Il decennale greco e’ schizzato oltre il 10% di rendimento, soglia mai toccata dal settembre 2013.
Le elezioni presidenziali in programma il prossimo 22 gennaio, rappresentano un vero banco di prova per l’esistenza dell’ euro e dell’Unione Europea cosi’ come li conosciamo oggi.
I tedeschi, in genere molto abbottonati, sono stati di recente particolarmente loquaci e soprattutto ondivaghi, dapprima sostenendo che un’uscita della Grecia dall’euro, ma non dall’ Unione Europea, il cosiddetto Grexit, non avrebbe avuto gravi ripercussioni sia sul destino della moneta unica, sia sull’equilibrio politico ed economico continentale, per poi cambiare radicalmente idea, asserendo che la suddetta uscita sarebbe stata irrealizzabile, in quanto, forse, non proprio indolore.
Tralasciando gli aspetti legali di un’uscita greca dall’euro a cui lavorerebbero i migliori giuristi trovando sicuramente una scappatoia ,  ritengo opportuno soffermarmi sugli effetti economico-finanziari di questa mossa sulla salute gia’ precaria del Vecchio Continente.
Il rapporto debito pubblico greco/ PIL e’ al 175%, valore che grazie alle sapienti manovre suggerite al Governo Samaras dagli Organismi Internazionali, non ha fatto nient’altro che aumentare, diffondendo oltre ad una crescente poverta’, una progressiva disperazione nel popolo.
Non bisogna poi meravigliarsi degli exploit elettorali dei cosiddetti partiti piu’ o meno estremisti, tipo quello di Tsipras, che si ergono a paladini degli oppressi.
La Grecia ha fatto cosi’ bene i suoi compiti a casa, tagliando i salari nominali e semplificando le procedure per i licenziamenti, che ha registrato un Pil in continuo e progressivo calo e un debito pubblico sempre piu’ elevato.
A chi suggerisce di introdurre misure analoghe anche in Italia, consiglierei di guardare al di la’ dell’Egeo, quali risultati mirabolanti tali politiche hanno ottenuto, riuscendo solo ad affamare ancora di piu’ un intero popolo.
Per i sostenitori dell’uscita della Grecia dall’euro, a loro dire indolore, essendo il Pil greco solo il 2.5% di quello dell’eurozona, ricordo sommessamente cosa e’ successo quando si e’ deciso di lasciar fallire la banca americana Lehman brothers nel 2009,scelta, i cui strascichi sono stati pagati direttamente, detenendone i titoli, o indirettamente, a seguito della crisi finanziaria che ne e’ conseguita, anche dal cliente dell’ultima BCC sotto le nostre case.
Diventa noioso scrivere sempre le stesse cose, ma a volte sembra che chi ci guida sia impegnato a far sopravvivere se stesso, dimenticando, nonostante le belle parole e le buone intenzioni, le condizioni assurde in cui versa una parte sempre piu’ numerosa e sempre meno silenziosa del Paese.
L’Italia deve fare meglio e il prima possibile i suoi compiti a casa radendo al suolo gli sprechi di qualsiasi tipo, ma non si salva da sola, essendo indispensabile un intervento europeo congiunto sia a livello fiscale che monetario.
Sia Juncker che Draghi non devono piu’ avere il braccino corto, ma imbracciando insieme il famoso e tanto invocato bazooka, sparare al bersaglio grosso, centrando una volta per tutte il vero obiettivo, cioe’ la sopravvivenza del Vecchio Continente.
Cosi’ facendo dopo che il peperone greco si e’ “ripresentato”, (contaminazione e diffusione del miasma), riusciremo finalmente a digerirlo tutti , giungendo finalmente ad una catarsi continentale.

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