{"id":90,"date":"2013-12-02T14:10:16","date_gmt":"2013-12-02T14:10:16","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/segre\/?p=90"},"modified":"2013-12-02T16:11:49","modified_gmt":"2013-12-02T16:11:49","slug":"cina-ad-alto-tensione-cosa-fara-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/segre\/2013\/12\/02\/cina-ad-alto-tensione-cosa-fara-obama\/","title":{"rendered":"Cina ad alta tensione: cosa far\u00e0 Obama?"},"content":{"rendered":"<p>La recente decisione unilaterale di Pechino di creare una zona d\u2019identificazione aerea difensiva (Air Defence Identification Zone- ADIZ) ha nuovamente infiammato i gi\u00e0 delicati equilibri di forza nel Mar Cinese Orientale.<\/p>\n<p>L&#8217;azione dei Cinesi ha, infatti, dato adito ad una serie di dure reazioni, in particolare da Tokyo e Washington, che guardano con preoccupazione alle mosse sempre pi\u00f9 assertive di Pechino nell&#8217;area. Non \u00e8 una novit\u00e0 che i toni della discussione sul controllo del Mar Cinese Orientale, e in particolare delle isole Senkaku\/Diaoyu, siano aspri.<\/p>\n<p>Il progressivo innalzamento della tensione degli ultimi tempi, tuttavia, ha portato ad un rischio sempre pi\u00f9 concreto di un confronto diretto e questa volta la situazione merita particolare attenzione per tre ragioni principali.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/segre\/files\/2013\/12\/china.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-91\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/segre\/files\/2013\/12\/china-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/segre\/files\/2013\/12\/china-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/segre\/files\/2013\/12\/china.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In primo luogo, assistiamo per la prima volta ad un&#8217;azione tanto dimostrativa quanto <strong>concreta <\/strong>nei fatti da parte della Cina. Se la disputa per il controllo dei mari tra i paesi della regione si era manifestata per lo pi\u00f9 attraverso una retorica sprezzante e azioni di disturbo dalle conseguenze limitate, questa \u00e8 la prima iniziativa di larga portata intrapresa da uno degli attori coinvolti.<\/p>\n<p>Questo non significa che a Pechino siano intransigenti e risoluti all\u2019idea di avviare un\u2019azione offensiva nel caso non siano rispettati i vincoli imposti. La difesa dello status quo esistente \u00e8, infatti, nell\u2019interesse di tutti, a partire proprio dalla Cina. La nuova leadership di Pechino, tuttavia, ha la necessit\u00e0 di dare una risposta concreta e decisa alle preoccupazioni degli <strong><a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Esercito_Popolare_di_Liberazione\">Stati Maggiori dell\u2019Esercito Popolare<\/a><\/strong>, sempre pi\u00f9 inquieti nei confronti dell\u2019equilibrio strategico regionale. Per questa ragione rischia di essere spinta a prendere iniziative pericolose.<\/p>\n<p>Da tenere d\u2019occhio, inoltre, la possibile reazione degli Stati Uniti. A Washington sono convinti che la Cina difficilmente dar\u00e0 seguito concreto alle minacce, ma l\u2019Amministrazione Obama si presenta a questo banco di prova in un momento di forte debolezza, logorata negli ultimi mesi da problemi sul piano interno e internazionale- dal fallimento dell\u2019<a href=\"http:\/\/www.internazionale.it\/video\/stati-uniti\/2013\/09\/27\/obamacare-in-prima-persona\/#\">Obamacare<\/a>, allo scandalo del <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/news\/esteri\/datagate-usa-contrattacco-se-smettiamo-si-rischia-altro-11-963781.html\">Datagate<\/a>, all\u2019impasse della <a href=\"https:\/\/www.ilgiornale.it\/tag\/siria.html\">guerra civile siriana<\/a>.<\/p>\n<p>Il Presidente americano non pu\u00f2 permettersi di sbagliare e, allo stesso tempo, non pu\u00f2 farsi sopraffare da un atteggiamento troppo attendista: rischierebbe, infatti, di essere giudicato passivo e arrendevole, specialmente di fronte all\u2019alleato giapponese, pi\u00f9 risoluto che mai nel far valere le proprie istanze. Questa necessit\u00e0 di agire a tutti i costi rischia, tuttavia, di portare ad azioni avventate con conseguenze molto serie.<\/p>\n<p>L\u2019alto livello di tensione e di attenzione, infine, rendono lo scenario ancora pi\u00f9 delicato poich\u00e9 qualunque movimento o iniziativa rischia di essere interpretata erroneamente ed intesa come azione intimidatoria o addirittura ostile, con il rischio di scatenare una pericolosa sequenza di reazioni a catena e rappresaglie violente. Un cos\u00ec alto livello di tensione rischia di generare gravi errori di valutazione, al punto che tra gli analisti si \u00e8 arrivati a paragonare la situazione attuale alla<a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Crisi_dei_missili_di_Cuba\"> crisi cubana del 1962<\/a>, quando, come oggi, c&#8217;era profonda incertezza sulle reali intenzioni di USA e URSS.<\/p>\n<p>La premura e la necessit\u00e0 di agire a tutti i costi rischiano, dunque, di essere i maggiori pericoli in questo scenario. Obama e Xi dovranno saper dominare la fretta e mantenere i nervi saldi. Solo cos\u00ec sar\u00e0 possibile abbassare i toni della contesa e scongiurare un catastrofe altres\u00ec annunciata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La recente decisione unilaterale di Pechino di creare una zona d\u2019identificazione aerea difensiva (Air Defence Identification Zone- ADIZ) ha nuovamente infiammato i gi\u00e0 delicati equilibri di forza nel Mar Cinese Orientale. L&#8217;azione dei Cinesi ha, infatti, dato adito ad una serie di dure reazioni, in particolare da Tokyo e Washington, che guardano con preoccupazione alle mosse sempre pi\u00f9 assertive di Pechino nell&#8217;area. Non \u00e8 una novit\u00e0 che i toni della discussione sul controllo del Mar Cinese Orientale, e in particolare delle isole Senkaku\/Diaoyu, siano aspri. 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