{"id":708,"date":"2023-10-04T14:41:24","date_gmt":"2023-10-04T12:41:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=708"},"modified":"2023-10-04T14:41:24","modified_gmt":"2023-10-04T12:41:24","slug":"j-r-r-tolkien-cittadino-del-mundus-imaginalis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2023\/10\/04\/j-r-r-tolkien-cittadino-del-mundus-imaginalis\/","title":{"rendered":"J.R.R. Tolkien, cittadino del \u00abmundus imaginalis\u00bb"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Xanadu.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-710\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Xanadu-207x300.png\" alt=\"\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Xanadu-207x300.png 207w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Xanadu.png 658w\" sizes=\"(max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/a>Spesso derubricato nell\u2019aneddotica letteraria, c\u2019\u00e8 un episodio che spiega la creazione artistica meglio di mille trattazioni accademiche: \u00e8 ci\u00f2 che accade a <strong>Samuel Taylor Coleridge<\/strong> quando scrive il celeberrimo <strong><em>Kubla Khan<\/em><\/strong>, viaggio negli spazi aperti dell\u2019Immaginazione Creatrice. Ecco come sono andate le cose: dopo aver assunto una robusta dose d\u2019oppio e aver letto un libro sul palazzo di Xanadu dell\u2019imperatore mongolo, precipita in un sonno profondo, ottenendo in una visione lucida quello che diventer\u00e0 uno dei capolavori della poetica ottocentesca. <strong>Nel mondo intermedio in cui si trova a fluttuare, i versi scaturiscono insieme alle immagini, senza strappi, e Coleridge di fatto assiste alla composizione interiore del poema.<\/strong> Gli resta una sola cosa da fare, appena desto: trascrivere tutto, prima che la \u201ccoscienza di veglia\u201d diradi ogni cosa. Cos\u00ec impugna la penna, sbigottito di fronte alla nitidezza di immagini che, trasfuse nei suoi sogni, fluiscono con altrettanta disinvoltura sulle pagine bianche. Ma\u2026 c\u2019\u00e8 un ma. A un certo punto, mentre \u00e8 al lavoro, viene interrotto da un visitatore giunto da Porlock, villaggio vicino alla solitaria magione in cui si \u00e8 ritirato. Coleridge lo riceve, anteponendo le buone maniere alla propria ispirazione. Un disastro: tra i convenevoli, si perde la maggior parte dei duecento-trecento versi che avrebbero dovuto costituire il poema!<\/p>\n<p>Nei due secoli che separano quel sogno lucido dal nostro presente, in molti hanno ricordato queste circostanze, con toni assai diversi. <strong>Fernando Pessoa<\/strong>, tanto per fare un esempio, ne rimase sconvolto, concludendo in una delle sue \u201cpagine esoteriche\u201d:<\/p>\n<p><strong>\u00ab\u00c8 cos\u00ec che ci \u00e8 giunto il <em>Kubla Khan<\/em> come frammento o frammenti, il principio e la fine di qualcosa di pauroso, d\u2019un altro mondo, raffigurato in termini di mistero che l\u2019immaginazione umana non pu\u00f2 concepire, e di cui ignoriamo, con un brivido, quale sarebbe potuta essere la trama\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Ricordo di un Oriente impossibile, sognato e<em> dunque <\/em>vero, \u00e8 la traccia di un mondo differente, che si affaccia nel sonno insonne del poeta e \u2013 tramite il suo genio creatore \u2013 fa irruzione nella letteratura continentale. Non \u00e8 invece pervenuta ai posteri l\u2019identit\u00e0 del visitatore, trasformato in una sorta di <strong>archetipo dello scocciatore che interrompe l\u2019attivit\u00e0 creativa<\/strong>, generando un brusco ritorno dalle atmosfere rarefatte dell\u2019immaginazione a un aldiqu\u00e0 ben pi\u00f9 prosaico. Maledetto uomo di Porlock! Se non fosse stato per lui, probabilmente ora avremmo quella <em>Memorable Fancy<\/em> (come le chiamava <strong>William Blake<\/strong>, un altro che di visioni ne sapeva qualcosa) in forma integrale. Tuttavia, non bisogna essere nemmeno troppo ingenui, ignorando l\u2019eloquenza metaforica contenuta nelle parole del Maestro del Romanticismo