{"id":616,"date":"2020-06-17T12:21:06","date_gmt":"2020-06-17T10:21:06","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=616"},"modified":"2020-06-17T13:56:32","modified_gmt":"2020-06-17T11:56:32","slug":"eliade-e-cioran-lettere-dalla-fine-delleuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2020\/06\/17\/eliade-e-cioran-lettere-dalla-fine-delleuropa\/","title":{"rendered":"Eliade e Cioran: lettere dalla fine dell\u2019Europa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/06\/Eliade_Cioran_Adelphi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-618\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/06\/Eliade_Cioran_Adelphi-188x300.jpg\" alt=\"Eliade_Cioran_Adelphi\" width=\"188\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/06\/Eliade_Cioran_Adelphi-188x300.jpg 188w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/06\/Eliade_Cioran_Adelphi.jpg 565w\" sizes=\"(max-width: 188px) 100vw, 188px\" \/><\/a>Il 22 aprile 1986, a Chicago, si spegneva Mircea Eliade. Aveva perso conoscenza due giorni prima, abbandonato sulla sua poltrona da lettura: tra le mani teneva un libro fresco di stampa, contenente un suo ritratto, tanto acuminato quanto maledettamente geniale. Il libro era <strong><em>Esercizi d\u2019ammirazione<\/em><\/strong>, l\u2019autore Emil Cioran, incontrato la prima volta tanti anni e altrettante vite prima, nel 1932 dall\u2019altra parte dell\u2019oceano, presentatogli dall\u2019\u201contologo\u201d Constantin Noica. Reduce da una conferenza su Tagore, Eliade era l\u2019<em>enfant prodige <\/em>della <strong>\u201cgiovane generazione\u201d<\/strong> riunitasi soprattutto attorno al \u201cSocrate romeno\u201d Nae Ionescu, leader spirituale di un gruppo comprendente intellettuali nati all\u2019aurora del XX secolo, molti dei quali poi disseminati in Europa e nel mondo in quella che fu una delle ultime diaspore moderne. Una delle pi\u00f9 fruttuose, tra l\u2019altro \u2013 come ha sottolineato anni fa Adolfo Morganti, nel fascicolo di \u00ab<strong>Antar\u00e8s<\/strong>\u00bb dedicato all\u2019argomento \u2013, che sparse in giro per il mondo geni assoluti come Cioran ed Eliade ma anche, tra gli altri, <strong>Ioan Petru Culianu<\/strong> e <strong>Paul Celan<\/strong>, fino a <strong>Eugene Ionesco<\/strong>, <strong>Camilian Demetrescu<\/strong> e <strong>Vintil\u0103 Horia<\/strong> (secondo cui, come recita il titolo di una delle sue opere pi\u00f9 famose, persino Dio sarebbe nato in esilio).<\/p>\n<p>Tra i due quasi coetanei, separati solo da quattro anni, nacque un\u2019amicizia che \u2013 tra altissimi e bassissimi, come spesso accade agli uomini dotati di un carattere e di una profondit\u00e0 spirituale \u2013 si protrasse sino alla fine dei giorni di Eliade (Cioran lo seguir\u00e0 nel \u201995). Monumento letterario di questo rapporto \u00e8 <strong><em>Una segreta complicit\u00e0<\/em> <\/strong>(<strong>Adelphi<\/strong>), prima edizione mondiale del carteggio tra i due, da cui emerge un\u2019incredibile complementariet\u00e0 mista ad antagonismo, spesso non esente da polemiche virulente, come ricordano i due curatori, <strong>Massimo Carloni <\/strong>e<strong> Horia Corneliu Cicorta\u015f<\/strong>, ma sempre all\u2019insegna di quell\u2019intesa segreta testimoniata da Cioran a Eliade il giorno di Natale del 1935:<\/p>\n<p><strong>\u00abBench\u00e9 provi per te un\u2019infinita simpatia, a volte sento il desiderio di attaccarti, senza argomenti, senza prove e senza idee. Ogniqualvolta ho avuto l\u2019occasione di scrivere qualcosa contro di te, il mio affetto \u00e8 aumentato. Verso tutte le persone che amo nutro un sentimento cos\u00ec complesso, caotico e ambiguo, che solo a pensarci mi vengono le vertigini.