{"id":38,"date":"2013-02-04T22:17:38","date_gmt":"2013-02-04T22:17:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/segre\/?p=38"},"modified":"2013-02-04T22:20:58","modified_gmt":"2013-02-04T22:20:58","slug":"nord-corea-bastone-o-carota","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/segre\/2013\/02\/04\/nord-corea-bastone-o-carota\/","title":{"rendered":"NORD COREA, BASTONE O CAROTA?"},"content":{"rendered":"<p>[photopress:Unknown.jpg,thumb,pp_image]A seguito della condanna da parte del Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU nei confronti dei recenti attacchi da parte della Corea del Nord, il governo di Pyongyang ha risposto in maniera sprezzante alzando i toni di sfida e dichiarando di essere pronto a condurre nuovi test militari nucleari.<\/p>\n<p>Se appare ormai chiaro che atteggiamenti di apertura e dialogo portino a qualche parziale risultato nel dissuadere la Corea del Nord dai suoi minacciosi propositi, al contrario, \u00e8 altrettanto evidente che atteggiamenti pi\u00f9 sanzionatori portino a una reazione uguale e contraria da parte del governo coreano. Con l&#8217;unico risultato di entrare in un circolo vizioso sempre pi\u00f9 pericoloso.<\/p>\n<p>Le sanzioni della comunit\u00e0 internazionale del 2006 e del 2009 hanno avuto il solo effetto di alimentare la retorica aggressiva e rinvigorire i programmi missilistici e nucleari del paese. Al contrario, quando la comunit\u00e0 internazionale ha usato l&#8217;arma persuasiva dell&#8217;apertura ad aiuti economici, Pyongyang ha risposto in maniera pi\u00f9 costruttiva, congelando o riducendo i suoi programmi militari. Lo spegnimento del reattore nucleare nel sito di Yongbyon nel 2007 come parte dei trattati multilaterali siglati e l&#8217;adesione volontaria alla moratoria sui testi missilistici tra il 1998 e il 2006 ne sono esempi significativi.<\/p>\n<p>La reazione di Pyongyang alle recenti pressioni \u00e8 stata tutta diretta contro Washington, e questa non \u00e8 una novit\u00e0. Gli Stati Uniti sono per la Corea del Nord il nemico giurato e da anni il governo costruisce la sua dottrina militare e nucleare in previsione di un eventuale attacco americano. Pyongyang sa bene che la propria capacit\u00e0 tecnologica odierna non \u00e8 in grado di colpire il suolo statunitense, ma questo non \u00e8 sufficiente a ridefinire le evoluzioni della contesa, alterandone i propositi.<\/p>\n<p>Con la successione di Kim Jong Un a suo padre Kim Jong Il, il nuovo giovane leader ha impegnato i mesi passati a consolidare il suo potere che vede nella sicurezza, nella difesa delle istituzioni e dell&#8217;identit\u00e0 nazionali elementi centrali della sua legittimit\u00e0.<\/p>\n<p>La determinazione a diventare una potenza nucleare \u00e8 dunque un pilastro portante della forza interna del nuovo leader e, per quanto inaccettabile da gran parte della comunit\u00e0 internazionale, sembra improbabile che le sanzioni possano avere l&#8217;effetto di fermarne lo sviluppo.<\/p>\n<p>Tra le ragioni di ci\u00f2 vi \u00e8 anche il fatto che importanti attori internazionali, quali la Cina, non applicano in modo completo le sanzioni, che diventano in questo modo inefficaci. L\u2019interesse di Pechino \u00e8 infatti di mantenere la Corea del Nord, suo &#8220;stato-satellite&#8221;, il pi\u00f9 stabile possibile.<\/p>\n<p>Parte della legittimit\u00e0 di Kim Jong Un, come da lui stesso illustrato, dovr\u00e0 derivare, tuttavia, dalla capacit\u00e0 di risollevare un&#8217;economia a pezzi e di avviare un processo graduale di riforme e di apertura verso l&#8217;esterno.<\/p>\n<p>I recenti discorsi del nuovo leader in tal senso, cos\u00ec come la visita dell&#8217;Amministratore Delegato di Google a Pyongyang, ne sono prove evidenti. \u00c8 ancora presto per fornire un\u2019interpretazione chiara di questo eventuale cambiamento nella strategia nordcoreana, ma il fatto stesso che vi siano state aperture fornisce un elemento nuovo alle trattative.<\/p>\n<p>Questo approccio, tuttavia, metter\u00e0 il giovane Kim di fronte ad un delicato dilemma. Se da un lato la volont\u00e0 (o consapevole necessit\u00e0) di riforma, seppur graduale, \u00e8 crescente, il governo nordcoreano non potr\u00e0 avviare alcun progetto serio se non in condizioni di totale sicurezza, per il regime e per il paese stesso.<\/p>\n<p>Oggi, sicurezza e riforme sono in contrasto tra loro poich\u00e9 un reale processo di apertura e rinnovamento porterebbe a cambiamenti politici e sociali di rilievo che metterebbero a dura prova la legittimit\u00e0 e solidit\u00e0 dell&#8217;attuale regime.<\/p>\n<p>Qual \u00e8 dunque la strategia da adottare per aprire una fase nuova nei rapporti con Pyongyang, in grado di innescare un rinnovamento necessario e che, allo stesso tempo, non venga percepito dal regime come foriero di un immediato sovvertimento istituzionale e politico?<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti e l&#8217;ONU hanno al momento poche alternative all&#8217;imposizione di sanzioni di fronte ad azioni intimidatorie da parte del governo nordcoreano. \u00c8 chiaro, tuttavia, che le sanzioni da sole non bastano. La diplomazia sar\u00e0 sempre di pi\u00f9 chiamata a fare la sua parte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>[photopress:Unknown.jpg,thumb,pp_image]A seguito della condanna da parte del Consiglio di Sicurezza dell\u2019ONU nei confronti dei recenti attacchi da parte della Corea del Nord, il governo di Pyongyang ha risposto in maniera sprezzante alzando i toni di sfida e dichiarando di essere pronto a condurre nuovi test militari nucleari. Se appare ormai chiaro che atteggiamenti di apertura e dialogo portino a qualche parziale risultato nel dissuadere la Corea del Nord dai suoi minacciosi propositi, al contrario, \u00e8 altrettanto evidente che atteggiamenti pi\u00f9 sanzionatori portino a una reazione uguale e contraria da parte del governo coreano. 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