Maurizio Galimberti si è affermato nel panorama artistico internazionale per le sue composizioni a mosaico, nelle quali i soggetti vengono inquadrati da vicino e da più angolazioni per essere frammentati in numerosi tasselli. Con la sua macchina Widelux e le Polaroid maxi-formato ha fotografato moltissimi attori, cantanti, sportivi ed esponenti del mondo culturale, ha collezionato mostre e libri ed è stato il fotografo ufficiale in diverse edizioni del Festival del Cinema di Venezia. Oggi è ambassador Fujifilm, i suoi ritratti “polifonici” sono pezzi unici da collezione ambiti dai collezionisti e dal jet set ed è indiscutibilmente uno degli autori italiani più noti anche all’estero. Il nostro instant-artist viene omaggiato ora dal Museo Diocesano di Milano (sempre più attento alle produzioni della fotografia), con una mostra che segna una tappa importante del suo percorso di continua ricerca. La segnalo anche per il taglio insolito che lui e il curatore Denis Curti hanno voluto darle: non proprio una retrospettiva, sebbene l’ospitalità di uno spazio museale ne avrebbe giustificato la scelta, piuttosto un approfondimento sui fatti del Novecento seguendo il filo della pronunciata sensibilità di Galimberti. Rilegge l’attualità attraverso il suo sguardo, reinterpretando scatti celebri del passato e, su ogni personaggio, ogni avvenimento, si sofferma per restituircelo scomposto e riassemblato, come in musica, come facevano Depero, i Futuristi o i Dadaisti.

L’allestimento, visitabile fino al 1° maggio, raccoglie trenta opere di grande formato nelle quali l’artista indugia su personalità come Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta, Nelson Mandela, Nikita Krusciov o Muhammad Ali e ci fa sostare di fronte a episodi cruciali che hanno caratterizzato lo svolgimento dei decenni: per la guerra in Vietnam reinterpreta la celebre fotografia di Nick Ut, usa quella del collega Tony Gentile per ricordare i giudici Falcone e Borsellino, o quella di Boris Yurchenko fatta a Eltsin e Gorbaciov. Tappe di un lungo racconto personale su un’intera epoca, che passa dall’atto terroristico alle Twin towers alla pandemia di Covid-19, dagli attentati alle Olimpiadi di Monaco nel 1972 ai militari italiani morti a Nassiriya, dalle migrazioni nel Mediterraneo a quelle sulla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti, per chiudersi sul più recente esodo dei profughi in fuga dalla guerra in Ucraina. Il percorso non dimentica i bambini di Auschwitz, della Cambogia di Pol Pot, di Srebrenica, o ancora i piccoli migranti morti su una spiaggia, separati dai genitori o in cerca di salvezza tra le braccia dei soldati.

“Visti tutti insieme – ricorda il curatore Denis Curti -, questi mosaici appaiono subito come un campionario di eventi memorabili e ampiamente storicizzati e che qui, grazie all’intervento di rilettura, si trasformano in vere e proprie reliquie contemporanee. Galimberti sembra voler entrare con tutto se stesso in quelle storie e ci offre occhi nuovi, sguardi sgomenti capaci di farci riflettere”.

“In questo percorso – sottolinea Nadia Righi, direttrice del Museo Diocesano di Milano – la storia del Novecento viene vista attraverso episodi fortemente drammatici, con immagini che in molti casi sono rimaste impresse in ciascuno di noi, ma anche attraverso personaggi, volti e gesti che raccontano la possibilità di sguardo positivo sul reale”.

“Il progetto – ricorda Maurizio Galimberti – nasce da confronto con Paolo Ludovici, che ha prodotto l’intero lavoro e ha prestato tutte le opere esposte, con il quale condivido una sincera amicizia e una complicità progettuale capace di rinnovarsi ogni giorno”.

Accompagnano l’esposizione due volumi Skira, con testi di Denis Curti, Gianni Canova, Matteo Nucci e Maurizio Rebuzzini.

 

Note biografiche

Maurizio Galimberti (Como, 1956) è attivo sulla scena artistica internazionale da più di trent’anni, conosciuto in tutto il mondo, oltre per la caratteristica poetica dei suoi progetti, anche per i ritratti di star come Lady Gaga, Robert De Niro, Johnny Depp e Umberto Eco, e per aver realizzato pubblicazioni e mostre site specific su New York, Parigi, Milano, Roma e Venezia. È stato testimonial mondiale di Polaroid International, ha fondato il movimento Dada Polaroid e oggi è considerato dalla critica un instant artist più che esclusivamente un fotografo.

 

MAURIZIO GALIMBERTI. UNO SGUARDO SULLA NOSTRA STORIA

Milano, Museo Diocesano Carlo Maria Martini (p.zza Sant’Eustorgio, 3)

Aperta fino al 1° maggio 2022

Orari: martedì- domenica, 10-18. Chiuso lunedì

 

Biglietti: intero, € 8,00; ridotto e gruppi, € 6,00; Scuole e oratori, € 4,00

È necessario esibire il Super green pass

Informazioni: T. +39 02 89420019; www.chiostrisanteustorgio.it

 

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