inglese. Pessoa non lo era affatto, e fece di questo tipo umano una resistenza <em>interiore<\/em> che limita ma, al tempo stesso, \u00e8 la condizione dell\u2019arte in quanto tale:<\/p>\n<p><strong>\u00abA tutti noi, anche se nessuno viene a trovarci, si presenta dal nostro intimo \u201cl\u2019Uomo di Porlock\u201d, il seccatore inatteso. Tutto quanto veramente pensiamo o sentiamo, tutto quanto veramente siamo subisce [\u2026] l\u2019interruzione fatale di quel visitatore che siamo noi, di quella personalit\u00e0 estranea che ciascuno di noi ha in s\u00e9, pi\u00f9 reale, nella vita, di noi stessi\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Borges.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-714\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Borges-300x197.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"197\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Borges-300x197.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Borges.jpeg 731w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Bisogna imparare a farci i conti, insomma: ci ha provato anche <strong>Jorge Luis Borges<\/strong> ne <em>Il sogno di Coleridge<\/em>, contenuto in <strong><em>Altre inquisizioni<\/em><\/strong>. Qui il Bibliotecario di Buenos Aires stila un atlante onirico delle visioni ricevute dal <em>mundus imaginalis<\/em> (tra poco scopriremo di che si tratta), come quella di Tartini, che ottenne dal Diavolo in persona il suo celebre <em>Trillo<\/em>, o di Robert Louis Stevenson, che sempre dai sogni trasse un paio di romanzi. \u00c8 una catena di visioni ricevute da chiss\u00e0 dove e solo in seguito trasformate in scritti. Quella di Coleridge non sfugge alla norma: il sogno risale al 1797, ma<em> Kubla Kahn<\/em> esce nel 1816, mentre un ventennio dopo, ricorda Borges, viene pubblicato a Parigi il <em>J\u0101mi al-taw\u0101r\u012bkh<\/em> di Rashid-al-Din Hamadani (XIV sec.), dove si legge: <strong>\u00abAd est di Shang-tu, Kublai Khan eresse un palazzo, secondo un piano che aveva visto in un sogno e che serbava nella memoria\u00bb<\/strong>. Un palazzo sognato e poi costruito ispira dunque un altro sogno, a distanza di secoli, anello di una storia parallela a quella visibile, una storia notturna, trasmessa di poeta in poeta, di sognatore in sognatore\u2026 E se l\u2019anima dell\u2019imperatore fosse entrata in quella di Coleridge, invitandolo a costruire un edificio di parole e non pi\u00f9 di marmo? E se il sogno fosse stato lo stesso? <em>Ex post facto<\/em>, <strong>del palazzo restano le rovine, del poema una manciata di versi<\/strong>. Il primo \u00e8 stato falcidiato dalla storia; il secondo, da uno scocciatore giunto da Porlock. Ma il sogno \u00e8 passato, ha attraversato i secoli, e magari un giorno qualcuno torner\u00e0 a sognarlo, in forme ancora diverse:<\/p>\n<p><strong>\u00abForse un archetipo non ancora rivelato agli uomini, un oggetto eterno, sta entrando gradatamente nel mondo; la sua prima manifestazione fu il palazzo; la seconda il poema. Chi li avesse paragonati avrebbe visto ch\u2019erano essenzialmente uguali\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Ugualmente distrutti, ugualmente risorti, ed \u00e8 proprio questo il punto \u2013 l\u2019<em>enigma di Porlock<\/em>, per cos\u00ec dire. Lo scrive sempre Borges in un altro saggio delle <em>Altre inquisizioni<\/em>, intitolato <strong><em>La muraglia e i libri<\/em><\/strong>: <strong>\u00abLa musica, gli stati di felicit\u00e0, la mitologia, i volti scolpiti dal tempo, certi crepuscoli e certi luoghi vogliono dirci qualcosa, o qualcosa dissero che non avremmo dovuto perdere, o stanno per dire qualcosa; quest\u2019imminenza di una rivelazione che non si produce \u00e8 forse il fatto estetico\u00bb.