{"id":701,"date":"2023-09-06T12:04:03","date_gmt":"2023-09-06T10:04:03","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=701"},"modified":"2023-09-06T12:04:03","modified_gmt":"2023-09-06T10:04:03","slug":"sanatorio-disciplinare-loccidente-di-eduard-limonov","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2023\/09\/06\/sanatorio-disciplinare-loccidente-di-eduard-limonov\/","title":{"rendered":"Sanatorio disciplinare. L\u2019Occidente di Eduard Limonov"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Eduard_Limonov.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-702\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Eduard_Limonov-208x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Eduard_Limonov-208x300.jpeg 208w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Eduard_Limonov-711x1024.jpeg 711w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Eduard_Limonov-768x1106.jpeg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Eduard_Limonov-1067x1536.jpeg 1067w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Eduard_Limonov-1422x2048.jpeg 1422w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Eduard_Limonov.jpeg 1528w\" sizes=\"(max-width: 208px) 100vw, 208px\" \/><\/a>Come muore una civilt\u00e0? In quale momento cessa di produrre forme ed esce dalla Storia? Nel monumentale <strong><em>Il tramonto dell\u2019Occidente<\/em><\/strong>, citato da molti ma letto da pochissimi, <strong>Oswald Spengler<\/strong> ha le idee piuttosto chiare. Ogni cultura si articola infatti in due fasi: la prima \u00e8 la \u201ccivilt\u00e0\u201d, cui segue la \u201ccivilizzazione\u201d. Una \u00e8 organica, orientata verso l\u2019alto, gerarchica e differenziata; l\u2019altra \u00e8 inorganica, livellatrice, nemica delle differenze, egualitaria e meccanica. \u00c8 nel passaggio tra le due fasi che la \u201cpersonalit\u00e0\u201d di una civilt\u00e0 incontra una battuta d\u2019arresto. Nei decenni successivi, il testo di Spengler ha fatto scuola, dando vita a riprese e variazioni sul tema. Impossibile quantificarle, ma un paio di esempi possiamo farli: a parte il libro di Huntington <strong><em>Lo scontro delle civilt\u00e0 e la nuova costruzione dell\u2019ordine mondiale<\/em><\/strong>, del 1996, contrapposto alla sepolcrale \u201cfine della storia\u201d di Francis Fukuyama, un\u2019interpretazione molto interessante risale a quindici anni prima. Esce dalla penna dell\u2019\u201celettrone libero\u201d <strong>Guillaume Faye<\/strong> ne <strong><em>Il sistema per uccidere i popoli<\/em><\/strong>, di recente ripubblicato da <strong>Aga<\/strong>, il cui senso \u00e8 tutto racchiuso nel titolo: secondo il brillante teorico dell\u2019archeofuturismo, la \u201ccivilizzazione\u201d evocata da Spengler a modo suo \u00e8 ancora \u201cviva\u201d, pensata a partire da ci\u00f2 che \u00e8 organico, anche se <em>ex negativo<\/em>. L\u2019Occidente attuale \u00e8 qualcosa di ben diverso: <strong>un <em>sistema<\/em> tentacolare e meccanico, nemico dei popoli, della Storia e delle tradizioni<\/strong>. Se un tempo era possibile <strong>decapitare un sovrano e contemporaneamente uno Stato<\/strong>, il mondo del \u201csistema\u201d, idra dalle mille teste, \u00e8 retto da burocrati intercambiabili, pedine impersonali di un meccanismo mortifero.