{"id":717,"date":"2024-02-21T12:51:22","date_gmt":"2024-02-21T11:51:22","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=717"},"modified":"2024-02-21T12:51:22","modified_gmt":"2024-02-21T11:51:22","slug":"propaganda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2024\/02\/21\/propaganda\/","title":{"rendered":"Propaganda!"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda1.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-719\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda1-300x214.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"214\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda1-300x214.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda1-768x548.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda1.png 796w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>\u00ab\u00c8 tutta propaganda!\u00bb, \u00abLei \u00e8 un propagandista!\u00bb. Seguite da un invariabile \u00abpagato da\u2026\u00bb, non \u00e8 un caso che espressioni del genere volino a destra e a manca in sincrono con l\u2019ossessiva polarizzazione del \u201cdibattito pubblico\u201d intorno ad alcune questioni, succedutesi, da un giorno all\u2019altro, senza soluzione di continuit\u00e0 \u2013 e una ragione c\u2019\u00e8, come vedremo. Usato come <strong>anatema per squalificare l\u2019avversario<\/strong>, il termine ha finito col perdere i propri connotati, diventando una specie di <em>passe-partout<\/em>. Fa un po\u2019 di chiarezza sulla questione uno studio dato alle stampe nel 1962 dal sociologo francese <strong>Jacques Ellul<\/strong>, pubblicato di recente in traduzione italiana da <strong>Piano B<\/strong>, con il titolo <strong><em>Propaganda<\/em><\/strong>. Un volume utilissimo sia per tornare a riflettere su questa nozione, sia per capire cosa <em>propaganda<\/em>, in senso stretto, <em>non \u00e8<\/em>. La definizione \u00e8 piuttosto lineare: una manovra <em>congiunta<\/em>, realizzata con il concorso di <em>svariati mezzi<\/em>, volta a manipolare i simboli psicologici dell\u2019individuo <em>al di sotto della sua soglia coscienziale<\/em>. \u00c8 un aspetto essenziale: si tratta di uno strumento la cui azione \u00e8 prerazionale, \u201cocculta\u201d come i persuasori cui <strong>Vance Packard<\/strong> ha dedicato un celebre studio, fondandosi sulla genesi preconscia di bisogni e aspettative. Eppure, per quanto semplice, basta a squalificare molti degli odierni usi del termine incriminato: tanto per fare un esempio, dire la propria in un talk-show <em>non \u00e8<\/em>, in senso stretto, <em>propaganda<\/em>.<br \/>\nPu\u00f2 essere di vari tipi e comportare tecniche diversificate: l\u2019<strong><em>azione psicologica<\/em><\/strong>, finalizzata a mutare la visione del mondo dei propri connazionali, oppure una <strong><em>guerra psicologica<\/em> <\/strong>per demolire il morale e l\u2019ideologia degli avversari; pu\u00f2 servirsi del <strong><em>lavaggio del cervello<\/em><\/strong>, trasformando un nemico in amico, cos\u00ec come basarsi sulle cosiddette <strong><em>public<\/em> <\/strong>o <strong><em>human relations<\/em><\/strong>, spingendo l\u2019individuo a far corpo con una determinata societ\u00e0, accettandone <em>in toto<\/em> usi e costumi, riducendo progressivamente lo scarto che lo rende un essere indipendente. Si tratta, riassume Ellul, dell\u2019<strong>\u00abinsieme dei metodi utilizzati da un gruppo organizzato, in vista di far partecipare attivamente o passivamente una massa di individui unificati attraverso delle manipolazioni psicologiche e inquadrati in un\u2019organizzazione\u00bb<\/strong>.