innumerevoli possibilit\u00e0. La scrittura proietta sulla carta l\u2019ombra di cui parla Platone(7).<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Ueberlingen, 18 luglio 1977<\/em><\/p>\n<p>A proposito delle \u201cirruzioni\u201d nella storia. Queste possono costituire, come la caccia alle streghe e le incursioni magiche, anfratti in cui si entra solo malvolentieri. La logica \u00e8 indispensabile allo storico, come filo conduttore, tanto per collocare gli uomini e le loro decisioni quanto per definire le istituzioni, soprattutto il diritto. Se questo filo d\u2019Arianna viene reciso, il verdetto sul corso degli avvenimenti attraversa altre discipline. L\u2019assenza di fonti non c\u2019entra niente: ad esempio, sulla caccia alle streghe ne abbiamo in abbondanza. Si veda il Soldan-Heppe(8), tra gli altri (il libro mi era stato donato da mio padre; con ogni evidenza, lo infastidiva vederselo in biblioteca). Si pu\u00f2 descrivere nei minimi dettagli una malattia mentale, ma <strong>ci\u00f2 che accade nel segreto dell\u2019Essere non cessa di rimanere avvolto nel mistero<\/strong>.<\/p>\n<p>La storia pu\u00f2 anche insabbiarsi, imbarbarirsi o balcanizzarsi: nel qual caso diviene sterile per lo studioso. La ripugnanza provata da Burckhardt nei confronti dei Turchi si fonda su questo dato. La volont\u00e0 incontrollata \u00e8 ostile alla storia. Ecco perch\u00e9 <strong>i dispotismi fuoriescono dal quadro storico \u2013 ma non le tirannidi, n\u00e9 le monarchie assolute<\/strong>.<\/p>\n<p>Le \u201cirruzioni\u201d si verificano anche dove sono monaci o sacerdoti a esercitare il potere. La struttura della storia conosce pietrificazioni, sclerosi e cristallizzazioni. Il lamaismo \u2013 quello tibetano, in particolare \u2013 \u00e8 difficile da classificare; n\u00e9 Bisanzio, a questo proposito, era affatto semplice. L\u2019archeologia bizantina e gli Illuministi s\u2019ignorarono reciprocamente, sino a sfiorare l\u2019ostilit\u00e0; naturale, al contrario, come l\u2019intelletto \u201cmarginale\u201d di L\u00e9on Bloy, che interpretava teologicamente la storia, si sentisse attratto da Bisanzio.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p>Lo storiografo deve tracciare un solco tra quanto<strong> appartiene al tempo storico <\/strong>e quanto, invece,<strong> vi sfugge<\/strong>. Questo \u00e8 il campo che dissoda. <strong>\u00c8 possibile che sottoterra dimorino gli d\u00e8i, e ancora sotto i d\u00e8moni<\/strong>. Possono regnarvi o influirvi i Titani, le belve o il magma; certo \u00e8 che, se lo storico li lasciasse intervenire, essi ingarbuglierebbero lo sviluppo degli eventi. Gi\u00e0 Erodoto cerc\u00f2 di eliminare l\u2019atemporale; si guardava bene dal rivelare ci\u00f2 che gli raccontarono i sacerdoti egiziani, che per\u00f2 considerava essenziale.<\/p>\n<p><strong>La frontiera tra storia sacra e storia profana non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec netta<\/strong>; il sapere ha trionfato sulla fede. La scienza assume come oggetto ci\u00f2 che ha ereditato dalla teologia: <strong>la fissazione dell\u2019anno zero \u2013 dunque, il potere di creare il tempo stesso<\/strong>. La sua temporalit\u00e0 fa irruzione nei domini preistorici, biologici e astronomici; si serve delle comparazioni fisiche.<\/p>\n<p><strong>Questa concezione del tempo \u00e8 squisitamente occidentale: una storia intesa come la casa che l\u2019uomo ha riservato al proprio uso personale, escludendo gli d\u00e8i. <\/strong>Nel momento in cui se ne esce, ecco affluire la potenza \u2013 \u201cfino alle stelle\u201d(9). Al contempo, il titanismo d\u00e0 i natali a fenomeni che i mezzi umani non riescono a classificare, n\u00e9 a dominare. Non esistono solo la fisica classica o la guerra classica, ma anche una morale classica, che \u00e8 propria dello storico, specie quando si atteggia a giudice. Ma a chi la ceder\u00e0?<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 14 agosto 1977<\/em><\/p>\n<p><strong>Nelle chiese, nei castelli, il tempo scorre pi\u00f9 lentamente.<\/strong> Ecco ci\u00f2 che lo placa, attenuandone l\u2019ingordigia \u2013 e placa tutti gli uomini, poich\u00e9 il tempo ci divora nella misura in cui <em>siamo<\/em>. E non accade solamente al miserabile, come credeva L\u00e9on Bloy. Quando un ateo entra in chiesa, questa pace s\u2019impadronisce di lui, forse in misura maggiore di chiunque altro. <strong>Non avverte la presenza di Dio, ma l\u2019assenza del tempo.