<\/strong> Una rivelazione solo annunciata\u2026 \u00c8 l\u2019idea che l\u2019opera d\u2019arte sia il prodotto di un\u2019esperienza estetica\/estatica lasciata \u201ca met\u00e0\u201d. Il genio creatore si libra in un mondo diverso, dopodich\u00e9 fa ritorno al nostro, portando con s\u00e9 qualche traccia di ci\u00f2 che ha visto, mettendo nero su bianco solo il residuo di quell\u2019esperienza, lasciando la pienezza dove l\u2019ha trovata. Ebbene, se volete, <strong>il senso dell\u2019arte \u00e8 il mistero del ritorno \u2013 di <em>questo<\/em> ritorno<\/strong>.<\/p>\n<p>Parole del genere sottraggono l\u2019arte agli arzigogoli della psicanalisi \u2013 che ama spiegazioni ben pi\u00f9 \u201cterrestri\u201d (il primo biografo di Coleridge, tornando al nostro esempio, ridusse l\u2019episodio citato a \u00abpoco pi\u00f9 di una curiosit\u00e0 psicologica\u00bb), arruolando tutto un esercito di complessi, traumi e rimozioni \u2013 e aprono l\u2019artista verso l\u2019alto, verso la profonda <em>realt\u00e0<\/em> del <em>sacro<\/em>. Il punto, per\u00f2, \u00e8 sempre lo stesso: affinch\u00e9 l\u2019opera nasca deve giungere, prima o poi, un uomo da Porlock, per <strong>permettere alla perfezione <em>vissuta<\/em> di diventare una perfezione <em>raccontata<\/em><\/strong>. \u00c8 solo la presenza di figure analoghe a concludere un viaggio compiuto in luoghi che non appartengono a questo mondo \u2013 o che, almeno, in esso non si esauriscono. A questo punto, possiamo essere certi di trovarci di fronte a cittadini onorari del <em>mundus imaginalis<\/em>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Zumbo_Giordani_Tolkien.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-712\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Zumbo_Giordani_Tolkien-224x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"224\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Zumbo_Giordani_Tolkien-224x300.jpeg 224w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Zumbo_Giordani_Tolkien-763x1024.jpeg 763w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Zumbo_Giordani_Tolkien-768x1031.jpeg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Zumbo_Giordani_Tolkien-1144x1536.jpeg 1144w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Zumbo_Giordani_Tolkien.jpeg 1216w\" sizes=\"(max-width: 224px) 100vw, 224px\" \/><\/a>\u00c8 proprio questo l\u2019approccio adottato da <strong>Claudia Giordani <\/strong>e <strong>Luigi Zumbo <\/strong>in un loro recente libro dedicato a John Ronald Reuel Tolkien, il filologo pi\u00f9 famoso del mondo scomparso mezzo secolo fa. Edito dalla casa editrice Freccia d\u2019Oro, <strong><em>J.R.R. Tolkien e il Mondo di Mezzo<\/em> <\/strong>ha un sottotitolo che si riannoda a quanto detto sinora: <strong><em>Sulle orme di un viaggio incompiuto<\/em><\/strong>, dove il viaggio in questione \u00e8 quello della scrittura pi\u00f9 che dell\u2019immaginazione. \u00c8 un insieme di saggi legati da un filo invisibile, ossia il rapporto tra l\u2019edito e l\u2019inedito, tra ci\u00f2 che il professore di Oxford ha pubblicato in vita (<em>Il Signore degli Anelli<\/em>, <em>Lo Hobbit<\/em> e pochissimo altro) e quanto \u00e8 uscito <em>post mortem<\/em>, vale a dire la stragrande maggioranza della sua opera, presente in forma manoscritta nel suo lascito ma mai data alle stampe. Per quale motivo questa singolare sproporzione?<\/p>\n<p>L\u2019ipotesi \u00e8 molto interessante: \u00e8 come se Tolkien avesse attinto a una mole impressionante di materiali poi impossibili da fissare su carta, nel corso di esperienze <em>reali<\/em> difficili da racchiudere in una cornice narrativa. Meta di queste ricognizioni sarebbe stato il <strong><em>mundus imaginalis<\/em> <\/strong>descritto dall\u2019orientalista <strong>Henry Corbin<\/strong>, realt\u00e0 intermedia tra quella terrestre e quella intelligibile in senso puro. Una dimensione cui si giunge attraverso l\u2019uso dell\u2019<strong>Immaginazione Attiva<\/strong>, facolt\u00e0 che consente di sperimentare in modo immediato fenomeni ignoti a chi preferisce rimanere con i piedi per terra. Naturalmente, non \u00e8 un caso che lo stesso Corbin, leggendo la trilogia tolkieniana alla luce di questi princ\u00ecpi, ne sia rimasto folgorato, vedendovi addirittura una reincarnazione della <strong>Cerca del Graal<\/strong> raccontata da <strong>Wolfram von Eschenbach<\/strong> nel suo <em>Parzival<\/em>!