{"id":71,"date":"2009-02-09T11:45:46","date_gmt":"2009-02-09T10:45:46","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/taliani\/2009\/02\/09\/passante-di-mestre-yes-we-can\/"},"modified":"2009-02-09T14:50:14","modified_gmt":"2009-02-09T13:50:14","slug":"passante-di-mestre-yes-we-can","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/taliani\/2009\/02\/09\/passante-di-mestre-yes-we-can\/","title":{"rendered":"Passante di Mestre, yes we can&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>[photopress:MESTRE__2.JPG,thumb,alignleft]\u00a0L&#8217;inaugurazione del Passante di Mestre, una grande opera inserita da Silvio Berlusconi fra le priorit\u00e0 delle infrastrutture necessarie a rilanciare l&#8217;Italia \u00e8 una realt\u00e0: 32 chilometri e mezzo,\u00a0 costati meno di un miliardo di euro, realizzati in meno di quattro anni. Era prima dell&#8217;ultimo ultimo governo Prodi, ricordate? Quante polemiche sulle grandi opere berlusconiane, sulla legge-obbiettivo, quanti attacchi feroci\u00a0 dale centrosinistra e dalla sinistra, dai verdi e dai comitati&#8230; L&#8217;Italietta del no era insorta compatta contro i cantieri, contro il piano delle Grandi opere. Inutile rivangare. Gi\u00e0, perch\u00e9 il Passante di Mestre \u00e8 una realt\u00e0, serviva al Veneto e tutto il Nord Est ed \u00e8 stato fatto. Quel taglio del nastro di ieri con il premier Berlusconi e il governatore del Veneto Galan sorridenti, le strette di mano alle maestranze col caschetto giallo non sono uno slogan. &#8220;L&#8217;Italia del fare&#8221; non dovrebbe essere considerato uno slogan (come fa la sinistra) ma una realt\u00e0 per un Paese che investe nel futuro e nella sua modernizzazione. Per un paese che ha necessit\u00e0 di puntare sulle infrastrutture a servizio delle imprese, del lavoro, della competitivit\u00e0, dei cittadini. E che cerca di farlo fra mille ostacoli politici, burocratici, finanziari e dopo anni di ritardi che sembrano incolmabili rispetto al resto d&#8217;Europa.<\/p>\n<p>Fa bene Berlusconi a insistere. Stato, Regioni, enti locali in Veneto hanno dimostrato che esiste un altro modo di declinare il veltroniano &#8220;yes we can&#8221;. Quattro anni fa ero a Roma e dopo la firma dell&#8217;intesa per il Passante fra governo e regione,\u00a0 Galan mi prese a braccetto e mi disse: &#8220;Guarda Alberto che il Passante \u00e8 indispensabile e si far\u00e0. Non si ripeter\u00e0 la storia dei cantieri che aprono e non chiudono mai. I soldi ci sono e quella &#8220;strada&#8221; la faremo&#8221;.<\/p>\n<p>Certo, la strada da percorrere \u00e8 ancora lunga e difficile : c&#8217;\u00e8 da completare la Tav, da finire la Salerno-Reggio Calabria, il Mose, le metropolitane per Roma e Milano e quant&#8217;altro indicato nel piano delle &#8220;Centro grandi opere&#8221;. Ci sono 16,6 miliardi stanziati dal Cipe\u00a0e ne\u00a0servono ancora pi\u00f9 di 100 per raggiungere i 125 necessari a realizzare il piano, soldi\u00a0che il premier si \u00e8 impegnato a reperire nei prossimi anni. Il Passante \u00e8 un esempio che si pu\u00f2 fare: indica un metodo, un percorso. Il Ponte sullo Stretto di Messina \u00e8 il simbolo pi\u00f9 eclatante del piano e quello pi\u00f9 osteggiato.<\/p>\n<p>Mi domando: ma perch\u00e9 quando ad esempio il Giappone o la Danimarca costruiscono mega-ponti sono un esempio positivo, fanno notizia in tutto il mondo e se lo fa l&#8217;Italia no? Resta un mistero o forse no, se si legge questa storia in chiave squisitamente &#8220;politica&#8221;.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>[photopress:MESTRE__2.JPG,thumb,alignleft]\u00a0L&#8217;inaugurazione del Passante di Mestre, una grande opera inserita da Silvio Berlusconi fra le priorit\u00e0 delle infrastrutture necessarie a rilanciare l&#8217;Italia \u00e8 una realt\u00e0: 32 chilometri e mezzo,\u00a0 costati meno di un miliardo di euro, realizzati in meno di quattro anni. Era prima dell&#8217;ultimo ultimo governo Prodi, ricordate? Quante polemiche sulle grandi opere berlusconiane, sulla legge-obbiettivo, quanti attacchi feroci\u00a0 dale centrosinistra e dalla sinistra, dai verdi e dai comitati&#8230; L&#8217;Italietta del no era insorta compatta contro i cantieri, contro il piano delle Grandi opere. Inutile rivangare. 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