{"id":673,"date":"2021-10-29T18:23:41","date_gmt":"2021-10-29T16:23:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=673"},"modified":"2021-10-29T18:23:41","modified_gmt":"2021-10-29T16:23:41","slug":"gustav-meyrink-thomas-mann-e-una-noiosa-riunione-di-redazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2021\/10\/29\/gustav-meyrink-thomas-mann-e-una-noiosa-riunione-di-redazione\/","title":{"rendered":"Gustav Meyrink, Thomas Mann e una noiosa riunione di redazione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2021\/10\/Meyrink-La-morte-viola.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-674\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2021\/10\/Meyrink-La-morte-viola-237x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"237\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2021\/10\/Meyrink-La-morte-viola-237x300.jpeg 237w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2021\/10\/Meyrink-La-morte-viola.jpeg 536w\" sizes=\"(max-width: 237px) 100vw, 237px\" \/><\/a>\u00c8 appena uscita la nuova edizione de <strong><em>La morte viola<\/em><\/strong>, pubblicata da <strong>il Palindromo<\/strong> nella collana \u201cI Tre Sedili Deserti\u201d (anch\u2019essa palindroma, leggere per credere), diretta da Giuseppe Aguanno. I ventotto racconti di <strong>Gustav Meyrink<\/strong> antologizzati, risalenti agli anni 1901-1908, sono fondamentali per comprendere la personalit\u00e0 letteraria di un autore che, prima di cimentarsi con la narrativa breve, <strong>ha frequentato circoli esoterici, ne ha fondati alcuni, ha studiato e praticato discipline tradizionali d\u2019Oriente e Occidente, non disdegnando profonde crisi esistenziali e improvvise svolte destinali<\/strong>. Molte delle quali, tra l\u2019altro, presenti nella \u201cterra di nessuno\u201d di questi racconti, antecedenti i romanzi che schiuderanno a Meyrink l\u2019accesso al pantheon della grande letteratura otto-novecentesca, con capolavori come <strong><em>Il Golem<\/em><\/strong> (1915), <em>Il volto verde<\/em> (1916), <em>La notte di Valpurga<\/em> (1917), <em>Il Domenicano bianco<\/em> (1921) e <em>L\u2019angelo della finestra d\u2019Occidente<\/em> (1927).<\/p>\n<p>Una narrativa uscita su vari periodici, tra cui \u00abDer liebe Augustin\u00bb, di cui Meyrink diventa curatore nel maggio 1904: sulle sue colonne far\u00e0 pubblicare <strong>August Strindberg<\/strong>, Verhaeren tradotto da <strong>Stefan Zweig<\/strong>, <strong>Maurice Maeterlinck<\/strong>, <strong>Dante Gabriel Rossetti<\/strong>, <strong>Edgar Poe<\/strong>\u2026 Per poi non parlare dei racconti usciti sul leggendario \u00abSimplicissimus\u00bb. Ora, chi volesse derubricare a \u201cnarrativa di serie b\u201d la produzione meyrinkiana dovrebbe dare un\u2019occhiata alle altre firme ospitate tra le colonne del \u00abSimplicissimus\u00bb: si imbatterebbe nei nomi di <strong>Hermann Hesse<\/strong>, <strong>Knut Hamsun<\/strong>, <strong>Alfred Kubin<\/strong>, <strong>Hugo von Hofmannsthal<\/strong> e <strong>Rainer Maria Rilke<\/strong>. Tra i collaboratori figurava anche <strong>Thomas Mann<\/strong>, che nel suo <strong><em>Tonio Kr\u00f6ger<\/em> <\/strong>offre un ritratto molto curioso del futuro autore de <em>Il Golem<\/em>: \u00abConosco un banchiere, un uomo d\u2019affari ormai ingrigito, che possiede il dono di scrivere novelle. Di tale dono egli fa uso nelle ore di libert\u00e0, e le sue opere sono eccellenti\u00bb. Eppure, \u00abnonostante, dico \u201cnonostante\u201d, questa sublime disposizione, quell\u2019uomo non \u00e8 del tutto incensurato; al contrario, ha gi\u00e0 dovuto scontare una grave pena detentiva\u00bb. Fu nella cattivit\u00e0 di una cella che Meyrink \u00absi rese conto del suo talento\u00bb continua Mann, \u00abe le sue esperienze di detenuto sono il tema fondamentale dei suoi lavori letterari. [\u2026] <strong>Un banchiere che scrive novelle \u00e8 una rarit\u00e0, non le pare?