{"id":739,"date":"2024-10-27T13:37:48","date_gmt":"2024-10-27T12:37:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=739"},"modified":"2024-10-27T13:37:48","modified_gmt":"2024-10-27T12:37:48","slug":"charlotte-sometimes-i-cure-e-i-viaggi-nel-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2024\/10\/27\/charlotte-sometimes-i-cure-e-i-viaggi-nel-tempo\/","title":{"rendered":"\u00abCharlotte Sometimes\u00bb, i Cure e i viaggi nel tempo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Alcatraz.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-740\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Alcatraz-205x300.jpg\" alt=\"\" width=\"205\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Alcatraz-205x300.jpg 205w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Alcatraz-701x1024.jpg 701w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Alcatraz-768x1122.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Alcatraz-1051x1536.jpg 1051w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Alcatraz.jpg 1369w\" sizes=\"(max-width: 205px) 100vw, 205px\" \/><\/a>\u00abEra l\u2019ora di andare a dormire, e per Charlotte tutti i volti e le voci si erano dissolti in un solo volto, una sola voce\u00bb. Si apre cos\u00ec <strong><em>Charlotte Sometimes<\/em> <\/strong>di <strong>Penelope Farmer<\/strong>, uscito nel 1969 in inglese e qualche mese fa in italiano per <strong>Agenzia Alcatraz<\/strong>, nella traduzione di Stefania Renzetti. \u00c8 lo stesso incipit di un\u2019omonima, e immaginifica, canzone dei The Cure. Non \u00e8 un caso, e ne riparleremo. <strong>Inghilterra, fine anni Cinquanta.<\/strong> Quando Charlotte Makepeace mette piede per la prima volta nel freddo collegio cui \u00e8 stata iscritta, ancora non sa che il letto destinatole \u00e8 una sorta di <strong>varco spazio-temporale<\/strong>, che nel corso della notte la far\u00e0 finire nel 1918. Un semplice viaggio nel tempo? Qualcosa di pi\u00f9: un perturbante <strong>scambio d\u2019identit\u00e0<\/strong>, che la sostituisce a un\u2019altra ragazzina, di nome Clare Moby. E questo processo si verificher\u00e0 ogni notte, tantoch\u00e9 le co-protagoniste vivranno a giorni alterni in due epoche, senza mai incontrarsi. Troveranno per\u00f2 il modo di comunicare, passandosi messaggi dagli anni Dieci ai Cinquanta, usando come \u201cdiario\u201d le pagine ingiallite di un quaderno di esercizi.<br \/>\n\u00c8 l\u2019antico tema del <strong><em>Doppelg\u00e4nger<\/em><\/strong>, particolarmente caro all\u2019autrice, che tra l\u2019altro ha una sorella gemella \u2013 e, come se non bastasse, ambedue sono cresciute nella West Heath Girls\u2019 School a Sevenoaks, nel Kent, che ha fatto da modello al collegio del romanzo. Lo hanno frequentato negli anni Cinquanta, gli stessi in cui vive Charlotte. Ma, dettagli biografici a parte, c\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9. Il transfert d\u2019identit\u00e0, come gi\u00e0 detto, si produce a giorni alterni. <strong>Charlotte \u00e8 s\u00e9 stessa <\/strong>\u2013 espressione che perde i propri connotati, facendo vacillare lo statuto ontologico del reale \u2013 <strong>solo a intermittenza<\/strong>. Un giorno \u00e8 nel \u201918, l\u2019indomani nel secondo dopoguerra; pochi segnali marcano il passaggio da un\u2019epoca all\u2019altra in quel microcosmo che \u00e8 la cornice narrativa \u2013 gli allarmi antiaerei e i festeggiamenti per l\u2019armistizio, che segnano l\u2019ingresso del \u201cmondo esterno\u201d tra le pieghe del presente di Clare e del futuro di Charlotte.<br \/>\nD\u2019altronde, che l\u2019autrice nutra una certa predilezione per i viaggi nel tempo non \u00e8 un segreto. Se in <em>Charlotte Sometimes<\/em> tutto accade senza una spiegazione, come se si trattasse di un fenomeno del tutto naturale, c\u2019\u00e8 un altro romanzo di Penelope Farmer, <strong><em>Emma in Winter<\/em> <\/strong>(1966), che con il primo condivide alcuni personaggi, nel quale viene citato un articolo scritto da Elijah Makepeace, nonno di Charlotte, dedicato al tema. Si parla della <strong>struttura non-lineare del tempo<\/strong>, visto come una<strong> spirale a molla<\/strong>, che se tesa pu\u00f2 portare momenti temporali diversi a sfiorarsi, di fatto agendo nel passato attraverso il futuro e viceversa.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/The_Cure_Charlotte_Sometimes.