\u00a0<\/strong><strong>Forse sono il solo, tra gli amici che hai, a comprendere i tuoi accessi di furore, il desiderio di sopprimere la continuit\u00e0 della vita\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8, in fondo, la vivida espressione di un carattere titanico, che sopravvive non solo <em>nella<\/em> lotta, ma forse proprio <em>grazie<\/em> alla lotta, incarnazione di una <strong>visione <em>tragica<\/em> del cosmo<\/strong>, ma al tempo stesso vitalista e sferzante (chi crede che il sentimento tragico implichi una concezione cupa e pessimista dell\u2019esistenza dovrebbe leggersi qualcosa di <strong>Nietzsche<\/strong>).<\/p>\n<p>Ma l\u2019interesse di questo carteggio non \u00e8 solo di ordine biografico. Oltre a registrare le tappe e le biforcazioni di due vite esemplari e paradigmatiche, il susseguirsi delle lettere \u2013 soprattutto le primissime, pi\u00f9 interessanti da questo punto di vista \u2013 restituisce in presa diretta la cronaca di <strong>una civilt\u00e0 in agonia<\/strong>, soffocata dall\u2019incalzare degli eventi, caleidoscopio tutto novecentesco di tragedie, sinistro preludio della catastrofe finale, che porter\u00e0 il Vecchio Mondo a uscire per sempre dal novero degli attori della Storia Mondiale. Scrive Eliade a Cioran nel novembre 1935, da Bucarest:<\/p>\n<p><strong>\u00abNelle ultime settimane, non ho fatto che pensare alla fine apocalittica del nostro evo. Ho la convinzione che tutto finir\u00e0 molto presto, forse addirittura in trenta, quarant\u2019anni; arte, cultura, filosofia \u2013 tutto ci\u00f2 andr\u00e0 al diavolo. Tutto quel che riguarda la nostra epoca (<em>Kali-yuga<\/em>) croller\u00e0 in modo apocalittico. L\u2019Europa sta crepando \u2013 di stupidit\u00e0, di tracotanza, di luciferismo, di confusione. Spero che la Romania non appartenga a questo continente che ha scoperto le scienze profane, la filosofia e l\u2019eguaglianza sociale\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Chi volesse definire queste parole \u201cprofezie nere\u201d non avrebbe che da considerare l\u2019attuale stato \u201cculturale\u201d della nostra civilt\u00e0. Al cui confronto, si tratta di prospettive forse fin troppo edificanti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come emerge la differenza tra due visioni del mondo agli antipodi riguardo a Est e Ovest, con un Cioran intenzionato a trovare <strong>un Oriente nell\u2019Occidente<\/strong>, per cos\u00ec dire, e un Eliade spinto a muoversi in direzione contraria, senza per\u00f2 abbandonarsi ai facili esotismi tanto di moda, allora come oggi. Lo scrisse a Cioran il 23 aprile del \u201941 da Lisbona, dove risiedeva come addetto stampa presso la Legazione di Romania (testimonianza del suo soggiorno \u00e8 il magnifico <strong><em>Diario portoghese<\/em><\/strong>, edito in italiano da Jaca Book): <strong>\u00abVivendo di fronte all\u2019Atlantico, mi sento sempre pi\u00f9 attratto da geografie un tempo per me insignificanti. Cerco di trovare la mia salvezza fuori dall\u2019Europa. Vasco de Gama arriv\u00f2 pur sempre in India\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Prima che la sua immaginazione vi facesse ritorno dalle assolate rive lusitane, tra l\u2019altro, lo storico delle religioni era stato fisicamente in India, un decennio prima. Dal 1928 al 1931, per la precisione, prima di addottorarsi nel 1933 all\u2019Universit\u00e0 di Bucarest. Aveva rielaborato e ampliato la sua <strong>tesi di dottorato<\/strong> (la cui versione originale \u00e8 stata recentemente pubblicata da Edizioni Mediterranee, a cura di Cicorta\u015f) nel volume <strong><em>Yoga. Saggio sulle origini della mistica indiana<\/em><\/strong>, uscito nel 1936 e prontamente spedito a Cioran, che cos\u00ec l\u2019aveva commentato: <strong>\u00abLeggendo lo <em>Yoga<\/em> ho capito quanto io sia europeo. A ogni passo gli contrapponevo Nietzsche. Mi sento pi\u00f9 vicino all\u2019ultimo dei bolscevichi o degli hitleriani di quanto lo sia alla tecnica della meditazione. Le ragioni che hanno spinto te a tornare dall\u2019India legano me a una visione politica dell\u2019universo\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/06\/Eliade_Cioran.