{"id":641,"date":"2020-10-14T12:08:10","date_gmt":"2020-10-14T10:08:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=641"},"modified":"2020-10-14T12:10:58","modified_gmt":"2020-10-14T10:10:58","slug":"fine-di-un-mondo-ovvero-quando-julius-evola-anticipo-orwell-e-huxley","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2020\/10\/14\/fine-di-un-mondo-ovvero-quando-julius-evola-anticipo-orwell-e-huxley\/","title":{"rendered":"Fine di un mondo \u2013 ovvero, quando Evola anticip\u00f2 Orwell e Huxley"},"content":{"rendered":"<p><em><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/10\/La-Torre_1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-642\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/10\/La-Torre_1-213x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/10\/La-Torre_1-213x300.jpeg 213w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/10\/La-Torre_1.jpeg 364w\" sizes=\"(max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/a>\u00c8 appena uscita per Mediterranee la nuova edizione, critica e aggiornata, comprensiva di note, bibliografie e approfondimenti, de <\/em><strong>La Torre<\/strong><em>, la mitica rivista diretta da <strong>Julius Evola<\/strong> nel <strong>1930<\/strong>. Oltre a essere un documento storico come pochi altri, \u00e8 la testimonianza di un approccio, \u201c<strong>metapolitico<\/strong>\u201d e \u201c<strong>spirituale<\/strong>\u201d, che prov\u00f2 a orientare la politica del tempo in un senso differente da quello che poi prese, negli anni successivi. In occasione di questa nuova edizione riportiamo, per gentile concessione dell\u2019Editore, una nota firmata da Evola sul quarto numero della rivista, il 16 marzo 1930, all\u2019interno della rubrica da lui diretta <\/em>L\u2019Arco e la Clava<em>. Qui, il filosofo risponde in modo netto a tutti quei periodici (<\/em>La Volont\u00e0 d\u2019Italia<em>, <\/em>Roma Fascista<em>, <\/em>L\u2019Italia Letteraria<em>, <\/em>L\u2019Ora<em>, eccetera) che lo accusavano di \u201ccatastrofismo\u201d, essendosi dedicato alla tematica della fine delle civilt\u00e0. In questa sospendente risposta, Evola non solo anticipa analisi pi\u00f9 note, contenute ad esempio in testi come <\/em>Il Mondo Nuovo<em> di <strong>Huxley<\/strong> (1932), <\/em>Dialettica dell\u2019Illuminismo<em> di <strong>Horkheimer<\/strong> e <strong>Adorno<\/strong> (1947), <\/em>1984<em> di <strong>Orwell<\/strong> (1949) e <\/em>L\u2019uomo a una dimensione<em> di <strong>Marcuse<\/strong> (1964), ma offre un ritratto spietato e chirurgico del nostro mondo. In questa singolare variazione sul tema \u201cfine del mondo\u201d (il cui spettro si aggira tutt\u2019ora nel dibatto pubblico odierno), Evola si immagina tuttavia una calamit\u00e0 ben diversa da quella a cui siamo soliti pensare, finendo per descrivere nei fatti\u2026 <\/em>la nostra contemporaneit\u00e0<em>, con i suoi tic e tab\u00f9, con tutte le sue maschere e i suoi attori che il lettore \u2013 ne siamo certi \u2013 non faticher\u00e0 a riconoscere. Anche perch\u00e9 spesso non occorrono catastrofi naturali \u2013 o pandemiche, potremmo aggiungere. <strong>Una civilt\u00e0 pu\u00f2 anche morire di morte naturale.<\/strong> \u00c8 forse il caso della nostra.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><em>A.S.<\/em><\/p>\n<p><strong>Il mondo occidentale si avvia verso la sua \u201cfine\u201d.<\/strong> Ma \u00e8 appunto su ci\u00f2 che significa \u201cfine\u201d che bisogne\u00adrebbe intendersi! I <em>nostri <\/em>punti di riferimento non sono per nulla quelli in corso. E se noi non profetiamo, ma <em>dimostriamo <\/em>\u2013 attraverso la constata\u00adzione di caratteri e di processi precisi della storia e della cultura \u2013 il tra\u00admonto di una civilt\u00e0, questo stesso fatto agli occhi dei pi\u00f9 potrebbe assu\u00admere un aspetto molto diverso e per nulla allarmante.<\/p>\n<p>Spieghiamoci con un esempio. Noi non pensiamo per nulla che la fine del mondo occidentale debba <em>per forza <\/em>rivestire quell\u2019aspetto coreografi\u00adcamente catastrofico, cui la mente dei pi\u00f9 \u00e8 subito portata. <strong>Non si tratter\u00e0 necessariamente di cataclismi<\/strong>, e nemmeno di quelle nuove guerre mondiali, sui cui orrori e sui cui esiti di sterminio dell\u2019uman genere molti fin d\u2019oggi lugubramente c\u2019intrattengono. Anzi, una guerra\u2026 un altro buon squassa\u00admento, ma radicale, per\u00f2, risolutivo \u2013 che altro potrebbe augurarsi <em>chi ancora spera<\/em>?