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-741\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/The_Cure_Charlotte_Sometimes-300x212.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/The_Cure_Charlotte_Sometimes-300x212.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/The_Cure_Charlotte_Sometimes-1024x723.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/The_Cure_Charlotte_Sometimes-768x542.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/The_Cure_Charlotte_Sometimes-1536x1084.png 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/The_Cure_Charlotte_Sometimes.png 1660w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>In questo caso, tuttavia, il transfert temporale \u00e8 legato all\u2019identit\u00e0 in cui si ritrova costretta da un giorno all\u2019altra la piccola protagonista. Qui emergono pagine sorprendenti, che rendono questo romanzo fantastico qualcosa di pi\u00f9 di un semplice \u201clibro per bambini\u201d, come spesso viene definito. Nell\u2019avvicendarsi dei capitoli non \u00e8 facile capire \u2013 la narrazione \u00e8 volutamente nebulosa \u2013 quanto dell\u2019aspetto esteriore di Charlotte resista al <em>time travel<\/em>. Insomma, \u00e8 lei oppure no? Come stabilirlo una volta per tutte? Be\u2019, ci sono gli altri personaggi, anzitutto, resi a loro volta intermittenti dalla comparsa e scomparsa della giovane. Ma\u2026 c\u2019\u00e8 un ma. Quando compie il primo viaggio tra le pieghe del tempo, <strong>nessuna<\/strong> delle compagne di classe <strong>sembra accorgersi del cambio d\u2019identit\u00e0<\/strong>. Nemmeno Emily, migliore amica di Clare, che quando la vede la prima volta la tratta come se nulla fosse accaduto. Com\u2019\u00e8 possibile? Forse le due ragazzine si somigliano? Fino a un certo punto. Il fatto \u00e8 che tutti si <em>aspettavano<\/em> di vedere Clare e\u2026 l\u2019hanno vista, anche sotto le fattezze del suo \u201cdoppio\u201d (il quale, a sua volta, non fa nulla per smentire, terrorizzato dalla situazione). Da fiaba gotica, il romanzo assume tutt\u2019a un tratto ben altre fattezze:<\/p>\n<p><strong>\u00abSi ricord\u00f2 di essersi guardata allo specchio una volta e di aver cercato di tracciare il proprio viso, e di come, dopo aver osservato i suoi lineamenti per un po\u2019, sembrava che non formassero pi\u00f9 il suo volto, n\u00e9 quello di qualcun altro. Erano solo un insieme di occhi, naso e bocca. Forse, se fissassimo qualcuno in quel modo, i volti si disintegrerebbero alla stessa maniera, al punto tale da non poter pi\u00f9 dire se li conosciamo o no \u2013 soprattutto, ovviamente, se non ci fosse motivo per cui non debbano essere chi dicono di essere. Inoltre, pens\u00f2 con un senso di disagio, cosa accadrebbe se le persone non ci riconoscessero? Sapremmo davvero chi siamo? Siamo una persona in particolare solo perch\u00e9 la gente ci riconosce come tale?\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>\u00c8 il tema dell\u2019identit\u00e0 come <strong>patto intersoggettivo<\/strong>, non un dato da cui partire ma una dinamica da suscitare \u2013 e, magari, dominare \u2013, creandola e ricreandola <em>cotidie<\/em>. <strong>Un fantasma da manipolare<\/strong>, come scrivevano i rinascimentali, la cui natura non \u00e8 solo materiale ma pure <strong><em>sottile<\/em><\/strong>. \u00abUna congiura\u00bb la defin\u00ec <strong>Colin Wilson<\/strong>, uno che di paranormale se ne intendeva \u2013 e pure di viaggi nel tempo, ma \u00e8 un altro discorso. Insomma, il contenuto di questo libro \u00e8 molto serio, spalancando le nostre certezze quotidiane su una realt\u00e0 ignota ma maledettamente familiare, nella quale <strong>reale e narrazione del reale collassano<\/strong>, come i volti e le voci agli occhi della piccola Charlotte. Un\u2019alterazione narrativa, un Grande Gioco di cui bisogna conoscere le regole. L\u2019identit\u00e0 \u2013 cos\u00ec come la storia \u2013 \u00e8 una congiura? Meglio, allora, <strong>scegliersi bene i congiurati<\/strong>. O, per usare il linguaggio della Farmer, sapere fino a che punto tendere la molla che disintegra e ricrea il <em>continuum<\/em> spazio-temporale, rinarrando-ricreando il passato e tracciando il futuro. L\u2019impettita <strong>storiografia<\/strong>, in fin dei conti, non fa altro, nella sua pretesa \u201cobiettivit\u00e0\u201d. E nemmeno il potere e la sua <strong>narrazione<\/strong>, ma anche questo \u00e8 un altro discorso, che ci porterebbe molto lontano.