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 20 ottobre 1977<\/em><\/p>\n<p>Caro Signor Aubry,<\/p>\n<p>Riguardo alla questione del 13 ottobre: sono malauguratamente troppo impegnato per rispondere nei dettagli. La <strong>mobilitazione totale<\/strong> non \u00e8 un fenomeno isolato. Oggi molti conflitti minacciano di scoppiare: nelle Indie, in Etiopia, in Vietnam o altrove. Ebbene, i diretti interessati si dimostrano fieramente capaci di operare la mobilitazione totale, quantomeno di proclamarla. \u00c8 la forma in cui si espande o concentra il potenziale del Lavoratore. Ecco lo schema storico:<\/p>\n<p><strong>I.<em> Monarca<\/em>:<\/strong> Persona. Esercito permanente. Mercenari, reclute. <strong>Guerra diplomatica.<\/strong><\/p>\n<p><strong>II.<em> Borghese<\/em>:<\/strong> Individuo. Leva obbligatoria. Mobilitazione generale. <strong>Guerra nazionale.<\/strong><\/p>\n<p><strong>III. <em>Lavoratore<\/em>:<\/strong> Tipo. Servizio illimitato. Mobilitazione totale. <strong>Guerra civile su scala mondiale.<\/strong><\/p>\n<p>Sono tutte categorie a cui corrispondono differenze di armamento, strategia e ideologia(10).<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Taormina, 21 settembre 1977<\/em><\/p>\n<p>La presenza di un vulcano polarizza l\u2019attenzione in un senso di cui non mi ero mi accorto. Questi fenomeni non sono cosmologici \u2013 come, ad esempio, un\u2019eclissi di Sole o le fasi lunari \u2013 ma si ricollegano a scenari che la Terra ha in comune con i corpi celesti. Nei tempi lontani in cui tutti i vulcani erano in attivit\u00e0, l\u2019aspetto del nostro pianeta doveva essere a un tempo sinistro e affascinante. D\u2019altronde, la Terra era circondata da una spessa coltre nebulosa \u2013 nel Carbonifero, ad esempio \u2013 e il Sole e gli altri astri scomparivano alla vista, ma non i vulcani con le loro eruzioni. La Terra doveva sembrare molto pi\u00f9 materna. Ciononostante, non \u00e8 escluso che <strong>l\u2019influsso degli astri fosse molto pi\u00f9 sensibile<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 25 novembre 1977<\/em><\/p>\n<p>Si pu\u00f2 concepire un Plutarco della storia naturale; lo spirito conservatore dovrebbe tornare a crescere, non solo al di fuori della storia, ma anche all\u2019interno dell\u2019evoluzione, aldiqu\u00e0 del tempo storico. Da un punto di vista astronomico, zoologico ed economico, <strong>l\u2019irruzione dell\u2019\u00e8ra profana con tutte le sue cifre \u00e8 una conseguenza della caduta degli d\u00e8i<\/strong>: una volta perduto il tempo sacro, a crescere \u00e8 la prossimit\u00e0 della morte, insieme al terrore che l\u2019accompagna.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 12 luglio 1978<\/em><\/p>\n<p>Due generazioni hanno vissuto Hitler: la prima l\u2019ha seguito, la seconda ha utilizzato la sua sconfitta per farsi un nome. Gli uni hanno perseguitato i gialli e i neri, gli altri i bruni e i bianchi. Forse una terza generazione lo sfrutter\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p>Anche i nuovi Prometei verranno incatenati da un dio sul Caucaso \u2013 e la catena sar\u00e0 forgiata con il loro stesso metallo.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p>I tormenti subiti dai <strong>tedeschi<\/strong> per il loro passato. Un\u2019aquila straziava il fegato di Prometeo. Ora a farlo \u00e8 <strong>un avvoltoio divoratore di carogne<\/strong>. Sembra che anche le ricompense, come tutto il resto, vadano incontro alla decadenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p>Cos\u00ec funziona il mondo: prima si tradisce la moglie con l\u2019amante, poi l\u2019amante con una prostituta, e cos\u00ec via. Un meccanismo che sembra ricordare le scatole cinesi: ognuna ne cela un\u2019altra, pi\u00f9 piccola. Alla fine, il vuoto: lo scontento di s\u00e9 si \u00e8 snudato del tutto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p>Ognuno \u00e8 responsabile della propria immagine di una \u201cTerra promessa\u201d. Nessuno pu\u00f2 farne a meno. A cambiare \u00e8 solo la sua qualit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p><em>Sul disarmo totale<\/em>. Anche i graffiti nei pisciatoi si fanno pi\u00f9 mediocri.