<\/p>\n<p>Noi vediamo pi\u00f9 nero ancora. Ecco, per esempio, una delle forme in cui, fra le altre, potremmo <em>anche <\/em>raffigurarci la \u201cfine del mondo\u201d.<\/p>\n<p>Niente pi\u00f9 guerre. <strong>Fratellanza universale<\/strong>. <strong>Livellamento totale<\/strong>. Unica parola d\u2019ordine: obbedire \u2013 incapacit\u00e0, divenuta organica attraverso l\u2019edu\u00adcazione di generazioni, a far altro che <strong>obbedire<\/strong>. Niente capi. <strong>Onnipotenza della \u201csociet\u00e0<\/strong>\u201d. Gli uomini, mezzi per l\u2019azione sulle cose. L\u2019organizzazione, la industrializzazione, il meccanismo, la potenza e il benessere fisico e materiale raggiungeranno apici affatto inconcepibili e vertiginosi. Accu\u00adratamente scientificamente liberati dall\u2019Io e dallo spirito, <strong>gli uomini diver\u00adranno sanissimi, sportivi, lavoratori<\/strong>. Parti impersonali nell\u2019immane agglo\u00admerato sociale, nulla, in fondo, li distinguer\u00e0 pi\u00f9 gli uni dagli altri. Il loro pensiero e il loro modo di sentire e di giudicare avr\u00e0 carattere assolutamente <strong>collettivo<\/strong>.<\/p>\n<p>Con le altre, anche <strong>la differenza morale fra i sessi scomparir\u00e0<\/strong>, e pu\u00f2 darsi anche che il <strong>vegetarianesimo<\/strong> far\u00e0 parte delle abitudini razionalmente acquistate di quel mondo, giustificandosi sull\u2019evidente simiglianza delle nuove generazioni con gli animali domestici (quelli selvatici allora non vedendo pi\u00f9 permesso di esistere che in qualche giardino zoo\u00adlogico). <strong>Le ultime prigioni rinchiuderanno nell\u2019isolamento pi\u00f9 terrificante gli ultimi attentatori dell\u2019umanit\u00e0<\/strong>: i pensatori, i testimoni della spiritualit\u00e0, i pericolosi maniaci dell\u2019eroismo e della fierezza guerriera. Gli ultimi asceti si estingueranno a uno a uno sulle vette o in mezzo ai deserti. <strong>E la massa celebrer\u00e0 s\u00e9 stessa per bocca di poeti ufficiali e autorizzati, i quali liriciz\u00adzeranno i valori civili e canteranno la religione del servigio sociale.<\/strong> A questo punto, sorger\u00e0 una grande aurora. L\u2019umanit\u00e0 sar\u00e0 veramente rigenerata, e non conserver\u00e0 pi\u00f9 nemmeno il ricordo dei passati tempi di barbarie.<\/p>\n<p>Ora: <em>a voi <\/em>chi permetterebbe di chiamar \u201cfine\u201d questa fine? Di vedervi, con noi, il collasso totale, la caduta definitiva? Sapreste voi forse concepire un mito pi\u00f9 splendido, un avvenire pi\u00f9 radioso, per l\u2019\u201cevoluzione\u201d?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 appena uscita per Mediterranee la nuova edizione, critica e aggiornata, comprensiva di note, bibliografie e approfondimenti, de La Torre, la mitica rivista diretta da Julius Evola nel 1930. Oltre a essere un documento storico come pochi altri, \u00e8 la testimonianza di un approccio, \u201cmetapolitico\u201d e \u201cspirituale\u201d, che prov\u00f2 a orientare la politica del tempo in un senso differente da quello che poi prese, negli anni successivi. In occasione di questa nuova edizione riportiamo, per gentile concessione dell\u2019Editore, una nota firmata da Evola sul quarto numero della rivista, il 16 marzo 1930, all\u2019interno della rubrica da lui diretta L\u2019Arco e [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2020\/10\/14\/fine-di-un-mondo-ovvero-quando-julius-evola-anticipo-orwell-e-huxley\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1084,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[79480,17018,64],"tags":[24118,38921,282697,48943,371280,261,371276],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/641"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1084"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=641"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/641\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":645,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/641\/revisions\/645"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=641"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=641"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=641"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}