{"id":653,"date":"2020-12-04T14:09:17","date_gmt":"2020-12-04T13:09:17","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=653"},"modified":"2020-12-04T14:09:17","modified_gmt":"2020-12-04T13:09:17","slug":"lultima-onda-di-petru-popescu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2020\/12\/04\/lultima-onda-di-petru-popescu\/","title":{"rendered":"L\u2019ultima onda di Petru Popescu"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/Popescu_Lultima_Onda.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-654\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/Popescu_Lultima_Onda-203x300.jpg\" alt=\"\" width=\"203\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/Popescu_Lultima_Onda-203x300.jpg 203w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/Popescu_Lultima_Onda.jpg 423w\" sizes=\"(max-width: 203px) 100vw, 203px\" \/><\/a>Che il modaiolo <strong>naturalismo<\/strong> odierno sia un fenomeno tutt\u2019altro che \u201cnaturale\u201d \u00e8 cosa piuttosto evidente. \u00c8 il prodotto tardivo di una civilt\u00e0 che ha fatto dello sradicamento la propria madrelingua, salvo poi proporre improbabili e compensatori \u201critorni alla natura\u201d tra il turistico e il romantico, adottando pseudo-spiritualit\u00e0 e filosofie fai-da-te che suggellano uno strappo <em>gi\u00e0 avvenuto<\/em>. Per ricucirlo non baster\u00e0 abbracciare due o tre alberi o andarsi a guardare filmetti americani di ragazzini viziati o settantenni in cerca di nuove giovinezze nella <em>wilderness<\/em>. Se n\u2019era gi\u00e0 accorto <strong>Julius Evola<\/strong>, che il 20 aprile 1957 aveva scritto sul <em>Roma<\/em> un articolo molto illuminante, <strong><em>Naturismo e ideale animale<\/em><\/strong>, notando: \u00abFra l\u2019altro, a questo orientamento \u00e8 propria una banalizzazione del sentimento della natura: perch\u00e9 <strong>la natura pu\u00f2 rivelare il suo vero senso solo di fronte allo spirito<\/strong>. Affinch\u00e9 essa parli, lasciandoci presentire ci\u00f2 che in essa ha valore di <strong>simbolo dell\u2019invisibile, del non-umano, del distante<\/strong>, occorre una certa elevazione interna\u00bb. Una condizione del tutto opposta a quella di \u00abragazzi e ragazze che \u201cvanno in natura\u201d ottusamente o sportivamente, distendendosi in essa come un bestiame bovino o tuffandosi in sensazioni fisiche, con al massimo qualche contorno sentimentale romantico piccolo-borghese\u00bb.<\/p>\n<p>Ma una tale svalutazione, checch\u00e9 ne dicano alcuni, non \u00e8 universale, riguardando solo <em>una<\/em> fase storica di <em>una<\/em> civilt\u00e0. La <em>nostra<\/em>, per la precisione. Si tratta di un \u00abpatto\u00bb, ha scritto <strong>Petru Popescu<\/strong>, \u00absimile a quello stretto da Faust con Mefistofele, che ci ha lasciato un legame con il mondo naturale talmente sfuggente che noi oggi tendiamo a fare della natura un feticcio e a vederla in un modo cos\u00ec romantico che farebbe ridere i nostri antenati\u00bb. Le righe citate \u2013 inserite in appendice al romanzo <strong><em>L\u2019ultima onda<\/em> <\/strong>dello scrittore romeno, appena pubblicato in italiano per <strong>Tre Editori <\/strong>nella traduzione di <strong>Furio Morroni <\/strong>\u2013 registrano al tempo stesso una visione del mondo e un cammino biografico-intellettuale.<\/p>\n<p>Classe 1944, Popescu passa i primi trent\u2019anni della sua vita nella Romania di Nicolae Ceau\u0219escu: <strong>\u00abDa ragazzo, in un regime comunista, vedevo queste nozioni in maniera romantica. Cosa mi restava, se non i sogni, in un periodo come quello?\u00bb<\/strong>. Il discorso cambia a met\u00e0 degli anni Settanta, quando fugge, come molti suoi connazionali, facendo perdere le proprie tracce durante un viaggio tra Stati Uniti e Inghilterra. I comunisti lo giudicano un traditore e vietano i suoi libri in patria, mentre lui si trova lontano da casa, esule e profugo.