<\/p>\n<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/04\/Ernst-Ju\u0308nger.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-611\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/04\/Ernst-Ju\u0308nger-256x300.jpg\" alt=\"Ernst-Ju\u0308nger\" width=\"256\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/04\/Ernst-Ju\u0308nger-256x300.jpg 256w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/04\/Ernst-Ju\u0308nger.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 256px) 100vw, 256px\" \/><\/a>Argos, 2 maggio 1979<\/em>. L\u2019aggressione della tecnica nei confronti dell\u2019anima si articola con costanza, in un\u2019erosione. Il numero dei dispositivi a motore cresce gradualmente. Quando, nel 1956, passai di qui con Seebohm, il nostro ministro delle Comunicazioni, gli dissi: \u00abEcco una bella strada\u00bb. \u00ab\u00c8 ci\u00f2 che si dice di tutte le strade senza traffico\u00bb fu la sua replica. Ora le auto sono talmente numerose che a malapena s\u2019intravede l\u2019asfalto. Accadde lo stesso nella <strong>Prima guerra mondiale<\/strong>, con i pezzi d\u2019artiglieria. Il fuoco non faceva che crescere, fino alla concentrazione massiccia. <strong>\u00abL\u2019uomo \u00e8 pi\u00f9 forte dei materiali\u00bb: questa era, allora, la nostra divisa. Un motto che, malauguratamente, fu incapace di resistere alla potenza del fuoco.\u00a0<\/strong>A seguire, continue irruzioni del pericolo. L\u2019erosione ha compiuto lentamente la sua opera: il soffitto \u00e8 crollato. Tale fu l\u2019impressione quando ricevetti la notizia di <strong>Hiroshima: a essere distrutta non era solamente una citt\u00e0, ma un mondo intero.<\/strong> Passai una settimana frastornato, vagando come un\u2019anima in pena. Lo stesso abbattimento che ho provato di recente, occupandomi delle partite di scacchi giocate dai computer. Con ogni evidenza, pare che nemmeno un campione possa vincere. Fine del mondo sotto forma di un gioco: un limite nel corso dell\u2019evoluzione. O \u00e8 forse <strong>una nuova partita<\/strong> quella che sta cominciando?<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p>Nel vuoto dei corpi celesti \u00e8 la morte a regnare \u2013 almeno, per quanto riguarda il nostro sistema solare. Se ci\u00f2 accade, \u00e8 senza ombra di dubbio perch\u00e9 vi siamo atterrati. Importiamo la morte. Probabilmente ci vivono esseri invisibili ai nostri occhi. E poi, la vita dei pianeti, soprattutto del Sole. <strong>I pianeti sono pi\u00f9 che d\u00e8i, bench\u00e9 battezzati con i loro nomi. Gli uomini non avrebbero potuto immaginare nulla di pi\u00f9 elevato.<\/strong> \u00c8 dal Sole, il quale genera e riassorbe gli d\u00e8i, che la Terra ha ereditato questo potere. Lo sbocciare dei fiori \u2013 <strong>una preghiera al Sole<\/strong>, che ogni giorno si rinnova e viene sempre esaudita, senza interruzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>Wilflingen, 18 settembre 1979<\/em><\/p>\n<p><strong>Sui pessimisti \u2013 Schopenhauer, Cardan, Cioran.<\/strong> \u00c8 necessario sapersi comportare di fronte al proprio pessimismo. Bisognerebbe coprirlo d\u2019attenzioni, come si fa con il vino, in cantina, ove si discende di tanto in tanto, quando si \u00e8 furiosi contro Dio e il mondo. Ma il vino deve stagionare; aggiungervi dell\u2019ottimismo equivarrebbe a farne del vinaccio. Il mondo \u00e8 imperfetto \u2013 quest\u2019idea \u00e8 consolante, persino nella prospettiva cristiana, non fosse altro per il fatto che quest\u2019ultima si fonda sulla concezione di ci\u00f2 che \u00e8 perfetto.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p><strong>L\u2019egemonia del dio unico pu\u00f2 essere vista come un interregno in seno al politeismo. Gli d\u00e8i, compreso il potente Zeus, sono immanenti, mentre il dio unico \u00e8 trascendente.<\/strong> Da confrontare: Ariete e Acquario. La natura, un tempo, era colma di anime, fino alle driadi e alle ninfe, ed era indagata solo sotto questo aspetto. Un mondo di forme spiritualizzate potrebbe esserne la diretta conseguenza. Ma queste forme saranno concepite come d\u00e8i? E verranno, come gi\u00e0 accadde agli d\u00e8i dell\u2019Olimpo, precedute da un\u2019\u00e8ra di Titani \u2013 per esempio, nella forma di un affinamento delle facolt\u00e0 psichiche? Raggiungeremo frontiere in cui tali dimensioni saranno cos\u00ec convincenti che il sapere ceder\u00e0 il passo alla venerazione.