<\/p>\n<p>Ecco, \u00e8 un\u2019immagine del genere ad affacciarsi in una recente pubblicazione, firmata da un peso massimo del pensiero non-conformista degli ultimi tempi. Stiamo parlando di <strong><em>Grande ospizio occidentale<\/em><\/strong> di Eduard Limonov, appena uscito per <strong>Bietti<\/strong> nella curatela di <strong>Andrea Lombardi<\/strong>. \u00c8 forse il testo pi\u00f9 metapolitico dell\u2019autore immortalato nel libro di Emmanuel Carr\u00e8re (che, per la cronaca, il dissidente russo ha sempre detestato cordialmente), risalente al tempo del suo tormentato sodalizio con <strong>Aleksandr Dugin<\/strong>, conclusosi con una violenta rottura tutta implicita nelle premesse. Il punk contro il filosofo, il fanatico dei Sex Pistols contro lo studioso di alchimia\u2026 I loro geni, combinati, diedero vita al Movimento Nazional-Bolscevico, la cui storia attende ancora di essere raccontata nel nostro Paese, opera di due temperamenti affini ma irrimediabilmente diversi. Ebbene, quell\u2019esperienza ha generato due libri altrettanto complementari, entrambi usciti anche in Italia: <strong><em>I templari del proletariato<\/em><\/strong> di Dugin (<strong>Aga<\/strong>, 2021) e, appunto, <em>Grande ospizio occidentale <\/em>dell\u2019amico-nemico Limonov (testo che arruol\u00f2 tra i \u201cnazbol\u201d il terzo moschettiere, Egor Letov, leader dei <em>Gra\u017edanskaja Oborona<\/em>, insieme a centinaia di fan del suo gruppo).<\/p>\n<p>Il libro esce alla fine degli anni Ottanta, mentre la storia disintegra il bipolarismo della Guerra Fredda, intercettando tutta una serie di tendenze allora presenti in forma aurorale e oggi del tutto dispiegate. \u00c8 una delle ragioni per rileggere autori del genere, la cui penna, non ancora viziata dallo spirito dei tempi, riusciva a percepire l\u2019estraneit\u00e0 di correnti analoghe, manifestando salutari contrappesi esistenziali e ideali impossibili anche solo da immaginare in momenti successivi. Certo \u00e8 che, come scrive <strong>Alain de Benoist<\/strong> nella sua introduzione all\u2019edizione italiana, \u00abse allora avesse potuto vedere i deliri a cui hanno portato oggi la teoria del <strong><em>gender<\/em><\/strong>, la <strong><em>cancel culture<\/em><\/strong> e il <strong><em>wokismo<\/em><\/strong>, probabilmente avrebbe scritto che l\u2019intero Occidente \u00e8 diventato una sorta di ospedale psichiatrico\u00bb.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Qualcuno-volo\u0300.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-705\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Qualcuno-volo\u0300-300x185.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"185\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Qualcuno-volo\u0300-300x185.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Qualcuno-volo\u0300-1024x630.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Qualcuno-volo\u0300-768x473.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Qualcuno-volo\u0300-1536x946.png 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Qualcuno-volo\u0300-2048x1261.png 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Arriviamo cos\u00ec al cuore del libro. Pu\u00f2 esserci qualcosa di peggio, si chiede Limonov, della violenza di Stato che nel XX secolo ha mietuto milioni e milioni di vittime? La risposta \u00e8 affermativa. Pi\u00f9 liberticida del cappio totalitario \u00e8 l\u2019oppressione <em>soft<\/em> esercitata dai regimi liberisti odierni. Questi non trattano i propri sottoposti come sudditi o schiavi, ma come <strong>pazienti bisognosi di cure, rieducabili a piacimento<\/strong>. Pi\u00f9 che caserme sono ospedali \u2013 Ospizi, appunto \u2013 dove regna una mortale tranquillit\u00e0, basata sulla sistematica repressione di ogni dissenso. <strong>Un gigantesco esperimento di ingegneria sociale<\/strong>, attuato su scala planetaria con il consenso dei \u201cmalati\u201d. Sono obitori dello spirito, buonisti e revisionisti: <strong>\u00abUn regime morbido non sa che farsene di uniformi nere, manganelli e tortura. Ha un arsenale diverso: la falsa idea del benessere materiale, la minaccia della