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 negli Stati Uniti conosce il coetaneo <strong>Peter Weir<\/strong>, appena reduce dal successo al botteghino di <em>Picnic a Hanging Rock <\/em>(1975), ma che dar\u00e0 il meglio di s\u00e9 quanto a incassi con film come <em>Gli anni spezzati <\/em>(1981), <em>Un anno vissuto pericolosamente <\/em>(1982), <em>L\u2019attimo fuggente <\/em>(1989) e lo \u201cgnostico\u201d <em>Truman Show <\/em>(1998). I due s\u2019incontrano all\u2019American Film Institute di Hollywood; Weir ha appena ultimato una sceneggiatura, che passa a Popescu, chiedendogli di riscriverla. Lui \u00e8 un po\u2019 titubante: parla inglese da meno di un anno, ma decide comunque di cimentarsi nell\u2019impresa. \u00c8 il primo passo verso la realizzazione di <strong><em>The Last Wave<\/em><\/strong>, che uscir\u00e0 nel 1977, insieme alla versione a stampa del romanzo, <strong>\u00abuno dei primi lavori di uno scrittore romeno dissidente che era riuscito a liberarsi dalla censura comunista\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/The_Last_Wave.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-656\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/The_Last_Wave-197x300.jpg\" alt=\"\" width=\"197\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/The_Last_Wave-197x300.jpg 197w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/The_Last_Wave-673x1024.jpg 673w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/The_Last_Wave-768x1168.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/The_Last_Wave.jpg 986w\" sizes=\"(max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/><\/a>La trama \u00e8 molto semplice: a Sydney un aborigeno muore in circostanze singolari, che ricordano un \u201comicidio tribale\u201d, colpevole di aver diffuso \u201csegreti iniziatici\u201d e profanato oggetti sacri. Ma \u00e8 davvero cos\u00ec? Tutto il romanzo ruota intorno a questo interrogativo, suggerendo come un passato molto lontano \u2013 annientato dai \u201ccivilissimi\u201d inglesi che decimarono gli aborigeni, secondo un triste copione reiterato nel corso dei secoli a suon di baionette o <em>moral bombing<\/em>, spesso con l\u2019aiuto dei loro amici d\u2019oltreoceano \u2013 continui ad albergare nel cuore delle metropoli sorte sulle rovine dell\u2019ancestrale popolazione australiana. \u00c8 una <strong>realt\u00e0 a pi\u00f9 dimensioni<\/strong> quella in cui s\u2019immerge il protagonista, l\u2019avvocato chiamato a difendere i cinque imputati (anch\u2019essi aborigeni), in uno scenario da \u201cfine dei tempi\u201d, tra piogge incessanti di liquame nero e rane, pietre e fulmini, repentini innalzamenti e abbassamenti della temperatura, inondazioni e incendi dei boschi (tenuto conto che il romanzo \u00e8 del \u201978, difficile resistere alla tentazione di tracciare qualche analogia con i dibattiti odierni sul <strong>cambiamento climatico<\/strong>\u2026). \u00c8 insomma la natura a farsi sentire, irrompendo nel mondo moderno, con toni ben pi\u00f9 inquietanti di quelli \u201cnaturisti\u201d gi\u00e0 evocati.<\/p>\n<p>In quest\u2019<strong>apocalisse \u201cmetereologica\u201d <\/strong>si confrontano due universi, incarnati rispettivamente dagli aborigeni, che hanno un piede nella contemporaneit\u00e0 e l\u2019altro nel <strong>\u201cTempo del Sogno\u201d<\/strong> (presto vedremo di che si tratta), e da quell\u2019avvocato che decide di sospendere il proprio scetticismo, prendendo sul serio la realt\u00e0 in cui vivono i suoi assistiti, ancora immersa in un mondo sacrale \u2013 <strong>\u00ab\u00e8 una cerimonia senza fine\u00bb<\/strong> gli spiega un\u2019antropologa a cui si rivolge per avere delucidazioni. Al tempo stesso, nella vita del protagonista irrompono una serie di fatti bizzarri: sogni premonitori, singolari pietre