<br \/>\nC\u2019\u00e8 poi un ingrediente indispensabile. Per garantirsi un certo margine di successo, il buon propagandista <em>non deve credere in ci\u00f2 che vende<\/em>. Dev\u2019essere scientifico, chirurgico. In caso contrario, \u00e8 molto probabile che sia solo il megafono \u2013 magari inconsapevole \u2013 di un\u2019altra propaganda, pi\u00f9 \u201cocculta\u201d e meglio strutturata della sua. <strong>\u00abUn propagandista che si lascia coinvolgere dalla sua propaganda ha la stessa debolezza di un magistrato che giudica un membro della propria famiglia\u00bb<\/strong>.<br \/>\nLo scopo \u00e8 creare aree di interesse capaci di mobilitare le masse: lo stesso <em>modus operandi<\/em> che emerge nella cornice narrativa de <strong><em>Il montaggio<\/em><\/strong> di <strong>Vladimir Volkoff<\/strong>, un caleidoscopio di spionaggio e contro-spionaggio, dove non \u00e8 il reale a determinare la narrazione ma il contrario. Nel romanzo, appena ripubblicato da <strong>Settecolori<\/strong>, la \u201crealt\u00e0 di tutti giorni\u201d non \u00e8 un dato a s\u00e9 stante, ma la somma del conflitto sotterraneo tra narrazioni e contro-narrazioni politiche. Al centro c\u2019\u00e8 \u00abl\u2019agente d\u2019influenza\u00bb, lo <strong>stregone dell\u2019informazione<\/strong>, \u00abcolui che fa propaganda allo stato puro, mai in favore, sempre contro, senz\u2019altro scopo che dare gioco, allentare, tutto scollare, sciogliere, disfare, disserrare\u00bb. Ha come motto le parole del <strong>Sun Tzu<\/strong> de <em>L\u2019arte della guerra<\/em>: \u00abMai presentare una forma che possa essere definita chiaramente. Cos\u00ec facendo, sfuggirai alle indiscrezioni delle spie pi\u00f9 perspicaci, e gli intelletti pi\u00f9 sagaci non potranno architettare un piano contro di te\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p>Torniamo per un istante a Ellul, che nella sua dettagliata esposizione stila un lungo inventario delle caratteristiche che rendono efficace la propaganda. <em>In primis<\/em>, il fatto che funzioni solo all\u2019interno di un determinato contesto, risultando del tutto inutile in un altro. In secondo luogo \u2013 e questo \u00e8 fondamentale, soprattutto rispetto all\u2019uso che si fa oggi del termine \u2013, una tecnica di questo tipo ha come condizione necessaria l\u2019utilizzo simultaneo di un gran numero di mezzi di comunicazione. Ambisce a essere totalizzante, arruolando televisione, radio, stampa, <em>opinion leader<\/em>\u2026 <strong>Se non avete a disposizione almeno due o tre di questi canali, non siete dei buoni disinformatori.<\/strong> E, di conseguenza, se qualcuno vi accusa di essere dei propagandisti per aver fatto un post su Facebook, magari rilanciato da due o tre decine di persone, <strong>ci sono buone probabilit\u00e0 che il propagandista <em>sia lui<\/em><\/strong>.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-720\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda2-215x300.jpg\" alt=\"\" width=\"215\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda2-215x300.jpg 215w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda2-734x1024.jpg 734w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda2-768x1072.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda2.jpg 1075w\" sizes=\"(max-width: 215px) 100vw, 215px\" \/><\/a>Dev\u2019essere <em>continua<\/em>: ogni interruzione \u00e8 una fessura informativa in cui potrebbe insinuarsi qualcos\u2019altro, che finirebbe per mettere in discussione il messaggio trasmesso. Gli input che diffonde <em>urbi et orbi<\/em> sono semplificati, per ragioni pi\u00f9 pragmatiche che teoriche: mirando a irregimentare l\u2019esistente, ha bisogno di <strong>pochi principi che siano chiari e immediati<\/strong>, adattabili a tutto. Messaggi che si rivolgono simultaneamente all\u2019individuo e alla massa: ancora una volta, privilegiare un polo rispetto all\u2019altro