<\/p>\n<p>Ebbene, l\u2019incontro con questo mondo avrebbe prodotto una miriade di manoscritti, pochissimi dei quali giunti a un livello soddisfacente per essere pubblicati. Ed \u00e8 proprio a partire da quest\u2019oceano di inediti che Claudia Giordani e Luigi Zumbo si mettono sulle tracce di un\u2019esperienza vissuta:<\/p>\n<p><strong>\u00abInterrogata liberamente, l\u2019esperienza immaginale fa emergere significati che non sono comprensibili a Tolkien o, peggio, sono del tutto incompatibili con i dogmi dell\u2019ortodossia cattolica cui questi \u00e8 legato. Va quindi silenziata, chiusa in un cassetto e se del caso, come poi \u00e8 avvenuto, rielaborata secondo canoni meno compromettenti\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Rivendell.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-711\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Rivendell-300x294.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"294\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Rivendell-300x294.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Rivendell-1024x1004.jpeg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Rivendell-768x753.jpeg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Rivendell-1536x1505.jpeg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Rivendell.jpeg 2000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Usando come chiave di volta l\u2019idea che il Mondo Secondario tanto amato da Tolkien sia stato descritto <em>dall\u2019interno<\/em>, per cos\u00ec dire, gli autori non hanno paura di accedere ai livelli pi\u00f9 profondi del <em>Legendarium<\/em>: <strong>la lettura di Jung, la presenza di tematiche gnostiche, l\u2019irruzione di un\u2019Altra Realt\u00e0 e tracce molto potenti dell\u2019Inconscio Collettivo<\/strong>. Naturalmente procedono con molta cautela, cabotando la letteratura secondaria sul filologo oxoniense ed evitando i voli pindarici che caratterizzano il dilettantismo di certa critica. Un passo per volta, sempre puntellato da una citazione o da un commento, per giungere al nucleo del <strong>\u00abcombattimento durato vent\u2019anni con il regno dell\u2019immaginale\u00bb<\/strong> di cui ha parlato lo studioso di gnosticismo <strong>Lance Owens<\/strong>, che fa di Tolkien un argonauta del fantastico pi\u00f9 che un semplice scrittore. Un cartografo del <em>mundus imaginalis<\/em>, che ha mostrato di credere nella concretezza della propria fantasia con toni talmente ispirati che illustri studiosi della sua opera come Verlyn Flieger e Douglas A. Anderson hanno supposto un incontro diretto con i fenomeni narrati.<\/p>\n<p>Sono molti i passaggi significativi in questo senso. Ne ricordiamo uno, fra quelli citati nel volumetto, tratto da una versione inedita di <em>On Fairy-Stories<\/em>, i cui toni sono incredibili. Tolkien, chiedendosi se gli esseri e i regni da lui inventati siano astratti, evoca<\/p>\n<p><strong>\u00abl\u2019idea che il mondo ordinario, tangibile, visibile, udibile, sia solo un\u2019apparenza. Dietro questo c\u2019\u00e8 un serbatoio di energia che \u00e8 manifestato in tali forme. Se noi potessimo realizzare un pozzo in questo serbatoio, attingeremmo ad un\u2019energia che potrebbe non solo cambiare le forme visibili di cose gi\u00e0 esistenti, ma farebbe zampillare con illimitata ricchezza forme di cose mai conosciute prima \u2013 potenziali ma irrealizzate\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Una dimensione ben tangibile, insomma, una visionariet\u00e0 tanto concreta quanto quella di Coleridge, per tornare al punto di partenza. Una <em>fantasia reale<\/em>, come ha notato la gi\u00e0 citata <strong>Verlyn Flieger <\/strong>nel suo saggio <strong><em>But What Did He Really Mean?