Ho avuto il privilegio di visitare una mostra della durata di una sola sera. Si intitolava “PRIVATE – Polaroids 2012 – 2022” ed era ospitata negli spazi dell’ex Riva, in via Savona 56 a Milano, lo scorso venerdì. Si potrebbe pensare che questo sia un arco di tempo troppo breve, per chi vuole presentarsi al suo pubblico, e che sia inutile parlarne a cose fatte. In realtà, ritengo che puntare a un evento lampo possa contribuire a creare interesse intorno a sé e al proprio lavoro, e fare da preludio a quanto deve ancora accadere. E’ stata questa la scelta di Matteo Procaccioli Della Valle, che con la sua “PRIVATE – Polaroids 2012 – 2022” ha raccolto dieci anni di produzione anticipando la sua imminente partecipazione a MIA, Milan Image Art Fair (28 aprile- 1° maggio), rappresentato dalla galleria Raffaella De Chirico Arte Contemporanea e la successiva personale nella sede torinese della stessa galleria. Ed è questa la ragione per la quale ho deciso di scriverne ora: annunciare quanto avverrà.

L’autore, nato a Jesi nel 1983, ha iniziato la sua ricerca nel 2012 e si è messo a nudo affidandosi alla fotografia istantanea per raccontarci il suo punto di vista, le esperienze, i viaggi, gli incontri, fermandoli in un tempo e uno spazio sospesi dentro all’immagine, chiusi lì per ricordarci che la fotografia ha sempre attinenza con la memoria e col vissuto di ciascuno di noi. Una sorta di diario visivo che ha raccolto ricordi di luoghi realmente visitati, emozioni, frammenti personali mai mostrati prima, come fossero la sintesi di un percorso e il punto di partenza di un nuovo divenire. Per mettere ordine nel suo vasto archivio, ha chiamato la curatrice Benedetta Donato, che ha lavorato al suo fianco negli ultimi due anni per attribuire alla ricerca fatta la giusta coerenza, e insieme hanno tradotto gli sforzi in queste tappe espositive e nell’omonimo, elegante, volume monografico da collezione che include 170 opere in dieci distinte sezioni. I macro-temi individuati sono Oasis, Urban Mirages, Panorama, Time Suspended, Move On, Humans, Animalscape, Mediterranean, Skin Deep: ciascun titolo rimanda a concettualità e tematiche diverse, ciascuna delle quali è introdotta da una riflessione. Ogni tappa crea la sensazione di entrare un altro mondo, diverso dal precedente, diverso da ciò che immaginiamo, e di sostare in un intervallo in mezzo al quale diversi appigli vengono svelati all’osservatore.

“In un certo senso – afferma Benedetta Donato nel testo critico che accompagna il volume – per l’autore, la Polaroid diventa un lasciapassare definitivo per essere e sentirsi libero di interpretare, riportare e rivedere ciò che ha percepito in un determinato momento, non solo quello che ha visto e a lungo ha osservato. In assoluta controtendenza con il modus operandi attualmente più diffuso in fotografia – di immortalare con lo smartphone qualsiasi soggetto osservato e qualunque istante vissuto, per poi condividerlo immediatamente e pubblicamente su un social network – Procaccioli Della Valle sceglie la pellicola istantanea perché è in quel frammento che riesce a mettere a fuoco la realtà. Nonostante la differente scelta del mezzo, si verifica una circostanza similare tra le due modalità sopra descritte, per cui all’oggetto viene conferita la stessa caratteristica di immediatezza; in altre parole, l’immagine può essere vista tempestivamente. Ciò che fa la vera differenza è il punto di arrivo di quell’immagine, per cui esiste un unico destinatario. La funzione originaria di quello scatto e, quindi, dell’utilizzo di quello specifico e non di un qualunque altro mezzo, è la fruizione da parte di un unico osservatore. Non c’è ombra di pubblico per quell’istante, che diventa un tempo dilatato da dedicare allo studio, alla metabolizzazione della realtà ripresa, per crearne qualcosa d’altro”.

Procaccioli ha preso innumerevoli appunti riguardo alla realtà che ha avuto davanti in questo decennio. Queste opere sembrano tante finestrelle pop up che si aprono sul suo passato, annotazioni, che gli sono servite per avere subito una visione centrata delle situazioni e sulla sua più ampia produzione artistica dedicata alle realtà urbane e all’architettura. La Polaroid è un insolito filtro che gli serve per riattivare la percezione. Senza questo medium, ha raccontato lui stesso, il suo intero lavoro non esisterebbe. O sarebbe altro. “Non sono strettamente un pola-artist – mi ha raccontato – ma uso questo mezzo proprio come fosse un taccuino che mi aiuta a scrivere successivamente le storie più ampie che voglio di raccontare. Uso la pellicola istantanea per immaginarmi il lavoro finito, come se si trattasse di studi preparatori. La parte che manca, e che sarà presente al prossimo MIA e poi, a maggio, alla Galleria De Chirico a Torino, è tutta la produzione di medio e grande formato di fotografia digitale che ha subito una doppia rielaborazione: c’è un intervento che viene fatto in fase di stampa, con dei solventi e degli smalti sulla carta fotografica, e tutto viene poi rifotografato”.

 

Il libro

MATTEO PROCACCIOLI DELLA VALLE

“PRIVATE”

Polaroids 2012 – 2022

a cura di Benedetta Donato

Formato:        cm 36 x 36

Pagine:          160

Immagini:      173 in bianco e nero e a colori

Edizione:       bilingue ita/eng

Confezione:  cartonato – soft touch

ISBN:             979-12-210-0429-8

Tiratura:      prima edizione limitata di 200 copie

 

 

Tag: , , , , , , , , , ,