produrrebbe <strong>pericolose discontinuit\u00e0 entro cui potrebbe insinuarsi una voce difforme, un messaggio alternativo che farebbe crollare tutto il castello di carta<\/strong>. D\u2019altronde, la massa amplifica le tendenze dei singoli che la compongono, i quali collaborano, e ben volentieri. L\u2019obiettivo \u00e8 la creazione di <strong>un mito mobilitante<\/strong>, una riserva di energia capace di galvanizzare i destinatari, estendendosi a tutte le loro facolt\u00e0. Una visione tanto semplificata quanto monolitica, tale da escludere ogni divergenza, diretta alla sfera pre-ideologica.<br \/>\n\u00c8 un distinguo basilare: <strong>miti moderni<\/strong> come Progresso, Uguaglianza, Democrazia e Lavoro non sono in senso stretto ideologie ma ne condizionano la nascita e gli sviluppi, e non di rado appaiono <strong>in impianti teoricamente contrapposti<\/strong>, tipo comunismo e capitalismo, come hanno riconosciuto nel corso dei decenni teorici di ogni latitudine intellettuale. Per decifrare l\u2019operato della propaganda, insomma, pi\u00f9 che affidarsi alle ricette di sociologi e psicologi, \u00e8 meglio tornare alla nozione classica di <strong>\u201cmito\u201d, dispositivo che racconta le origini e il destino di un popolo<\/strong>, aggregandone le componenti. \u00ab<strong>Il mito ha un potenziale di attivazione nella persona<\/strong>. Mentre l\u2019ideologia \u00e8 passiva\u00bb, scrive Ellul, \u00ab<strong>il mito spinge l\u2019individuo all\u2019azione<\/strong>. Ma entrambi hanno in comune il fatto di essere fenomeni collettivi, e che la loro forza di persuasione risiede nel potere collettivo di partecipazione\u00bb.<br \/>\nElementi del genere non vanno valutati in base a qualsivoglia \u201cvalore di verit\u00e0\u201d, ma sempre e solo rispetto all\u2019effetto che riescono a sortire, al piano di realt\u00e0 che intendono suscitare. <strong>Che siano autentici o inautentici sar\u00e0 pure un problema, ma di certo non per il propagandista.<\/strong> \u00abNon c\u2019\u00e8 da discutere per sapere se l\u2019ideologia marxista della storia sia pi\u00f9 vera di un\u2019altra, o se la dottrina razzista sia vera\u00bb ribadisce Ellul. Basta solo che siano in grado di \u00abfornire parole d\u2019ordine efficaci, capaci di mobilitare <em>hic et nunc<\/em> le folle\u00bb.<br \/>\nAd ogni modo, \u00e8 e rimane <strong>un\u2019alterazione simbolica dell\u2019immaginario<\/strong>, alla luce della quale amici e nemici, connazionali e stranieri, diventano frammenti di un potere narrato <em>e quindi<\/em> esercitato. Una tecnica dal sapore quasi magico, come aveva scritto lo storico delle religioni <strong>Ioan Petru Culianu<\/strong>, paragonando demagoghi e pubblicitari ai maghi rinascimentali, che <strong>manipolano il reale agendo sul piano sottile<\/strong> e che, naturalmente, come i propagandisti raccontati da Ellul, si mantengono sempre <strong>immuni alla manipolazione<\/strong>. Un paragone azzardato? Solo fino a un certo punto, se leggiamo il profilo dell\u2019agente d\u2019influenza tracciato da Volkoff: <strong>\u00abAveva trascorso la vita a falsificare la realt\u00e0 del mondo. Aveva un grado militare, aveva servito in una sorta di polizia, ma per vocazione era uno stregone\u00bb<\/strong>.<br \/>\nD\u2019altronde, pubblicando l\u2019edizione francese di <strong><em>Eros e magia nel Rinascimento<\/em><\/strong>, Culianu inserisce precisi riferimenti all\u2019utilizzo politico di un sapere del genere: \u00abLa funzione del manipolatore di Giordano Bruno \u00e8 stata presa in carico dallo <strong>Stato, nuovo \u201cmago integrale\u201d<\/strong> incaricatosi di produrre gli strumenti ideologici necessari per ottenere una societ\u00e0 uniforme\u00bb. E si chiede: <strong>\u00abOggi lo Stato occidentale \u00e8 un vero mago oppure un apprendista stregone che mobilita forze oscure e incontrollabili?