<\/em> <\/strong>(2004), scritto strategicamente nel 2004, dopo il suo pensionamento: meglio non parlare di certe cose nelle universit\u00e0 \u2013 sono piene di \u201cuomini di Porlock\u201d.<\/p>\n<p>Quella attuata da Tolkien dietro alla sua complessa operazione mitopoietica \u00e8, in fin dei conti, una \u201cmagia della parola\u201d, come emerge con eloquenza dalle righe appena citate. Se per chi bazzica la critica letteraria classica si tratta di una brillante metafora tra le altre, per chi frequenta il <em>mundus imaginalis<\/em> la locuzione assume all\u2019improvviso una concretezza abissale \u2013 e molte soprese potrebbero giungere da un confronto delle testimonianze ricordate con le opere di <strong>Gaston Bachelard <\/strong>e del suo brillante allievo, il <strong>Gilbert Durand <\/strong>de <em>Le strutture antropologiche dell&#8217;immaginario<\/em>, manifesto dell\u2019<strong>archetipologia<\/strong>.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Tolkien.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-709\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Tolkien-300x200.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Tolkien-300x200.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Tolkien-1024x683.jpeg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Tolkien-768x512.jpeg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2023\/10\/Tolkien.jpeg 1199w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Poi, per\u00f2, viene il silenzio. Al viaggio compiuto con l\u2019immaginazione non segue quello della scrittura. La penna si inceppa, i manoscritti restano in cassetti che verranno aperti solo dopo la morte dell\u2019autore. <strong>\u00abViene un momento per uno scrittore o un artista in cui l\u2019invenzione e la \u201cvisione\u201d cessano, e pu\u00f2 solamente riflettere su ci\u00f2 che ha visto ed imparato\u00bb<\/strong> scriver\u00e0 Tolkien. <em>Tempus tacendi<\/em>. Ma solo fino a un certo punto. Se l\u2019artefice de <em>Il Signore degli Anelli<\/em> \u00e8 stato \u2013 come ogni vero artista, secondo la citata visione di Pessoa e Borges \u2013 l\u2019uomo di Porlock di s\u00e9 stesso, da ci\u00f2 sono derivate molte delle opere per cui \u00e8 tuttora ricordato, la cui fama non si estingue con il passare delle generazioni. Nonostante tutto, il viaggio che ha intrapreso \u00e8 insomma continuato, nel tentativo di <strong>proporre un senso a un mondo che del naufragio del senso ha fatto la propria madrelingua<\/strong>, e le sue parole appena citate ricordano quelle di un altro adepto della \u201cmagia della parola\u201d, <strong>Ren\u00e9 Daumal<\/strong>, che negli appunti per il suo incompiuto <em>Il monte analogo<\/em> (sottotitolo: <em>Romanzo d\u2019avventure alpine non euclidee e simbolicamente autentiche<\/em>) ha scritto: <strong>\u00abNon si pu\u00f2 restare sempre sulle vette, bisogna ridiscendere\u2026 A che pro allora? Ecco: l\u2019alto conosce il basso, il basso non conosce l\u2019alto. [\u2026] Si sale, si vede. Si discende, non si vede pi\u00f9; ma si \u00e8 visto. Esiste un\u2019arte di dirigersi nelle regioni basse per mezzo del ricordo di quello che si \u00e8 visto quando si era pi\u00f9 in alto. Quando non \u00e8 pi\u00f9 possibile vedere, almeno \u00e8 possibile sapere\u00bb. <\/strong>Un altro concittadino del <em>mundus imaginalis<\/em>, ovviamente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Spesso derubricato nell\u2019aneddotica letteraria, c\u2019\u00e8 un episodio che spiega la creazione artistica meglio di mille trattazioni accademiche: \u00e8 ci\u00f2 che accade a Samuel Taylor Coleridge quando scrive il celeberrimo Kubla Khan, viaggio negli spazi aperti dell\u2019Immaginazione Creatrice. Ecco come sono andate le cose: dopo aver assunto una robusta dose d\u2019oppio e aver letto un libro sul palazzo di Xanadu dell\u2019imperatore mongolo, precipita in un sonno profondo, ottenendo in una visione lucida quello che diventer\u00e0 uno dei capolavori della poetica ottocentesca. 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