{"id":3536,"date":"2015-04-25T17:08:00","date_gmt":"2015-04-25T15:08:00","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/?p=3536"},"modified":"2015-04-25T17:08:00","modified_gmt":"2015-04-25T15:08:00","slug":"italiani-servi-degli-immigrati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/2015\/04\/25\/italiani-servi-degli-immigrati\/","title":{"rendered":"Italiani servi degli immigrati"},"content":{"rendered":"<p><strong>Sabato\u00a025 Aprile 2015 &#8211; San Marco Evangelista &#8211; Redazione SUD, can 656 d.t., Area industriale Porto di Gioia Tauro<\/strong><\/p>\n<p>[youtube tpaWYq6t0ks]<\/p>\n<p><strong>Alba del 1900. Sud e Nord d&#8217;Italia. Porti pieni di povera gente che aspettava di imbarcarsi o essere imbarcata. Partivano i bastimenti. E trasportavano addii, sogni e qualche mariolo.<\/strong> Traghettavano da un continente all&#8217;altro le radici di piante forti che, per\u00f2, qui non trovavano terra su cui attecchire. Erano i nostri emigranti. Gente che sceglieva di partire &#8211; SENZA PAGARE ALCUN PIZZO &#8211; per darsi un futuro e darlo ai propri figli.<\/p>\n<p><strong>A cento anni da quei giorni drammatici, la storia si ripete. Anche se con molti dubbi.<\/strong> Migliaia, forse milioni di africani e mediorientali lasciano le loro capanne di fango e le loro case poverissime, per dirigersi verso l&#8217;Occidente. Precisamente, verso l&#8217;Italia. Spendono da tre a cinque\/seimila euro a capoccia per attraversare i deserti, le foreste e il mare e giungere da noi, con la prospettiva di diventare barboni o sottoproletariato sfruttato dalla malarazza della mafia.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2015\/04\/clan.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3540\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2015\/04\/clan-300x191.jpg\" alt=\"clan\" width=\"300\" height=\"191\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2015\/04\/clan-300x191.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2015\/04\/clan.jpg 387w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Prima domanda, primo dubbio. <strong>Dove prendono tanti soldi?<\/strong><\/p>\n<p>Seconda domanda, secondo dubbio.<strong> Chi glieli da?<\/strong><\/p>\n<p>Terza domanda, terzo dubbio. <strong>Perch\u00e9 non investirli in Africa o nei loro Paesi, dove tutto costa meno di un decimo rispetto a qui?<\/strong><\/p>\n<p>Quarta domanda, quarto dubbio. <strong>I parenti e gli amici che sono arrivati fin qui vivi, non glielo hanno ancora comunicato, il triste destino della maggior parte di emigranti del terzo millennio?<\/strong><\/p>\n<p>Quinta domanda, quinto dubbio. <strong>A chi interessa questo esodo pieno di contraddizioni? Chi ci guadagna?<\/strong><\/p>\n<p>Mille domande, mille risposte. Una verit\u00e0 inconfutabile: Non ne possiamo pi\u00f9. Almeno noi che non ci mangiamo sopra!<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2015\/04\/clandestini-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-3541\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2015\/04\/clandestini-1-300x207.jpg\" alt=\"clandestini-1\" width=\"300\" height=\"207\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2015\/04\/clandestini-1-300x207.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2015\/04\/clandestini-1.jpg 452w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Gi\u00e0. <strong>Perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 chi si sta ingrassando, con questi sbarchi. Chi gestisce certe strane cooperative, certe strane associazioni, certi strani centri d&#8217;accoglienza, certi strani progetti socioculturali unti di sovvenzioni e finanziamenti. C&#8217;\u00e8 chi, in tonaca e non, rosso di falce e martello e non, finto buono e finto solidale, porta a casa soldi, viveri, viaggi, medaglie e onori; tutti &#8220;guadagnati&#8221;\u00a0grazie ai\u00a0neri.<\/strong> Senza che a loro cambi la vita. Quelli, con la rogna arrivano e con quella restano. Che sia una malattia o una condizione sociale, poco importa.<\/p>\n<p>Abbiamo visto mai, uno di questi buonissimi buoni italiani portarseli a casa, i &#8220;migranti&#8221;, come poeticamente insistono a chiamarli forzando la lingua italiana? Ma neanche a Natale. O a Pasqua (che, fra l&#8217;altro, non bisogna nominare per non offendere il dio per il quale i terroristi ci scannano). A meno che, non abbiano 18 anni, ciglia lunghe e pettinate, un fisico pazzesco e siano studenti di una qualche universit\u00e0 africana o turbantata di lino e Arafat. Allora fa chic e non impegna. Allora s\u00ec, che meritano di sedere ad una tavola occidentale. Altrimenti, col piffero! che i buonastri si fanno sporcare le sedie buone della sala vellutata!