\u00bb<\/strong>. La domanda rimane senza risposta, ma la conclusione \u00e8 inevitabile: \u00abIl futuro gli appartiene; <strong>la costrizione attraverso la forza dovr\u00e0 inginocchiarsi di fronte ai sottili processi della magia, scienza del passato, del presente e del futuro<\/strong>\u00bb.<br \/>\nRealizzando la traduzione italiana di quello che resta un manuale indispensabile per capire le logiche del mondo contemporaneo, il brillante allievo di Mircea Eliade, freddato alla Divinity School dell&#8217;Universit\u00e0 di Chicago il 21 maggio 1991, casser\u00e0 queste parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 il <em>target<\/em> ideale della narrazione? Ecco la domanda che si pone il propagandista, tenuto a conoscere i propri destinatari meglio di loro stessi. Ellul traccia un ritratto esaustivo del bersaglio perfetto: \u00e8 <strong>l\u2019uomo-massa, un debole medio-colto che si autorappresenta come onnipotente, influenzabile ma sedicente autonomo, omologato ma fiero della propria unicit\u00e0 e irripetibilit\u00e0<\/strong>. A differenza di quanto sentiamo spesso dire, un uomo del genere non \u00e8 vittima della propaganda, ma <strong>un attore che partecipa volentieri al gioco<\/strong>, offrendosi quale <strong>generoso ripetitore<\/strong>. \u00c8 lui stesso a scegliersi il tessuto narrativo che preferisce, scartandolo non appena ne ha abbastanza \u2013 ma solo per abbeverarsi a un altro. Su quotidiani e telegiornali, ama vedere riprodotte le proprie opinioni. Non appena qualcosa interrompe tale rispecchiamento \u2013 una rubrica poco intonata, un articolo divergente \u2013, cambia parrocchia, ansioso di individuare un altro guru, un\u2019altra chiesa.<br \/>\n<strong>\u00c8 ora di farla finita con la vittimizzazione dei nostri concittadini, prede indifese della disinformazione.<\/strong> \u00abSe la propaganda funziona \u00e8 perch\u00e9 risponde a un bisogno posto nell\u2019individuo\u00bb scrive Ellul. \u00abEgli invoca l\u2019azione psicologica, e non solo le si presta, ma trova in essa la propria soddisfazione\u00bb. \u00c8 un complice \u2013 spesso incosciente, forse addirittura in buona fede \u2013 del flusso di informazioni, orchestrato da altri, e della sua diffusione. Ne ha bisogno, non riesce a farne a meno.<br \/>\n<strong>\u00abNon esiste un propagandista cattivo che crea mezzi per possedere il cittadino innocente. Esiste un cittadino che invoca propaganda dal profondo del suo essere, e un propagandista che risponde a questo appello\u00bb.<br \/>\n<\/strong>Schierato altezzosamente o ingenuamente contro la \u201cdecadenza dell\u2019informazione\u201d (diviso tra i \u00abnon c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il giornalismo di una volta\u2026\u00bb e i \u00abnon si sa pi\u00f9 a cosa credere\u2026\u00bb), non ha bisogno di \u201cpunti di vista\u201d ma chiede solo e soltanto prese di posizione nette, slogan. E, per la cronaca, al contrario di quanto viene ripetuto fino allo sfinimento, non \u00e8 la \u201ccultura\u201d \u2013 qualunque cosa voglia dire questo termine \u2013 a sottrarci alle spire della propaganda.<br \/>\n<strong>\u00abLa propaganda stessa \u00e8 la cultura, l\u2019istruzione delle masse. \u00c8 all\u2019interno e grazie alla propaganda che queste hanno accesso all\u2019economia, alla politica, all\u2019arte, alla letteratura\u00bb.