tribali che compaiono e scompaiono, messaggi inviati durante il sonno e provenienti da chiss\u00e0 quali dimensioni, il risveglio di facolt\u00e0 extra-sensoriali\u2026<\/p>\n<p>Compare l\u2019idea che ciascuno disponga di una memoria ben pi\u00f9 ampia di quella individuale, una memoria ancestrale che nel caso degli aborigeni \u00e8 un dato di fatto, mentre per quanto riguarda il protagonista, cresciuto nel <strong>mondo \u201cdisincantato\u201d di cui parlava Max Weber<\/strong>, diventa oggetto di una riscoperta, talvolta travagliata e sofferta. Da un certo punto di vista, potremmo vedere nel romanzo la cronaca di questo \u201campliamento\u201d: <strong>\u00abOgni individuo\u00bb<\/strong> scrive Popescu, <strong>\u00abporta dentro di s\u00e9 il pozzo senza fondo della memoria tribale\u00bb<\/strong>. Finch\u00e9 il protagonista stesso scoprir\u00e0 di avere un ruolo attivo in quella narrazione. Ma qui tacciamo, per non rivelare un finale tanto inaspettato quanto geniale.<\/p>\n<p>A dominare su tutto \u00e8 una dimensione onirica ben diversa da come la concepiamo noi (\u00abUn sogno \u00e8 l\u2019ombra di qualcosa\u00bb rivela uno sciamano, \u00abche <em>esiste<\/em>\u00bb). \u00c8 il primordiale \u201cTempo del Sogno\u201d (chiamato in vari modi, in base agli idiomi, tra cui <em>jukurrpa<\/em> e <em>tjukurpa<\/em>) in cui, secondo la cosmogonia aborigena, nasce tutto. <strong>Non si tratta di un tempo perduto, ma di una dimensione contemporanea a tutte le epoche.<\/strong> Non una realt\u00e0 dietro a un\u2019altra realt\u00e0, come secondo un certo dualismo molto di moda in Occidente, ma una Quarta Dimensione <em>pi\u00f9 vera<\/em> di quella materiale:<\/p>\n<p><strong>\u00abIl Tempo del Sogno era antico e preistorico, eppure era ancora presente, perch\u00e9 aveva un flusso proprio, separato dal ritmo delle normali attivit\u00e0 quotidiane. Alcune azioni spirituali potevano avvenire solo nel Tempo del Sogno, che sfuggiva a distinzioni come passato, presente e futuro. Alcuni individui della trib\u00f9, dotati di poteri spirituali fuori dal comune, potevano vivere sia nel tempo ordinario sia nel Tempo del Sogno perch\u00e9, sebbene fossero del tutto umani, erano anche spiriti, a volte incarnavano delle entit\u00e0 incorporee che avevano creato l\u2019universo\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Lo scopo ultimo, sembrano suggerirci queste righe, non \u00e8 sfuggire alla realt\u00e0 quotidiana per rifugiarsi nel <em>Dreamtime<\/em>, ma vivere <em>al tempo stesso<\/em> nell\u2019una e nell\u2019altro, sul piano delle Cause e su quello degli Effetti. Sempre a proposito di letteratura fantastica, queste righe ricordano quanto scrisse il romanziere austriaco <strong>Gustav Meyrink<\/strong> il 20 giugno 1917 all\u2019occultista e alchimista Alfred M\u00fcller-Edler:<\/p>\n<p><strong>\u00abL\u2019Arte Regia consiste nel lasciare espandere, tramite la passivit\u00e0 esteriore, la pi\u00f9 intensa attivit\u00e0 interiore. Esteriormente, occorre rimanere desti, e al massimo grado. Niente della realt\u00e0 esteriore deve scomparire. Bisogna imparare a vivere <em>simultaneamente<\/em> nei due mondi!\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Siamo di fronte a una visione <em>magica<\/em> della vita. Il termine non va inteso in senso \u201cfolkloristico\u201d, ma come una manifestazione di <em>potenza<\/em>, l\u2019idea di un mondo concepito come uno scontro di volont\u00e0, di piani del reale sempre veicolati \u2013 e, talvolta, generati \u2013 da qualcuno. <strong>Un mondo di volont\u00e0 solari che creano e dissolvono dimensioni, agendo sulle Cause; un mondo onirico in cui ci si sposta sempre da un sogno all\u2019altro, in cui o si sogna o si \u00e8 sognati.