disoccupazione e della crisi, il timore e la vergogna di essere pi\u00f9 poveri \u2013 e, quindi, meno buoni \u2013 dei propri vicini\u00bb. <\/strong>Il modello non \u00e8 una cella d\u2019isolamento presidiata da sadici secondini, ma un ospedale pieno di amorevoli infermieri \u2013 quanto al tipo umano che vi si alleva, non \u00e8 un prigioniero ma un malato docile, che va difeso anzitutto da s\u00e9 stesso nel corso di quella che si rivela essere una vita a credito condita da sonniferi e tranquillanti. Uno scenario simile a quello del celeberrimo <strong><em>Qualcuno vol\u00f2 sul nido del cuculo<\/em><\/strong>, del 1975.<\/p>\n<p>La violenza proveniente dal passato o dai territori esterni all\u2019Ospizio, mostrata di continuo, colpisce il paziente con un unico scopo: <strong>anestetizzarne la facolt\u00e0 critica, persuaderlo che quello in cui vive \u00e8 il migliore dei mondi possibili<\/strong>. Ah, quindi contestate l\u2019Ospizio? Volete che ritornino i gulag? O i lager? E la fame in Africa? Le guerre civili? Guardate cosa accade quando i malati smettono di dirsi tali\u2026 Anestetizzate dai media, matematizzate dai talk-show e aggregate in percentuali, le masse inebetite partecipano volentieri alla propria stessa oppressione. Non sono pi\u00f9 schiacciate da Regimi o Partiti Unici, scomparsi solo e soltanto perch\u00e9 ormai superflui. <strong>Se non c\u2019\u00e8 un poliziotto a controllarti, sembra suggerirci Limonov, \u00e8 perch\u00e9 il poliziotto sei tu.<\/strong><\/p>\n<p>Il modello dell\u2019Ospizio trascende l\u2019opposizione Est-Ovest, manifestandosi come un nuovo stile, trasversale e onnipervasivo, imposto su scala planetaria. Inutile architettare piani di fuga: se da una prigione \u00e8 possibile evadere, <strong>si esce da un ospizio solo per entrare in un altro<\/strong>. America o Russia, poco cambia. Impossibile non ricordare quanto disse <strong>Solgenitsin <\/strong>agli studenti di Harward: <strong>\u00abVengo da un Paese in cui non si poteva dire nulla, e scopro un mondo in cui si pu\u00f2 dire tutto senza che ci\u00f2 serva a nulla\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Il mondo dell\u2019Ospizio ha inoltre il fastidioso vizio di irregimentare qualsiasi cosa: movimenti antagonisti, detti e contraddetti, tesi e antitesi\u2026 \u00c8 molto probabile che se a una determinata corrente, per quanto bislacca e singolare, viene dato spazio, ci\u00f2 derivi dal suo aderire e confermare i <em>Diktat<\/em> dell\u2019Ospizio \u2013 magari ad insaputa dei suoi stessi sostenitori. E che quindi <strong>i \u201ccontestatori in prima serata\u201d siano solo le truppe di rincalzo dell\u2019Ospizio<\/strong> stesso, buoni a puntellarlo in caso di una crisi del consenso. E non \u00e8 tutto: avendo un\u2019Amministrazione incarnata non pi\u00f9 da tetragoni dittatori, ma da creativi e sbarazzini manager, l\u2019Ospizio ama piegare le minoranze e le \u201ccontroculture\u201d alla propria causa.<\/p>\n<p><strong>\u00abLa violenza non ricorre pi\u00f9 a manganellate o uniformi nere, ma indossa i panni di un simpatico ometto con gli occhiali. Costui potr\u00e0 anche unirsi al coro dei giovani che canticchiano <em>Revolution<\/em> o <em>I shot the sheriff<\/em> di Bob Marley\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Il problema, per\u00f2, \u00e8 che allo sceriffo poi nessuno spara. E se \u00e8 vero che la Rivoluzione non \u00e8 un pranzo di gala, non \u00e8 nemmeno una <em>jam session<\/em>.<\/p>\n<p>Gli spauracchi dei Malati e dell\u2019Amministrazione sono gli Agitati, quelli che non vogliono saperne di allinearsi agli altri pazienti divorati dalle tasse, dalle rate della macchina o della casa, da mogli e amanti. Si alzano e girano per le corsie, immaginando un mondo diverso. Alcuni \u2013 i casi pi\u00f9 gravi \u2013 sostengono di non essere nemmeno malati. Vogliono uscire. Ma per andare dove?