{"id":758,"date":"2026-06-07T11:30:28","date_gmt":"2026-06-07T09:30:28","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/?p=758"},"modified":"2026-06-07T11:30:28","modified_gmt":"2026-06-07T09:30:28","slug":"zack-snyder-il-mito-e-la-settima-arte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/2026\/06\/07\/zack-snyder-il-mito-e-la-settima-arte\/","title":{"rendered":"Zack Snyder, il mito e la Settima Arte"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-759\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder4-300x140.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"140\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder4-300x140.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder4-1024x476.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder4-768x357.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder4-1536x714.jpg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder4.jpg 2000w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Cosa rende popolare un film? Di solito si risponde: l\u2019impegno politico-sociale, la celebrazione di minoranze o maggioranze, l\u2019aderire al \u201cmomento\u201d\u2026 Ne <strong><em>Il costruttore di miti<\/em><\/strong>, appena edito da Bietti, <strong>Massimiliano Orione<\/strong> e <strong>Paolo Riberi<\/strong> danno una risposta un po\u2019 diversa, a partire da un autore che continua a esercitare un grande influsso sull\u2019immaginario del nostro tempo, tanto da aver spinto un peso massimo della cinematografia moderna come Cristopher <strong>Nolan<\/strong> a dichiarare: <strong>\u00abNon c\u2019\u00e8 film di fantascienza e di supereroi uscito nelle sale in cui non si veda la sua influenza\u00bb.<\/strong> Stiamo parlando di Zack Snyder, padre \u2013 tra gli altri \u2013 di <strong><em>300<\/em><\/strong>, <strong><em>Watchmen<\/em><\/strong>, <strong><em>Batman v Superman: Dawn of Justice<\/em><\/strong>, <strong><em>L\u2019uomo d\u2019acciaio<\/em><\/strong> e <strong><em>Justice League<\/em><\/strong>. Il suo successo, secondo i nostri autori, \u00e8 basato sull\u2019aver riproposto una serie di pattern ben pi\u00f9 antichi: il <em>potere del mito<\/em>, come lo ha definito <strong>Joseph Campbell<\/strong>, che di Snyder \u00e8 punto di riferimento imprescindibile, ma anche il <em>viaggio dell\u2019eroe<\/em> (la definizione \u00e8 sempre dello storico delle religioni), coniugato a una evocativa componente messianica. Insomma, basta abbandonare le lenti della critica \u201cdura e pura\u201d \u2013 o, meglio, integrarla con altre letture \u2013 per vedere apparire nei suoi capolavori vere e proprie enciclopedie di simboli e archetipi, inveramento della frase (ancorch\u00e9 polemica) di <strong>Max Weber<\/strong>: \u00abChi vuole la \u201cvisione\u201d vada al cinematografo\u00bb.<\/p>\n<p>\u00c8 bene dirlo fin da subito: non si tratta di ricostruzioni posticce. Quando si compiono analisi di questo tipo, soprattutto nelle produzioni popolari, il rischio \u00e8 sempre di \u201csovrainterpretare\u201d, per cos\u00ec dire, vedendo tracce simboliche dove non ce ne sono affatto. Ricordate le parole di Eco ne <strong><em>Il pendolo di Foucault<\/em><\/strong>? \u00abI Templari c\u2019entrano sempre\u00bb\u2026<\/p>\n<p>Riberi e Orione sfuggono a questa trappola, attenendosi scrupolosamente alle dichiarazioni del regista stesso. Eccone una, tra le tante che si potrebbero citare:<\/p>\n<p><strong>\u00abSono un grande appassionato del mito, e amo la mitologia. Credo che la mitologia sia qualcosa su cui si pu\u00f2 fare affidamento proprio perch\u00e9 \u00e8 collettiva, e incarna le esperienze archetipali che le persone sperimentano ovunque nel mondo, e hanno sperimentato per migliaia di anni\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso che il Nostro abbia visto e rivisto <em>ad nauseam<\/em> capolavori come\u00a0 <em>Excalibur<\/em> di John Boorman, sintesi di magia e mitologia, e <strong><em>Guerre stellari<\/em><\/strong> di Lucas, ispirato sempre dagli studi di Campbell. Il cammino dell\u2019eroe proiettato su uno sfondo galattico, in distese cosmiche remote quanto interiori\u2026 Lo stesso far\u00e0 lui, con un intento peculiare, non ricostruttivo n\u00e9 archeologico.<\/p>\n<p>Molti sono i film che drammatizzano vicende antiche, adattandole ai palati contemporanei. I kolossal dedicati all\u2019epica classica, ai miti d\u2019Oriente e Occidente, a episodi biblici\u2026 Sono operazioni di certo importanti, che per\u00f2 non esauriscono la produzione di Snyder, il quale non solo passa tutto questo materiale al setaccio della filosofia otto-novecentesca (<em>in primis<\/em>, quella nietzschiana), ma agisce secondo un fine pi\u00f9 ambizioso: proporre nuovi miti a un tempo che ne \u00e8 drammaticamente privo.