<br \/>\n<\/strong>L\u2019incremento dell\u2019istruzione, in quest\u2019analisi, non \u00e8 un\u2019impresa filantropica ma la genesi di un legame sempre pi\u00f9 stretto tra chi esercita il potere e chi lo subisce \u2013 legame che \u00e8 la <em>condicio sine qua non<\/em> della propaganda stessa. E, qualora non fosse chiaro, il sociologo precisa: \u00abQuanto pi\u00f9 misero e ignorante \u00e8 l\u2019individuo, tanto pi\u00f9 facilmente pu\u00f2 essere lanciato in un\u2019azione di rivolta. Ma per andare oltre, <strong>per fare un lavoro di propaganda profondo, gli si deve dare pi\u00f9 cultura<\/strong>\u00bb. Anche in questo caso, <strong>se qualcuno vi dice che \u00e8 con la cultura che si guarisce dalla disinformazione, \u00e8 molto probabile che il propagandista <em>sia lui<\/em>.<br \/>\n<\/strong>Smettere di leggere, quindi? Non necessariamente. Il punto, semmai, \u00e8 un altro: pi\u00f9 che precipitarsi in libreria alla ricerca dei libri discussi in un talk-show o raccomandati da qualche influencer, sarebbe ora di cominciare a capire cosa si sta leggendo e la misura in cui ci\u00f2 ci ancora a un contesto, stabilendo un legame indissolubile che \u00e8 <strong>la chiave di volta di una propaganda fatta bene<\/strong>. Per quest\u2019ordine di motivi, a garantirsi una relativa immunit\u00e0 dal mondo dell\u2019informazione non \u00e8 il plurilaureato, n\u00e9 il frequentatore dei cineforum, ma chi vi attinge in modo discontinuo: <strong>\u00abIl montanaro, il forestiero, isolati, che hanno solamente contatti episodici con la societ\u00e0 attraverso il mercato del villaggio, sono poco sensibili alla propaganda\u00bb<\/strong>, un apparato che, <strong>\u00abnel silenzio della montagna o della foresta, perde ben presto il suo impatto\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p>I teorici del postmodernismo annunciavano a spron battuto la fine delle grandi narrazioni \u2013 leggasi: <em>politiche<\/em> \u2013 a profitto di altre, pi\u00f9 deboli. Erano ancora, fondamentalmente, degli <em>ottimisti<\/em>. La verit\u00e0 \u00e8 che <strong>i titani del XX secolo sono crollati cedendo il posto a una narrazione <em>unica<\/em>, ancora pi\u00f9 invadente e onnipervasiva<\/strong>, che oggi accomuna Paesi remoti e, al loro interno, correnti contrapposte. Una somma di <em>Diktat<\/em> infrangibili, di cui ogni pensiero che aspiri a una qualche visibilit\u00e0 pu\u00f2 essere solo una variazione sul tema.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-721\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda3-209x300.jpg\" alt=\"\" width=\"209\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda3-209x300.jpg 209w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda3-715x1024.jpg 715w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda3-768x1100.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda3.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 209px) 100vw, 209px\" \/><\/a>Una visione delle cose che fa del revisionismo, come ha notato <strong>Eduard Limonov<\/strong> nel suo profetico <strong><em>Grande Ospizio Occidentale<\/em><\/strong> (Bietti, 2023), una prassi consolidata. Anche in questo caso, la propaganda \u00e8 centrale, <strong>riscrivendo continuamente la storia ad uso e consumo del \u201cqui e ora\u201d<\/strong>. Lo scopo non \u00e8 \u201csensibilizzare al passato\u201d, come spesso si ripete, ma esorcizzarlo in quanto tale, nella sua diversit\u00e0 e alterit\u00e0, in nome di un <strong>presentismo assoluto<\/strong>. Sprovvisto di legami con la propria storia, privo delle strutture che il radicamento a un tessuto pi\u00f9 ampio pu\u00f2 garantire, l\u2019individuo atomizzato \u00e8 pronto a subire, senza intermediazione, il fuoco della propaganda. \u00c8 l\u2019inveramento del precetto orwelliano \u2013 che pure Limonov nel suo libro fa a pezzi \u2013 secondo cui <strong>chi controlla il presente controlla il passato, e quindi il futuro<\/strong>. Il procedimento \u00e8 inesorabile e piuttosto grossolano: non intende dimostrare alcunch\u00e9, ma