<\/strong>\u00bb. Non fa una piega.<\/p>\n<p>Usciti su rivista, i racconti vengono raccolti in varie antologie nel primo decennio del secolo scorso, per poi confluire, nel 1913, nei tre volumi di <em>Des deutschen Spiessers Wunderhorn<\/em>, che sono e restano il principale punto di riferimento della sua narrativa breve, a cui va aggiunta solo l\u2019antologia <em>Flederm\u00e4use<\/em>, uscita nel 1916, che contiene sette storie. Per quanto siano state identificate novelle precedenti (\u00e8 il caso di <em>Tiefseefische<\/em>, risalente al 1897), il vero \u201cbattesimo editoriale\u201d di Meyrink ha luogo agli inizi del secolo: \u00e8 il racconto <strong><em>Il soldato bollente<\/em><\/strong> (primo de <em>La morte viola<\/em>), uscito sulle colonne del \u00abSimplicissimus\u00bb il 29 ottobre 1901. Meyrink ha raccontato pi\u00f9 volte come giunse a scriverlo e a pubblicarlo, legando il tutto a uno scrittore e a una estate. L\u2019estate \u00e8 quella del 1901, lo scrittore \u00e8 Oskar A. H. Schmitz, incontrato al Sanatorio Lahmann di Dresda. Poeta e amico di Alfred Kubin (di cui ha sposato la sorella Hedwig), Schmitz ascolta rapito il futuro scrittore, il quale gli racconta alcune delle sue \u201cperipezie occulte\u201d (che hanno per protagonisti medium, santoni e societ\u00e0 segrete). Al che lo scrittore lo interrompe, chiedendogli semplicemente: <strong>\u00abPerch\u00e9 non ne scrive?\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>\u00abE come si fa?\u00bb ribatte Meyrink.<\/p>\n<p>\u00abScriva tutto cos\u00ec, semplicemente come parla\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2021\/10\/Gustav-Meyrink.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-675\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2021\/10\/Gustav-Meyrink-229x300.png\" alt=\"\" width=\"229\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2021\/10\/Gustav-Meyrink-229x300.png 229w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2021\/10\/Gustav-Meyrink.png 541w\" sizes=\"(max-width: 229px) 100vw, 229px\" \/><\/a>Segue la stesura de <em>Il soldato bollente<\/em>, spedito al \u00abSimplicissimus\u00bb (sar\u00e0 lo stesso Schmitz a dargli l\u2019indirizzo). Un insieme di casualit\u00e0? Forse. Ma non secondo Meyrink: questi fatti rappresentano per lui la riaccensione di un fuoco ben pi\u00f9 antico, il coronamento di un percorso gi\u00e0 intrapreso. Il fine? <em>Pensare per immagini<\/em>, come annoter\u00e0 nel lungo scritto autobiografico <em>La metamorfosi del sangue<\/em>, risalente agli ultimi anni della sua vita terrena e appena pubblicato in italiano per i tipi di Bietti: <strong>\u00abDetto per inciso, la facolt\u00e0 della visione interiore [\u2026] fu la prima svolta del mio destino, il quale con uno strattone, per cos\u00ec dire, trasform\u00f2 un commerciante in uno scrittore: <em>la mia fantasia divenne concreta<\/em>. Se prima pensavo a parole, da allora fui in grado di farlo <em>per immagini<\/em>. E quelle immagini erano tangibili, cento volte pi\u00f9 tangibili e reali di qualsiasi oggetto corporeo\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Per la cronaca, le \u201ccoincidenze\u201d che lo condussero a pubblicare non si esaurirono nell\u2019incontro con Schmitz. Alfred Schmid Noerr, amico dello scrittore austriaco, racconta quanto accadde allorch\u00e9 il manoscritto giunse alla redazione del \u00abSimplicissimus\u00bb, in un plico che recava come mittente \u201cGustav Meyrink\u201d \u2013 non compariva il vero cognome dell\u2019autore, Meyer.