<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Grande_Ospizio_Occidentale.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-703\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Grande_Ospizio_Occidentale-192x300.png\" alt=\"\" width=\"192\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Grande_Ospizio_Occidentale-192x300.png 192w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Grande_Ospizio_Occidentale-654x1024.png 654w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Grande_Ospizio_Occidentale-768x1202.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/09\/Grande_Ospizio_Occidentale.png 980w\" sizes=\"(max-width: 192px) 100vw, 192px\" \/><\/a>Un tempo repressi brutalmente, nell\u2019Ospizio subiscono un trattamento un po\u2019 diverso. Vengono isolati, criminalizzati oppure esposti al pubblico ludibrio di fronte agli altri Malati. Spesso non fanno una bella fine: <strong>Che Guevara, Pasolini, Mishima, Gheddafi, Baader-Meinhof<\/strong>\u2026 L\u2019obiettivo finale \u00e8 spingerli all\u2019autoisolamento, inquinare il loro stesso immaginario, spingerli a una vergognosa resa di fronte a loro stessi, fare del loro slancio un male incurabile. Non \u00e8 escluso che <em>I parassiti della mente<\/em> di Colin Wilson, nonch\u00e9 il suo <em>Outsider<\/em>, pi\u00f9 che geniali romanzi siano anticipazioni della mortifera calma dell\u2019Ospizio. Il punto, secondo Limonov, \u00e8 che il Malato Agitato, accolto tra lo sdegno e la compassione, \u00e8 l\u2019ultimo avatar di ci\u00f2 che un tempo fu chiamato \u201ceroismo\u201d. <strong>\u00abDa decenni gli eroi sono tanto rari quanto un lupo in una foresta dei Vosgi. Mentre viene imposto un concetto di vita \u201cprospera\u201d per il maggior numero possibile di esseri umani, i Malati e l\u2019Amministrazione si mettono a eliminare sistematicamente i Malati Agitati, ossia gli eroi\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Non ancora rieducato ai vangeli democratico-progressisti, l\u2019Agitato non riesce a tollerare cose come i \u201cdiritti dell\u2019uomo\u201d, n\u00e9 un egualitarismo che nasconde una generale sottomissione, il mostruoso culto del Popolo, l\u2019ipnosi collettiva esercitata dalla televisione (chiss\u00e0 cosa avrebbe detto vedendo smartphone e affini), il <strong>culto delle vittime<\/strong>, un continuo revisionismo storico, la venerazione dei vinti sui vincitori\u2026 Sarebbe sempre bene tenere in tasca libri del genere per difendersi dal Malato che \u00e8 in noi. O dallo sceriffo, se preferite. Lo sceriffo che potremmo essere, nel peggiore degli inferni possibili. E, per la cronaca, <strong><em>Grande ospizio occidentale<\/em><\/strong> \u2013 insieme a tutti gli altri libri di Limonov \u2013 oggi <strong>\u00e8 vietato sia in Russia sia in Ucraina<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Come muore una civilt\u00e0? In quale momento cessa di produrre forme ed esce dalla Storia? Nel monumentale Il tramonto dell\u2019Occidente, citato da molti ma letto da pochissimi, Oswald Spengler ha le idee piuttosto chiare. Ogni cultura si articola infatti in due fasi: la prima \u00e8 la \u201ccivilt\u00e0\u201d, cui segue la \u201ccivilizzazione\u201d. Una \u00e8 organica, orientata verso l\u2019alto, gerarchica e differenziata; l\u2019altra \u00e8 inorganica, livellatrice, nemica delle differenze, egualitaria e meccanica. \u00c8 nel passaggio tra le due fasi che la \u201cpersonalit\u00e0\u201d di una civilt\u00e0 incontra una battuta d\u2019arresto. 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