donare una visione del mondo <em>pr\u00eat-\u00e0-porter<\/em> mai sfiorata dall\u2019ombra di un\u2019alternativa. Inutile dire come <strong>il mito del Progresso<\/strong> giochi un ruolo preponderante, assegnando patentini di accettabilit\u00e0 a quelle epoche o civilt\u00e0 che con il nostro mondo hanno una continuit\u00e0. In caso contrario, <strong>si pu\u00f2 sempre gridare all\u2019oscurantismo<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p>Molti dei procedimenti citati sono riassunti nel <strong>Vademecum dell\u2019agente d\u2019influenza<\/strong> de <em>Il montaggio<\/em>, che condensa le tecniche di disinformazione praticate dall\u2019Unione Sovietica e dai suoi vassalli, ma poi estese a buona parte delle cosiddette \u201cdemocrazie occidentali\u201d. Il precetto di base consiste nel <strong>non operare mai frontalmente<\/strong>, ma sempre attraverso una catena di intermediari. Tra le tecniche pi\u00f9 usate ci sono la <em>contro-verit\u00e0 non verificabile<\/em> e il <em>miscuglio vero-falso<\/em>: \u00abUn solo fatto vero e controllabile ne fa passare molti che non sono n\u00e9 l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro\u00bb. Oltre alla sistematica <em>deformazione del vero<\/em>, abbiamo la <em>modifica del contesto<\/em> e la <em>sfumatura<\/em> (\u00abAnneghi il fatto vero in una massa di altre informazioni\u00bb), ma anche le <em>verit\u00e0 selezionate<\/em>, cio\u00e8 l\u2019idea di concentrarsi su particolari attendibili ma incompleti. Sempre con lo stesso scopo: <strong>disintegrare l\u2019avversario non frontalmente ma screditandolo<\/strong>, scegliendo un campo di scontro diverso da quello su cui questi combatte, per poi farlo crollare dall\u2019interno.<br \/>\n<strong><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda4.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-722\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda4-300x227.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"227\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda4-300x227.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda4-1024x775.jpeg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda4-768x581.jpeg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda4.jpeg 1440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Come indurre un Paese all\u2019implosione?<\/strong> Qui le pagine di Volkoff si avvicinano a quelle di Ellul. Anzitutto, conoscere alla perfezione la societ\u00e0 su cui si intende agire, mapparne le linee di forza, sondarne le faglie interne. Praticare un sistematico \u201centrismo\u201d, disarticolando le strutture tradizionali che potrebbero proteggere il popolo: <strong>\u00abFar\u00f2 credere ai membri pi\u00f9 deboli dei gruppi sociali che essi sono stati dannosi nel passato, e lo sono ancora; dimostrer\u00f2 che questi gruppi sono inutili, parassitari, sono illusioni e non realt\u00e0. Riuscir\u00f2 cos\u00ec a scavare un fossato fra figli e genitori, fra lavoratori e datori di lavoro, fra la truppa e il capo\u00bb.<\/strong> Dopodich\u00e9, dissolti i corpi intermedi, attaccare frontalmente lo Stato avversario, attribuendogli ogni nefandezza. Se \u00e8 autoritario, risponder\u00e0 con repressioni, regalando al propagandista <strong>una sfilza di martiri utile a ulteriori criminalizzazioni<\/strong>; se \u00e8 liberale, croller\u00e0 ancora pi\u00f9 in fretta, rivelandosi agli occhi dell\u2019opinione pubblica <strong>vulnerabile a qualsivoglia attacco esterno<\/strong>. La ciliegina sulla torta \u00e8 la paralisi del popolo stesso. Come il propagandista di Ellul, l\u2019agente di Volkoff fa leva alternativamente sulla massa e sulle sue componenti: <strong>\u00abTalvolta \u00e8 possibile trasformare una maggioranza in una gigantesca societ\u00e0 sportiva: alzate la gamba destra, e loro l\u2019alzano; alzate la sinistra, e loro l\u2019alzano; alzate tutte le due gambe, e loro si ritrovano col sedere in terra. Talvolta, invece, bisogna frazionare la popolazione in milioni d\u2019individui; ogni cittadino si trova solo di fronte alla maschera di Gorgone che gli viene presentata, si sente disarmato e pronto a capitolare\u00bb.