<\/p>\n<p><strong>E, per\u00f2, se devono rompere i maroni agli Italiani onesti, offendendoli a colpi di razzista! e classista!, lo fanno, eccome! Italia che offende altra Italia<\/strong>, pur di sembrare buona e giusta. Pur di dar vita alla pantomima vergognosa della solidariet\u00e0 ad ogni costo. Pur di difendere sordidi interessi. Quelli che li fanno diventare schiavi, servi, di questo vergognoso sistema. Quelli che li mettono nella condizione di farsi ricattare da qualche &#8220;capetto&#8221;\u00a0di pelle scura.<\/p>\n<p><strong>Non molti mesi fa, il sindaco di un piccolo centro della Calabria\u00a0blocc\u00f2 la troupe della mia televisione, definendomi razzista<\/strong>, perch\u00e9 sollecitato da un mediatore culturale tunisino che avevo invitato pubblicamente a prendere le distanze da ISIS. Chiaramente non lo fece. Quell&#8217;amministratore, spaventato e ricattato proprio dal simpatizzante dei terroristi, temette di perdere lo SPRAR. Temette di perdere centinaia di migliaia di euro legati alla presenza (scomodissima per i cittadini) di rifugiati politici nel suo paesino.<\/p>\n<p>E&#8217; cos\u00ec che moltissimi fra gli stranieri si sentono spalleggiati e rafforzati. Ridono di noi e ci trattano come dementi.<\/p>\n<p><strong>Spadroneggiano, pretendono, delinquono, ammazzano addirittura. Spesso, molto spesso, confortati proprio dalla leggerezza di certa Italia. Di certi Italiani.<\/strong> Se rubi qui, e rubando ammazzi, poi patteggi e sei fuori avantieri; se lo fai al tuo Paese straniero, non vedi il battesimo nemmeno dei tuoi pronipoti. Se vai vagabondando per le nostre capitali, le forze dell&#8217;ordine non possono pi\u00f9 neanche fermarti; se tenti di girovagare per le vie della tua citt\u00e0 straniera, ti risvegli dalle botte di manganello solo per vederti coprire di massi durante la lapidazione. Sei omosessuale qui? Devi scegliere solo in che locale andare a ballare. Lo sei al tuo Paese straniero? Ti buttano gi\u00f9 dalle torri pi\u00f9 alte, ti impiccano o ti lapidano prima ancora di averti dato il tempo di pensare che ti piace il bigolo.<\/p>\n<p>Eppure\u2026 Leggiamo i giornali italiani, quelli rossi e quelli che sanno di incenso e tonaca, e ci sembra, giorno dopo giorno, che essere ITALIANI sia una vergogna, mentre essere <em><strong>migrante <\/strong><\/em>sia una sorta di privilegio.<\/p>\n<p><strong>Anche molte\u00a0alte cariche, civili ed ecclesiastiche, in Italia, subiscono il fascino dell&#8217;invasore.<\/strong> Una sorta di sindrome di Stoccolma, pi\u00f9 o meno. O, forse, una sorta di ringraziamento per il lievito sul conto in banca. Certa carriera, spesso, \u00e8 direttamente collegata alla confidenza ai forestieri\u2026<\/p>\n<p><strong>Amo un&#8217;altra Italia. Quella per cui i miei Antenati si sono distrutti sui campi. Non abbasser\u00f2 mai il capo davanti a nessuna mafia.<\/strong> Men che meno davanti a quella che sta strappandomi la mia Terra. Il mio Passato. Il mio D*O. La mia Religione. Il mio Futuro. Non sar\u00f2 mai schiavo, n\u00e9 servo. Men che meno di certi invasori con la faccia buona del naufrago. Perch\u00e9 su quelle barche non c&#8217;\u00e8 solo speranza. C&#8217;\u00e8 anche odio.<\/p>\n<p><strong>Fra me e me.<\/strong><\/p>\n<p><strong>P.S. Fra l&#8217;altro, mi chiedo perch\u00e9 i cinesi costruiscono enormi citt\u00e0 in Africa\u2026 Perch\u00e9 non danno le case agli africani, che, invece, costringono all&#8217;esodo? Magari stiamo svuotando un intero continente per fare un favore proprio ai cinesi. Guarda un po&#8217;!!!<\/strong><\/p>\n<p>[youtube V8HyDGCNxpo]<\/p>\n<p>[youtube xuWDwf5j7as]<\/p>\n<p>[youtube 8DMedmh1OAM]<\/p>\n<p>[youtube vUaZ4W1El0o]<\/p>\n<p>Buona visione<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sabato\u00a025 Aprile 2015 &#8211; San Marco Evangelista &#8211; Redazione SUD, can 656 d.t., Area industriale Porto di Gioia Tauro [youtube tpaWYq6t0ks] Alba del 1900. Sud e Nord d&#8217;Italia. Porti pieni di povera gente che aspettava di imbarcarsi o essere imbarcata. Partivano i bastimenti. E trasportavano addii, sogni e qualche mariolo. Traghettavano da un continente all&#8217;altro le radici di piante forti che, per\u00f2, qui non trovavano terra su cui attecchire. Erano i nostri emigranti. Gente che sceglieva di partire &#8211; SENZA PAGARE ALCUN PIZZO &#8211; per darsi un futuro e darlo ai propri figli. 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