L’amore non esiste. Almeno non come lo intendo io: quello delle canzoni di Sanremo, delle poesie di Prevert, dei film romantici alla Muccino. AMORE 1Le storie con la esse maiuscola e che durano e non ti fanno soffrire, sono merce introvabile, a tutte le età. Una battuta che gira spesso tra le quarantenni dice che i maschi si dividono in tre categorie: sposati, gay e gay sposati. Un fondo di verità, nello scherzo, c’è. Sta nel fatto che di uomini seri e liberi, in giro se ne intercettano pochi. Molti sono già accasati, hanno figli e vivono felici, forse. Gli altri sono scapoli incalliti, ex mariti, comunque abituati a star bene soli o a difendersi da noi, e non c’è verso. Alle trentenni e alle adolescenti, secondo me, va pure peggio. E ribaltando l’inquadratura, mettendo a fuoco i problemi che hanno loro con noi, le faccende del cuore non cambiano. Parliamo due linguaggi diversi, pensiamo con meccanismi diversi, così ogni relazione è mutevole e imprevedibile come la scrittura di Calvino. Ci penso spesso e se camminando per strada incontro una coppia di fidanzati, partono dentro di me una serie di considerazioni pessimiste inevitabili. Sì, mi dico osservandoli, oggi sono accecati dalla passione, si cercano, si fanno promesse di eternità, poi il desiderio si spegnerà, lui tradirà lei o viceversa. Oppure litigheranno così spesso da non sopportarsi più. O, più semplicemente, si scopriranno incompatibili. Per non parlare poi di quando l’amore non è corrisposto, o di quando si intreccia in relazioni pericolose.

AMORE 2Insomma, amare “È come accettare di farsi scorticare sapendo che in qualunque momento l’altra persona può andarsene via con la tua pelle”, come disse Susan Sontag. Perché rischiare? E’ più una disavventura, una cosa irrazionale che ci fa inseguire i sogni, e… tanto prima o poi si lasciano. I film che mi proietto nella testa parlano di fiori gettati nella spazzatura, di appuntamenti dimenticati, bugie ricamate e divorzi neanche tanto brevi. Sarà un tentativo di autodifesa, sarà il retaggio familiare, la separazione traumatica di due genitori vissuta in prima persona, ma ho talmente chiare le dinamiche in cui un innamoramento rischia di trasformarsi in un puff, che per esorcizzare questa faccenda ho fatto un piccolo progetto fotografico esposto in una mostra a Milano l’anno scorso. Lo perseguo da anni, compulsavamente. L’ho intitolato, appunto, “L’amore non esiste”, e raccoglie una serie di scatti rubati in giro per la città. Innamorati abbracciati, in atteggiamenti affettuosi, colti mano nella mano e occhi negli occhi. Nelle mie immagini la guerra tra i sessi non è contemplata, è tutto come fosse uscito dalla matita di Peynet: ogni istantanea nega con forza ciò che il titolo introduce. L’amore non esiste, ma io vorrei tanto che esistesse. E che durasse per sempre, a trovarlo.

 

 

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