<br \/>\n<\/strong>Per la cronaca, c\u2019\u00e8 un\u2019ultima tattica, chiamata Fil di Ferro, basata sull\u2019idea di cavalcare finte contrapposizioni, intaccandole, <strong>polarizzando artificialmente<\/strong> il dibattito in due o pi\u00f9 correnti per far passare un terzo messaggio \u2013 quello, appunto, oggetto della disinformazione. Le parole dall\u2019agente de <em>Il montaggio<\/em> sono pi\u00f9 che eloquenti:<br \/>\n<strong>\u00abUn giorno, quand\u2019ero bambino, mio padre mi condusse alla fiera. Ci fermammo davanti a una lotteria: una grande ruota divisa in settori rossi e blu. Si puntava sull\u2019uno o sull\u2019altro, e si poteva vincere un pesce in un vaso. Io desideravo il pesce e mio padre trov\u00f2 nelle sue tasche il necessario per due puntate: \u201cTu punterai sul rosso e io sul blu. Cos\u00ec siamo sicuri di vincere\u201d. Il pesce costava meno del valore delle due puntate, probabilmente anche meno di una. Nonostante ci\u00f2, mi domandavo se la nostra manovra fosse proprio onesta. Ma dissi a mio padre: \u201cVa bene\u201d. Fu lui a vincere il pesce, e me lo diede. Io ero contento\u00bb.<br \/>\n<\/strong>I pesci, naturalmente, siamo noi, con le nostre azioni e i nostri abiti di risposta.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p>Attraverso i procedimenti citati, si stabilisce cos\u00ec <strong>un rapporto circolare tra propaganda e azione<\/strong>. Se la prima favorisce la seconda, costituendone lo sfondo necessario, la stessa azione riconferma e legittima il fuoco della propaganda, amplificandone la dimensione totalizzante. In assenza di questa doppia implicazione, \u00e8 impossibile parlare di propaganda in senso vero e proprio \u2013 e questo emerge, paradossalmente, quando la campagna (dis)informativa viene meno, avendo raggiunto il proprio scopo. A quel punto, prive della loro antica ragion d\u2019essere, le azioni compiute dagli individui si rivelano tutt\u2019a un tratto <em>insensate<\/em>. Ne deriva un senso di smarrimento, raccontato da Ellul:<br \/>\n<strong>\u00abCon il cessare della propaganda, l\u2019individuo perde la sua giustificazione, non ha pi\u00f9 fiducia in s\u00e9 stesso, e si sente sotto accusa, in quanto, nelle azioni che compiva sotto l\u2019effetto della propaganda, pu\u00f2 aver compiuto atti di cui dubita, o di cui si pente. Sprofonda nella disperazione, quando la propaganda non gli d\u00e0 pi\u00f9 la certezza di essere dalla parte del giusto e della ragione\u00bb.<br \/>\n<\/strong>Svanito l\u2019incanto, passata la sbornia narrativa, non rimane che fare una cosa: cominciare con <strong>un\u2019altra opera di disinformazione<\/strong>, senza interruzione, sostituendo una finzione a un\u2019altra. Vi ricorda qualcosa?<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda5.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-723\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda5-300x169.