<\/p>\n<p><strong>Note<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li>Il riferimento \u00e8 ovviamente al <strong>Concilio Vaticano Secondo<\/strong>, tenutosi tra il 1962 e il 1965.<\/li>\n<li>J\u00fcnger allude alla navicella Apollo 8, che nel 1968 orbit\u00f2 attorno alla Luna con a bordo tre astronauti.<\/li>\n<li>La corrispondenza tra i due esponenti della Rivoluzione Conservatrice \u00e8 contenuta in Ernst J\u00fcnger, Carl Schmitt, <em>Briefwechsel<\/em>, Klett-Cotta, Stuttgart 2012. Sul loro rapporto cfr. <strong>Luigi Iannone, <em>J\u00fcnger, Schmitt. Dialogo sulla modernit\u00e0<\/em><\/strong>, Rubbettino, Soveria Mannelli 2009.<\/li>\n<li>Cfr. Ernst J\u00fcnger, Alfred Kubin, <em>Eine Begegnung<\/em>, Verlag Ullstein, Propyl\u00e4en 1975. Sull\u2019autore di <em>Die andere Seite<\/em> si veda anche il saggio j\u00fcngeriano <em>I demoni della polvere<\/em>, in Ernst J\u00fcnger, <em>Foglie e pietre<\/em>, Adelphi, Milano 1997.<\/li>\n<li>Sull\u2019argomento cfr. Ernst J\u00fcnger, <strong><em>Sulla questione degli ostaggi<\/em><\/strong>, Guanda, Parma 2012; Heimo Schwilk, <em>Ernst J\u00fcnger. Una vita lunga un secolo<\/em>, Effat\u00e0, Cantalupa 2013, cap. 16.<\/li>\n<li>Si parla dello Sri Lanka, una tra le mete dei viaggi compiuti da J\u00fcnger nel secondo dopoguerra.<\/li>\n<li>Riferimento al celebre mito platonico della caverna, contenuto nel settimo Libro de <em>La Repubblica<\/em>.<\/li>\n<li>Si tratta dell\u2019opera di Wilhelm Gottlieb Soldan <strong><em>Geschichte der Hexenprozesse<\/em><\/strong>, dedicata ai processi alle streghe e pubblicata in due volumi nel 1843. Nel 1879, il figlio adottivo dello studioso, Heinrich Heppe, rimise mano al testo, che fu ripubblicato a firma di entrambi nel 1911.<\/li>\n<li><strong>La fine della storia \u201clineare\u201d, giudaico-cristiana, e il ritorno delle potenze mitiche<\/strong> in seno al mondo moderno sono alcune tra le idee che caratterizzano il pensiero j\u00fcngeriano a partire dagli anni Cinquanta. Si veda, in particolare, il trattato di metafisica della storia <em>Al muro del tempo<\/em>, del 1959 (ultima ed. it.: Adelphi, Milano 2000).<\/li>\n<li>Queste, in sintesi, sono le idee sviluppate da J\u00fcnger in quella che \u00e8 la sua opera pi\u00f9 famosa, <strong><em>Der Arbeiter<\/em><\/strong>, del 1932 (ultima ed. it.: <em>L\u2019operaio<\/em>, Guanda, Parma 2000).<\/li>\n<\/ol>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>I brevi estratti che seguono sono estrapolati dai primi due volumi dei monumentali diari che Ernst J\u00fcnger tenette tra il 1965 e il 1996, pubblicati in tedesco da Klett-Cotta come Siebzig Verweht e tuttora inediti in italiano. Un vero e proprio Zibaldone che copre tre decenni, contenente sia riflessioni sull\u2019attualit\u00e0 sia bozze di articoli, interventi in conferenze e saggi. Non mancano nemmeno resoconti dei numerosi viaggi che il Contemplatore Solitario comp\u00ec nel secondo dopoguerra n\u00e9 lettere scritte ad amici e conoscenti (tra cui quella di Carl Schmitt qui riportata). I frammenti contenuti in questo terzo e ultimo blocco \u2013 che [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2020\/04\/15\/ernst-junger-alle-frontiere-della-storia-1968-1979\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1084,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[17018,191191,64,191155],"tags":[371254,191209,320009,99799,68249,371267,17016,371251],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/607"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1084"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=607"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/607\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":614,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/607\/revisions\/614"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=607"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=607"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=607"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}