<\/strong> In questa visione del mondo, <em>tutto \u00e8 sogno<\/em>, anche la desacralizzazione moderna, incubo ateo e materialista. Lo stesso dicasi per le dittature, sogni distorti, curvature del reale \u2013 lo sapeva bene <strong>Philip K. Dick<\/strong>, e su questa ipotesi, tematizzata da Hannah Arendt, scrisse <strong><em>The Man in the High Castle<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/Petru_Popescu.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-655\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/Petru_Popescu-238x300.jpg\" alt=\"\" width=\"238\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/Petru_Popescu-238x300.jpg 238w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2020\/12\/Petru_Popescu.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 238px) 100vw, 238px\" \/><\/a>Ma di queste allucinazioni moderne nel romanzo in questione non c\u2019\u00e8 traccia, dal momento che gli aborigeni nei quali si imbatte il nostro avvocato <strong>\u00abcredono in due tempi differenti, due flussi paralleli di attivit\u00e0. Uno \u00e8 l\u2019attivit\u00e0 quotidiana, oggettiva, nella quale tutti noi siamo confinati. L\u2019altro \u00e8 un ciclo spirituale infinito, pi\u00f9 reale della realt\u00e0 stessa perch\u00e9 qualunque cosa accada nel Tempo del Sogno stabilisce i valori e le leggi della loro societ\u00e0\u00bb. <\/strong>E questa <em>temporalit\u00e0 fondamentale<\/em>, come si diceva, non \u00e8 esiliata cronologicamente agli inizi, ma pu\u00f2 essere inaugurata in ogni istante, attraverso il <em>rito<\/em> (come ha dimostrato un illustre connazionale di Popescu, lo storico delle religioni <strong>Mircea Eliade<\/strong>). Una concezione allergica a quella lineare, proposta dal giudeo-cristianesimo e poi mutuata dalle teologie politiche della modernit\u00e0 \u2013 tutte, senza eccezione. Come rivela l\u2019antropologa gi\u00e0 citata, la visione del mondo aborigena non \u00e8 lineare ma <em>ciclica<\/em>: <strong>\u00abOgni ciclo termina con un\u2019apocalisse di qualche tipo, e poi c\u2019\u00e8 una rinascita. Molto spesso quest\u2019apocalisse \u00e8 un cataclisma naturale. Una grande pioggia, un diluvio, una glaciazione mortale\u00bb.<\/strong> Ed \u00e8 un istinto, continua, \u00abche noi abbiamo perso\u00bb, avendo secolarizzato i miti, inventandoci un tempo lineare solo per fare dell\u2019uomo il suo protagonista, edificatore di una perfezione decisamente <em>umana, troppo umana<\/em>.<\/p>\n<p>Ma questo \u201cnuovo sogno\u201d si contrappone ad altri, per i quali il tempo scorre in modo differente. Nel romanzo, l\u2019abisso che separa queste modalit\u00e0 di concepire la storia e il tempo \u00e8 incarnato in tipi umani granitici, isole nella corrente che resistono al succedersi delle epoche: <strong>\u00abL\u2019anima potente della citt\u00e0 era evidente ovunque, portata dai palpiti, dai fischi e dai sibili, dall\u2019odore marcio dell\u2019acqua fredda, dai gabbiani, dalla brezza. Il giovane aborigeno guard\u00f2 fuori. Attraverso i suoi occhi, trentamila anni contemplavano lo sviluppo degli ultimi duecento\u00bb. <\/strong>Questo vedono i suoi occhi, attendendo pazientemente che il ciclo si chiuda, la natura si ridesti e si realizzi la profezia dell\u2019\u201cultima onda\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Che il modaiolo naturalismo odierno sia un fenomeno tutt\u2019altro che \u201cnaturale\u201d \u00e8 cosa piuttosto evidente. \u00c8 il prodotto tardivo di una civilt\u00e0 che ha fatto dello sradicamento la propria madrelingua, salvo poi proporre improbabili e compensatori \u201critorni alla natura\u201d tra il turistico e il romantico, adottando pseudo-spiritualit\u00e0 e filosofie fai-da-te che suggellano uno strappo gi\u00e0 avvenuto. Per ricucirlo non baster\u00e0 abbracciare due o tre alberi o andarsi a guardare filmetti americani di ragazzini viziati o settantenni in cerca di nuove giovinezze nella wilderness. 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