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda5-300x169.jpeg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda5-1024x576.jpeg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda5-768x432.jpeg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda5-1536x864.jpeg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/02\/Propaganda5.jpeg 1920w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>D\u2019altronde, la propaganda \u2013 che, come gi\u00e0 detto, non pu\u00f2 permettersi il lusso di essere discontinua \u2013 crea il bisogno della propaganda, la necessit\u00e0 di un universo accomodante, capace di assegnare a ogni gesto una direzione e un significato. \u00c8 <strong>quasi impossibile liberarsi da questo impulso<\/strong>, gravido di danni antropologici che non \u00e8 spesso semplice arginare in tempi brevi: <strong>\u00abQuello che va perso nell\u2019individuo non \u00e8 mai facile da ricostruire, da far rinascere. <\/strong>Una volta che il giudizio personale e lo spirito critico sono spariti, atrofizzati, non si deve pensare che sia possibile poterli ricreare in modo semplice. <strong>Ci vorranno anni per far riemergere la facolt\u00e0 scomparsa: anni di educazione, intellettuale e spirituale. <\/strong>La persona oggetto di propaganda<strong> si precipiter\u00e0 immediatamente su un\u2019altra propaganda<\/strong> che le risparmier\u00e0 la fatica di ritrovarsi da sola a dover esercitare il proprio giudizio\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: center\">* * *<\/p>\n<p>Nel corso di questa breve ricognizione tra libri vecchi e nuovi, siamo partiti da una definizione di \u201cpropaganda\u201d, finendo per imbatterci nell\u2019autopsia di una civilt\u00e0 \u2013 <em>la nostra<\/em>. Sfogliando le pagine di Ellul e seguendo le avventure degli agenti de <em>Il montaggio<\/em>, \u00e8 facile capire come l\u2019attivit\u00e0 un tempo affidata ad agenti e spie, staccatasi dalla propria matrice, abbia finito per trasformarsi in <strong>uno stile adottato su scala globale<\/strong>, inveramento del monito lanciato dall\u2019agente sovietico immortalato da Volkoff:<br \/>\n<strong>\u00abSiamo una fabbrica di verit\u00e0. Possono fucilarci, ma non possono fare pi\u00f9 nulla contro le immagini che noi abbiamo gi\u00e0 creato. Abbiamo pianificato il XXI secolo. Anche senza di noi, non potranno fare altro che seguire i nostri segnali di pista, poich\u00e9 non sapranno mai qual \u00e8 la menzogna finale. Non usciranno mai dal nostro labirinto\u00bb.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00ab\u00c8 tutta propaganda!\u00bb, \u00abLei \u00e8 un propagandista!\u00bb. Seguite da un invariabile \u00abpagato da\u2026\u00bb, non \u00e8 un caso che espressioni del genere volino a destra e a manca in sincrono con l\u2019ossessiva polarizzazione del \u201cdibattito pubblico\u201d intorno ad alcune questioni, succedutesi, da un giorno all\u2019altro, senza soluzione di continuit\u00e0 \u2013 e una ragione c\u2019\u00e8, come vedremo. Usato come anatema per squalificare l\u2019avversario, il termine ha finito col perdere i propri connotati, diventando una specie di passe-partout. Fa un po\u2019 di chiarezza sulla questione uno studio dato alle stampe nel 1962 dal sociologo francese Jacques Ellul, pubblicato di recente in traduzione italiana [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2024\/02\/21\/propaganda\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":1084,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[79480,191088,64],"tags":[69732,371239,48943,546385,165987,546384,546381,419280,546386,546383],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/717"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1084"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=717"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/717\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":725,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/717\/revisions\/725"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=717"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=717"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=717"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}