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-617\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/06\/Eliade_Cioran-300x223.jpg\" alt=\"Eliade_Cioran\" width=\"300\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/06\/Eliade_Cioran-300x223.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/06\/Eliade_Cioran.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il loro rapporto epistolare e umano sopravvivr\u00e0 a quell\u2019Europa di cui entrambi avevano stilato l\u2019autopsia, vivendone gli ultimi istanti come la fine di una stagione, con quell\u2019amara consapevolezza che traspare da una nota del <em>Diario portoghese<\/em> di Eliade risalente al novembre 1942 (un anno dopo la lettera gi\u00e0 citata) e scritta nella cittadina spagnola di <strong>Aranjuez<\/strong> dai mille palazzi e giardini accarezzati dal Tago: <strong>\u00abIl palazzo rosa. Le magnolie. Accanto al palazzo, gruppi di statue di marmo. Si sente il rumore delle acque del Tago che si riversano nella cascata. Passeggiata attraverso il parco del palazzo: numerose foglie in terra. \u00c8 arrivato l\u2019autunno. Gli usignoli. Il minuscolo labirinto di arbusti. Panchine, rotonde. Siamo gli ultimi\u00bb. <\/strong>Mi piace pensare che in quel lontano 1942, nell\u2019occhio del ciclone, Eliade stesse implicitamente parlando di s\u00e9 e del suo antico amico, lontano centinaia di chilometri ma partecipe, insieme a lui, di un destino ben pi\u00f9 alto, che nemmeno la successiva tragedia europea riusc\u00ec a stroncare.<\/p>\n<p>Dal 1945, per undici anni, i due vivranno a Parigi, dopodich\u00e9 Eliade si trasferir\u00e0 negli Stati Uniti, dove rimarr\u00e0 sino alla fine dei suoi giorni, incontrando Cioran in Francia durante le vacanze estive. Non smetteranno mai di scriversi quei \u00abdue romeni della \u201cgiovane generazione\u201d, gettati dalla sorte in Occidente\u00bb, con alle spalle la loro martoriata terra nat\u00eca, in un rapporto destinato a superare quella Mezzanotte della Storia che fu il Novecento (<strong>\u00abTutto \u00e8 religioso, giacch\u00e9 la storia <em>non \u00e8<\/em>\u00bb <\/strong>scrisse Cioran a Eliade nel \u201935, riecheggiando inconsciamente il concetto di <strong><em>terrore della storia<\/em><\/strong> che Eliade svilupper\u00e0 nei suoi scritti, l\u2019idea che al di fuori della sfera del sacro la storia si esaurisca in una collezione di mattatoi).<\/p>\n<p>Prosegu\u00ec eccome il loro rapporto, <strong>oltre la storia<\/strong>, <strong>oltre il dolore<\/strong>: leggendo il ritratto stilato dall\u2019amico, pare che Eliade, poco prima di chiudere gli occhi per non riaprirli mai pi\u00f9, avesse sorriso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il 22 aprile 1986, a Chicago, si spegneva Mircea Eliade. Aveva perso conoscenza due giorni prima, abbandonato sulla sua poltrona da lettura: tra le mani teneva un libro fresco di stampa, contenente un suo ritratto, tanto acuminato quanto maledettamente geniale. Il libro era Esercizi d\u2019ammirazione, l\u2019autore Emil Cioran, incontrato la prima volta tanti anni e altrettante vite prima, nel 1932 dall\u2019altra parte dell\u2019oceano, presentatogli dall\u2019\u201contologo\u201d Constantin Noica. 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