<br \/>\nNel caso del romanzo di cui stiamo parlando, la scelta \u00e8 singolare \u2013 anzi, <em>le scelte<\/em>, dato che l\u2019edizione di Agenzia Alcatraz contiene anche il <strong>finale alternativo<\/strong>, realizzato dall\u2019autrice in occasione della nuova edizione del 1985. Non l\u2019anticipiamo solo per non rovinare la lettura.<br \/>\n<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Single.png\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-742\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Single-300x300.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Single-300x300.png 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Single-1024x1022.png 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Single-150x150.png 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Single-768x767.png 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2024\/10\/Charlotte_Sometimes_Single.png 1318w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>C\u2019\u00e8 per\u00f2 un fatto che merita di essere ricordato. Nel <strong>1981<\/strong> esce in singolo un brano dei <strong>The Cure<\/strong> intitolato <em>Charlotte Sometimes<\/em> (antologizzato cinque anni dopo in <em>Standing on a Beach. The Singles 1978-1985<\/em>), insieme a <em>Splintered in Her Head<\/em>, sempre ispirato al romanzo della Farmer, il cui figlio, un giorno, torna a casa da scuola dicendole: \u00abMamma, lo sapevi che c\u2019\u00e8 una canzone intitolata <em>Charlotte Sometimes<\/em>?\u00bb. Sbalordita, si precipita in un negozio e recupera il disco. La musica \u00e8 spettrale, i giri di chitarra rarefatti, le tastiere quasi metafisiche. L\u2019esordio: <strong>\u00ab<em>All the faces \/ All the voices blur \/ Change to one face \/ Change to one voice<\/em>\u00bb<\/strong>, \u00e8 lo stesso del romanzo. Il seguito della storia lo ha raccontato la stessa autrice sul suo blog <em>Rockpool in the Kitchen<\/em>, in un testo riportato in appendice al libro di Alcatraz. All\u2019acquisto segue un contatto con l\u2019agente e qualche controversia legale, che per\u00f2 non ha seguito. \u00c8 vero, il gruppo non l\u2019ha avvisata del \u201cprestito\u201d, ma il pezzo, divenuto molto popolare, assicura al romanzo un\u2019incredibile longevit\u00e0 editoriale. Lettori tra i pi\u00f9 disparati cominciano a scriverle, i giornali musicali riportano confessioni di <strong>ragazze che dicono di essere schizofreniche<\/strong> <strong>e si ribattezzano<\/strong> <strong>Charlotte<\/strong>, uno yacht chiamato <em>Charlotte Sometime<\/em> si aggiudica il secondo posto nella regata di Cowes\u2026<br \/>\nFinch\u00e9 il 31 maggio 1996 i Cure suonano ad Hammersmith, dove vive Penelope. Tramite il suo agente riesce a ottenere un paio di accrediti per il backstage, dove finalmente incontra il leggendario <strong>Robert Smith<\/strong>, voce e anima del gruppo, iconico nel rossetto sbavato, nel cerone e nei capelli cotonati. In una mano ha una lattina di birra, nell\u2019altra una copia della prima edizione economica del romanzo. <strong>Le chiede una dedica<\/strong>, porgendole il libro, malconcio e fittamente sottolineato.<br \/>\n\u00abSi pu\u00f2 vedere quanto mi abbia ispirato\u00bb dice, \u00abe quanto io l\u2019abbia saccheggiato\u00bb.<br \/>\nLei si mette a ridere, mentre il suo interlocutore si scusa per la birra: \u00abDevo mantenere la gola in forma\u00bb. Dopodich\u00e9, promette di suonarle la canzone nei bis.<br \/>\nIl concerto non \u00e8 un granch\u00e9, complici vari problemi audio. Finch\u00e9 arriva la parte finale: il gruppo esce e rientra, dopodich\u00e9 chitarre e tastiera intonano le note della canzone, tra un boato del pubblico. La dedica \u00e8 a Penelope Farmer.<br \/>\nFavore restituito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abEra l\u2019ora di andare a dormire, e per Charlotte tutti i volti e le voci si erano dissolti in un solo volto, una sola voce\u00bb. Si apre cos\u00ec Charlotte Sometimes di Penelope Farmer, uscito nel 1969 in inglese e qualche mese fa in italiano per Agenzia Alcatraz, nella traduzione di Stefania Renzetti. \u00c8 lo stesso incipit di un\u2019omonima, e immaginifica, canzone dei The Cure. Non \u00e8 un caso, e ne riparleremo. Inghilterra, fine anni Cinquanta. 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