{"id":618,"date":"2013-10-01T01:55:48","date_gmt":"2013-09-30T23:55:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/?p=618"},"modified":"2013-10-01T02:00:57","modified_gmt":"2013-10-01T00:00:57","slug":"io-violato-maledico-il-forteto-degli-orrori-rossi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/2013\/10\/01\/io-violato-maledico-il-forteto-degli-orrori-rossi\/","title":{"rendered":"Io, violato, maledico il Forteto degli orrori. Rossi."},"content":{"rendered":"<p>Marted\u00ec 1 ottobre 2013 &#8211; Santa Teresa del Bambino Ges\u00f9 &#8211; In un luogo indefinibile, in fondo all&#8217;abisso dei ricordi<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2013\/10\/Bindi-e-DAlema-300x199.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-619\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2013\/10\/Bindi-e-DAlema-300x199-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2013\/10\/Bindi-e-DAlema-300x199-300x199.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2013\/10\/Bindi-e-DAlema-300x199.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Dal &#8220;Diario di una vecchia checca&#8221; di Nino Spirl\u00ec<\/strong><\/p>\n<div>\n<p><em>30 Novembre 1986 \u2013 Sant\u2019Andrea Apostolo Roma<\/em><\/p>\n<p><em>Gli avevo aperto la porta.<\/em><br \/>\n<em> Era il fine settimana dei morti, intorno alle otto e\u00a0mezza di sera di venerd\u00ec. Preparavo la cena. Il cane dormiva sul divano. Televisore spento; nello stereo, le canzoni di Piaf. Poi, ha squillato il telefono. Era Giuseppe, dalla cabina telefonica a pochi metri da casa mia. Mi ha implorato di riceverlo e, cos\u00ec, ho ceduto. E l\u2019ho invitato a cena. Volevo parlargli, spiegargli, convincerlo. Quando il campanello ha squillato, meccanicamente ho aperto dal citofono sia il cancello che il portone di casa e sono tornato ai fornelli.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi la furia.<\/em><\/p>\n<p><em>Ho sentito solo sbattere la porta d\u2019ingresso e ho visto Giuseppe entrare in sala assieme a due energumeni. Non mi hanno dato il tempo di dire Amen ed hanno cominciato a pestarmi a calci, pugni, testate contro il muro, contro i mobili e a turno hanno abusato di me.\u00a0Continuando a picchiarmi.\u00a0Tutti e tre.\u00a0Probabilmente pieni di cocaina.\u00a0Mi parlavo nella mente e mi dicevo non gridare\u00a0tanto \u00e8 inutile.\u00a0Mi parlavo da morto e non provavo dolore. Avevo il gusto del sangue sotto la lingua e sentivo\u00a0come due fiamme ardere ai fianchi.\u00a0E ancora pugni e calci. E poi mi trascinavano sul\u00a0pavimento.\u00a0Ho sentito guaire il mio cane. Probabilmente pestato anche lui.\u00a0E il buio. Come se mi fossi addormentato. Come un sonno non sonno.\u00a0Mi sono risvegliato domenica pomeriggio, immerso in un mare di piscio, merda, vomito, sangue e Dio sa cos\u2019altro, col mio cane che mi leccava sul viso freneticamente, come per svegliarmi; ero stato in coma, ma Dio non mi ha voluto.\u00a0Ho tentato di alzarmi per avvicinarmi al telefono, ma ho un po\u2019 di ossa rotte e non ce l\u2019ho fatta. Strisciando ho raggiunto l\u2019apparecchio. E, nel torpore della memoria, ho ricordato il numero di Francesco, il medico pi\u00f9 discreto e disponibile che abbia conosciuto in questa citt\u00e0 chiacchierona. \u00c8 venuto, mi ha portato nella sua clinica dove abbiamo dichiarato che ero precipitato gi\u00f9 dal cantiere della mia casa di campagna.\u00a0Gli infermieri si sono guardati negli occhi coi medici: nessuno ci ha creduto. Hanno fatto finta di farlo.\u00a0Sono ancora a letto. A casa di Francesco. Ai miei abbiamo detto che ho avuto un piccolo incidente di moto e che \u00e8 tutto sotto controllo.