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-761\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder2-209x300.jpg\" alt=\"\" width=\"209\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder2-209x300.jpg 209w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder2-714x1024.jpg 714w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder2-768x1102.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder2-1071x1536.jpg 1071w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder2.jpg 1300w\" sizes=\"(max-width: 209px) 100vw, 209px\" \/><\/a>Decine di autori hanno compiuto operazioni analoghe nel corso dell\u2019ultimo secolo e mezzo. Uno su tutti J. R. R. <strong>Tolkien<\/strong>, il quale, scioccato dalla mancanza di epica nel proprio Paese, cre\u00f2 il suo indimenticabile <em>Legendarium<\/em>, sintetizzando elementi giudaico-cristiani, greco-romani e germanico-norreni. Procedendo trasversalmente tra epoche e luoghi, impossibile non ricordare Carlo <strong>Collodi<\/strong>, di cui quest\u2019anno cade il bicentenario dalla nascita. Coniugando <em>Iliade<\/em> e <em>Odissea<\/em>, Apuleio e Ovidio, con la tradizione favolistica europea, cre\u00f2 un romanzo di formazione tradotto in oltre duecentosessanta lingue, tra i pi\u00f9 letti a livello mondiale dopo Bibbia e Corano. Oppure il Fernando <strong>Pessoa<\/strong> di <em>Messaggio<\/em>, demiurgo di un \u201cnazionalismo mistico\u201d pensato per rigenerare un mondo \u2013 il suo, il nostro \u2013 ormai al collasso. In ambito cinematografico, pi\u00f9 che emblematico \u00e8 il nome di Walt Disney, che nei suoi film rastrell\u00f2 il patrimonio fiabesco del Vecchio Mondo, realizzando sul grande schermo le imprese dei Grimm, di Andersen e di Italo Calvino, da noi. Nello stesso orizzonte rientrano il \u201ccrepuscolo celtico\u201d di W. B. <strong>Yeats<\/strong> e quello \u201cmediterraneo\u201d di <strong>Lucio Piccolo<\/strong>, il mito-materialismo di H. P. <strong>Lovecraft<\/strong>, cos\u00ec come il pluriverso di Nolan e gli archetipi allucinati di Philip K. <strong>Dick<\/strong>. E potremmo andare avanti.<\/p>\n<p>Ad accomunare questi autori \u2013 disseminati in due continenti e in tre secoli \u2013 \u00e8 la volont\u00e0 non tanto di raccontare il mito, ma di svelarne la struttura e renderla nuovamente operativa. In buona sostanza, non sono descrittori ma <em>produttori<\/em> di narrazioni. La loro non \u00e8 una <strong><em>mitografia<\/em><\/strong>, quanto piuttosto una <strong><em>mitopoiesi<\/em><\/strong>. La differenza \u00e8 sostanziale: la <em>mitografia<\/em> guarda e resuscita il passato, mentre la <em>mitopoiesi<\/em> \u00e8 rivolta al futuro e si serve di registri moderni per dare carne nuova a idee molto antiche. Ebbene, proprio in questo contesto si staglia Snyder, che una volta ha dichiarato: <strong>\u00abQuel che faccio \u00e8 costruire miti: i film di supereroi sono miti moderni\u00bb<\/strong>.<\/p>\n<p>Ricorrendo a simboli del genere \u2013 scrivono Riberi e Orione \u2013, agisce come un <strong>\u00abautentico prosecutore della tesi del \u201cmito che cura\u201d di Carl Gustav Jung e Joseph Campbell\u00bb<\/strong>, servendosi del linguaggio ultra-pop di fumetti e animazione, fantascienza e zombie, per elaborare<\/p>\n<p><strong>\u00abun nuovo mito occidentale che sia in piena risonanza con quello che Jung denominava \u201cimmaginario collettivo\u201d, ossia un patrimonio di immagini, temi e personaggi archetipali che, pur rimanendo invariati nella loro essenza, mutano di continuo la propria forma\u00bb.<\/strong><\/p>\n<p>Sono righe ben pi\u00f9 serie di quanto si possa immaginare. Snyder <em>trova<\/em> e <em>ricostruisce<\/em> un mito. Non se lo <em>inventa<\/em>: d\u2019altronde, i miti <em>non<\/em> si inventano mai, come amava ripetere <strong>El\u00e9mire Zolla<\/strong> (nato esattamente un secolo fa, a proposito di anniversari importanti). Si rivelano, si manifestano \u2013 spesso si ricombinano, e nella sua opera non \u00e8 raro imbattersi in vicende arturiane proiettate in un Medioevo steampunk, n\u00e9 vedere in supereroi \u201cfumettosi\u201d gli avatar di divinit\u00e0 greche. Un\u2019operazione postmoderna? Certamente. Con ogni probabilit\u00e0, l\u2019epoca in cui viviamo non \u00e8 solo \u201cnichilismo\u201d e \u201cmorte dei valori\u201d\u2026 Ne era convinto pure <strong>Ernst J\u00fcnger<\/strong>, secondo cui il mito non \u00e8 storia passata ma qualcosa che \u00e8 sempre presente, e si risveglia quando la storia vacilla sin dalle fondamenta. Stava parlando di noi, ovviamente.