<\/p>\n<p>Quel giorno era prevista una riunione di redazione, non particolarmente stimolante \u2013 come tutte le riunioni di redazione, d\u2019altronde.<\/p>\n<p>Ad ogni modo fu Geheeb, uno degli assistenti dell\u2019editore, ad aprire la busta. Diede una scorsa veloce alle pagine e sbuff\u00f2: \u00abQuesta roba \u00e8 stata scritta da un pazzo. Peccato, alcune cose funzionano. Ma tant\u2019\u00e8\u00bb. E gett\u00f2 il tutto nel cestino.<\/p>\n<p>Quello era il <em>primo racconto<\/em> spedito da Meyrink; se non fosse stato accettato, probabilmente non ne avrebbe scritti altri. Chiss\u00e0 come sarebbero andate le cose se nel frattempo non fosse giunto il caporedattore, Ludwig Thoma. \u00abTaciturno, avvolto nel fumo della sua pipa\u00bb ricorda Noerr, \u00absi accomod\u00f2 sulla sua sedia e, piuttosto annoiato dai toni della riunione, si mise a rovistare con la punta del suo bastone da passeggio nel cestino della carta straccia\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abCos\u2019abbiamo qui?\u00bb chiese, incuriosito, non appena rinvenne il dattiloscritto.<\/p>\n<p><strong>\u00abLa deposizione di un folle\u00bb<\/strong> fu la risposta di Geheeb.<\/p>\n<p><strong>\u00abUn folle? Forse. Ma geniale\u00bb<\/strong> rispose Thoma, dopo aver dato una rapida occhiata. \u00abS\u00ec, s\u00ec, Geheeb, genio e follia. Tenga a mente questo nome: Meyrink. E gli scriva subito chiedendogli se ha altra roba del genere. La pubblicheremo immediatamente\u00bb.<\/p>\n<p>Come si diceva, l\u2019esordio letterario di un autore comporta spesso un combinato disposto di coincidenze. Ci\u00f2 vale ancora di pi\u00f9 per uno come Meyrink, che assegn\u00f2 a qualsiasi evento della propria vita un significato <em>altro<\/em>, inscritto nelle regole che disciplinano i rapporti tra uomo e cosmo.<\/p>\n<p>A pi\u00f9 di un secolo da quei fatti, <strong>\u00e8 proprio <em>Il soldato bollente<\/em> ad aprire <em>La morte viola<\/em><\/strong>, di nuovo a disposizione dei lettori italiani. Che dire? Forse dobbiamo alla noia di una redazione, all\u2019aurora del secolo scorso, la pubblicazione di questo e altri racconti di Meyrink. Forse fu quella la via che il destino scelse per concludere la metamorfosi letteraria ed esistenziale di uno dei pi\u00f9 grandi Maestri del Fantastico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00c8 appena uscita la nuova edizione de La morte viola, pubblicata da il Palindromo nella collana \u201cI Tre Sedili Deserti\u201d (anch\u2019essa palindroma, leggere per credere), diretta da Giuseppe Aguanno. I ventotto racconti di Gustav Meyrink antologizzati, risalenti agli anni 1901-1908, sono fondamentali per comprendere la personalit\u00e0 letteraria di un autore che, prima di cimentarsi con la narrativa breve, ha frequentato circoli esoterici, ne ha fondati alcuni, ha studiato e praticato discipline tradizionali d\u2019Oriente e Occidente, non disdegnando profonde crisi esistenziali e improvvise svolte destinali. 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