\u00a0Sono io che non sono sotto controllo. <\/em><\/p>\n<p><em>Gli avevo aperto la porta&#8230;<\/em><\/p>\n<p><strong>Ditelo a Rosy Bindi e a Massimo D&#8217;Alema, prima che vadano a testimoniare a difesa di Gianni Romoli.<\/strong> Dite a loro e anche a tutta quella <strong>sinistra Sinistra<\/strong> che ha visitato, incoraggiato, aiutato <strong>il Forteto<\/strong> di <strong>Roberto Fiesoli<\/strong>, <strong>il lager alle porte di Firenze<\/strong>, nella rossa Toscana, perch\u00e9 continuasse a fare come stava facendo, <strong>che quei maledetti, mai messi in dubbio, violentavano e schiavizzavano ragazzine e ragazzini che venivano loro affidati.<\/strong> E Dio solo sa cos&#8217;altro succedesse, in quel cimitero dell&#8217;Anima. Dio e le Vittime. <strong>Ma le Vittime, spesso, &#8220;si parlano da morto e non provano dolore&#8221;. Io, pure. Io, Nino Spirl\u00ec, mi parlo da morto. Da 27 anni. Quel Diario \u00e8 la mia vita.<\/strong> Io so cos&#8217;\u00e8 la violenza. \u00a0Ditelo, o mettetemi in contatto e glielo dico io, che quelle piaghe, nel cervello, nel cuore, nell&#8217;anima di quei ragazzi, non rimargineranno mai. Che resteranno l\u00ec a imperituro ricordo delle nefandezze umane. <strong>Dite ai disattenti amministratori che l&#8217;hanno ingrassato, il Forteto, per oltre tent&#8217;anni e con milioni di euro pubblici, che quel luogo era l&#8217;Inferno travestito da paradiso.<\/strong> <strong>E che le code dei diavoli spuntarono pi\u00f9 volte fuori dal cancello. Ma furono opportunamente ricacciate all&#8217;interno. La vergogna fu pi\u00f9 importante del peccato.<\/strong> E dett\u00f2 le sue leggi. Maledette leggi.<a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2013\/10\/forteto_530X0_901.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-625\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2013\/10\/forteto_530X0_901-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2013\/10\/forteto_530X0_901-300x198.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/spirli\/files\/2013\/10\/forteto_530X0_901.jpg 530w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8230; Proprio oggi una cara amica mi ha raccontato il suo dolore di madre. <strong>Anni fa, un uomo della sua famiglia viol\u00f2 la sua bambina. Un uomo importante.<\/strong> Quella bambina, oggi una donna, porta in s\u00e9 tutto lo squilibrio mai pi\u00f9 risolto, metabolizzato. Anzi.<\/p>\n<p><strong>Noi violati continuiamo a respirare da morti, pur vivendo.<\/strong><\/p>\n<p>E, dunque, Bindi e D&#8217;Alema testimonino se sanno. Senza omettere. Se ce la fanno. Pensando alle Anime dei morti viventi.<\/p>\n<p>Io non c&#8217;ero, al Forteto.<strong>\u00a0Il mio \u00e8\u00a0\u00a0uno di quei casi di &#8220;violenza domestica&#8221;(ma, ne sono certo, il gelo dentro \u00e8 lo stesso).<\/strong>\u00a0Il caso di un ragazzo che dice di no ad un uomo ricco e potente, che decide di &#8220;dargli una lezione e, magari, farlo fuori&#8221;. Cos\u00ec non parla. Peccato per lui che io abbia gi\u00e0 spento 52 candeline e ne voglia spegnere almeno altre 48&#8230;<\/p>\n<p><strong>&#8230; fra me e me. Tremando, al ricordo.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Marted\u00ec 1 ottobre 2013 &#8211; Santa Teresa del Bambino Ges\u00f9 &#8211; In un luogo indefinibile, in fondo all&#8217;abisso dei ricordi Dal &#8220;Diario di una vecchia checca&#8221; di Nino Spirl\u00ec 30 Novembre 1986 \u2013 Sant\u2019Andrea Apostolo Roma Gli avevo aperto la porta. Era il fine settimana dei morti, intorno alle otto e\u00a0mezza di sera di venerd\u00ec. Preparavo la cena. Il cane dormiva sul divano. Televisore spento; nello stereo, le canzoni di Piaf. Poi, ha squillato il telefono. Era Giuseppe, dalla cabina telefonica a pochi metri da casa mia. Mi ha implorato di riceverlo e, cos\u00ec, ho ceduto. 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