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder3.jpeg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-760\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder3-192x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"192\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder3-192x300.jpeg 192w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder3-657x1024.jpeg 657w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/scarabelli\/files\/2026\/06\/Snyder3.jpeg 736w\" sizes=\"(max-width: 192px) 100vw, 192px\" \/><\/a>In alcuni casi, il mito pu\u00f2 addirittura essere decostruito, cosa che Snyder fa adattando l\u2019immortale fumetto di <strong>Alan Moore <\/strong><em>Watchmen<\/em>, i cui protagonisti sono supereroi notturni e paranoici, difensori di uno status quo autoritario (con Nixon giunto al terzo mandato!) e artefici di violenze e sopraffazioni. Potremmo chiederci: come si coniugano con la sua \u201cvisione del mondo\u201d? La loro condotta ha poco a che fare con Campbell e affini. Semmai, sono radiografie della contemporaneit\u00e0 \u2013 statunitense, ma non solo \u2013 che, di fatto, fanno a pezzi l\u2019archetipo dell\u2019eroe classico. Un \u201cpasso indietro\u201d? Che Snyder stia sbugiardando il patrimonio archetipico-simbolico cui ha attinto a piene mani? Per nulla, e per rendersene conto basta ricordare le sue stesse dichiarazioni: <strong>\u00abSono molto affascinato dalla decostruzione. \u00c8 un processo ciclico: solo quando decostruisci qualcosa, finisci per scoprire davvero come funziona\u00bb. <\/strong>\u201cSmontare\u201d il mito, per lui, non significa precipitare nel nulla di senso, n\u00e9 adottare l\u2019\u201ceuforia da naufraghi\u201d propria di chi ama galleggiare in un mondo desacralizzato. Al contrario, \u00e8 solo la prima fase dell\u2019elaborazione di \u201cnuovi miti\u201d. Si rimuovono vecchi contenuti, ormai obsoleti, solo e soltanto per <strong>rigenerare <em>il mito in s\u00e9<\/em><\/strong>, garantendogli la possibilit\u00e0 di assumere nuove tinte.<\/p>\n<p><strong>Pessoa<\/strong> ha introdotto la sua opera gi\u00e0 citata con queste parole: \u00ab<em>O mito \u00e9 o nada que \u00e9 tudo<\/em>\u00bb, cio\u00e8: <strong>\u00abIl mito \u00e8 quel nulla che \u00e8 tutto\u00bb<\/strong>. Un nulla non nichilista, ma pronto a farsi totalit\u00e0. Analogamente, lo storico delle religioni romeno <strong>Ioan Petru Culianu<\/strong>, nel suo <em>Faust<\/em> (sempre edito da Bietti), ha parlato di uno \u00abschema vuoto\u00bb pronto a riempirsi di contenuti. Al pari di Moore, Snyder riprende idealmente queste premesse, formulando <strong>un \u201cdecostruzionismo\u201d <em>forte<\/em><\/strong>, non debole. Se critica o dileggia il contenuto, lo fa solo per concentrarsi sulla <em>funzione<\/em>. <strong>\u00abIl re \u00e8 morto, evviva il re\u00bb<\/strong>: la morte del monarca ribadisce l\u2019eternit\u00e0 della struttura che ha incarnato, garantendole la possibilit\u00e0 di reincarnarsi in altri (sono i \u201c<strong>due corpi del re<\/strong>\u201d di Kantorowicz). Lo stesso meccanismo regola la produzione dei miti: personaggi come Rorschach (\u00abNessun compromesso!\u00bb), il dottor Manhattan e il Comico di <em>Watchmen<\/em> non condannano a morte il mito, ma lo scorporano dalle sue manifestazioni, offrendogli la possibilit\u00e0 di risorgere, magari tra le nebbie di Marte, in immaginari Far West ma anche nelle <strong>Termopili interiori<\/strong> dell\u2019uomo moderno, ormai abituato a battagliare all\u2019ombra delle frecce.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Cosa rende popolare un film? Di solito si risponde: l\u2019impegno politico-sociale, la celebrazione di minoranze o maggioranze, l\u2019aderire al \u201cmomento\u201d\u2026 Ne Il costruttore di miti, appena edito da Bietti, Massimiliano Orione e Paolo Riberi danno una risposta un po\u2019 diversa, a partire da un autore che continua a esercitare un grande influsso sull\u2019immaginario del nostro tempo, tanto da aver spinto un peso massimo della cinematografia moderna come Cristopher Nolan a dichiarare: \u00abNon c\u2019\u00e8 film di fantascienza e di supereroi uscito nelle sale in cui non si veda la sua influenza\u00bb. 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